E' possibile andare in pensione dopo aver maturato vent'anni di contributi, senza particolari penalizzazioni dell'assegno mensile? La risposta è affermativa. I lavoratori, che avessero maturato un'anzianità di vent'anni, possono andare tranquillamente in quiescenza: il Governo guidato dal premier Mario Draghi ha confermato questa possibilità, nel momento in cui si sia in possesso di particolari requisiti.

A questo punto, la domanda che ci pongono molti nostri lettori è la seguente: a quale tipo di trattamento previdenziale si ha diritto. Ma soprattutto a quale età anagrafica è possibile andare in pensione, nel momento in cui si raggiungono i vent'anni di permanenza sul lavoro. Proviamo a scoprirlo!

In pensione prima del previsto!

La maggior parte dei nostri lettori ritiene che per andare in pensione sia necessario aver maturato almeno 43 anni di contributi. Questa informazione corrisponde alla verità, in quanto è possibile ottenere la pensione anticipata ordinaria, nel momento in cui si siano maturati 42 anni e 10 mesi di contributi se si è un uomo e 41 anni e 10 mesi di contributi, nel caso in cui si sia una donna. Queste regole rimarranno in vigore almeno fino al 2026 compreso. Se questa regola è senza dubbio veriitiera ed i lavoratori possono andare in quiescenza rispettando queste particolari caratteristiche, è anche vero che è possibile andare in pensione dopo aver versato solo e soltanto vent'anni di contributi.

Quello che il nostro lettore, probabilmente, non si aspetterà è che è possibile accedere alla pensione di vecchiaia al raggiungimento, appunto dei vent'anni di contributi. Sarà possibile addirittura ottenere la pensione anticipata al compimento dei 64 anni: ma le possibilità non finisicono qui. Il catalogo delle scelte si estende alla pensione di vecchiaia anticipata, al prepensionamento con isopensione ed al cosiddetto contratto di espansione. Quindi abbiamo davanti un ampio ventaglio scelte, alle quali qualsiasi lavoratore potrà accede. Non parliamo, poi, della possibilità di andare in pensione con 15 anni di contributi (una delle cosiddette deroghe Amato o con il computo presso la Gestione Separata). Per quanti abbiano iniziato a lavorare dopo il 1996 e dopo questa data abbiano iniziato a versare i contributi, c'è addirittura la possibilità di andare in pensione con cinque anni di contributi (non stiamo scherzando, né abbiamo sbagliato).

I nostri lettori capiranno bene che le possibilità di andare in pensione con un po' di flessibillità esistono già. Ed in un certo senso a poco serve che il Governo guidato da Mario Draghi metta mano ad un riforma del sistema previdenziale per garantire una maggiore scelta ai lavoratori. A ben vedere c'è già ampia discrezionalità.

E' possibile andare in pensione a 52 anni con 20 di contributi? Lo spiego in questo articolo: In pensione a 52 anni e 20 di contributi. A chi spetta!.

Vent'anni di contributi e poi c'è la pensione!

E' l'articolo 24 co 6 del DL 201/2011 che permette di ottenere la pensione di vecchiaia al raggiungimento dei 20 anni di contributi. E' possibile andare in quiescenza al raggiungimento dei 67 anni di età e nel conteggio dei versamenti rientrano quelli effettivi e quelli figurativi, tra questi ci sono:

  • maternità;
  • servizio militare;
  • disoccupazione;
  • cassa integrazione;
  • malattia.

Nel conteggio rientrano anche quelli volontari e da riscatto. Ma non solo: è possibile arrivare alla pensione di vecchiaia attraverso il cumulo dei contributi: in altre parole è possibile sommare gratuitamente tutti i contributi raccimolati in gestioni differenti.

In questo caso, comunque, rimane fermo il requisito dell'età che oggi è a 67 anni. Purtroppo dal 1° gennaio 2023 questo potrebbe salire: continua a rimanere invariato il requisiti dei 20 anni di contributi, che non è soggetto alle regole dell'adeguamento all'aspettativa di vita, mentre quello dell'età anagrafica dovrebbe aumentare ogni biennio di tre mesi. Discorso a parte, invece, per quanti stiano effettuando dei lavori gravosi od usuranti, la cui età anagrafica per andare in pensione rimane ferma a 66 anni e 7 mesi, ma sono richiesti 30 anni di contributi.

Per quanti abbiano maturato dei contributi prima del 1996 è necessario, per riuscire ad ottenere la pensione di vecchiaia, oltre ai vent'anni di contributi anche il raggiungimento di una determinata soglia economica, nel momento in cui andranno ad incassare l'assegno previdenziale. E' richiesto che questo sia superiore a 1,5 voltre l'assegno sociale, che nel 2021 è posto a 690,42 euro.

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Pensione anticipata con 20 anni di contributi!

Al raggiungimento dei vent'anni di contributi è possibile ottenere anche la pensione anticipata. Proviamo a vedere quali casi prevede la normativa. Per quanti stiano lavorando nel settore privato e che abbiano un'invalidità pensionabile pari all'80% potranno ottenere la pensione di vecchiaia con 20 anni di contributi, nel momento in cui:

  • abbiano compiuto 56 anni se sono una donna; dovranno attendere la finestra di 12 mesi;
  • abbiano compiuto 61 anni se sono un uomo; oltre ad attendere la finestra di 12 mesi.

Sicuramente una delle formule più appetibili alla maggior parte dei lavoratori è la possibilità di andare in pensione anticipatamente, al compimento dei 64 anni di età. In questo caso è necessario avere versato i contributi esclusivamente dopo il 1996, mentre l'assegno previdenziale che arriverà dovrà essere almeno 2,8 volte qullo sociale. In altre parole si dovrà ricevere un assegno previdenziale pari ad almeno 1.288,78 euro.

Una possibilità, infine, è quella offerta dall'Ape volontario. Questa misura non deve essere confusa con la pensione anticipata, perché affianca il lavoratore dal compimento dei 63 anni fino all'età in cui maturerebbe quella di vecchiaia. In altre parole il lavoratore, grazie all'Ape volontaria, potrà ricevere un assegno a partire dai 63 anni, purché sia in possesso di almeno 20 anni di contributi. Il periodo massimo copribile è pari a 3 anni e 7 mesi. L’Ape volontario è ottenuto grazie a un prestito bancario, che deve essere restituito in 20 anni, una volta perfezionati i requisiti per la pensione: la restituzione del finanziamento comporta delle penalizzazioni non indifferenti.

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