C’è chi potrà andare in pensione a 61 anni e chi necessariamente dovrà attendere almeno i 67 anni. Non tutto funziona come dovrebbe, spesso ci troviamo a discutere della matassa pensionistica, constatandone i difetti senza potervi porre rimedio. In ogni modo, questa volta tutto sembra essere chiaro e decisivo. 

L’INPS ha espressamente comunicato la possibilità di poter presentare la domanda per l’uscita a 61 anni. Le ore si stringono e la data di scadenza del 1° maggio 2022 è prossima, anzi forse troppo vicina. Tuttavia, chi non riesce a presentare la richiesta subito, può inoltrarla successivamente senza penalizzazioni. In questo caso, a cambiare non sono le caratteristiche del trattamento pensionistico, ma bensì la data di decorrenza della pensione. 

È importante verificare la presenza dei tre pilastri che determinato l’accesso a qualsiasi trattamento pensionistico, ovvero requisiti, criteri e condizioni. Non tutti i lavoratori possono presentare l’istanza per l’uscita a 61 anni.

L’INPS nel messaggio n. 1169 del 19 marzo 2021, ha spiegato tutti i riferimenti normativi, le istruzioni per proseguire nell’individuazione dei requisiti, affinché l’istanza presentata non venga rigettata. 

Una breve guida alle istruzioni per l’uscita anticipata a 61 anni. Ti spiegheremo, chi può anticipare l’uscita e, soprattutto quali sono le condizioni in cui rientrare per non perdere il diritto alla pensione. 

In pensione a 61 anni, ecco la domanda INPS

L’INPS nel messaggio n. 1201 ha rivolto le istruzioni di accesso alla pensione per coloro che rientrano nella categoria lavorativa usuranti, faticose e pesanti. 

Secondo quanto chiarito da PMI.it, tutti coloro che nel 2023 perfezionato i criteri per accedere alla pensione anticipata usuranti, possono prestare la richiesta per l’uscita anticipata entro il 1° maggio 2022.

In questo modo, il lavoratore non fa altro che richiedere all’INPS la consegna del diritto al trattamento previdenziale connesso alle mansioni che rientrano nella classifica di quelle faticose e pesanti. 

Prima di poter presentare questa istanza, occorre sincerarsi della presenza di tutti i criteri disposti dalla legge, oltre che dalla presenza delle condizioni.

Per questo motivo, è importante considerare che i lavorati impiegati nelle mansioni che rientrano tra quelle particolarmente usuranti, possono approcciarsi all’uscita a 61 anni e sette mesi di età.

Se, in presenza di un’anzianità contributiva non più bassa di 35 anni di versamenti. In altre parole, i lavoratori che intendono uscire con Quota 97,6 (dipendenti) mentre per gli autonomi diventa 98,6 devono perfezionare tali criteri nel periodo compreso tra il 1° gennaio ed entro il 31 dicembre 2023. 

Attenzione! Tali criteri subiscono delle variazioni laddove il lavoratore viene impiegato in lavori usuranti o a turni notturni.  

Quali sono i requisiti per l’uscita anticipata a 61 anni di età?

Possono presentare la domanda all’INPS entro il 1° maggio 2022, i lavorati che rientrano nella classifica di lavoro con incarichi usuranti, così come previsto nelle istruzioni del decreto Legislativo n. 67/2011.

Diversi sono i criteri differenziati tra i lavoratori autonomi e lavoratori dipendenti, quali: 

  • per i lavoratori dipendenti si attiva quota 97,6 con 61 anni e sette mesi di età, oltre alla presenza di 35 anni di versamenti. In questo caso, i requisiti devono necessariamente essere perfezionati entro il 2023;
  • per i lavoratori dipendenti si attiva quota 98,6 con 62 anni e sette mesi di età, oltre alla presenza di 35 anni di versamenti. In questo caso, i requisiti devono necessariamente essere perfezionati entro il 2023.

Cosa cambia per i lavoratori a turni notturni?

Per i lavoratori impiegati nelle attività lavorativa a turni notturni, occorre verificare la presenza di altre condizioni prima di poter inoltrare la richiesta della consegna al diritto alla pensione anticipata.

In questo caso, è importante considerare se il lavoro viene eseguiti su una turnazione per almeno 78 giorni lavorati annui. Medesimo discorso viene affrontante in tema di criteri per coloro che rientrano nella categoria usuranti.

In questi, casi, dunque l’INPS ammette l’uscita anticipata a 61 anni e sette mesi. In altre parole, i lavoratori possono utilizzare quota 97,5 per collocarsi in quiescenza. Tuttavia, non va dimenticato che in questo contesto rientra anche il criterio contributivo, per cui sono necessari 35 anni di versamenti. 

Tendenzialmente, il discorso sulla quota varia in funzione del numero di turni notturni. Se il lavoratore lavora per un periodo annuo rapportato da 64 a 71 giornate lavorate, la pensione viene riconosciuta dall’INPS sulla base contributiva pari a 35 anni di versamenti.

La differenza non molto sostanziale ma, comunque, importante investe il requisito anagrafico. I lavoratori dipendenti escono a 63 anni e sette mesi, se vengono perfezionano i criteri necessari per quota 99,6. Nel caso dei lavoratori autonomi viene aumenta l’età a 64 anni e sette mesi, se vengono perfezionati i criteri necessari per quota 100,6.  

E, ancora, se il lavoratore lavora per un periodo annuo rapportato da 72 a 77 giornate lavorate. Vale la contribuzione a 35 anni, ma cambiano i requisiti anagrafici.

In questo caso, i lavoratori dipendenti escono a 62 anni e sette mesi, se vengono perfezionati i criteri necessari per quota 98,6. Nel caso dei lavoratori autonomi l’età anagrafica viene fissata in 63 anni e sette mesi, se vengono perfezionati i requisiti necessari per quota 99,6

Quando posso andare in pensione a 61 anni di età?

I lavoratori che rientrano nelle istruzioni INPS riportate nei paragrafi precedenti e presentano l’istanza per il conferimento del diritto alla pensione entro la data del 1° maggio 2022, possono collocarsi in quiescenza nel 2023.

Perché dopo un anno dalla prima richiesta? È importante perfezionare i criteri indicati dal legislatore per l’accesso al trattamento pensionistico. 

Ricordiamo che la richiesta può essere trasmessa in forma telematica. L’INPS accoglie le richieste presentate attraverso il modulo “AP45”. Inoltre, si fa presente che i documenti da allegare all’istanza non sono molti.

Non ho tutti i documenti, posso presentare la domanda dopo la data del 1° maggio 2022? Si, assolutamente. In questo caso, cambia la data di decorrenza della pensione. 

 Nello specifico, non rispettando la data del 1° maggio 2022 e, quindi, presentando dopo la richiesta per il rilascio della certificazione che dichiara il possesso del diritto alla pensione, slitta la decorrenza, quale: 

  • l’INPS applica un differimento di un mese, commisurato all’esibizione della richiesta pari a tale periodo o inferiore a esso;
  • l’INPS applica un differimento di due mesi, commisurato all’esibizione della richiesta pari a un mese ed entro tre mesi; 
  • l’INPS applica un differimento di tre mesi, commisurato all’esibizione della richiesta pari o maggiore di tre mesi.

Quando risponde alla domanda l’INPS?

Presentata l’istanza correlata dei documenti richiesti, l’INPS procede alla lavorazione della pratica. Per poter controllare la presenza dei requisiti, criteri e condizioni occorre attendere un determinato periodo temporale.

In ogni caso, la risposta potrebbe giungere entro il prossimo 1° maggio, secondo varie ipotesi, quale: 

  • l’INPS accoglie l’istanza e rilascia le prime istruzioni sulla decorrenza della pensione; 
  • l’INPS richiedere l’accertamento dei criteri riferiti al periodo di attività pesanti e faticose, posticipando la data di decorrenza della pensione. 
  • l’INPS rigetta la richiesta per l’assenza del perfezionamento dei criteri.