Partita IVA: cosa succede in caso di maternità e malattie se il lavoratore non è un dipendente?

Questa è la domanda che si fanno tantissime persone che lavorano in proprio.

Lavorare in autonomia ha di certo moltissimi vantaggi ma, ovviamente, anche questo tipo di lavoro non è esente da svantaggi; se per un lavoratore dipendente eventuali malattie e maternità non rappresentano un evento particolarmente problematico, stessa cosa non può dirsi nel caso di lavoratori autonomi, collaboratori con partita IVA e coloro che avviano attività di impresa.

Infatti, un lavoratore con partita IVA che non si reca al lavoro per qualsivoglia motivo, in genere, non riceverà ovviamente il suo compenso, in quanto non può svolgere regolarmente la propria giornata lavorativa.

Ma esiste la possibilità di richiedere un aiuto economico in caso di sopraggiunta maternità o in caso di malattia per coloro che lavorano con partita IVA? Scopriamolo.

Chi ha partita IVA ha diritto alla maternità?

Partiamo dal caso della maternità: se le lavoratrici dipendenti possono contare sulla maternità, cosa succede invece nel caso in cui si lavori in proprio con partita IVA?

Esiste, in questo caso, una indennità garantita dall’INPS per tutte le contribuenti italiane con partita IVA, a patto che queste siano però ovviamente in regola con la contribuzione prevista.

Si tratta di un’indennità economica che può essere richiesta dalle seguenti categorie di lavoratrici:

  • artigiane e commercianti
  • coltivatrici, mezzadre, imprenditrici agricole 
  • pescatrici autonome 

Per poter richiedere l’indennità di maternità con partita IVA, le lavoratrici dei settori dell’elenco appena descritto devono risultare regolarmente iscritte alla gestione INPS di riferimento, pena l’esclusione dall’indennità.

L’indennità economica di maternità con partita IVA, in questo caso, viene concessa alla lavoratrice a partire da due mesi prima del parto, per estendersi fino a tre mesi dopo l’evento di nascita.

Possono accedere ai cinque mesi di indennità anche le madri che prendono in affido o in adozione un minore attraverso adozione o affido nazionale o internazionale.

Come leggiamo sul sito ufficiale INPS, comunque, non è necessario che la donna si astenga del tutto dall’attività lavorativa per la durata del beneficio economico.

Questo significa che la lavoratrice con partita IVA può decidere, in caso di maternità, di continuare a lavorare pur percependo l’indennità di maternità.

Assegno maternità con partita IVA

L’INPS provvederà a concedere l’assegno maternità con partita IVA, tramite bonifico o accredito su conto corrente (la modalità preferita può essere scelta dall’interessata in sede di domanda).

Alla lavoratrice con partita IVA per l’assegno di maternità spetterà un assegno maternità che coincide con l’80% “della retribuzione giornaliera stabilita annualmente dalla legge per il tipo di attività svolta”. Come già accennato, verrà corrisposta questa indennità di maternità con partita IVA per un totale di cinque mesi.

Nel caso in cui la madre lavoratrice con partita IVA voglia poi avvalersi del congedo parentale, per i primi tre anni di vita del figlio viene concessa una ulteriore indennità, che sarà pari al 30% della retribuzione giornaliera, calcolata come descritto sopra.

Le interessate possono inoltrare la domanda per ricevere l’assegno maternità con partita IVA inoltrando la domanda all’INPS direttamente online, sfruttando la sezione dedicata sul sito ufficiale INPS

Maternità con partita IVA: casse private 

Come devono comportarsi, invece, le lavoratrici autonome iscritte alle casse private o ad un ordine professionale, non rientranti quindi nell’elenco che abbiamo visto poco più in alto?

Anche queste lavoratrici in maternità con partita IVA hanno diritto a ricevere la propria indennità di maternità: in questo caso specifico, però, l’erogazione dell’assegno di maternità sarà di pertinenza della Cassa o dell’albo di appartenenza, e non dell’INPS.

Le condizioni, comunque, sono abbastanza simili a quelle dell’indennità INPS: la lavoratrice in maternità con partita IVA riceverà una retribuzione pari all’80%, per un totale di cinque mesi.

In questo caso, le mensilità possono essere suddivise a seconda delle esigenze della lavoratrice: o a partire da due mesi prima del parto, o ottenendo cinque mensilità dopo la data del parto stesso.

Ovviamente, in questo particolare caso, la domanda non va inoltrata all’INPS, ma alla propria Cassa di appartenenza.

Maternità e partita IVA: cosa succede con la Gestione Separata?

Analizziamo, infine, l’ultimo caso, ovvero quello delle lavoratrici autonome con partita IVA nel caso in cui siano iscritte alla Gestione Separata INPS.

Anche in questo ultimo caso è possibile richiedere l’indennità di maternità, che come nei casi precedenti dura per cinque mesi ed è pari all’80% del reddito giornaliero calcolato in base ai versamenti dell’anno precedente.

L’assegno maternità per lavoratrici con partita IVA iscritte alla Gestione Separata viene erogato dall’INPS, cui va inviata domanda telematica attraverso il portale ufficiale dell’ente. Il bonifico o l’accredito verrà corrisposto alla lavoratrice direttamente dall’INPS.

Per ulteriori informazioni su maternità e partita IVA, consigliamo la visione del video del canale YouTube L'imprenditore in-formato:

Malattia per chi ha partita IVA: come funziona

Passiamo adesso al caso in cui un lavoratore autonomo abbia necessità di astenersi dal lavoro per malattia. I lavoratori subordinati (ossia coloro che lavorano come dipendenti), in caso di assenza per malattia ricevono un indennizzo che è di pertinenza e gestione dell’INPS.

Se un dipendente non si recherà al lavoro per motivazioni legate alla malattia, quindi, riceverà comunque una retribuzione, che in linea generale è parti all’80% del proprio compenso prestabilito.

Cosa succede, invece, quando ad ammalarsi è un lavoratore con partita IVA?

Purtroppo, per i lavoratori autonomi con partita IVA, nel caso di sopraggiunta malattia, non sono previsti dei sostegni a livello economico; il che si traduce ovviamente con perdite di denaro anche molto gravi nel caso in cui il lavoratore non dipendente non possa svolgere la propria attività lavorativa per periodi di tempo molto lunghi.

C’è però un caso che rappresenta un’eccezione. 

Malattia e partita IVA: il caso della Gestione Separata

Se, però, il lavoratore autonomo con partita IVA rientri tra i lavoratori aderenti alla Gestione Separata INPS (secondo quanto stabilito dalla Legge n. 335/1995, all'articolo 2, comma 26), avrà diritto a richiedere l’indennità di malattia.

In questo caso, verrà concesso temporaneamente un corrispettivo per malattia e/o eventuale degenza ospedaliera. Chiaramente l’indennità è riservata a coloro che non risultino titolari di trattamento pensionistico o altre forme previdenziali.

Grazie alla sezione dedicata all’indennità di malattia per gli iscritti alla Gestione Separata sul sito ufficiale INPS, apprendiamo che al lavoratore in Gestione Separata l’indennità spetta per almeno venti giorni e per un massimo sessantuno giorni per ogni anno.

È prevista dall’INPS anche un’indennità differente per i lavoratori con partita IVA, nel caso in cui la malattia preveda degenza ospedaliera: in questo caso, il limite massimo di giorni di malattia è innalzato a 180 per ogni anno.

I lavoratori con partita IVA i quali hanno interesse a richiedere l’indennità di malattia o degenza ospedaliera, possono inviare la domanda tramite il portare ufficiale INPS, utilizzando la sezione dedicata e inoltrando la domanda direttamente online.