L’esperimento di Quota 100 è ormai giunto alla sua definitiva conclusione. A partire dal 1° gennaio 2022 i lavoratori che vorranno accedere alla pensione non potranno più avvalersi dell’opportunità prevista da questa misura, che il Governo presieduto da Mario Draghi non sembra assolutamente intenzionato a rinnovare.

Troppo elevati i costi, soprattutto in un momento in cui c’è da far quadrare i conti per evitare di far lievitare il deficit pubblico già duramente messo alla prova dalla crisi determinata dalla pandemia da Covid-19. Più che una vera riforma delle pensioni, dunque, ciò che verrà messo in cantiere saranno una serie di interventi mirati che andranno a potenziare gli strumenti che permettono di accedere alla pensione anticipata per alcune categorie di lavoratori.

In particolare, coloro che saranno presumibilmente coinvolti dalle misure che verranno poste in essere saranno i lavoratori fragili e coloro i quali svolgono attività usuranti. Ma non solo.

C’è un’altra categoria di lavoratori che può legittimamente progettare la propria uscita dal mondo del lavoro con largo anticipo. Esiste infatti la possibilità di andare in pensione già a 57 anni usufruendo della cosiddetta RITA. Nell’articolo spieghiamo nel dettaglio di che cosa si tratta e quali sono i requisiti per poterne beneficiare.

In Pensione a 57 anni: che cos’è la RITA?

RITA è un acronimo. La sigla sta infatti per Rendita Integrativa Temporanea Anticipata. Si tratta di una possibilità, concessa a coloro i quali versano una parte del proprio stipendio su un fondo di previdenza complementare con lo scopo di incrementare il valore del proprio trattamento pensionistico quando essi termineranno la propria esperienza nel mondo del lavoro.

L’iniziativa è stata introdotta con la Legge di Bilancio del 2017, fortemente voluta dal Governo presieduto dall’allora premier Matteo Renzi allo scopo di garantire maggiore flessibilità ai lavoratori per accedere al proprio trattamento pensionistico, e porre un argine al problema degli esodati generato dalla riforma delle pensioni Fornero.

Il provvedimento fu poi modificato l’anno successivo, con la Legge di Bilancio 2018, e ulteriormente potenziato, aumentando da 5 a 10 gli anni di anticipo di uscita dal lavoro rispetto al limite fissato per la pensione di vecchiaia. Ecco appunto che — essendo il requisito per la pensione di vecchiaia l’avere compiuti i 67 anni di età anagrafica — si può concretamente progettare il termine della propria attività lavorativa una volta compiuti i 57 anni di età.

In pensione a 57 anni: come funziona la RITA?

La RITA, come detto, consente l’uscita dal lavoro per coloro i quali siano iscritti ad un fondo pensione complementare. Ma non solo. Occorre anche che il soggetto che intende avvalersi di questa opportunità sia anche in stato di disoccupazione e abbia raggiunto i 57 anni di età anagrafica.

Qui occorre però operare una distinzione. La Legge di Bilancio 2017 aveva previsto dei criteri più stringenti per accedere alla pensione anticipata mediante questo strumento. Infatti, era necessario soddisfare i seguenti requisiti:

  • un’età anagrafica di almeno 63 anni (o, più precisamente, un’età tale da consentire il raggiungimento della pensione di vecchiaia entro 5 anni);
  • l’avvenuta cessazione della propria attività lavorativa;
  • avere versato regolarmente i contributi (nel regime di appartenenza stabilito per legge) per almeno 20 anni;
  • essere iscritto da almeno 5 anni a un fondo di previdenza complementare avendo versato regolarmente i propri contributi integrativi.

Come si può notare, questi criteri consentono di accedere alla pensione anticipando l’uscita dal mondo del lavoro di 5 (e non 10 anni). Una buona opportunità per tutti coloro che si trovano in stato di disoccupazione e, considerata l’età, hanno poche speranze di ricollocare le proprie competenze nel mondo del lavoro.

In pensione a 57 anni: la RITA potenziata dalla Legge di Bilancio 2018

Ma questa opzione ancora non soddisfa i requisiti per poter accedere all’assegno pensionistico con dieci anni di anticipo, come abbiamo accennato. Occorre perciò fare riferimento alle modifiche apportate al provvedimento dalla Legge di Bilancio 2018. Che, di fatto, potenzia ulteriormente la RITA, facendo slittare indietro di altri cinque anni il momento in cui diventa possibile avvalersi di tale opportunità. Ecco, dunque, che arriviamo alla fatidica cifra di 57 anni che abbiamo annunciato.

I requisiti per poter accedere alla pensione anticipata, così come stabiliti dalla RITA modificata dalla Legge di Bilancio 2018 sono infatti i seguenti:

  • un’età anagrafica di almeno 57 anni (o, più precisamente, un’età tale da consentire il raggiungimento della pensione di vecchiaia entro 10 anni);
  • l’avvenuta cessazione della propria attività lavorativa e uno stato di disoccupazione che perdura da oltre due anni (24 mesi);
  • essere iscritto da almeno 5 anni a un fondo di previdenza complementare avendo versato regolarmente i propri contributi integrativi.

È importante far notare come, in questo secondo caso, non sia più necessario avere versato regolarmente i contributi (nel regime di appartenenza stabilito per legge) per almeno 20 anni.

In pensione a 57 anni: la tassazione agevolata della RITA

Come detto, con la RITA, di fatto, si ottiene un anticipo di quanto già versato ai fondi di integrazione pensionistici complementari. Questo anticipo può essere erogato cinque o addirittura dieci anni prima in presenza dei requisiti sopra elencati.

Uno degli aspetti che rendono questa opportunità per accedere alla pensione estremamente vantaggiosa è un trattamento fiscale particolarmente agevolato. Innanzitutto, bisogna precisare che il lavoratore che intende avvalersi di tale opportunità può scegliere di riscattare la propria rendita scegliendo se attingere alla totalità del capitale accumulato oppure soltanto una parte.

Ma soprattutto potrà godere di un regime fiscale agevolato rispetto a quello normalmente applicato sulla propria pensione. All’imponibile, infatti, verrà applicata una ritenuta d’acconto del 15% (rispetto al 23% e oltre normalmente applicato per l’aliquota IRPEF). Inoltre, tale ritenuta verrà ulteriormente ridotta dello 0,3% per ogni anno oltre il quindicesimo nei quali si sono versati contributi presso il fondo di integrazione pensionistica complementare.

Occorre precisare che questa riduzione, però, non potrà mai superare il 6%. E tuttavia, questo consente di percepire un assegno pensionistico a cui potrebbe venire applicata un’aliquota a titolo di ritenuta d’acconto di appena il 9%. Un bel risparmio!

In pensione a 57 anni: la RITA e l’APE sociale

Un ulteriore vantaggio per coloro che intendano avvalersi di tale opportunità di accesso alla pensione anticipata è la possibilità di cumulare questa opzione con l’APE sociale.

L’APE sociale, lo ricordiamo, è quello scivolo pensionistico dedicato ai lavoratori che hanno esercitato nel corso della propria esperienza del mondo del lavoro attività considerate particolarmente usuranti. Oltre a questo requisito, i lavoratori, per poter accedere alla pensione con l’APE sociale debbono inoltre avere compiuto di 63 anni di età e avere già maturato 36 anni di contributi.

Ciò significa che, per coloro che sono in possesso dei requisiti che permettono di accedere ad entrambi gli scivoli pensionistici, è possibile cumulare la RITA e l’APE sociale. Naturalmente, considerati i requisiti per l’accesso alla pensione mediante APE sociale, la possibilità di cumulare i due trattamenti è valida soltanto a partire dal compimento dei 63 anni di età.

In pensione a 57 anni: come richiedere la RITA

Per ottenere dunque un trattamento pensionistico in anticipo rispetto alla maturazione dei requisiti necessari per il pensionamento ordinario, occorre rivolgersi direttamente al fondo pensionistico complementare presso il quale si sono versati i contributi integrativi.

Qui, verrà richiesto di scegliere innanzitutto a quale percentuale di capitale accumulato si intende attingere per poter ottenere l’anticipo pensionistico (come detto, tutto o soltanto una parte). Inoltre si potrà decidere con quale periodicità ricevere il trattamento pensionistico.

Non solo, sarà anche possibile scegliere a quale comparto di investimento poter attingere per ricevere il proprio trattamento pensionistico anticipato. I fondi pensionistici integrativi, infatti, investono il denaro che viene versato dai propri associati in una varietà di attività. Questo, d’altro canto, in ragione del differente andamento di tali investimenti, potrà far oscillare l’importo della pensione che il percettore vedrà accreditata sul proprio conto corrente. Normalmente, in assenza di indicazioni, il fondo pensionistico attingerà al comparto Garantito.

Pensione anticipata: gli altri provvedimenti del Governo Draghi

Come detto, pur non intendendo mettere mano ad una Riforma delle Pensioni organica in grado di sostituire Quota 100, il Governo Draghi intende comunque intervenire per potenziare o prorogare gli strumenti già in vigore per poter accedere alla pensione anticipata.

In particolare, verrà confermata la possibilità di accedere alla pensione a 56 anni per coloro i quali possono beneficiare della Legge 104.

Verrà inoltre confermata la cosiddetta Opzione Donna, la quale consente alle lavoratrici di sesso femminile di accedere alla pensione anticipata già a 58 anni (per le dipendenti) o a 59 (per le lavoratrici autonome), purché esse abbiano già versato almeno 35 anni di contributi. Il Governo sembra poi intenzionato a varare una Quota Mamma, che permetterebbe alle donne con figli di accedere alla pensione con un ulteriore anticipo, la cui entità varierebbe in rapporto direttamente proporzionale al numero di figli.

Un’altra opportunità che dovrebbe essere confermata è quella garantita dagli scivoli pensionistici: ossia l’isopensione per le aziende con più di 15 dipendenti e lo scivolo di espansione per le aziende con almeno 100 dipendenti del proprio organico. Nel primo caso dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) continuare a essere possibile accedere alla pensione con 7 anni di anticipo. Nel secondo caso, dovrebbe essere confermata la possibilità di anticipare di 5 anni la conclusione della propria attività lavorativa.