I titolari di partita IVA possono far richiesta di indennità per la disoccupazione NASPI? La questione riguarda in particolare i liberi professionisti, i lavoratori autonomi e gli imprenditori che posseggono una partita IVA attiva e che contemporaneamente hanno perso il proprio lavoro.

In generale, la normativa vigente, assicura l’indennità per la disoccupazione solo agli impiegati dipendenti e ai collaboratori. Tuttavia, anche per gli autonomi a partita IVA è possibile richiedere l’indennità NASPI nel caso in cui ci siano in atto determinate condizioni. Vediamo più nello specifico quali sono.

Disoccupazione e partita IVA per i lavoratori autonomi: quando possono richiedere la NASPI

Per rispondere alla domanda se anche i lavoratori autonomi possessori di partita IVA possano richiedere e percepire la NASPI, bisogna distinguere due diverse situazioni:

  1. Nel caso in cui il libero professionista a partita IVA perda il lavoro per cui ha aperto la posizione IVA, in questo caso non gli sarà permesso richiedere la disoccupazione NASPI.
  2. Quando il soggetto titolare di partita IVA ricopra anche un impiego da dipendente che viene a mancare, questi potrà far richiesta di indennità NASPI.

Partita IVA e indennità di disoccupazione: che cos’è la NASPI? 

La NASPI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) è una misura, prevista dall’ordinamento italiano e introdotta durante il Governo Renzi nel cosiddetto "Jobs Act" (d.lgs. n. 22 del 4 marzo 2005 - articolo 1), che consiste in un’indennità mensile di disoccupazione ed è destinata ai lavoratori dipendenti che hanno perduto il loro impiego in maniera involontaria.

La NASPI va a sostituire il precedente istituto assicurativo ASPI (Assicurazione Sociale per l’Impiego) che prevedeva una copertura di disoccupazione per tutti i soggetti che avessero un minimo di due anni di assicurazione e un anno di contributi versati relativo alle due precedenti annate. 

Con la NASPI la procedura cambia. Essa prevede, infatti, un’indennità assicurativa per l’ex lavoratore che abbia alle spalle 13 settimane di contributi versati e 30 giorni di lavoro svolto nei quattro anni precedenti alla fine del rapporto di lavoro che ha causato la disoccupazione. Inoltre, condizione imprescindibile per l’erogazione dell’indennizzo, è che il soggetto si renda disponibile per nuove posizioni lavorative.

Partita IVA e NASPI: le categorie di lavoratori che possono e non possono acquisirla 

Possono accedere all’indennità NASPI solo specifiche categorie di lavoratori quali:

  • Apprendisti.
  • Lavoratori in cooperativa che abbiano con la stessa un accordo societario.
  • Dipendenti del settore artistico.
  • Impiegati della Pubblica Amministrazione con un contratto di lavoro a tempo determinato.

I soggetti che invece non possono beneficiare del sussidio per la disoccupazione sono:

  • Impiegati pubblico-amministrativi con un contratto di lavoro a tempo indeterminato.
  • Soggetti extracomunitari che lavorano in Italia.
  • I lavoratori del settore agricolo. 
  • I percettori di assegno di invalidità.
  • Coloro stanno per arrivare alla pensione anticipata.

Partita IVA e NASPI: tempistiche per la richiesta e l’erogazione del sussidio di disoccupazione

La NASPI viene erogata con scadenza mensile e corrisponde al numero dei giorni pari alla metà delle settimane in cui il lavoratore ha versato i contributi. Il sussidio può essere richiesto a discrezione dell’ex lavoratore secondo le seguenti tempistiche:

  • Fin da subito, ciò comporta che la NASPI verrà percepita a partire dall’ottavo giorno successivo alla data della chiusura del contratto lavorativo.
  • Dopo otto giorni dal termine del rapporto di lavoro, così il sussidio verrà erogato dal giorno dopo la consegna della domanda.
  • In caso di licenziamento giustificato, se la domanda per la NASPI viene presentata subito, essa sarà erogata al 38esimo giorno dopo la cessazione del rapporto di lavoro.
  • Se la domanda verrà presentata dopo il 38esimo giorno post-licenziamento, allora la NASPI verrà corrisposta il giorno successivo alla presentazione della richiesta.

Partita IVA e NASPI: a quanto ammonta l’indennizzo per la disoccupazione e come calcolarlo 

Per calcolare a quanto corrisponde la quota NASPI è necessario avere il proprio estratto conto previdenziale, disponibile sul sito dell'INPS. Successivamente bisognerà seguire la seguente procedura:

  • Sommare le retribuzioni degli ultimi quattro anni.
  • Dividere il risultato per le settimane di contribuzione.
  • Moltiplicare la cifra ottenuta per il valore 4,33.

Se la quota risultante è uguale o inferiore alla soglia minima stabilita dall’INPS e pari a 1.227,55 euro, la percentuale di NASPI relativa corrisponderà al 75% di tale retribuzione. Se la quota risultante, invece, è superiore alla soglia minima allora all’iniziale 75% si sommerà un ulteriore 25%, risultato della differenza tra la quota minima definita dall’INPS e la retribuzione media mensile.

È bene specificare che la quota massima mensile che può essere erogata non può superare i 1.335,40 euro. Inoltre, a partire dal 91esimo giorno, questa si riduce progressivamente del 3% per ogni mese.

Partita IVA e NASPI: le due posizioni sono incompatibili?

Come anticipato, tutti i lavoratori dipendenti che sono contemporaneamente possessori di partita IVA possono richiedere la NASPI. Il sussidio di disoccupazione è concesso anche ai soggetti che aprono una partita IVA in un momento successivo alla presentazione della domanda di disoccupazione.

In questo specifico caso, la NASPI non decade né tantomeno viene sospesa ma subisce una riduzione in relazione agli introiti derivanti dal lavoro svolto in libera professione dal titolare di partita IVA.

Partita IVA e disoccupazione: a quanto corrisponde la riduzione della NASPI e quando richia di decadere

Nello specifico, se il soggetto che percepisce la disoccupazione possiede un’attività autonoma a partita IVA che gli fa ottenere uno stipendio annuo lordo pari o inferiore alle detrazioni previste dalla NASPI, essa verrà ridotta dell’80% – con riferimento al periodo compreso tra la data di inizio del lavoro autonomo e la fine della riscossione della NASPI stessa.

Nell’ipotesi in cui, invece, il professionista a partita IVA guadagni più della soglia limite stabilita a 4800 euro lordi dal TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi – articolo 13), la sua NASPI decadrà.

Partita IVA e NASPI: i requisiti per conservare il sussidio di disoccupazione anche in presenza di una posizione IVA aperta

Per poter usufruire dell’indennizzo per la disoccupazione NASPI, seppur si stia svolgendo un’attività di lavoro autonomo a partita IVA, il beneficiario dovrà dare comunicazione all’INPS del guadagno che ipotizza possa ottenere con la sua attività in proprio.

Anche nel caso in cui il lavoro a partita IVA sia antecedente alla prestazione di lavoro cessata (che ha causato lo stato di disoccupazione del contribuente), il soggetto è comunque tenuto a notificarlo nella domanda presentata all’INPS per la richiesta della NASPI con tanto di previsione di guadagno.

Partita IVA e NASPI Com: il modello per notificare il reddito derivante dall’attività di lavoro autonomo

Il libero professionista titolare di partita IVA che vuole fare richiesta di sussidio di disoccupazione NASPI, potrà notificare le previsioni sul reddito derivante dalla sua attività autonoma entro un mese dall’invio della domanda e tramite il modello NASPI Com.

Se, invece, il soggetto decide di aprire la partita IVA successivamente alla presentazione della domanda NASPI presso la Previdenza Sociale, la normativa prevede che questi debba dar comunque comunicazione dei redditi ipotizzati entro un mese dall’avvio della nuova attività a partita IVA (sempre tramite modello NASPI Com).

In caso di mancata comunicazione dei dati riguardanti l’inizio della prestazione di lavoro autonoma a partita IVA, il suo svolgimento e il reddito ipotetico previsto, ciò comporterà la cessazione dello stanziamento della NASPI

Per una trattazione più esauriente e aggiornata dell’argomento appena trattato, si consiglia la visione del video realizzato dal canale YouTube "Partitaiva 24" che, in maniera molto semplice, dà un’ampia panoramica su come poter percepire l'indennità di disoccupazione NASPI pur svolgendo un’attività lavorativa autonoma a partita IVA.