Fuggi fuggi dalla pensione a 67 anni. Dal 2022, senza una riforma del sistema delle pensioni, che vada a sostituire Quota 100, l'età per andare in pensione con almeno 20 anni di contributi, è portata a 67 anni, con uno bello scalone di 5 anni rispetto a chi entro la fine del 2021 potrà andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi. Diversi articoli in questi giorni hanno portato all'attenzione tutte le possibili soluzioni che si possono sfruttare per anticipare il pensionamento. Ovviamente nel rispetto dei requisiti previsti dalle singole opzioni che non consentirebbero a tutti di potervi accedere. Ma per chi ha la possibilità sono strade da percorrere per evitare di lavorare ancora 5 anni di più. Ne esiste anche una che permetterebbe di uscire a 64 anni con 20 anni di contribuzione.

Pensione anticipata: quali sono le misure

Come ha ribadito il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, in occasione della presentazione del XX Rapporto sulla situazione previdenziale italiana, ci sono oltre dieci forme di pensionamento anticipato che possono essere rafforzate per consentire anche a chi non ha i requisiti previsti di poter andare in pensione prima, rispetto ai 67 anni che scatterà dal 2022. 

Come ho scritto poco sopra, le forme di pensionamento anticipato sono destinate solo a chi ha particolari requisiti. Pertanto la platea dei beneficiari si restringe. Ma le parole del presidente dell'Inps potrebbero far presuppore delle lievi riforme per ogni forma di pensione anticipata per consentire a costi più contenuti di poter andare in pensione prima.

Il trade-off, come ci fanno notare alcuni lettori, è l'importo della pensione rispetto al non lavorare per alcuni anni. Infatti tutte le pensioni anticipate scontano una riduzione nell'importo dell'assegno nonostante molti lavoratori abbiano versato per tanti anni i contributi. 

Dal 1996 ricordiamo che il sistema pensionistico è completamente contributivo, per cui la pensione è calcolata sul monte contributi versati. Tuttavia anche se potrebbe sembrare una forte distorsione, per il circolo vizioso del sistema pensionistico prima della 1996 che prevedeva anche le baby-pensioni, le pensioni dei nostri padri e nonni sono "finanziate" con i contributi che vengono versati attualmente. 

Quando si parla di sistema pensionistico sostenibile è proprio questo! Le pensioni di chi lavora oggi, chi li pagherà domani? Le giuste e motivate lamentele che fanno i nostri lettori non possono cadere nel vuoto.

Pensione a 64 anni con 20 di contributi: ecco come

Alcuni lettori ci chiedono se con un'età di 64 anni e con 20 o più anni di contribuzione sia possibile andare in pensione.

Ricordiamo che dal 2022, terminata Quota 100, la riforma Fornero torna a toccare le vite degli italiani, che per vedersi accreditare il primo assegno dall'Inps per gli anni lavorati, devono aspettare 67 anni, a patto che abbiano maturato almeno 20 anni di contributi. 

Esiste tuttavia una possibilità di anticipare di tre anni il pensionamento sempre con 20 anni di contributi. Questa misura che potrebbe essere alla portata di tutti, in realtà nasconde un requisito che ne limita notevolmente la platea di beneficiari. 

La pensione anticipata contributiva, infatti, prevede che possa accedere chi soddisfa i seguenti requisiti:

  • almeno 64 anni di età
  • almeno 20 anni di contributi che devono essere versati tutti nel sistema contributivo puro
  • l’assegno liquidato con la pensione sia pari o superiore a 2,8 volte l’assegno sociale INPS (si parla, quindi, di una pensione mensile di circa 1280 euro mensili).

Gli ultimi due requisiti sono quelli più stringenti. Aver versato 20 anni di contributi è condizione necessaria ma non sufficiente. Essendo questa pensione anticipata calcolata solo sul sistema contributivo puro, richiede che i contributi siano versati solo nel sistema contributivo. Quindi è fondamentale che il lavoratore abbia iniziato a versarli solo a partire dal 1996 e che non abbia nessun contributo versato prima di tale data. In alternativa, per chi ha contributi versati prima del 1996 è possibile ricadere nel sistema contributivo puro optando per il computo nella Gestione Separata che richiede di avere una posizione aperta e contributi versati in questa gestione previdenziale.

Sull'aspetto dell'importo della pensione, si presume che il lavoratore abbia avuto una carriera breve ma con delle retribuzioni piuttosto alte soprattutto negli ultimi anni. 

Proviamo ora presentare un po' il quadro delle possibili alternative per andare prima in pensione.

Pensione a 60 anni: isopensione e maxiscivolo

Una misura che consente di anticipare di 7 anni, anzichè quattro, è l'isopensione. Introdotta dall'allora ministro del Lavoro Elsa Fornero nel governo di Mario Monti, l'isopensione consente di anticipare il pensionamento, grazie alla legge di bilancio 2021, con sette anni di anticipo. Questa misura può essere usata fino al 2023 ma con diverse condizioni. 

La prima è che il lavoratore appartenga al settore privato e che abbia un contratto di lavoro dipendente che voglia lasciare il proprio posto di lavoro.

Il secondo requisito è che il contratto di lavoro esistente sia di tipo indeterminato e che al lavoratore manchino sette anni per poter andare in pensione rispetto all'età dei 67 anni.

Il terzo requisito è che l'uscita sia favorita da un accordo tra datore di lavoro e sindacati. Il requisito dell'uscita dal mondo del lavoro è praticamente realizzato quando il datore di lavoro ed i sindacati trovano un accordo per consentire un esodo dei lavoratori che sono prossimi al raggiungimento dei requisiti della pensione di vecchiaia o anticipata nei sette anni successivi all'uscita dal lavoro.

L'azienda che propone l'accordo di esodo deve avere almeno mediamente nell'ultimo anno 15 dipendenti.

L'ultima finestra per poter presentare la domanda è il 1 dicembre 2023. Di conseguenza la risoluzione del rapporto di lavoro deve avvenire il 30 novembre 2023.

Pensione a 60 anni con l'isopensione: quanto spetta

Andare in pensione prima pone sempre l'incognita, ma quanto ci perdo? Con l'isopensione, che ricordiamo è destinato ad una platea ristretta che rispecchia i requisiti sopra riportati, il datore di lavoro accompagna il lavoratore fino al pensionamento sostenendo i costi sia retributivi che contributivi. Infatti in questi sette anni ad erogare l'importo sarà il datore di lavoro e non l'Inps, anche se a pagare sarà l'Inps che a sua volta avrà ricevuto i fondi dall'azienda. L'importo mensile che il lavoratore percepisce con la procedura di isopensione è esattamente l'importo che percepirà in via teorica al momento di cessazione del rapporto di lavoro per effetto del raggiungimento dei requisiti di pensionamento. Il datore di lavoro si impegna a versare 13 mensilità all'anno fino al raggiungimento dei requisiti della pensione di vecchiaia oppure anticipata. A garanzia dei pagamenti sia dell'assegno di accompagnamento alla pensione che dei contributi, l'azienda è chiamata a versare una polizza fidejussoria. 

Pensione anticipata con APE Sociale

Andare in pensione a 63 anni con la misura APE sociale. Si può ancora fino al 31 dicembre 2021, anche se proprio il presidente dell'Inps, Pasquale Tridico, aveva, in occasione della presentazione del XX Rapporto sulla previdenza, espresso la necessità di rafforzare questa misura, aumentandone le maglie.

Per poter fare la domanda di APE sociale il primo requisito è l'iscrizione ad una forma previdenziale.

Le categorie che possono accedere a questa misura sono ben definite.

Sono i lavoratori in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale che sono in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni.

I lavoratori che assistono un famigliare (cosiddetto caregiver) cui sia stato riconosciuto il livello di disabilità più grave, come previsto dall’articolo 3, III comma, della legge 104/1990, e che abbiano almeno 30 anni di contribuzione e assistono da almeno sei mesi un parente stretto: il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità.

Infine, tra i beneficiari dei APE sociale ci sono anche i lavoratori ai quali sia stata riconosciuta un'invalidità superiore o pari al 74% e che hanno versato 30 anni di contributi. 

Purtroppo l'assegno non è alto. Esso è pari all'importo della rata mensile di pensione calcolata al momento dell'accesso alla prestazione (se inferiore a 1.500 euro) o pari a 1.500 euro (se la pensione è pari o maggiore di questo importo). 

Pensione anticipata con il meccanismo RITA

Altra forma per poter andare in pensione anticipata, è quella di sfruttare il proprio fondo pensione. E già questo pone dei limiti perchè richiede che il lavoratore o lavoratrice che, pur rispettando tutti i requisiti, debba anche avere un fondo pensione. Per poter avere una rendita integrativa temporanea anticipata, con 5 o 10 anni prima dell'età di pensionamento, si devono soddisfare tre condizioni.

Il primo requisito fondamentale è l'iscrizione ad un fondo di previdenza integrativo oppure ai piani individuali pensionistici (detti PIP). Ma non solo. Si deve aver maturato almeno cinque anni di iscrizione al fondo pensione integrativa.

Il secondo requisito è l'inoccupazione. Ovvero la perdita di lavoro che può essere certificata con la dichiarazione di immediata disponibilità oppure con un'autodichiarazione. 

Ed infine un monte contributivo effettivamente versato di 20 anni.

L'importo dell'assegno integrativo è in funzione del montante dei versamenti fatti al fondo e di quanto si decide di utilizzare il fondo. Più si usa in fase anticipata, e meno sarà per poter integrare la pensione quando si raggiungerà l'età di pensionamento. 

Pensione con Quota 41 e lavoratori precoci

Un'altra strada percorribile è quella dei lavoratori precoci. Uno dei limiti di Quota 41 è quella di aver iniziato a lavorare giovanissimi. Nel caso specifico con 41 anni di contributi e 57 anni di età, si deve aver iniziato a lavorare all'età di 16 anni, ed aver trovato datori di lavoro onesti che hanno effettuato i dovuti versamenti contributivi. Quindi quota 41 è una strada adatta a pochi, se non pochissimi lavoratori che vantino però almeno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni. 

Anche per accedere a Quota 41 per i lavoratori precoci, si deve essere senza lavoro per licenziamento. Un'altra condizione per poter sfruttare quota 41 è quello di assistere un famigliare convivente da almeno sei mesi che versi in uno stato di handicap grave o gravissimo ai sensi della legge 104/1992.

Quindi anche Quota 41 per lavoratori precoci è una misura destinata a una cerchia ristretta.

Non resta che attendere le proposte e le decisioni del governo guidato da Mario Draghi.

Per avere un quadro generale di come sta evolvendo il tema sulle pensioni consiglio di leggere

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