Partita IVA: quali sono le differenze tra il regime agevolato ed il regime ordinario? Quale dei due conviene? 

E, soprattutto, cos’è questo regime agevolato, con esattezza?

Quando si tratta di partita IVA, gli interrogativi sono moltissimi: le leggi italiane, sebbene molto specifiche, prevedono varie possibilità quando si vuole avviare un’attività in proprio; nello specifico, il lavoratore autonomo può scegliere il proprio regime fiscale, che determinerà l’entità di tasse e imposte che il lavoratore stesso dovrà pagare.

Cercheremo, con questo articolo, di capire in cosa consiste il cosiddetto regime agevolato e in cosa differisce rispetto al regime ordinario.

Partita IVA: cosa significa regime agevolato?

Iniziamo con una dovuta precisazione: quello che comunemente viene definito come regime agevolato, non è altro che il regime fiscale che è meglio conosciuto come regime forfettario.

Si tratta infatti di un regime agevolato introdotto nel 2015 dalla cosiddetta Legge di stabilità 2015 (e successivamente modificato dalla Legge di stabilità 2016) ed è un regime riservato alle imprese di piccole dimensioni, oltre che a lavoratori autonomi e liberi professionisti.

Il regime forfettario è, di fatto, un regime agevolato perché prevede numerosi vantaggi in termini economici, come vedremo tra poco.

Oltre a delle semplificazioni a livello di contabilità e di IVA, infatti, il regime forfettario prevede la determinazione di una quota forfait, che permette di stabilire l’entità di tasse e contributi.

Di fatto, il regime agevolato con quota forfait prestabilita è nato per incentivare le attività imprenditoriali nel nostro Paese, e rappresenta la scelta d’elezione per la stragrande maggioranza delle piccole imprese e delle attività in proprio nostrane.

Come funziona il regime agevolato

Il regime agevolato forfettario non è altro che il regime che ha sostituito il vecchio regime dei minimi, apportandovi alcune differenze.

Nello specifico il regime agevolato forfettario per la partita IVA prevede una tassazione bassissima con aliquota che va dal 5% ad un massimo del 15%.

Il regime forfettario, nello specifico, prevede di agevolare soprattutto le attività nascenti e le start up, in quanto per i primi cinque anni di attività, l’aliquota prevista è pari al 5%. Successivamente, dopo i cinque anni di attività, questa passa al 15%.

Viene, inoltre, stabilito il coefficiente di redditività relativo all’attività economica svolta, che servirà per calcolare l’imposta sostitutiva e permetterà di definire la percentuale del fatturato sulla quale pagare l’imposta. Ovviamente, il coefficiente di redditività varia in base alla tipologia di attività svolta e viene stabilito sfruttando il codice ATECO della partita IVA.

Altro vantaggio del regime agevolato forfettario, per il quale molti professionisti scelgono di aderirvi, è che le operazioni svolte sono esenti dall’IVA: questo significa che i clienti non dovranno pagare l’IVA per le prestazioni svolte da professionista in regime agevolato, il che coincide con prezzi più competitivi.

Non vi è, infine, l’obbligo di contabilità: l’unico obbligo da rispettare con regime forfettario agevolato è la numerazione progressiva delle fatture emesse.

Partita IVA con regime ordinario o agevolato? Quale conviene

La partita IVA in regime ordinario viene di solito utilizzata da chi supera un fatturato annuo di 65.000 euro o da coloro i quali, per svariate ragioni, non possano accedere al regime agevolato.

Il regime ordinario, rispetto al regime agevolato, prevede purtroppo minori agevolazioni, anche se spesso è l’unica opzione disponibile per alcuni professionisti o aziende. Nel paragrafo successivo vedremo quali.

La partita IVA in regime ordinario deve infatti, obbligatoriamente, tenere la contabilità, oltre che effettuare le liquidazioni e i versamenti IVA, che possono essere versati su base mensile o trimestrale.

Anche la partita IVA in regime ordinario ha però i suoi vantaggi: primo fra tutti, il diritto a poter dedurre le spese sostenute per le attività lavorative. Questa possibilità non viene concessa invece alla partita IVA con regime forfettario.

È inoltre prevista, a differenza del regime agevolato, la possibilità di detrarre anche altri tipi di spese, quali quelle familiari, 

Per quanto riguarda la tassazione della partita IVA con regime ordinario, questa è molto differente rispetto alla partita IVA forfettaria: come è possibile leggere su un articolo di flextax.it, esistono ben cinque aliquote IRPEF differenti, che variano in base al reddito dichiarato:

  • per redditi fino a 15.000 euro, l’aliquota è pari al 23%
  • per redditi da 15.001 fino a 28.000 euro, l’aliquota è pari al 27%
  • per redditi da 28.001 fino a 55.000 euro, l’aliquota è pari al 38%
  • per redditi da 55.001 fino a 75.000 euro, l’aliquota è pari al 41%
  • per redditi superiori ai 75.000 euro, l’aliquota è pari al 43%.

È dunque indubbio che, per quanto riguarda la tassazione, il regime agevolato forfettario sia più conveniente, in quanto prevede un’aliquota molto più bassa rispetto al regime ordinario.

È anche vero, però, che si tratta di una convenienza molto relativa in quanto, se il proprio lavoro prevede delle spese lavorative molto elevate, con regime agevolato queste non potranno assolutamente essere scaricate.

Vi sono quindi dei casi in cui conviene aprire partita IVA con regime ordinario rispetto a quello forfettario.

Per valutazioni sul proprio specifico caso, si consiglia di rivolgersi ad un esperto del settore.

Partita IVA: come aderire al regime agevolato?

Abbiamo già anticipato che non tutti possono purtroppo aprire una partita IVA con regime agevolato forfettario; per poter aderire a questo particolare regime, infatti, è necessario rispettare tutti i requisiti previsti dalla Legge n. 190 del 23 dicembre 2014.

Possono infatti accedere al regime agevolato soltanto tutti quei soggetti o attività il cui fatturato annuo non superi i 65.000 euro annui totali; inoltre, le spese relative al personale non possono essere superiori ai 20.000 euro.

Tra l’altro la partita IVA, per poter richiedere accesso al regime agevolato, deve essere nuova: questo in quanto si vuole evitare la chiusura e successiva riapertura di nuova azienda per poter accedere all’aliquota del 5% anche dopo il quinto anno di attività; dunque, nel caso in cui l’attività risulti aperta da più di cinque anni, l’aliquota che si andrà a pagare sarà pari al 15%.

Un discorso simile vale per coloro i quali, nei tre anni precedenti al lavoro autonomo con partita IVA, abbiano svolto attività di impresa, professionale o artistica: in questo caso, i soggetti all’apertura della nuova partita IVA possono accedere al regime forfettario agevolato, ma non con un’aliquota pari al 5%. L’aliquota viene, nello specifico caso, innalzata al 15%.

Come aderire al regime ordinario

Per quanto riguarda la partita IVA con regime ordinario, invece, non sono previsti particolari requisiti da rispettare. 

Si tratta del regime più utilizzato nel caso in cui i ricavi annui siano superiori ai 65.000 euro e, soprattutto, qualora le spese legate all’attività economica siano molto elevate, tanto da rendere conveniente scaricarle.

Inoltre, il regime ordinario è la scelta obbligata per i titolari di quote societarie o titolari di quote SRL.

È possibile per coloro i quali possiedono partita IVA con regime ordinario, passare al regime agevolato?

Esiste questa opzione, come stabilito dalla Risposta n. 107 del 11/04/2019:

“il contribuente, in possesso dei requisiti per accedere al regime forfetario, può transitare dal regime di tassazione ordinario a quello forfetario”.