Il mondo del lavoro è radicalmente cambiato negli ultimi anni, e questo cambiamento ha portato alla diffusione di nuove tendenze: sempre più persone, infatti, scelgono di lavorare online come copywriter, gestori di e-commerce, youtuber o influencer. Anche queste figure, come tutte le altre professioni, hanno necessità di aprire una partita IVA per regolare la propria posizione col fisco.

Molto spesso, tra l’altro, soprattutto i giovani lavoratori digitali scelgono di diventare nomadi digitali, ossia tutti quei lavoratori che non hanno una sede fissa, ma viaggiano e si spostano spesso grazie alla loro possibilità di lavorare da remoto.

Con l’evoluzione tecnologica in atto, infatti, sono molte le aziende che accettano di avvalersi di collaboratori da remoto, e questo permette al lavoratore di diventare un nomade digitale.

Scopriremo, in questo articolo, come funziona la partita IVA per le categorie sopracitate, quindi:

  • copywriter
  • e-commerce
  • youtuber e influencer
  • nomadi digitali

Partita IVA copywriter

Si tratta di quella figura che gestisce testi, slogan e articoli, di solito in ottica SEO, in modo da permettere all’azienda per cui lavorano di farsi trovare sul web.

Non è però questa la sede per analizzare la professione del copywriter in quanto, se stai leggendo questo articolo, saprai sicuramente benissimo di cosa si tratta.

Se invece sei curioso e vuoi sapere di cosa si tratta, ti invitiamo a leggere il nostro articolo sul lavoro del SEO copywriter.

Occupiamoci, in questa sede, della questione partita IVA copywriter. Nel caso in cui si decida di intraprendere questa professione, infatti, è necessario, nella maggior parte dei casi, aprire una partita IVA per mettersi in regola con il fisco.

Se infatti si svolge l’attività di copywriter come attività continuativa e non occasionale, è necessario aprire partita IVA per poter emettere regolari ricevute ai committenti.

Aprire una partita IVA copywriter presuppone innanzitutto l’individuazione del codice ATECO: purtroppo, però, non esiste ad oggi un codice ATECO che individui questa professione; si può dunque scegliere il codice indicante le attività professionali non inquadrabili con altri codici. Come ci fa notare Flextax, è possibile scegliere tra tre codici ATECO 70.21.00, 63.99.00 e 90.03.09, che riguardano la creazione di opere letterarie e/o informatiche.

Così come non esiste un codice ATECO, non esiste per la partita IVA copywriter una cassa di riferimento: è dunque necessaria l’iscrizione alla gestione separata INPS.

Per quanto riguarda, infine, il regime fiscale da scegliere, è consigliabile scegliere il regime forfettario se il fatturato annuo non è superiore ai 65.000 annui. La partita IVA forfettaria è infatti quella più conveniente nel nostro Paese e, qualora sia possibile scegliere questo regime fiscale, si tratta di quello più indicato in molti casi.

Partita IVA eCommerce

Anche coloro i quali decidono di avviare il proprio negozio online tramite siti di eCommerce sono tenuti ad aprire una partita IVA.

Nel caso degli eCommerce, come anche accade con i copywriter, la partita IVA va aperta necessariamente se si tratta di un’attività regolare e stabile nel tempo, indipendentemente dall’entità del fatturato annuo.

Anche in questo caso, comunque, è possibile aprire una partita IVA eCommerce in regime forfettario, con tutte le agevolazioni previste da questo regime. Ovviamente questa possibilità non rappresenta un’opzione per tutti quegli eCommerce che fatturano più di 65.000 euro annui.

I possessori di partita IVA eCommerce devono comunque tenere in considerazione un dettaglio fondamentale: se hanno intenzione di effettuare vendite all’estero, infatti, è necessario oltre ad aprire la partita IVA regolarmente, richiedere all’Agenzia delle Entrate l’iscrizione all’archivio VIES (VAT information Exchange System), in modo da poter commerciare regolarmente coi Paesi Esteri.

Il codice ATECO previsto per “Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet” è 47.91.10. Trattandosi di un negozio online, poi, è necessaria per la partita IVA eCommerce l’iscrizione alla Camera di Commercio, oltre che la comunicazione tramite SCIA al comune in cui l’attività ha la propria sede legale.

Partita IVA influencer e youtuber

Anche le nuove professioni digitali di influencer e youtuber devono essere regolarizzate tramite l’apertura di una partita IVA quando diventano continuative nel tempo, in modo da essere in grado di fatturare ai propri committenti e adempiere ai propri obblighi fiscali.

Se dunque queste attività vengono svolte regolarmente nel tempo, è necessario aprire una partita IVA: in questo caso, il codice ATECO per partita IVA influencer può essere scelto tra 73.11.01 (Ideazione di campagne pubblicitarie), 73.11.02 (Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari) oppure 74.90.99 (Altre attività professionali nca). Come nel caso del copywriter, infatti, non esiste uno specifico codice ATECO per la professione dell’influencer.

Per la partita IVA youtuber, invece, la scelta del codice ATECO può ricadere sul codice 73.11.02.

Una volta individuato il codice ATECO, si può passare all’apertura della partita IVA influencer o youtuber: nel caso in cui il guadagno annuo non sia superiore ai 65.000 annui, anche in questo caso si consiglia di scegliere il regime forfettario, per poter godere di tutte le agevolazioni previste da questo regime.

Non esistendo una cassa previdenziale per queste due professioni, infine, sarà necessaria l’iscrizione alla gestione separata INPS.

Partita IVA nomadi digitali

Analizziamo, infine, il particolare caso rappresentato dalla partita IVA nomadi digitali, categoria che racchiude tutti quei professionisti freelance che, potendo lavorare da remoto, non scelgono una sede fissa ma decidono di spostarti continuamente, viaggiando mentre lavorano.

Anche i nomadi digitali, se svolgono attività di carattere non occasionale, dovranno aprire una partita IVA; in questo caso, dato che si tratta di lavoratori che viaggiano continuamento, come aprire una partita IVA nomadi digitali.

Il problema però si pone in base al numero dei giorni in cui il nomade digitale deciderà di risiedere all’estero: se infatti si superano i 183 giorni per ogni anno, il lavoratore potrà scegliere di aderire ai regimi di tassazione esteri vigenti nel Paese in cui risiede abitualmente.

Ma, nel caso in cui si risieda all’estero per meno di 183 giorni ogni anno, la fiscalità resta di pertinenza italiana; in questo caso, le procedure legate alla partita IVA nomade digitale sono simili a quelle di ogni altro lavoratore autonomo.

Bisogna dunque, per prima cosa, scegliere il proprio codice ATECO: in questo caso, il codice dipende dalla professione svolta e, trattandosi di un gruppo eterogeneo di lavoratori, il codice va scelto ovviamente caso per caso, in base alla propria professione.

Stesso discorso vale per la cassa previdenziale: occorre individuare la propria cassa di appartenenza, se esiste; in caso contrario, come avviene per le professioni digitali (influencer, copywriter, youtuber, ma anche altre professioni digitali di recente introduzione), bisogna iscriversi alla gestione separata INPS.

Si potrà, anche in queto caso, scegliere il regime fiscale forfettario agevolato qualora si rispettino tutti i requisiti previsti.

Trattandosi di una questione abbastanza complessa, per evitare problemi col fisco (sia italiano che estero) è consigliabile, per una partita IVA nomade digitale, farsi seguire da un professionista esperto in materia.

Consigliamo inoltre la visione di questo video di Expatrio, in cui si analizzano sia i rischi logistici del nomadismo digitale, sia quelli legati situazione fiscale: