Partita IVA: ultimamente ne sentiamo parlare moltissimo, in quanto lo Stato italiano ha deciso di concedere numerosi bonus e contributi a fondo perduto per partita IVA ai lavoratori autonomi ed alle aziende che ne possiedono una.

Si tratta di uno strumento indispensabile per liberi professionisti, imprese e lavoratori autonomi, senza il quale l'attività di lavoro non può svolgersi in maniera regolare.

L’apertura di una partita IVA è infatti un passo fondamentale se si vuole avviare un’attività in proprio, in quanto il suo possesso è un requisito necessario per il lavoro autonomo: salvo casi eccezionali, il lavoratore (o l’azienda) deve necessariamente possedere la propria partita IVA.

Essa, infatti, identifica non solo lo stato fiscale dell’impresa o del professionista, ma consente anche di identificare il Paese dove viene tassata l’attività.

In questo articolo cercheremo di scoprire insieme tutti i segreti della partita IVA.

Partita IVA, di cosa si tratta? Ecco una definizione

Per prima cosa, cerchiamo di definire in modo semplice cosa intendiamo quando parliamo di partita IVA; secondo quanto è possibile leggere su un articolo di Fiscozen sull’argomento, la partita IVA

“è uno strumento che permette, a chi esercita la libera professione, a chi svolge un lavoro autonomo o ha avviato un’azienda, di operare sul territorio italiano, dichiarando legalmente gli incassi”.

Dunque, la partita IVA viene definita come uno strumento: nello specifico, si tratta di un codice numerico che è univoco, cioè non può essere ripetibile per un’altra azienda o ditta individuale.

Questo perché la partita IVA ha uno scopo fondamentale: quello di identificare, appunto in maniera univoca, il suo titolare (che sia un’azienda o un libero professionista).

Ma perché questo strumento viene chiamato proprio “partita IVA”?

IVA non è altro che un acronimo, che sta per Imposta sul Valore Aggiunto, che Fatturapro in un proprio post definisce come

“un contributo richiesto ed applicato sul valore aggiunto di ogni fase della produzione, di scambio di beni e servizi”.

Si tratta di un’imposta che, sostanzialmente, va applicata a qualsiasi bene o servizio che viene poi rivenduto al pubblico, e la cui percentuale può variare.

Numero partita IVA: come si configura

Lo strumento definito come partita IVA, come già accennato, è un codice numerico identificativo per aziende, lavoratori in libera professione o ditte individuali.

Ma come si presenta esattamente il codice numerico che rappresenta la partita IVA?

Nello specifico, questo codice è composto in totale da undici cifre. 

I primi sette numeri sono legati al nome del lavoratore o alla denominazione della ditta

Le tre cifre successive, invece, servono per identificare l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate di pertinenza che ha rilasciato la partita IVA. 

Il restante ultimo numero, infine, svolge una mera funzione di controllo della correttezza di tutti i numeri precedenti.

Abbiamo accennato al fatto che il numero partita IVA è univoco: questo vuol dire che, di fatto, possono anche esistere due codici numerici identici, ma solo per le prime sette cifre, in quanto le tre cifre relative all’Ufficio emittente, ovviamente, saranno differenti in quanto la partita IVA sarà di certo rilasciata da differenti uffici provinciali dell’Agenzia delle Entrate.

Il codice univoco resta uguale per tutta la durata dell’attività, e può essere cambiato soltanto in un caso specifico: quello di cessazione dell’attività e dell’apertura di una nuova partita IVA.

Partita IVA: a cosa serve con esattezza

Dunque, la partita IVA serve ai fini dell’identificazione del lavoratore o dell’azienda che la possiede; senza questo codice identificativo, il lavoratore non potrà emettere alcuna fattura (stessa cosa vale, ovviamente, anche per le imprese).

Inoltre, grazie alla partita IVA, si può facilmente risalire alla posizione contributiva del suo proprietario.

Senza una partita IVA, non si potranno emettere fatture, né altre operazioni relative alla vendita dei beni e/o dei servizi di cui l’azienda o il lavoratore si occupano.

Insomma, oltre ad identificare la ditta, la partita IVA svolge l’importantissima funzione di garantire il corretto esercizio della professione, secondo quanto disposto dal regime fiscale del Paese in cui l’attività è registrata.

Chi deve aprire la partita IVA?

Occupiamoci adesso dei soggetti che devono necessariamente aprire una partita IVA; in base a quanto detto al paragrafo precedente, sarà facile identificare tutti coloro che hanno l’obbligo di possederne una.

Chi svolge una qualsiasi attività economica in proprio in maniera continuativa, infatti, ha sostanzialmente l’obbligo di aprire una partita IVA.

Ogni lavoratore autonomo o proprietario di impresa che si occupi di bene e/o servizi soggetti a Imposta sul Valore Aggiunto deve possedere il proprio numero partita IVA.

Ovviamente, nel caso in cui un lavoratore sia dipendente di azienda o qualora si tratti di un dipendente pubblico, la partita IVA non serve: il codice univoco, come abbiamo già visto, identifica i lavoratori autonomi, che non lavorano alle dipendenze di altri.

Come si apre una partita IVA? Le procedure disponibili

Per poter richiedere la propria partita IVA, è necessario presentare un modello, che varia a seconda della tipologia di ditta: per i professionisti, si utilizza il modello AA9/7, mentre per le società vale il modello AA7/7. Entrambi i modelli sono disponibili alla sezione dedicata del sito dell'Agenzia delle Entrate.

La presentazione della domanda, corredata da uno di questi due modelli, può avvenire brevi manu, presso uno degli Uffici dell’Agenzia delle Entrate, a mezzo di raccomandata A/R (corredata da una copia del proprio documento di riconoscimento), o inviando il modello online.

Nel seguente video tutorial, a cura della commercialista Giulia Roncoroni, è possibile verificare tutti gli specifici passaggi necessari all’apertura di una partita IVA online. Se ne consiglia quindi la visione per iniziare a prendere confidenza con la procedura telematica di apertura partita IVA:

Per poter aprire una partita IVA, la richiesta può essere presentata sia dal libero professionista (o dal proprietario dell’impresa) o, alternativamente, dal legale rappresentante dell’azienda o da altro soggetto, che dovrà possedere una delega da parte del titolare.

Anche il proprio commercialista cui è stata affidata la contabilità può, inoltre, presentare la domanda facendo le veci del titolare stesso.

Partita IVA: le tipologie disponibili

Anche se la proceduta per aprire una partita IVA è uguale per tutti, è bene ricordare che esistono varie tipologie di partita IVA, che identificano un differente regime fiscale; nello specifico, esistono due opzioni: l’apertura in regime ordinario e quella in regime forfettario.

In quest’ultimo caso si prevede una tassazione agevolata, ma ad una condizione: che non vengano superati i 65.000 euro di reddito annui, oltre che i 20.000 euro annui di spese per eventuali lavoratori dipendenti.

Il regime ordinario, invece, non ha un limite di reddito definito.

Per qualsiasi tipologia di partita IVA, ricordiamo che l’aliquota dipende dalla tipologia di bene o servizio prodotto (ad esempio, su eventuali prodotti alimentari l’aliquota è ridotta e sarà pari al 10%).

Dunque, anche se, come abbiamo visto al paragrafo precedente, è possibile preoccuparsi di aprire una partita IVA da soli, utilizzando il servizio online messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate, è sempre preferibile farsi seguire da un commercialista esperto, che si occupi non solo di curare la contabilità per l’azienda o per il lavoratore autonomo, ma che si preoccupi anche di indicare la soluzione migliore caso per caso.