La proroga dell'opzione donna potrebbe arrivare a fine 2021 come il biglietto d'accesso al 2022 per usufruire di una decorosa ascesa all'età della pensione. Il motivo? La paura di tornare alla gestione del calcolo pensionistico mediante la legge Fornero. Oltretutto, le difficoltà non finiscono qui.

In ballo c'è la consistente possibilità di prorogare l'intervento, ma qualcuno dice no a livello europeo, e qualcun altro urla ancora il peso di una discriminazione dura a morire, quella di genere. Nello specifico, il saggio di Federica Cornali e Barbara Saracino, Norme, ruoli e credenze nel divario pensionistico di genere, fornisce un contributo di analisi scientifico per chi vuole approfondire le criticità della problematica. 

Di seguito, una guida per scoprire le ultime novità per ottenere un'uscita dal mondo del lavoro consona, ma soprattutto in anticipo!

Opzione donna 2022: situazione pensionistica

La situazione pensionistica corrente consta nell'attuazione di Quota 100, o almeno, fino al 31 Dicembre 2021, perché dal 2022 si teme il peggio. Questa prevede che possono andare in pensione coloro che entro la data di scadenza hanno compiuto 62 anni d'età e maturato 38 anni di contributi. Se dopo la fatidica data che preannuncia l'anno nuovo non si attua una misura adeguata, si rischia di iniziare con la consapevolezza del tanto "temuto scalone".

Significa che c'è il rischio di ritornare alla Legge Fornero. La suddetta misura concerne per andare in pensione bisogna avere 67 anni. Di conseguenza, passando da una situazione all'altra, i mal capitati che non rientrano nel provvedimento di Quota 100, rischiano di perdere qualsiasi speranza di andare in pensione prima, addirittura dovendo aspettare altri 5 anni.

I partiti e i sindacati stanno facendo sempre più pressioni per ottenere ulteriori risultati, e forse è anche grazie al loro intervento se c'è la possibilità della conferma della proroga di misure come l'opzione donna.

Pensione anticipata confermata: opzione donna 2022

Quando si parla di pensione anticipata si fa riferimento ad una condizione ottimale per i lavoratori dipendenti ed autonomi che hanno maturato un certo numero di contributi; cioè 42 e 10 mesi gli uomini, e 41 e 10 mesi le donne, qualsiasi sia la loro età. Considerando le norme vigenti, come si calcola il criterio contributivo? 

Conteggiando i tempi di contribuzione versata o accreditata, pur restando il possesso di almeno 35 anni di contribuzione al netto di periodi di disoccupazione o malattia. Rimane la possibilità di perfezionare il requisito contributivo accumulando la durata del tempo assicurativo versata o accreditata presso più gestioni previdenziali.

Chi matura il criterio pensionistico ha il diritto di andare in pensione dopo che passano tre mesi dal raggiungimento del principio in questione, ed il periodo di tempo che intercorre in questa fase è chiamato finestra.

Collegandosi al sito dell'INPS basta fare clic su “Domanda di pensione di anzianità/anticipata”. Per approfondire il tema delle pensioni, ecco un video dell'influencer Mr. LUL Lepaghediale che spiega le novità.

Alla proroga dell'opzione donna, entra in gioco una misura molto vantaggiosa.

Opzione donna 2022, di cosa si tratta

La possibilità di usufruire della soluzione Opzione donna è un vantaggio molto importante. Si tratta di una gestione pensionistica che si calcola con i criteri del sistema contributivo a domanda, erogato per le lavoratrici dipendenti e autonome che maturano i caratteri pensionistici sopra menzionati.

Ad aver già prorogato la misura nel 2021 è stata la Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo che ha esplicato le modalità attraverso le quali le donne ne usufruiranno, esprimendo però un ulteriore novità.

Potrebbe essere l'ultima volta che si conferma la proroga, in vista dell'emanazione di un nuovo provvedimento funzionale a correggere gli errori del calcolo pensionistico per le donne una volta per tutte. Neanche questo però è stato accertato, si tratta di proposte che sono in fase di dibattito. Ci sono delle certezze però, come la complessa storia che verte attorno alla tematica.

Tutto inizia con la riforma Maroni nel 2004 che consta nell'opzione di andare prima in pensione per le lavoratrici, attraverso un conteggio basato sul sintema contributivo. La precondizione fondamentale da considerare è che subentra una riduzione della somma pensionistica rispetto a quella percepita in precedenza. Di quanto? Del 25-35%.

Un aspetto che si complica ulteriormente se si riprendono i tagli fatti negli ultimi quarant'anni che hanno comportato un grande aumento dell'età per la pensione. Tagli, somme non soddisfacenti e tanta, tanta frustrazione per l'uscita dal mondo del lavoro.

L'aumento dell'età è stato uguale sia per uomini che per donne, in questo caso la discriminazione di genere è stata appianata. Forse perché i provvedimenti valgono sempre per tutti, ma allora sorge spontaneo chiedersi perché non accade la stessa cosa per i diritti. In seguito, tratteremo perché la condizione pensionistica pesa sulla condizione di genere, ed il motivo sconvolgerà. 

Al momento, occorre tenere a mente che si crede molto nell'opzione donna, perché non solo si vuole andare prima in pensione, ma ottenere un importante cambiamento, verso un calcolo pensionistico meno rigido e un sistema più a favore delle lavoratrici. 

Opzione donna: requisiti, scadenze e limiti nel dettaglio

Possono accedervi le donne che maturano entro il 31 dicembre 2021, un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni ed un’età anagrafica di 58 anni per le lavoratrici dipendenti, e a 59 anni per le lavoratrici autonome. I numeri parlano chiaro, ma cosa implicano? Nel caso delle lavoratrici dipendenti queste devono smettere di lavorare, alle seconde nel privato invece non è richiesto.

Per perfezionare i criteri contributivi si può valutare qualsiasi titolo o accredito a favore della donna in questione, sempre mantenendo i criteri sopra menzionati. Le regole del calcolo sono determinate dal sistema contributivo posto nel D.L. 180/1997. Coloro che sono iscritte all'assicurazione generale obbligatoria, ai fondi che gli si sostituiscono o quelli esclusivi con contribuzione alla data del 31 dicembre 1995, possono optare per il regime in questione.

I limiti ricadono per le lavoratrici iscritte alla gestione separata o che usano la contribuzione in questione per ultimare il requisito contributivo di 35 anni. Nello specifico, non si può accumulare il periodo assicurativo per completare il requisito.

Quindi, come già detto, la legge di bilancio per il 2021 con la modifica all'articolo 16 del D.L. n. 4/2019 convertito con L. n. 26/2019 permette di usufruire della predetta opzione, ma è nelle facoltà delle lavoratrici dipendenti nate entro il 31 dicembre 1962 e delle autonome nate entro il 31 dicembre 1961 e con 35 anni di contributi. 

Con il calcolo totalmente contributivo le lavoratrici subiscono mediamente una decurtazione tra il 20-30% rispetto ai parametri del sistema misto. Tale condizione varia in base all'età, carriera, retribuzione ed anzianità contributiva maturata alla data di accesso al regime. Se il soggetto in questione ha iniziato a lavorare percependo contributi relativamente presto, dai primi anni di iscrizione all'INPS, il taglio è minore, al contrario subentra la condizione opposta. 

Infine, sono escluse le donne che usufruiscono dei criteri pensionistici vigenti al 31/12/2011 o dei requisiti per la pensione di vecchiaia o pensione anticipata introdotti dalla Riforma Fornero del 2011.

Guida per accedere all'opzione donna: a chi conviene

Prima di inoltrare la richiesta del provvedimento è importante valutare caso per caso. In seguito a quanto esplicato finora, è fondamentale ribadire che ci sono vantaggi, limiti, e pro e contro non validi generalmente per tutte. Quindi, occorre riflettere su un aspetto già trattato, ma per niente scontato, e che a volte passa in secondo piano perché si pensa che la misura sia vantaggiosa e basta.

Si tratta della carriera lavorativa della donna in questione, e con ciò si intende lo stipendio riconosciuto. Se questo è elevato fin dall'inizio, la diminuzione delineata fino a pocanzi è minore, in caso contrario non conviene molto. Dopo aver ponderato la situazione che fa al caso proprio, si inizia con la procedura della domanda che richiede una precondizione.

L’INPS sollecita una cessazione del rapporto di lavoro per la lavoratrice dipendente, no per l'autonoma. In seguito, per chi volesse chiarirsi ulteriormente le idee, può usufruire del servizio online chiamato “la mia pensione futura”, per calcolare la simulazione di un assegno pensionistico sulla base dei dati anagrafici e dei contributi, ma non solo. 

L’INPS dedica una sezione online all’opzione donna. Occorre anche sapere che per poter creare un account sul sito INPS e accedere al servizio, è necessario essere in possesso di alcune credenziali. Si tratta di quelle dell’identità digitale SPID oppure la registrazione via carta d’identità digitale. 

Dopo aver presentato la domanda online, bisognerà rimanere in attesa di risposta. Alla fine della procedura, sorge spontaneo chiedersi quale sarà l'effetto della proroga e soprattutto, è davvero così vantaggioso per le donne, oppure c'è celato un risvolto che potenzia l'immortale discriminazione di genere subita dalle donne?

Opzione donna: dibattito dell'OCSE e il peso della discriminazione di genere

Sulla proroga dell'opzione tanto attesa dalle lavoratrici per l'anno nuovo, si è pronunciata l’Ocse dichiarando un grande no alla proroga. Il motivo? Analizzando la situazione pensionistica generale, nelle raccomandazioni dell'Ocse c'è quella che tratta il freno della spesa sulla pensione, indicando di far scadere Quota 100, senza fare rinnovi per l'anno che verrà. Stessa condizione per l'opzione donna, mantenendo con coerenza logica la propria posizione.

Le enunciazioni dell'OCSE sono molto importanti per il Governo italiano, ma sembra che per quanto concerne l'opzione in questione, non ci siano allineamenti perché la volontà è quella di fare la proroga anche se non è ufficiale. Il tempo però sta per scadere, e ci si avvicina al varo della legge di Stabilità. 

Inoltre, la misura in corso d'opera, è valida per le donne oppure pagheranno la parità sulle pensioni? Sembrerebbe infatti, che gli assegni in ballo sono molto più bassi, condizione che porterebbe le donne ad accettare compromessi inferiori rispetto a quanto gli spetta. Condizione drammatica che è diretta conseguenza di una discriminazione di genere dura a morire e che si riflette concretamente in queste situazioni. 

Si presenta un bivio: scegliere l'opzione donna accontentandosi di una bassa percentuale di vantaggi, oppure neanche questo dato che non avvantaggia tutte! Gli unici aspetti positivi della questione sono i seguenti. Il primo riguarda il fatto che comunque, seppur non tutte, una buona percentuale di donne ha un trattamento pensionistico più ragionevole, mentre il secondo è la situazione in corso. 

Perché si è detto che se non si opterà per la proroga, ci sarà un nuovo provvedimento pronto a far soccombere tutti i trattamenti svantaggiosi mirando ad una condizione definita in termini di giustezza ed equità. Nella complessità della situazione, bisogna aspettare ulteriori aggiornamenti, sperando che una volta per tutte si raggiunga l'obiettivo della piena eguaglianza.