Per quanti abbiano deciso di aprire una partita IVA perché liberi professionisti, titolari di aziende o lavoratori dipendenti con i giusti requisiti per ottenerne una, è bene ricordare che non basta farne richiesta all’Agenzia delle Entrate – tramite l’apposita modulistica – ma è necessario scegliere preventivamente il regime fiscale a cui la propria attività può aderire.

In Italia il Fisco prevede due tipologie di regime fiscale: ordinario e agevolato, a cui possono aderire i futuri possessori di partita IVA in base alla tipologia di attività economica che si vuole avviare - che verrà catalogata in relazione alla classificazione ATECO - e agli incassi che si pensa di ottenere. Ma vediamo più nel dettaglio le caratteristiche e le differenze tra i due.

Partita IVA e regimi fiscali: quali sono quelli previsti dall’ordinamento italiano

Prima di scegliere a quale regime fiscale aderire, è bene che il soggetto che desidera avviare una nuova attività a partita IVA conosca quali sono quelli contemplati dal Fisco italiano e che differenze intercorrono tra i diversi profili fiscali.

Fino a qualche anno fa i regimi previsti dall’ordinamento italiano erano cinque, attualmente invece - per semplificare la procedura per le attività a partita IVA - i profili tra cui scegliere si sono ridotti a due:

  1. Il regime agevolato (il cosiddetto regime forfettario).
  2. Il regime ordinario.

Partita IVA a regime fiscale agevolato: caratteristiche e limitazioni strutturali

Il regime fiscale agevolato – meglio conosciuto come regime forfettario – è il sistema che è andato a sostituire l’istituto dell’IRPEF relativo alle persone fisiche che svolgono attività commerciale, d’artigianato o d’impresa a partita IVA. Con la Legge di Bilancio 2020 (dl n. 160 del 27 dicembre 2019) sono stati modificati i requisiti per accedere a tale regime fiscale; inoltre, sono stati integrati un sistema premiale e delle cause ostative per accedervi.

Tra questi limiti di accesso vi sono quelli che riguardano l’ammontare dei ricavi annui: se questi sono inferiori a 65mila euro, allora il titolare di partita IVA può usufruire del regime fiscale agevolato. Questa limitazione coinvolge tutte le categorie di imprenditori e attività. Inoltre, è possibile accedere al regime forfettario anche se le spese sostenute per dipendenti e collaboratori non superino i 20mila euro annui lordi.

Nel caso in cui, invece, l’attività a partita IVA abbia dei ricavi superiori alla soglia limite di 65mila euro (o superi i 20mila euro per le spese extra) stabiliti dalla legge, allora il regime forfettario decadrà già a partire dall’anno successivo.

Partita IVA a regime fiscale agevolato: le cause ostative che impediscono di usufruire del regime forfettario

Come anticipato, per accedere al regime forfettario, sono necessari specifici requisiti che (se assenti) determinano l’esclusione dell’esercizio commerciale a partita IVA dal regime stesso. Tali limiti sono le cause di esclusione (altrimenti dette cause ostative).

L’attività a partita IVA, quindi, non può accedere al regime agevolato se:

  • Il titolare della partita IVA si avvale di un regime IVA speciale o di uno forfettario per la determinazione del reddito.
  • Il soggetto a partita IVA svolge attività di vendita di terreni edificabili, fabbricati o mezzi di trasporto nuovi.
  • Il contribuente abbia percepito nell’anno precedente un reddito da lavoro dipendente superiore a 30mila euro (eccezion fatta se il suddetto rapporto di lavoro sia cessato).

Partita IVA a regime fiscale forfettario: i vantaggi di chi può aderirvi

Sono molti i vantaggi per i titolari di attività a partita IVA che decidono di aderire al regime forfettario, sia per ciò che concerne l’aspetto fiscale che quello contabile. Prima di compiere la scelta definitiva, però, al soggetto esercente conviene sempre conoscere come si stabilisce il reddito imponibile.

Il reddito relativo a questo regime fiscale, si determina sommando ai ricavi della propria attività a partita IVA quelli del coefficiente di redditività relativo alla stessa. Al tale somma finale viene applicata un’imposta fissa del 15%. Oltre a ciò, se si sta per avviare una startup, la percentuale passa dal 15% al 5% per i primi cinque anni di attività.

Ulteriori agevolazioni relative all’adesione al regime agevolato riguardano anche la fatturazione. Infatti, i soggetti che scelgono tale regime fiscale non sono tenuti ad emettere fatture o ad effettuare la fatturazione elettronica; in più, in corso di pagamento, gli esercenti possono anche non indicare il numero della partita IVA ma esclusivamente la quota netta da pagare.

Partita IVA e regime fiscale forfettario: i requisiti per accedervi

Per usufruire dei vantaggi fiscali garantiti dal sistema forfettario, è necessario che la nuova attività a partita IVA abbia determinati requisiti quali:

  • Non aver svolto nessun tipo di attività economica nei tre anni precedenti.
  • La nuova attività a partita IVA non deve in nessun modo configurarsi come prosecuzione di un’altra dove il soggetto titolare vi era impiegato come dipendente o libero professionista.

Per una trattazione più dettagliata sul tema della partita IVA con regime forfettario, si rimanda al seguente articolo che affronta tutti gli aspetti relativi a questo regime fiscale.

Partita IVA a regime fiscale ordinario per società di capitali e ditte individuali

Nella situazione in cui l’impresa a partita IVA si trovi a sostenere delle spese molto esose il regime forfettario potrebbe non essere così vantaggioso, al contrario di quello ordinario. Esso si applica obbligatoriamente alle società di capitali, mentre per le ditte individuali la scelta di tale istituto fiscale può essere facoltativa.

Tuttavia, per le ditte individuali che nell’anno finanziario precedente all’apertura della partita IVA hanno percepito ricavi non inferiori a:

  • 700mila euro per attività di lavoro extra.
  • 400mila euro per consuete prestazioni lavorative.

Adottare il regime ordinario sarà obbligatorio e la tassazione verrà applicata in base alle aliquote IRPEF. Tra gli obblighi da rispettare per le società a partita IVA che adotteranno tale sistema fiscale ci sarà quello di fatturazione elettronica che dovrà essere inviata ai clienti tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate (cassetto fiscale) o PEC (Posta Elettronica Certificata).

Regime forfettario e ordinario: cosa scegliere per la propria attività a partita IVA?

Facendo un confronto tra i due istituti fiscali risulta indubbio che col regime forfettario le percentuali sulla tassazione siano più basse in quanto viene applicata un’aliquota fissa del 15% sul reddito (che passa al 5% nei primi cinque anni per le nuove attività). Inoltre, tale regime esenta il contribuente a partita IVA dall’obbligo di fatturazione elettronica.

Per contro, però, il regime forfettario agevolato non consente di scaricare i costi relativi all’attività a partita IVA nella dichiarazione dei redditi annuale, al contrario del regime ordinario che lo permette e ciò può essere conveniente per tutte quelle imprese che devono sostenere spese molto esose nel corso dell’anno finanziario.

Il regime ordinario, quindi - seppur presenti un regime tributario più elevato e una contabilità più articolata - sembra essere più vantaggioso per le imprese a partita IVA che, nel corso della loro attività, effettuano acquisti importanti come, ad esempio, macchinari o attrezzature che possono in questo modo essere scaricate.

Scegliere il regime fiscale da applicare alla propria attività commerciale a partita IVA, dunque, non è immediato in quanto, in base al regime, cambiano gli adempimenti annuali da rispettare e i tributi da pagare. Le variabili da tenere in considerazione sono molte: dalla tipologia a cui appartiene l’esercizio commerciale al fatturato annuo fino alle spese effettuate; per questo è sempre consigliabile affidarsi ad un consulente professionista del settore.

Per ulteriori delucidazioni sulle differenze che intercorrono tra regime ordinario e forfettario che possa essere utile per quanti vogliano avviare un’attività economica a partita IVA, si consiglia la visione del video YouTube realizzato dal dottore commercialista Giuseppe Nebbia.