È vero, ad oggi, si può andare in pensione a 64 anni. Il punto, non è l’età anagrafica previsa in diverse formule previdenziali, la questione rilevante ruota sulla possibilità di anticipare l’uscita con un montante contributivo di 20 anni, allontanandosi dalla forma previdenziale ordinaria di vecchiaia. 

Prima di entrare nel dettaglio della misura che permette di abbracciare la pensione con un ridotto montante contributivo, rispondiamo alla domanda di un lettore che si chiede:

“Buongiorno, mi chiamo Raffaele da Pisa, ho 64 anni lavoro ho lavorato per 20 anni come autonomo. La gestione del mio lavoro è complessa, per questo vorrei sapere se posso tirarmi fuori dal lavoro per la pensione. Grazie della risposta”.  

Le dinamiche previdenziali non sono le medesime per tutti, esistono le disposizioni normative che spiegano l’approccio alle diverse formule previdenziale, scendendo nei dettagli criteri anagrafici e contributivi, o pongo in rilievo la presenza di un solo requisito. In altre parole, la normativa previdenziale contiene le regole generali a cui il lavoratore può confrontarsi per la pensione. 

Per questo motivo, si consiglia di valutare ogni aspetto pensionistico in modo personale considerando gli anni reali di versamenti, se è presente la possibilità di richiedere il riscatto e quanto conviene. E, ancora, considerare il valore dell’assegno pensione il calcolo a cui viene agganciato (contributivo, misto o retributivo), l’età anagrafica e così via. 

La risposta alla domanda del lettore è affermativa:

“Si, esiste la possibilità di collocarsi in pensione con 20 anni di versamenti e un’età anagrafica non sotto i 64 anni”.

Si tratta, di un particolare vantaggio sfruttabile da coloro che risultano registrati presso la Gestione Separata INPS, se rientrano nella sfera delle condizioni previste dall’attuale normativa, spiegate dall'INPS nella circolare n. 184/2015.

Esistono dei criteri previsti dall’ordinamento previdenziale che permettono a una non vasta platea di aventi diritto di poter seguire un percorso pensionistico con condizioni particolarmente vantaggiose rispetto ai trattamenti pensionistici ordinari.

Come andare in pensione a 64 anni con 20 anni di contributi?

Ad oggi, con la misura Quota 102 è possibile uscire dal lavoro con 64 anni di età. Tuttavia, non sono presenti le condizioni che portano all’applicazione di qualche sconto particolare sul montante contributivo, che resta invariato a 38 anni di versamenti fino al 31 dicembre 2022.

In assenza di ulteriori interventi da parte del Governo Draghi questa misura non potrà più essere utilizzata per coloro che non hanno maturato i requisiti entro la fine dell’anno in corso.

In sostanza, la struttura di questa misura porta in grembo una data di scadenza che combacia con il 31 dicembre 2022.

Il trattamento che andremo ad analizzare nel dettaglio prevede la possibilità di collocarsi in quiescenza a 64 anni con un ridotto montante contributivo pari a 20 anni di versamenti.

In quando non complesso, ma sicuramente soddisfacente anche sul piano economico, in quanto i beneficiari utilizzando questa “opzione” ricevono un assegno pensione del valore anche più alto di 1.300 euro mensili.

In buona sostanza, si tratta di una delle occasioni riservate dall’INPS a coloro che non possiedono contribuzione accreditata prima dell’anno 1996.

Ecco, perché, tutti coloro che rientrano nei “contributivi puri” possono utilizzare una via di uscita a 64 anni agganciando a un ridotto montante contributivo non inferiore a 20 anni. In ogni caso, è importante che all’INPS non risulti registrata un’anzianità contributiva antecedente il 1996.

Non rientrano in questa agevolazione, quindi risultano esclusi i lavoratori a cui viene incollato il sistema contributivo, questo perché di norma già si agganciano al contributivo. Tuttavia, possono richiedere il rilascio del trattamento pensionistico a 64 anni richiedendo il computo nella Gestione Separata.

Un trattamento previdenziale accessibile anche da coloro che possiedono versamenti prima dell’anno 1996, se congiunti alla gestione Separata con la modalità del computo.

Due quote per il calcolo contributivo per la pensione

La vita lavorativa di un lavoratore rappresenta la professionalità maturata nel periodo lavorativo, le competenze, la paga percepita e la base contributiva necessaria per la valutazione della pensione.

Infatti, alla quota contributiva versata e accreditata viene applicato un coefficiente sulla base di percentuali strettamente legate e condizionate dall’età pensionabile.

Pensionarsi a 60 anni con appena 20 anni di contributi, da subito è possibile? Si, ma non per tutti.

Viene posto in evidenza quell’eccezione che si intromette tra metodo di calcolo dell’assegno con il sistema retributivo e il calcolo della pensione attraverso il sistema contributivo.

L’Istituto se applica sulle pensioni il calcolo retributivo prende in esame la quantificazione dello stipendio rapportato agli anni di carriera lavorativa, in particolare esaminando l’ultimo periodo di lavoro.

Viceversa, se l’INPS per il calcolo dell’assegno pensione si avvale del sistema contributivo tiene conto solo della quantità dei contributi accreditati e versati.

L’aspetto che pochi prendono in considerazione sono le due quote a cui si rapporta l’INPS per il calcolo contributivo, quali:

  • per i versamenti e accrediti contributivi registrati fino al 31 dicembre 1995 prende vita la quota A. Applicabile per coloro che hanno deciso di allacciarsi al metodo contributivo per il conteggio dell’assegno pensione o, ancora che hanno abbracciato il computo coordinato presso la gestione Separata;
  • per i versamenti e accrediti contributivi registrati dalla data del 1° gennaio 1996 e successivi, prende vita la quota B.

Quali sono le principali caratteristiche del computo amministrato dalla Gestione Separata?

Spesso i termini pensionistici sembrano tutti uguali, a volte associare delle differenze appare davvero estremamente difficile.

Come sottolineato da LaLeggeperTutti.it, il computo altro non è che un’operazione in cui si chiede all’Istituto di valorizzare la contribuzione accreditata, versata o, comunque, registrata presso altre gestioni per poi smistarla in un solo ente, che nel caso specifico viene rappresentata dalla Gestione Separata. 

Ecco, perché, nel computo sono previsti diversi parametri a cui rapportarsi, tra cui:

  • non meno di 15 anni come totale dell’accredito contributivo annotato presso la gestione dell’Istituto;
  • anche meno di 18 anni come accredito contributivo, una condizione subordinata alla presenza di un versamento registrato al 31 dicembre 1995;
  • non meno di cinque anni come accredito contributivo, una condizione subordinata alla presenza di versamenti registrati dal 1° gennaio 1996; 
  • non meno di un mese di versamenti annotati nella gestione separata. 

La normativa non permette l’applicazione del computo direttamente alle casse professionali, quindi i liberi professionisti non posso girare la contribuzione presso la gestione Separata utilizzando questo metodo.

Pensione di vecchiaia con un ridotto criterio contributivo

Le condizioni disciplinate dal legislatore per la pensione di vecchiaia, considera elementi validi ai fini pensionistici 71 anni di età, programmando cinque anni di versamenti, senza un limite reddituale in cui rientrare. Viene considerata l’assenza di versamenti al 1° gennaio 1996. Viceversa, in presenza di versamenti registrati inizialmente a tale data, viene applicato il computo con un numero di versamenti di 15 anni.

Rivedendo le disposizioni previste dalla normativa vigente, appare chiaro che, è impossibile agganciarsi al computo se è già presente il metodo contributivo. In linea generale, il computo prevede la presenza di un numero di versamenti pari a 15 anni.

In pensione a 64 anni con il computo che abbattere i requisiti contributivi portandoli a 20 anni

I lavoratori che rientrano nelle condizioni descritte nei paragrafi precedenti possono anticipare l’uscita a 64 anni di età avvalendosi dell’agevolazione contributiva che porta a 20 anni di versamenti accreditati presso la gestione Separata INPS. 

Si consiglia, di valutare la presenza di diversi elementi, tra cui: 

  • se entro il 31 dicembre 2022 si arriva all’età di 64 anni (uomini o donne). È importante perfezionare questo requisito anagrafico entro la data del 31 dicembre 2022, in seguito, tale requisito viene assoggettato agli aumenti demografici;
  • un numero di versamenti reali, effettivi e accreditati non inferiore a 20 anni di versamenti;
  • la presenza di un assegno pensione del valore non più basso di 2,8 volte il trattamento minimo. 

A quanto ammonta l’assegno 2,8 volte il trattamento minimo? L’INPS riconosce come assegno sociale un importo pari a 468 euro, tale valore dovrà essere moltiplicato per 2,8 risultato che emerge rappresenta l’importo di liquidato. In questo caso, parliamo di ricevere un assegno mensile pari a 1310,40 euro mensili.