Quando si parla di irpef e partita iva si crea un alone di confusione in moltissimi dei contribuenti italiani, alcuni di loro sono indecisi se aprire la partita iva o meno poiché non sanno se dovranno affrontare tasse e imposte come l’irpef e cosa li attende.

Con questo articolo, spiegheremo finalmente se anche chi è possessore di partita iva debba effettivamente pagare l’imposta sul reddito delle persone fisiche o meno, ma soprattutto quante tasse si pagano come possessori di partita iva!

Vediamolo insieme.

Che cos’è l’irpef?

Per poter comprendere se l’irpef vada o meno pagato dai possessori di partita iva, bisognerà prima di tutto comprendere che cos’è l’irpef di per sé.

L’irpef è l’acronimo che sta per Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche.

Siccome in Italia la maggior parte dei contribuenti rientra in questa categoria, sono ben 40 milioni gli italiani che ogni giorno versano questa imposta allo Stato, alimentando così la sua ricchezza.

Ebbene sì, quest’imposta rientra fra i tre maggioritari introiti per il cassetto statale ed è molto importante poiché permette di raccogliere una liquidità monetaria eccessiva all’interno del Paese e di impedire – così facendo – di cadere nell’inflazione.

Quindi questo prelievo coattivo di ricchezza non solo aiuterebbe a combattere l’inflazione nel paese, ma permetterebbe di finanziare tutti i servizi pubblici offerti dallo Stato e di cui il contribuente beneficia.

Questa imposta è attiva dal 1973 e riguarda – come possiamo intuire dall’acronimo – tutte le persone fisiche, se non addirittura i soci di alcune società, residenti in Italia.

Con un introito da circa 180 miliardi di euro l’anno, l’IRPEF tassa i contribuenti secondo delle regole ben precise: l’imposta dell’IRPEF è un’imposta diretta a carattere personale e con caratteristica progressiva.

Quindi viene direttamente prelevata ma vale per ogni persona fisica e non per i nuclei e soprattutto non è fissa.

L’aliquota dell’irpef, difatti, cresce al crescere del reddito del contribuente.

A quanto ammonta l’aliquota dell’irpef?

Come abbiamo letto poco sopra, l’aliquota dell’irpef – ovvero la percentuale della tassa da pagare, in breve – non è fissa e uguale per tutti i contribuenti ma varia in base al reddito del contribuente stesso.

Di seguito, le varie aliquote:

  • Da 0 a 15 mila euro annui, l'aliquota è pari al 23%
  • A partire da 15.001 fino a 28 mila euro l’aliquota equivale a 3450 euro più il 27% la quale verrà applicata sul reddito che supera i 15 mila euro.
  • Invece, partendo dai 28.001 euro fino a 55 mila euro l’aliquota è pari a 6960 euro più il 38% da aggiungere sul reddito che supera i 28 mila euro.
  • Dai 55.001 euro fino ai 75 mila euro l’aliquota equivale a 17220 euro più il 41% sempre da applicare sul reddito che supera i 55 mila euro. 
  • Superati i 75 mila euro l’aliquota è pari 25.420,00 più il 43% sulla parte di reddito che sfor oltre i 75.000,00 euro

Per poter calcolare a dovere l’imposta IRPEF però si dovranno conoscere anche il reddito complessivo, l’irpef lordo, l’irpef netto e tutte le detrazioni possibili.

Se volessimo fare un esempio semplicistico, però, potremmo dire che: immaginando di avere un reddito imponibile annuo di almeno 29.001 euro, si rientrerà nel terzo scaglione di reddito, quello compreso fra i 28.001 euro e i 55 mila euro annui.

Per poter ottenere il valore dell’IRPEF su questo reddito – ricordiamo, IRPEF lorda! – dobbiamo fare il seguente calcolo:

Prima di tutto dovremo calcolare una rata fissa pari a 6960 euro da pagare, ai quali andrà aggiunto il 38% di aliquota da applicare su tutto ciò che sfora il valore minimo dello scaglione.

La parte di reddito imponibile eccedente il limite inferiore del secondo scaglione va, dunque, moltiplicata per l’aliquota del secondo scaglione – quindi il 38% della parte che eccede i 28 mila euro.

Quindi, dobbiamo sottrarre ai 29.001 euro i 28.001 euro di range minimo, così facendo otterremo la somma eccedente, 1000, ovvero mille euro.

Il 38% di 1000 euro è pari a 380 euro.

Infine, l’IRPEF lorda da pagare sarà pari ai 6960 euro più i 380 euro ottenuti, per un totale di 7340 euro di IRPEF lorda.

Per saperne di più su come effettuare il calcolo dell’irpef, vi rimandiamo all’articolo apposito.

Compreso dunque quali sono i vari scaglioni, occorrerà solo verificare a quale si appartiene per poter comprendere – almeno a livello teorico – quale sia la propria aliquota irpef e quindi la tassazione irpef lorda da pagare rispetto al reddito generato.

Ma generato da chi?

In questo caso stiamo parlando di persone fisiche aventi la partita iva, quindi ecco cosa serve per dover aprire la partita iva.

Chi deve aprire la partita iva?

Capito in cosa consiste l’IRPEF, adesso vediamo insieme chi sono i possessori di partita iva e chi è tenuto ad aprire la partita IVA.

Sono tenuti ad aprire la partita IVA tutti coloro che esercitino un’attività economica continuativa nel tempo (quindi sia le attività, sia i consulenti).

In definitiva sia i liberi professionisti – sia iscritti all’albo che meno – che le imprese individuali, le imprese commerciali, le imprese industriali, le imprese artigiane e molte altre, le quali hanno l’obbligo di aprire partita IVA.

Ovviamente se, come detto, l’attività è abituale e continuativa nel tempo.

Perché ciò sia considerato valido l’attività non deve aver superato i 30 giorni e i 5 mila euro di introiti annuali.

E chi sono i possessori di partita iva? Sono lavoratori che svolgono una prestazione professionale – nei confronti di un altro soggetto fisico o giuridico – abituale e continuativa.

Ma i possessori di partita iva pagano l’irpef? 

Chi ha la partita iva paga l’irpef?

Abbiamo visto cosa sia l’irpef, abbiamo capito chi può aprire la partita iva, ora rimane da comprendere se chi ha aperto la partita iva debba pagare l’IRPEF.

Prima però urge fare una precisazione, l’IRPEF è l’imposta sui redditi prodotti, mentre l’IVA è l’imposta sul valore aggiunto, le due cose quindi – a differenza di ciò che credono molti – non coincidono.

Per tutti coloro che vogliano saperne di più su quali tasse si paghi con la partita iva, vi rimandiamo al video di Laura Rubini Commercialista, qui di seguito.

Appurato che l’irpef e l’iva non sono la stessa cosa, risulta chiaro che queste due imposte possono coesistere ed essere entrambe applicate alle spese del contribuente.

Ricordiamo che essendo l’irpef legata alle persone fisiche non viene pagata dal reddito delle società, in quel caso si parla di ires.

Si ricorda, inoltre, che non tutte le persone fisiche con partita iva sono soggette al pagamento dell’IRPEF, poiché vi sono casi agevolati – come il regime forfettario – dove al posto dell’irpef si paga un’imposta sostitutiva unica.

Vi sono anche casi dove se il reddito annuo non supera una certa cifra, il contribuente con partita iva non dovrà comunque pagare l’irpef, ma procediamo per gradi.

Queste sono tutte le eventualità in cui non si paga l’irpef malgrado la partita iva, ma nel caso si paghi, quanto si paga? 

Quanto paga di irpef chi ha la partita iva?

Come leggiamo su laleggepertutti.it, chiunque produca dei redditi, compresi i possessori di partita iva, sono tenuti a pagare l’irpef.

Il lavoratore autonomo, può ricevere però delle detrazioni sull’IRPEF lorda e vedere così ridotta l’imposta netta da pagare.

Volendo, difatti, il lavoratore autonomo può richiedere fino a 104 euro di detrazione se il reddito complessivo annuo non supera i 4800 euro.

Chi invece ha un reddito compreso fra i 4800 euro e i 55 mila euro, bisognerà applicare la formula 1104 moltiplicato [( 55 mila – il reddito complessivo) diviso 50.200 mila].

Si ricorda che questo tipo di detrazione non può essere cumulato con redditi da pensione o da lavoro dipendente assimilato.

Chi può non pagare l’irpef anche se ha la partita iva?

Come abbiamo visto in precedenza non tutti i possessori di partita iva pagano l’irpef, difatti molti non dovranno pagare l’imposta sul reddito delle persone fisiche.

Non la pagano coloro che risultino come società o enti – essi pagheranno l’ires -, non la pagano le persone fisiche che non abbiano prodotto reddito malgrado abbiano aperto la partita iva, non pagano l’irpef i possessori di partita iva che risultino nel regime forfettario e quindi soggetti ad una tassazione unica e non all’irpef.

Ma ora che abbiamo capito chi non deve pagare l’irpef, per chi deve pagarlo, invece, quand’è la scadenza ultima?

Quando si paga l’irpef delle partite iva?

Nell’anno 2021, col progredire della crisi economica generata dalla pandemia covid, il Governo Draghi ha introdotto molteplici proroghe sul saldo da versare del 2020 e l’acconto del 2021 da parte dei possessori di partita iva.

Il termine di scadenza, di solito fissato al 30 giugno, è stato da principio prorogato al 20 luglio e successivamente prorogato ad agosto ed in seguito al 15 settembre 2021.

Così facendo, tutte le rate antecedenti al 15 settembre dovranno essere versate regolarmente a partire dalla data di settembre, durante il mese di settembre. Per coloro che abbiano rateizzato il pagamento e abbiano già pagato alcune rate pegresse, rimane tutto invariato. Per gli altri, la prima rata - che sia unica o rateizzata - parte dal 15 settembre 2021.

Queste proroghe non hanno generato interessi, perciò tutti i contribuenti possessori di partita iva che ne abbiano usufruito, potranno tranquillamente pagare semplicemente il dovuto.

Questo articolo giunge, dunque, al termine. Per maggiori informazioni in merito all’irpef  - sia per quanto riguarda i pensionati che i lavoratori dipendenti – vi rimandiamo ai nostri articoli specifici.

Per tutti coloro che siano già possessori di partita iva o siano intenzionati a diventarlo, speriamo che questo articolo abbia potuto dissipare – almeno in parte – la nube di confusione che si genera quando si citano le tasse della partita iva e soprattutto l’imposta sul reddito delle persone fisiche conosciuta come IRPEF.