Andare in pensione a 62 anni. Un sogno per molti lavoratori, che potrebbe diventare presto una realtà. In alternativa attendere i 41 anni di contributi. Stiamo parlando di quella che è diventata a tutti gli effetti la proposta principale di Cgl, Cisl e Uil, che in questi giorni stanno provvedendo a riaprire la discussione sul futuro delle pensioni in Italia. Le parti sociali dovrebbero rimettersi intorno ad un tavolo entro metà mese.

Il pacchetto pensioni, stando alle prime indiscrezioni emerse in queste ore, comprendono un pacchetto abbastanza completo, nel quale rientra anche una pensione di garanzia per i più giovani, ma anche per quelle persone che hanno avuto lavori discontinui caratterizzati da retribuzioni molto basse. Sono previste, anche, delle maggiori tutele per le donne, che fino ad oggi sono state le principali vittime dei continui inasprimenti dei requisiti per andare in pensione. All'orizzonte ci dovrebbero essere, inoltre, maggiori tutele per quanti svolgano dei lavori usuranti ed una politica completa di sostegno al reddito dei pensionati. Da non dimenticare, poi, anche il rilancio della previdenza complementare ed una politica di trasparenza dei dati sulla spesa previdenziale ed assitenziale.

In pensione a 62 anni: cosa ne pensa il Governo!

Andare in pensione a 62 anni: la proposta dei sindacati è stata messa sul tavolo, ma cosa ne pensa il Governo guidato da Mario Draghi? Andrea Orlando, Ministro del Lavoro, ha affermato che ci sarebbe la disponibilità al confronto. Ricordiamo, infatti, che l'esperimento Quota 100 è destinato a concludersi il 31 dicembre 2021. Le parti sociali ed il Governo devono quindi aprire un tavolo di discussione e prevedere una serie di riforme, iniziando a pensare anche a quelle che potrebbero essere le politiche attive per il futuro. Ma non basta, sarà necessario pensare anche ad una riforma degli ammortizzatori sociali. Proprio su quest'ultimo tema sono partite le Commissioni Tecniche, che starebbero iniziando a valutare se sussista o meno la possibilità di dividere la spesa assistenziale da quella previdenziale, oltre che iniziare a delineare nel dettaglio il perimetro di quelli che a tutti gli effetti sono considerati come dei lavori gravosi.

A questo punto è possibile affermare che all'orizzonte non ci siano particolari nubi. Tutti sarebbero pronti alle trattative. Sicuramente i sindacati rilanceranno le proposte già discusse con Nunzia Catalfo, ex ministro del Lavoro. I sindacati spiegano che

un sistema previdenziale solido e sostenibile deve avere radici salde nell’occupazione di qualità, e noi stiamo lavorando in questo senso consapevoli che senza lavoro non c'è previdenza e che la previdenza è strumento di coesione sociale e non solo una voce della spesa pubblica. E l'Italia oggi ha grande bisogno di coesione e solidarietà sociale.

Pensioni, un intervento a gamba tesa!

Quando si parla di pensioni, gli animi si accendono molto facilmente. L'intervento di Pasquale Tridico, presidente dell'Inps, non ha fatto altro innescare l'ennesima polemica. Tridico aveva ipotizzato una maggiore flessibilità, senza però andare a gravare troppo sulla spesa pensionistica. In altre parole sì ad andare in pensione prima, ma questa possibilità non sarebbe dovuta pesare sulle tasche dello Stato.

Tridico aveva proposto di dividere in due tronconi l'assegno previdenziale. La parte contributiva avrebbe permesso di andare in pensione a 62-63 anni con 20 anni di contributi. Questa parte si poteva collegare ad una staffetta generazionale, che avrebbe permesso di fare spazio a ragazzi giovani nel mondo del lavoro. La parte retributiva - che sarebbe andata a costituire il secondo troncone dell'assegno - sarebbe arrivata al compimento dei 67 annni. Per questa seconda parte si sarebbe potuto prevedere un'agevolazione per le donne, scontando loro un anno di lavoro per ogni figlio o per ogni 10 anni di lavori usuranti. L'Inps, inoltre, avrebbe allo studio anche una pensione di garanzia, per i giovani con alle spalle dei percorsi lavorativi discontinui, che potrebbe strutturarsi come un sostegno per quanti percepiscano un assegno basso.

Pensione, questa grande sconosciuta!

Purtroppo gli Italiani non sanno e non hanno idea di cosa possa attendere loro, quando finirà la loro vita lavorativa. Ma la realtà più angosciante, in questo momento, è che la maggior parte dei lavoratori non hanno certezze circa l'età in cui andranno in pensione e non hanno notizie certe sull'importo dell'assegno che riceverano. A fornirci questa fotografia è una recente ricerca di Moneyfarm-Progetica, che ci mette in guardia sul nostro futuro. Il rischio è quello di ricevere un'amara sorpresa.

Giusto per avere un'idea di cosa stiamo parlando, basti pensare che solo cinque su dieci lavoratori hanno dichiarato di sapere quandro andranno in pensione. Una consapevolezza, per fortuna, che cresce man mano che passano gli anni: si dal 32% degli under 29 al 65% dei cinquantenni. Tra quanti hanno dichiarato di sapere quando andranno in pensione, il 31% ha risposto 67 anni, ossia il requisito minimo richiesto da quella di vecchiaia. Il resto risponde che andranno in pensione tra i 60 ed i 70 anni, con una media di poco più di 66 anni.