E’ vero siamo ancora in attesa. Ma il Decreto Sostegni bis dovrebbe essere approvato a brevissimo. Il governo capitanato da Mario Draghi sta ancora definendo e confermando le ultime misure. Al centro dell’interesse troviamo le famiglie, anzi il sostegno alle famiglie in difficoltà dopo un anno e più di pandemia Covid-19, ma soprattutto il lavoro.

Tanto che il premier Draghi stesso, durante il suo intervento presso gli Stati Generali della Natalità, ha anticipato che il Dl Sostegni bis si andrà a chiamare Decreto Imprese, lavoro, professioni. Leggiamo dalla trascrizione del suo discorso sul sito del governo:

“Il PNRR prevede inoltre una clausola generale per incentivare le imprese a assumere più donne e giovani, quale condizione per partecipare agli investimenti previsti nel Piano. Infine, nel decreto che chiamiamo “Imprese, lavoro, professioni”, che presenteremo la prossima settimana, lo Stato garantisce ai giovani gran parte del finanziamento necessario per l’acquisto della prima casa e ne abbatte gli oneri fiscali”.

Ha posto dunque l’accento sull’importanza del lavoro per costruire un futuro migliore, soprattutto per i più giovani che si sentono spaesati e senza energie e forze sufficienti per avviare un concreto cambiamento che giovi loro ma anche il Paese in generale.

Conclude infatti il suo intervento Draghi:

“Dobbiamo aiutare i giovani a recuperare fiducia e determinazione. A tornare a credere nel loro futuro, investendo in loro il nostro presente”.

Il sostegno al lavoro nel Dl Sostegni bis

Pur se Draghi ha anticipato che cambierà nome, continuiamolo a chiamarlo così com’è conosciuto, cioè Decreto Sostegni bis. Il Ministro del Lavoro Andrea Orlando ha annunciato che nel Decreto troverà ampio spazio la questione del lavoro ed è infatti previsto un vero e proprio “pacchetto lavoro” che attingerà le risorse dai 40 miliardi di euro stanziati per l’attuazione delle misure del Dl Sostegni bis.

C’è molto interesse al riguardo in quanto alcune delle misure e blocchi (pensiamo a quello dei licenziamenti) sono ormai in scadenza e molti lavoratori sono molto preoccupati delle conseguenze dato che, anche se grazie alla campagna vaccinale si sta iniziando a vedere la luce alla fine del tunnel, la strada per uscire dalla crisi e per riprendersi del tutto è ancora lunga.

L’obiettivo dunque, riguardo il lavoro, del Dl sarà quello, soprattutto, di creare le basi per un ricambio generazionale e dunque incentivare le pensioni e assumere i giovani. E anche cercare di limitare e ridurre sempre più l’utilizzo della CIG.

Cosa prevede il pacchetto lavoro

Ricordiamo che, nel precedente Decreto Sostegni di marzo, era stato prorogato il blocco dei licenziamenti fino al 30 giugno 2021 e anche la possibilità di mettere in cassa integrazione i dipendenti. 

Tra le altre misure in materia di lavoro veniva anche prorogato fino al 31 dicembre 2021 il rinnovo o proroga dei contratti a tempo determinato. Viene infatti riassunto così sul sito stesso del governo:

“fino al 31 dicembre 2021, ferma restando la durata massima complessiva di 24 mesi, è consentito il rinnovo o la proroga, per un periodo massimo di 12 mesi e per una sola volta, dei contratti a tempo determinato anche in assenza delle causali (art. 17)”.

Ma cosa prevede invece questo nuovo pacchetto lavoro del Dl Sostegni bis? Sono previsti:

  • incentivi per nuove assunzioni con sgravi fiscali anche al 100%;
  • potenziamento dei contratti di solidarietà e di espansione;
  • decontribuzione per chi riprende le persone dalla cassa integrazione;
  • niente più decalage per la NASpI ma l’importo dell’indennità resterà uguale (fino a fine anno).

Pacchetto lavoro: il contratto di rioccupazione

Il contratto di rioccupazione è forse la misura più interessante di questo pacchetto lavoro previsto nel Dl Sostegni bis. E’ interessante soprattutto il fatto che verrà applicato in tutti i settori lavorativi.

Ma di cosa si tratta? Diciamo che è una sorta di “rimedio” al fatto che non verrà, molto ma molto probabilmente, prorogato oltre il 30 di giugno il blocco dei licenziamenti che era stato introdotto durante l’anno di pandemia per venire incontro ai lavoratori a rischio.

Dunque, questo contratto di rioccupazione dovrebbe essere un tentativo di arginare o limitare i “danni” che potrebbero derivare dallo “sblocco” del blocco dei licenziamenti. 

Fortemente voluto dal ministro Orlando, il contratto di rioccupazione è un contratto a tempo indeterminato che include un periodo di formazione e di prova di massimo 6 mesi. Il datore di lavoro avrà il vantaggio di avere uno sgravio fiscale al 100%. In poche parole, durante il periodo di prova il datore di lavoro non dovrà pagare alcun contributo. Inoltre lo sgravio si potrà cumulare anche con altri benefici di cui l’azienda già usufruisce.

Se però poi l’assunzione vera e propria non si concretizza al termine della prova, lo sgravio andrà restituito. Si comprende quindi che è un tentativo sia di tutelare il lavoratore sia di incentivare nuove assunzioni che abbiano una durata lunga e continuativa.

Si andrà poi anche incontro al datore di lavoro, come abbiamo visto. Dunque si tratta di un’agevolazione reciproca tra domanda e offerta.

Pacchetto lavoro: il contratto di solidarietà

Tra gli altri tentativi da parte di Draghi e di Orlando di mantenere alti o comunque di non far abbassare troppo i livelli occupazionali dopo lo sblocco dei licenziamenti, troviamo anche il contratto di solidarietà.

Sono contratti che nascono in momenti di crisi (come ad esempio quella aziendale ma, nel nostro caso, si tratta di una crisi generale) che, con l’attuazione di una diminuzione dell’orario di lavoro, si cerca di mantenere i posti di lavoro e di favorire anche nuove assunzioni (andando appunto a ridurre orario di lavoro e anche le retribuzioni).

Insomma, una sorta di sacrificio (si spera temporaneo) che però evita di perdere totalmente il lavoro.

Questo tipo di contratto, così come quello di espansione, andrà a riguardare soprattutto i settori del commercio e del turismo. Quelli insomma maggiormente colpiti dalle varie chiusure e misure restrittive anti-contagio.

In concreto, a partire da fine giugno, con il contratto di solidarietà le aziende che avranno registrato un calo del fatturato del 50% potranno stipulare dei contratti che prevedano una retribuzione al 70%. In questo modo, almeno, si potrà continuare a lavorare e si eviterà la disoccupazione.

Pacchetto lavoro: il contratto di espansione

Per quanto riguarda il contratto di espansione, il Dl Sostegni bis prevede l’abbassamento della soglia a 100 dipendenti sia per quanto riguarda lo scivolo pensionistico sia per quanto riguarda la riduzione dell’orario di lavoro. Secondo le stime, sarebbero circa 27mila i lavoratori che verrebbero coinvolti e quindi sono interessati alla sua attuazione.

E’ dunque un modo per sostenere le aziende che si fanno promotrici della cosiddetta staffetta generazionale.

Dunque è una bella novità. Introdotta come misura sperimentale dal Decreto Crescita, il contratto di espansione è stato poi prorogato anche dalla Legge di Bilancio 2021. In quanto si è rivelato essere un ottimo strumento per far riorganizzare al loro interno le aziende e per spingerle, soprattutto, verso un progresso tecnologico.

Se la soglia di lavoratori era stata stabilita inizialmente di 1000 dipendenti, è stata poi abbassata a 500 dipendenti e poi a 250. Dunque arrivare a 100 con questo nuovo decreto amplierà di molto la platea dei beneficiari.

Lavoro: sgravi per chi riprende dalla CIG e proroga smart working

Continuiamo la carrellata di aiuti per il settore del lavoro previsti dal Dl Sostegni bis. Troviamo anche una decontribuzione per chi “riprende” le persone messe in cassa integrazione in modo da incentivare la ripresa del ritmo lavorativo.

Trova anche spazio l’immancabile oramai riferimento al lavoro agile che da un anno a questa parte ha rivoluzionato il mondo del lavoro e della gestione degli spazi e dei tempi lavorativi, andando infatti a richiedere una nuova e rafforzata disciplina al riguardo (tra le altre cose, il cosiddetto diritto alla disconnessione).

Secondo le previsioni, lo smart working, almeno nel settore privato, verrà prorogato fino al 30 settembre 2021.

Riguardo il settore della pubblica amministrazione invece rimane l’abolizione del vincolo del 50% del personale, introdotto nel Decreto Proroghe approvato lo scorso 29 aprile.

Lavoro: doppi contributi per le partite IVA nel Dl Sostegni bis

Riguardo il mondo delle imprese e delle partite IVA che hanno subito perdite di ricavi a causa dell’emergenza epidemiologica Covid-19, il Dl Sostegni bis prevede un doppio contributo: uno automatico e un altro su domanda. Sono tra loro alternativi dunque chi percepisce uno non potrà ricevere l’altro.

E’ un modo per includere anche coloro che sono stati esclusi dai ristori precedenti, andando ad allargare il periodo temporale di riferimento per il calcolo delle perdite subite.

I beneficiari saranno coloro che avranno riscontrato da aprile 2020 a marzo 2021 una perdita del fatturato medio mensile di almeno il 30%. Nel precedente decreto Sostegni si faceva riferimento a tutto il 2020 rapportato al 2019.

Dunque, coloro che avranno già ricevuto il contributo precedente, riceveranno questo nuovo in automatico. Potranno riceverlo come accredito sul conto corrente o utilizzarlo come credito d’imposta. Il contributo sarà pari al 100% del precedente beneficio.

I nuovi beneficiari dovranno invece farne richiesta per via telematica sul sito dell’Agenzia delle Entrate, entro 60 giorni dall’avvio della procedura. Per ulteriori specifiche e disposizioni si dovrà aspettare un decreto attuativo.

Chi potrà beneficiare dei nuovi contributi a fondo perduto

Potranno richiedere questo nuovo ristoro coloro che esercitano attività di impresa, arte o professione e anche a coloro che producono reddito agrario e sono titolari di partita IVA. Il limite di fatturato per poter accedere al contributo è di 10 milioni di euro.

Il periodo di riferimento per la perdita del fatturato (che ricordiamo deve essere almeno del 30%) va dal 1 aprile 2020 al 31 marzo 2021.

E’ importante sottolineare che l’importo del contributo non potrà essere superiore ai 150mila euro e non concorrerà alla base imponibile del reddito. Si può scegliere se farselo accreditare su conto corrente o se optare per il credito d’imposta.

Le aliquote sono le stesse del precedente decreto e cioè:

  • 60% con ricavi non superiori a 100mila euro;
  • 50% con ricavi compresi tra 100mila e 400mila euro;
  • 40% con ricavi da 400mila euro a 1 milione di euro;
  • 30% con ricavi tra 1 e 5 milioni di euro;
  • 20% con ricavi compresi tra 5 e 10 milioni di euro.