Finalmente è arrivata la conferma definitiva. Sarà possibile andare in pensione a 57 anni: Mario Draghi ed il suo Governo non hanno nulla da obiettare. Per poter accedere a questa misura, fin da subito, i diretti interessati devono essere in possesso di alcuni requisiti: questo limita l'accesso alla misura solo ad alcuni lavoratori. Ma la possibilità di andare in pensione a 57 anni rimane valida e costituisce un'opportunità per molti lavoratori.

Sono in molti a preoccuparsi per il proprio destino lavorativo, condizionato dal perdurare della crisi economica e dalle pesanti conseguenze della pandemia. A questo si aggiunge anche che dal 1° gennaio 2022 non sarà più possibile accedere a Quota 100, la misura fortemente voluta dalla Lega e dal suo ledear Matteo Salvini. Chi non avrà maturato i 38 anni di contributi ed i 62 anni di età entro il 31 dicembre 2021 dovrà necessariamente rispettare i requisiti della Legge Fornero per andare in pensione. Sempre che non rientri tra quanti possano accedervi a 57 anni.

In pensione a 57 anni: è possibile fin da subito!

Una delle possibilità per andare in pensione a 57 anni è quella di usufruire delle potenzialità di Quota 41, che permette di uscire dal mondo del lavoro al momento in cui si siano maturati almeno 41 anni di contributi. In altre parole è necessario essere un lavoratore precoce. Questa particolare tipologia di dipendenti ha la possibilità di andare in pensione al raggiungimento dei 41 anni di contributi, indipendentemente dalla propria età anagrafica. E' necessario, però, che abbiano maturato almeno 12 mesi di contributi effettivi, anche se non continuativi, prima del compimento dei 19 anni. L'assegno previdenziale che spetterà a questa platea di pensionati è calcolato con il sistema misto. E' importante, inoltre, segnalare un fatto positivo: fino al 2026 sono bloccati gli scatti legati all'aspettativa di vita.

Per poter accedere a Quota 41 e quindi andare in pensione dopo aver maturato 41 anni di contributi, è necessario rispettare alcuni requisiti:

  • essere un lavoratore dipendente disoccupato, a seguito di un licenziamento collettivo od individuale. Non importa se questo sia avvenuto per giusta causa o per una risoluzione consensuale. Deve, inoltre, aver terminato da almeno tre mesi la fruizione della Naspi e di qualsias altra indennità che spetterebbe;
  • essere un lavoratore dipendente od autonomo caregiver, che nel momento in cui ha presentato la domanda per la pensione stia assistendo da almeno sei mesi il coniuge od un parente di primo grado convivente, al quale sia stato accertato un grave handicap ai sensi della Legge 104;
  • essere un lavoratore dipendente od autonomo, che abbia subìto una riduzione della capacità lavorativa ed al quale sia stato accertato una percentuale di invalidità civile superiore al 74%;
  • essere un lavoratore che sta svolgendo un'attività usurante o particolarmente gravosa.

Per poter andare in pensione a 57 anni, sfruttando le possibilità di Quota 41 è necessario richiedere il beneficio entro il 1° marzo di ogni anno. Eventuali domande presentate tardivamente dovranno arrivare entro e non olre il 30 novembre: queste saranno prese in considerazione solo se ci saranno delle risorse finanziarie residue per erogarle.

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In pensione a 57 anni: tutte le altre strade da percorrere!

Il Governo guidato da Mario Draghi ha aperto la strada anche ad altre possibilità, per andare in pensione. Non sempre è necessario essere in possesso di 41 anni di contributi ed aver iniziato a lavorare prima dei 19 anni. Un po' da contraltare e da contrappasso lo fa un misura che Mario Draghi ha confermato: sarà possibile andare in pensione con 10 anni di contributi, nel momento in cui si rientri in determinate categorie. Sarà possibile andare in pensione a 57 anni nel caso di invalidità civile. Sarà l'Inps a dover riconoscere direttamente l'invalidità: nel caso in cui questa venga confermata (ovviamente una conferma strettamente burocratica) sarà possiible accedere alla pensione a 57 annni.

Ma non solo: sarà possibile riuscire ad ottenere l'assegno ordinario di invalidità se la capacità lavorativa si riduca oltre una certa percentuale, e si siano maturati almeno cinque anni di contributi (tre dei quali nell'ultimo quinquennio). L'assegno accompagnerà il lavoratore fino al momento in cui potrà percepire la pensione di vecchiaia. Quanti non riescano a rientrare nei requisiti per avere l'assegno di invalidità, potranno puntare a quello di inabilità. Servono sempre cinque anni di contributi ed il raggiungimento dei 57 anni. Questo è, in altre parole, un trattamento assistenzialistico simile alla pensione sociale.

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Le alternative!

No signori, non ci siamo ancora giocati tutte le carte possibili. I dipendenti pubblici che abbiano un'invalidità riconosciuta pari o superiore all'80% potranno andare in pensione al compimento dei 57 anni. In questo caso è necessario aver maturato almento 15 anni di contributi, ma soprattutto non si potrà accedere alla pensione di vecchiaia anticipata. Nel momento in cui gli uomini compiranno 61 anni e le donne 56 potranno accedere alla pensione anticipata, per la quale c'è una finestra mobile di 12 mesi.

Una particolare possibilità è concessa ai lavoratori non vedenti, che potranno andare in pensione prima del compimento dei 57 anni, purché abbiano un residuo visivo inferiore al 10% e siano stati colpiti da questa patologia prima dell'inizio dell'attività lavorativa. Le donne potranno usufruire di questa misura al compimento dei 51 anni e gli uomini a 56 anni: in entrambi i casi devono aver maturato almeno un'anzianità contributiva pari a 10 anni.

E' possibile, inoltre, andare in pensione a 57 anni grazie alla Rita, la Rendita Integrativa Temporanea Anticipata. In questo caso è prevista la registrazione al Fondo Pensione Complementare. Il lavoratore ottiene un assegno per intero o in base a quote in riferimento al capitale maturato nel tempo.

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