Il libero professionista o il titolare di un’impresa che decide di avviare una propria attività autonoma, prima o poi, si scontra con la questione se aprire o meno una partita IVA.

Nonostante l’iter per ottenerla in sé sia gratuito, la fase di gestione e versamento delle imposte e dei contributi non è priva di costi. Cerchiamo di far chiarezza sulla questione anche in vista della chiusura dell’anno finanziario 2021.

Partita IVA costi e gestione: a cosa serve e chi è tenuto ad aprirne una

La partita IVA si configura come un codice numerico di undici cifre che viene rilasciato, in modo gratuito, dall’Agenzia delle Entrate e va ad identificare i soggetti che esercitano delle attività lavorative rilevanti ai fini dell’imposizione fiscale sul valore aggiunto.

Partendo dal presupposto economico che ogni fase produttiva e di distribuzione di beni e servizi produce valore, questo può essere tassato dallo Stato (tramite IVA, per l’appunto). In più, l’imposta sul valore aggiunto si configura anche come una tassa sui consumi in quanto colui che la paga è il consumatore finale.

La partita IVA, quindi, serve ad identificare il contribuente che, producendo "ricchezza", è tenuto a pagare questo valore aggiunto sottoforma di imposta. Possedere una partita IVA contribuisce, non solo a mettere in regola il soggetto con il sistema fiscale del proprio paese, ma gli consente anche di emettere fattura che va a certificare l’avvenuta compravendita di un bene o di un servizio.

Ma non solo, possedere una partita IVA, permette di registrare i ricavi della propria attività su cui si andrà a calcolare la base dalla quale verranno pagate le imposte allo Stato e versati i contributi. Sono tenuti (o almeno è consigliabile) aprirne una tutti i liberi professionisti o imprenditori che svolgono una prestazione di lavoro per più di 30 giorni consecutivi e i cui ricavi superano i 5000 euro.

Partita IVA costi e gestione: quali sono i costi di gestione di una partita IVA e da cosa dipendono

Aprire una partita IVA non comporta nessun costo, basta inviare la richiesta all’Agenzia delle Entrate tramite modulo AA9/12 (se si tratta di lavoratori autonomi o ditte individuali) e modello AA7/10 (in caso di enti società o associazioni). Per una trattazione più approfondita circa le modalità di apertura della partita IVA si consiglia la lettura del precedente articolo sul tema.

Le spese effettive che comporta l’apertura di una partita IVA riguardano la sua gestione annuale. I costi associati alla partita IVA dipendono dall’istituto fiscale a cui ha aderito il soggetto. In Italia sono contemplati solamente due regimi fiscali: quello forfettario e quello ordinario.

Partita IVA costi e gestione: i costi della partita IVA a regime forfettario

Il regime forfettario viene scelto dagli esercenti che hanno avviato un’attività a partita IVA i cui ricavi non superano i 65mila euro. La tassazione prevista per questo regime fiscale presenta un’aliquota a tasso fisso del 15% (5% per i primi cinque anni in caso di nuovo esercizio commerciale); inoltre i soggetti sono esentati dall’IVA.

L’unico svantaggio di questo regime, per altri versi molto conveniente, è che non è possibile dedurre o detrarre le spese sostenute – con esclusione dei contributi previdenziali INPS che sono obbligatori. Per conoscere meglio le caratteristiche del regime forfettario per la partita IVA, si rimanda al seguente articolo in materia.

Partita IVA costi e gestione: i costi della partita IVA a regime ordinario

I soggetti che aderiscono al regime ordinario sono titolari di imprese con guadagni molto elevati che possono sostenere spese di gestione della partita IVA anche alti. Per i contribuenti che aderiscono a tale regime fiscale, è prevista l’iscrizione alla Camera di Commercio, il che comporta una spesa annua di circa 80-100 euro.

Ulteriori spese da sostenere per i titolari di partita IVA a regime ordinario, sono certamente la parcella del commercialista – che si aggira intorno ai 1000 euro annuali – e i contributi INPS. A questi costi da sostenere si aggiunge anche la tassazione IRPEF (calcolata sul reddito) e IRAP (conteggiata sul valore aggiunto).

In generale, le spese annuali di manutenzione della partita IVA dipendono da diversi elementi che sono ad essi proporzionati. Tali fattori sono:

  • Il regime contabile e fiscale adottato.
  • Il volume dell’attività a partita IVA.
  • I costi di gestione per i collaboratori e il personale dipendente.
  • Il tipo di consulenza effettuata dal commercialista (se semplice o specialistica).

Partita IVA costi e gestione: l’obbligo di versamento dei contributi INPS

Tra gli obblighi fiscali per tutti i lavoratori (a partita IVA o no) vi è quello di versare i contributi previdenziali all’Istituto italiano di Previdenza Sociale (INPS) al fine di poter acquisire la pensione e avere una copertura in caso di infortunio, malattia, invalidità o morte. In ambito di obblighi fiscali previdenziali vi è però una differenza tra i lavoratori dipendenti e i liberi professionisti:

  • I lavoratori dipendenti (sia pubblici che privati) hanno la copertura previdenziale del datore di lavoro o dell’ente pubblico che versa al posto loro i contributi all’Istituto previdenziale.
  • I lavoratori autonomi a partita IVA devono versare autonomamente i contributi all’INPS, o alla Gestione Separata (se non appartengono a nessun ordine professionale) o ad una cassa di categoria (se legati ad uno specifico albo).

Per avere maggiori informazioni sulle percentuali dei costi di una partita IVA, in relazione alle aliquote IRPEF, IVA e ai contributi da versare all’INPS in caso di cassa professionale o Gestione Separata, si consiglia la visione del video YouTube realizzato da Leonardo Pinna.

Partita IVA costi e gestione: scadenze e proroghe del 2021

Un altro tema che riguarda i contribuenti titolari di partita IVA sono le scadenze annuali dei versamenti per le dichiarazioni dei redditi, IVA e IRAP. In vista della chiusura dell’anno finanziario 2021, il decreto Sostegni bis ha stabilito una proroga per effettuare i pagamenti – che precedentemente dovevano essere versati dal 30 giugno al 31 agosto 2021. Vediamo nel dettaglio il nuovo calendario.

A seguito delle varie risoluzioni che hanno portato il governo italiano a stabilire diversi rinvii per il versamento dei tributi, i contribuenti hanno chiesto di far chiarezza sia sulle nuove date per le scadenze che sui soggetti che potevano beneficiare di tali dilazioni. A questi quesiti ha risposto l’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n.53/E dello scorso 5 agosto 2021.

Partita IVA costi e gestione: le categorie che possono beneficiare della proroga del 15 settembre 2021

Nella comunicazione si legge che, a seguito della differimento delle scadenze fiscali dal decreto Sostegni bis, per i beneficiari (a partita IVA o no) di questa dilazione sarà possibile effettuare i pagamenti anche a rate (con relativi interessi), secondo un calendario stabilito dall’Agenzia delle Entrate. Ma chi può concretamente usufruirne?

Nella risoluzione n.53/E delle Entrate si legge che la nuova proroga – fissata per il 15 settembre 2021 – è indirizzata a: 

  • I titolari di attività economiche sulle quali si possono applicare gli ISA (Indici Sintetici di Affidabilià).
  • Quanti nel 2020 erano titolari di partita IVA a regime forfettario.
  • I possessori di partita IVA che nel 2020 usufruivano di un regime di vantaggio per lavoro in mobilità o imprenditoria giovanile.
  • Coloro che nel 2020 erano soci di associazioni, imprese o società.
  • I soggetti a partita IVA che, sempre nel 2020, creavano reddito in base ad altri criteri forfettari.
  • Tutti coloro che rientrano in altre cause di esclusione ISA. 

Partita IVA costi e gestione: il calendario delle rateizzazioni dei pagamenti e il tasso di interessi

Come anticipato, il decreto Sostegni bis ha stabilito una dilazione per le scadenze fiscali che adesso è fissata per il 15 settembre 2021. I soggetti che ne possono beneficiare – siano titolari di partita IVA o no – hanno la possibilità di scegliere anche la rateizzazione per il pagamento dei tributi fiscali.

Chi opta per tale soluzione, però, è tenuto a versare la prima quota di pagamento (originariamente in scadenza tra il 30 giugno e il 31 agosto) comunque entro il 15 settembre 2021, senza possibilità di proroga di 30 giorni ma non dovendo pagare interessi. Tuttavia, le altre quote (per un massimo di sei) dovranno essere pagate dal 16 settembre 2021 in poi e saranno soggette ad un tasso maggiorato al 4%

Infine, per titolari di partita IVA o per i semplici contribuenti che decidono di non rispettare i calendari della rateizzazione e versare gli importi dovuti secondo quote e scadenze a libera scelta, è possibile pagare la differenza dovuta al fisco in una delle seguenti modalità:

  • Con massimo quattro soluzioni rateali. La prima da estinguere improrogabilmente entro il 15 settembre 2021, le altre in sequenza e soggette ad una percentuale di interessi.
  • Con un pagamento unico, senza interessi e da versare entro il 15 settembre 2021.