Molti lavoratori tremano al pensiero che la fine del 2021 si stia avvicinando. Questo perché con il 31 dicembre il sistema pensionistico italiano dovrà dire definitivamente addio a Quota 100.

Ma la riforma del Governo Draghi tarda a farsi avanti e gli scenari possibili sono tanti, come ad esempio la speranza che si possa ancora andare in pensione a 62 anni.

Ma tutto è ancora in dubbio: le parti sociali e i partiti politici hanno difficoltà a trovare un accordo.

E al tempo stesso il Governo non ha ancora portato alla Parlamento una proposta definitiva sulla quale poter lavorare, per scongiurare il ritorno alla formula di pensionamento proposto qualche anno fa nella “Riforma Fornero”.

L’unica certezza è che vi saranno numerosi cambiamenti, sia sulla pensione ordinaria che sui metodi di pensionamento anticipato e per la pensione di reversibilità.

Vediamo in questo video di AppLavoro quali sono gli scenari più probabili e cosa potremo aspettarci dal futuro: Riforma pensioni: tutte le ultime novità per il 2022 - AppLavoro.it

 

Tra le proposte c’è la pensione a 62 anni

Il rischio di tornare alla pensione di anzianità con la struttura proposta dalla Ministra Fornero alcuni anni fa di certo non piace a molti.

E per questo dai vari partiti politici sono state avanzate varie proposte alternative, anche se un indirizzo definitivo del Governo tarda ad arrivare.

Tra le ultime proposte avanzate vi è quella avanzata dal partito Forza Italia alla Camera di prorogare la possibilità di andare in pensione a 62 anni con 35 anni di contributi.

La differenza di fondo con Quota 100 è rappresentata dal fatto che gli anni di contribuzione richiesta non sarebbero più 38 ma 35, quindi ben tre anni in meno.

Ma ad una condizione: la penalizzazione per coloro che volessero andare in pensione a 62 anni sarebbe interamente a carico del lavoratore.

Una penale per i lavoratori che vogliano la pensione a 62 anni

Andare in pensione in anticipo sarebbe quindi possibile ma a condizione che il lavoratore ci riemetta di tasca proprio.

Le casse dello Stato infatti non sarebbero in grado di reggere un elevato numero di richieste di pensionamento anticipato con contestuale diminuzione degli anni contributivi previsti.

L’ex governatrice del Lazio, Renata Polverini,  ha infatti avanzato una proposta di riforma delle pensioni che in un certo qual modo riprende la riforma del Decreto Legge n.857, che prevedeva sì da una parte la possibilità di andare in pensione in anticipo ma con dei limiti economici che devono essere scontati dal lavoratore che intende usufruire di questo anticipo, rispetto ai 67 anni che sarebbero previsti con la “Riforma Fornero” e la pensione di anzianità.

Per ogni anno di anticipo infatti sarebbe prevista una detrazione sul quantum finale della pensione pari al 2% per ogni anno di anticipo.

Nel dettaglio, le percentuali di detrazioni sulla quota finale pensionistica seguirebbe questo schema:

  • Detrazione del 10%, nel caso di pensionamento a 62 anni;
  • Detrazione dell’8%, nel caso di pensionamento a 63 anni;
  • Detrazione del 6%, nel caso di pensionamento a 64 anni;
  • Detrazione del 4%, nel caso di pensionamento a 65 anni;
  • Detrazione del 2%, nel caso di pensionamento a 66 anni.

Una proposta di riforma che sembra avere numerosi vantaggi

Se a primo impatto si potrebbe pensare che la penalizzazione per il lavoratore che vuole andare in pensione prima dei 67 anni sia un fattore negativo, a ben vedere non è cosi.

La diminuzione dell’assegno di pensione, infatti, non è così pesante: ad esempio, se si intende andare in pensione a 62 anni e di ha una pensione di 1.500 euro, la detrazione finale sarà di 150 euro.

Ma la vera nota importante è il numero di anni di contributi che si devono avere.

Rispetto all’attuale Quota 100, infatti, sono sufficienti 62 anni di contribuzione, quindi ben 3 anni in meno rispetto all’attuale sistema pensionistico.

In questo modo quindi potrebbe accedervi una platea più ampia di lavoratori.

Infine ultima nota a favore è data dal fatto che per poter richiedere la pensione anticipata a 62 anni, l’assegno finale, per essere concesso, dovrebbe arrivare ad una soglia minima di importo.

In tal mondo quindi si intende evitare che vi siano dei cambi di idea, se non si intendesse più andare in pensione, ma sopratutto di eviterebbe di erogare una cifra eccessivamente bassa, che comporterebbe l'aumento dei cosiddetti "nuovi poveri".

Tante proposte di riforma per le pensioni ma ancora nessuna soluzione

Fino ad oggi comunque le voci che si sono susseguite sulle possibili riforme da presentare alle Camere sono state davvero tante.

Ipotesi, proposte, voci di corridoio: da mesi, già prima della pausa estiva, da più punti si sono susseguite possibili formule per la nuova legge previdenziale che andrà a sostituire Quota 100 a partire dal 1° gennaio 2022.

Sicuramente le questioni a cui il Governo deve rispondere sono tantissime: dall’obbligo del Green pass alla riforma fiscale, dal rincaro delle bollette al prezzo calmierato dei tamponi.

Ma la pressione del tempo che scorre si fa sempre più incalzante, perché dal 31 dicembre 2021 “Quota 100” non esisterà più e l’unica certezza ad oggi è la volontà di evitare lo scalone di cinque anni, che innalzerebbe l’età pensionabile da 62 a 67 anni, con il ritorno alla “Riforma Fornero”.

Le proposte che sono state avanzate sono davvero tantissime.

La prima, avanzata e caldeggiata fortemente dai Sindacati, è stata l’estensione a tutti i lavoratori della formula “Quota 41”.

Ad oggi questa rappresenta una tipologia di pensionamento anticipato riservata però solo a determinate categorie, in particolare modo ai lavoratori “precoci”, ovvero coloro che hanno accumulato un anno di contributi prima del compimento della maggiore età.

Ma questa opzione è stata bocciata quasi immediatamente, perché risulterebbe essere eccessivamente dispendiosa per le casse dello Stato.

Come seconda opzione c’è stata poi quella di ampliare le categorie di lavoratori che possono richiedere il pensionamento all’età di 57 anni.

Anche questa opzione ad oggi rappresenta una possibilità limitata solo a determinate categorie, ovvero ai caregiver, coloro che, come sancito dalla Legge 104, assistono un parente stretto affetto da disabilità grave e, per questo motivo, possono godere di alcune agevolazioni.

Non rimane che attendere le decisioni del Governo per la riforma

Le proposte di riforma delle pensioni sono state davvero tante nel corso del tempo.

Ad oggi forse la più strutturata è stata quella avanzata dai sindacati confederali, che hanno proposto di rendere più flessibile la pensione, consentendo l’uscita dal mondo del lavoro a partire dai 62 anni.

E anche in questo caso è stata proposta un’alternativa, ovvero la possibilità di andare in pensione raggiunti i 41 anni di contributi, senza limitazioni per quanto riguarda l’età anagrafica.

Il tutto si fonderebbe su una nuova distinzione del livello di gravosità del lavoro svolto e un occhio particolare anche per le lavoratrici donne.

E sempre nel disegno proposto dai sindacati, uno sguardo particolare sarebbe rivolto anche ai lavoratori già giovani, con la stipula della cosiddetta pensione  di garanzia.

Una proposta di riforma arriva anche dal presidente INPS

Tra le ultime voci che sono circolare vi è anche il disegno di riforma avanzato dal Presidente dell’Inps Tridico.

Secondo la sua formula sarebbe possibile andare in pensione a 63 anni, ma solo ricevendo la pensione contributiva; a partire dai 67 anni invece si accederebbe anche alla formula retributiva.

A questo, il Presidente Tridico aggiunge anche la possibilità del riscatto gratuito della laurea anche per tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996.

Una proposta, quest’ultima, che chiaramente crea un forte malcontento tra tutti coloro che da anni stanno pagando per poter riscattare gli anni di laurea.

Ulteriori proposte: Quota 102 o il ritorno a Quota 100

E le proposte di riforma delle pensioni non finiscono qui.

Infatti è stata avanzata anche la proposta di Quota 102, ovvero la possibilità di andare in pensione al raggiungimento dei 64 anni di età e 38 anni di contributi maturati.

E per i nostalgici di Quota 100, c’è anche chi ha avanzato la proposta di una sua nuova riformulazione.

Se infatti la struttura così com’è non può essere più mantenuta in vita, sarebbe possibile andare in pensione a 64 anni di età e al raggiungimento di 36 anni di contributi, ma la pensione verrebbe calcolata solo con il sistema contributivo.

Sarebbe però necessario creare un fondo ministeriale ad hoc, con una durata limitata, dal 2022 al 2024, perché questi due metodi non vadano a gravare sulle Casse dell’INSP che trovano già in particolare difficoltà.

Si hanno incertezze anche per le formule di pensionamento anticipato

Ad essere in balia delle decisioni sulla prossima riforma delle pensioni sono anche le varie formule attualmente esistenti di pensionamento anticipato.

Allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, infatti, scadrebbero alcune formule di pensionamento anticipato come ad esempio l’APE Sociale.

Ad oggi infatti determinate categorie di lavoratori hanno la possibilità di andare in pensione a 63 anni.

In particolare, i lavoratori che ne hanno diritto sono:

  • disoccupati che siano stati licenziati o che abbiano firmato le dimissioni in modo consensuale con il datore di lavoro;
  • disoccupati che si siano dimessi per giusta causa;
  • disoccupati che abbiano almeno trenta anni di contributi e che siano senza lavoro da più di tre anni.

Tutte queste categorie devono comunque possedere determinati requisiti quali:

  • Età anagrafica pari o superiore a 63 anni
  • Devono aver maturato 30 anni di contributi
  • Non devono essere percettori di alcun altro tipo di pensione diretta.