Sono sempre di più le persone che si mettono in gioco e decidono di avviare un’attività autonoma da freelance. Aprire Partita Iva oggi è molto più semplice che in passato: si tratta di un’operazione generalmente gratuita e che può portare vantaggio a chi vuole cimentarsi in un progetto partendo da zero, soprattutto con il regime forfettario.

Nonostante il lieve calo di partite iva aperte nel 2020 rispetto all’anno precedente, dovuto principalmente all’emergenza Covid-19 e alla situazione del mercato del lavoro, l’Italia rimane in cima alle classifiche per detentori di partita iva: lo scorso anno ne sono state aperte 464.700.

La grande maggioranza è stata aperta da persone fisiche (il 72,2%) mentre solo in una minore parte sono riconducibili a società di capitali e società di persone. Quasi la metà delle partite iva totali sono state aperte da persone sotto i 35 anni, mentre predomina la componente maschile per percentuale di apertura.

Ma quante sono le partite iva in Italia?

Tante, secondo i dati l’Italia occupa il primato europeo per numero di aperture, tant’è che si parla di Repubblica delle Partite Iva. Italia e Grecia proseguono di pari passo nella classifica, e lo stesso purtroppo vale anche per il debito pubblico.

Un dato ci dice che le partite iva in Italia sono riscontrabili in un numero elevato regione per regione. Più del 17,5% di cittadini, per regione, ha una partita iva. Il numero è elevatissimo, considerando che negli altri paesi europei le cifre sono molto più basse.

Ai cittadini di Grecia e Italia piace lavorare in autonomia, e quasi si può dire addio al lavoro dipendente, che dall’altro lato è diventato più precario che mai. Conviene aprire partita iva nel 2021? Dipende, ma sicuramente a livello fiscale esistono agevolazioni che prima non erano possibili.

Si può citare per esempio il famoso regime forfettario, che di base propone un’agevolazione a livello di tasse molto conveniente per chi vuole avviare un’attività autonoma. Ma non solo, quest’anno, anche grazie al Decreto Sostegno del governo Draghi, sono introdotte moltissime agevolazioni di diverso tipo.

Quale partita iva conviene aprire?

Aprire partita iva nel 2021 è conveniente se si sceglie di iniziare con un regime forfettario. Aprirla è gratis, e questa formula è totalmente esente iva. Si pagano in totale, per 5 anni, tasse per il 5%, che diventano del 15% successivamente.

Questa partita iva particolare si differenzia da quella ordinaria, soggetta a Irpef, Iva e Irap. Ci sono però alcune limitazioni di cui tenere conto nell’apertura di questa partita iva: di fatto bisogna essere ditta individuale, lavorando come freelance. Ci sono poi delle soglie per il reddito annuale (che non deve superare i 65.000 euro) e non bisogna aver superato la cifra di 30.000 euro in salario dipendente prima di aprirla.

Se si rientra nei requisiti, aprirla è semplice, e risulta semplificata anche la procedura di gestione della fatturazione, se si sceglie la modalità elettronica, che ancora non è obbligatoria.

Chi ha partita iva può chiedere il reddito di cittadinanza? Si può dire addio al lavoro dipendente

Di fatto, visto che la partita iva è una scelta molto amata dagli italiani, si potrebbe quasi dire addio al lavoro dipendente. Lavoro dipendente che nell’ultimo periodo risulta non poco problematico, data la situazione di emergenza Covid-19 che ha portato alla chiusura di molte aziende.

Lavorare come autonomo potrebbe essere la scelta giusta. Ma cosa succede se si rimane senza lavoro? Esiste un’indennità apposita, il reddito di cittadinanza, che sostiene i cittadini in difficoltà nel momento in cui perdono il lavoro.

Ma cosa succede se la stessa persona che percepisce il reddito di cittadinanza, dopo aver perso il lavoro dipendente, decide di aprire partita iva? Esiste la possibilità di ricevere la NASPI in contemporanea. Per i lavoratori che hanno perso il lavoro dipendente involontariamente e decidono di optare per un lavoro freelance, possono chiedere la NASPI in un’unica soluzione.

L’INPS ha comunicato questa possibilità nella circolare 174:

l’articolo 9 disciplina i casi di concomitante attività di lavoro subordinato instaurata nel corso della percezione della NASpI o rimasta in essere a seguito della cessazione di uno fra due o più rapporti a tempo parziale; l’articolo 10 disciplina il caso di concomitante instaurazione di attività lavorativa autonoma o di impresa individuale.

L’importo della NASPI dovrà essere restituito in particolari situazioni (es: il lavoratore trova un altro lavoro dipendente).

Chi ha partita iva può lavorare come dipendente

L’apertura di partita iva può essere una soluzione vantaggiosa nel momento in cui il lavoro dipendente viene meno, soprattutto in un mercato del lavoro così contratto. Ma è possibile aprire partita iva e in contemporanea svolgere un lavoro dipendente?

Sembra proprio di sì, nel settore privato è possibile lavorare con partita iva e nello stesso tempo svolgere un lavoro dipendente, l’importante è che le due attività non siano in concorrenza tra loro. Anche se non c’è nessuna legge che obbliga il lavoratore ad informare il proprio datore di lavoro che si possiede la partita iva, è consigliato comunque comunicarlo.

L’attività svolta con partita iva non deve danneggiare in qualche modo il lavoro dipendente, e il lavoratore non può assentarsi o prestare meno ore lavorative a causa della propria attività autonoma, perché in quel caso il datore di lavoro potrebbe scegliere il licenziamento per giusta causa.

Per quanto riguarda la tassazione, i redditi derivati dalle due tipologie di lavoro distinte saranno divisi, e calcolati separatamente. Per i contributi INPS invece, è necessario analizzare caso per caso.

Partite iva a rischio: cosa prevede il Decreto Sostegno

Il Decreto Sostegno che a breve sarà ufficializzato prevede aiuti e ristori a chi, avendo partita iva, nel 2020 si è visto in difficoltà economica a causa dello scoppio della pandemia. Il Decreto Sostegno del governo Draghi ha stabilito un bonus di 3.000 euro alle partite iva per coprire i primi mesi del 2021.

Sappiamo che per l’erogazione degli aiuti sono state individuate 5 fasce di reddito, che suddividono il contributo in percentuali in base al fatturato. Il calcolo viene fatto sulla differenza effettiva di fatturato dal 2019 al 2020.

Per le aziende con fatturato fino a 1000 mila euro sarà stanziato un contributo del 60%, mentre a quelle che superano i 5 milioni il ristoro sarà del 20%. Nel mezzo ci sono ulteriori suddivisioni, proporzionali al fatturato complessivo.

Oltre a questi bonus per le attività, arriveranno i 3.000 euro anche a chi ha partita iva e lavora come freelance o professionista autonomo.

Quale partita iva usare per Amazon FBA? La novità e-commerce

Una delle novità degli ultimi anni è l’uso sempre maggiore dell’e-commerce: acquistare tramite portali online è sempre più frequente, specialmente quando ci si trova in situazioni di lockdown o quarantena. Per poter vendere su e-commerce come Amazon saltuariamente non serve partita iva.

Se per esempio si vogliono mettere in vendita libri o vestiti usati, basta pubblicare un annuncio nel proprio e-commerce preferito per raggiungere potenziali interessati. Cambiano le cose se si desidera avviare una attività redditizia grazie all’e-commerce, in particolar modo utilizzando Amazon FBA.

Per chi non lo conoscesse, Amazon FBA è una particolare sezione della nota azienda di e-commerce che permette agli utenti di aprire una propria impresa di vendita utilizzando le risorse e gli spazi Amazon.

Il commercio online sta salendo alle stelle, e nonostante le recenti notizie che ci parlano di scioperi del personaleAmazon rimane molto amata anche dagli italiani. L’azienda mette a disposizione sia gli spazi logistici sia il trasporto dei prodotti venduti dagli utenti che decidono di aprire un account Amazon FBA.

Il servizio ha un costo mensile per chi decide di diventare imprenditore su questa piattaforma, e prevede che, se viene svolto con regolarità, sia necessario aprire una partita Iva.

Come aprire partita Iva nel 2021

Per aprire partita iva è necessario seguire alcuni step, ed è consigliato rivolgersi ad un professionista commercialista per le procedure di gestione contabile. I passi per aprirla prevedono:

  • Scelta del tipo di partita iva (a regime forfettario, ordinario, ecc) in base ai requisiti;
  • Individuazione del tipo di lavoro e organizzazione (ditta individuale, società, ecc);
  • Individuazione del codice ATECO del settore di riferimento;
  • Iscrizione al registro delle imprese;
  • Eventuale comunicazione all’Agenzia delle Entrate.

Aprirla è del tutto gratuito, anche se la persona che decide di passare da un lavoro dipendente ad un lavoro autonomo deve tenere conto delle spese di gestione della contabilità (commercialista, fatturazione ecc…), delle spese in tasse (come abbiamo visto per il regime forfettario si tratta del 5% dei redditi) e della quota per i contributi previdenziali.

Indubbiamente il passaggio da un lavoro dipendente ad una attività autonoma può spaventare chi si cimenta in un nuovo lavoro, ma può portare anche a soddisfazione personale e alla conoscenza di realtà diverse da quelle a cui si è abituati.