Esiste in Italia la possibilità in alcuni casi di poter anticipare la classica pensione di anzianità di 5 o addirittura di 10 anni, andare in pensione a 57 anni, questo è possibile attraverso il trattamento RITA.

La RITA (Rendita integrativa temporanea anticipata ) è una nuova forma di prestazione, permette a tutti coloro che sono iscritti a forme di previdenza complementari di poterne anticipare l'erogazione di appunto 5 o 10 anni dall'età pensionabile o in caso di cessazione dell'attività.

In pensione con la RITA: come funziona

La RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata) è una nuova forma di prestazione che può essere richiesta alla propria forma di previdenza complementare (Fondo Pensione o Pip).

In pratica il beneficiario  che ne soddisfa i requisiti può chiedere di ricevere in anticipo il capitale maturato, che viene rimborsato in rate a partire dall’accettazione della richiesta e fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia.

Non è oro però tutto ciò che luccica, la Rita infatti rappresenta sicuramente molto appetibile, ma che va valutata attentamente.

Nel caso in si decida di beneficiarne cominciando a riscuotere il capitale accumulato nel fondo di integrazione, con il passare del tempo inevitabilmente ci sarà una riduzione della rendita sul quale il lavoratore potrà contare una volta raggiunta l'età pensionabile.

Nel video you tube che segue tratto dal canale "INpensione" una interessante video guida in cui verrà illustratosul come fare per andare in pensione prima con la RITA.

 Vedremo come sfruttare la RITA per smettere di lavorare prima ed andare in pensione.

 Quali sono le sue caratteristiche e i suoi requisiti e se conviene davvero oppure no (la RITA prevede un incredibile vantaggio fiscale).

RITA: chi può richiederla

La RITA ha carattere generale e si applica a tutti i lavoratori, inclusi i dipendenti pubblici, che abbiano aderito a una forma di previdenza complementare a contribuzione definita.

E' accessibile sia a lavoratori privati che ai lavoratori del settore pubblico purchè come già scritto abbiano aderito a fondi pensione o altre forma di previdenza integrativa, ma non basta occorrono infatti altri requisiti che approfondiremo nelle prossime righe.

In pensione con la Rita: i requisiti

Per poter richiedere la RITA e andare in pensione con 5 o 10 anni di anticipo ci sono due modalità ognuna con una serie di requisiti da soddisfare.

Partiamo dal caso uno, nel dettaglio occorrerà:

  • la cessazione dell'attività lavorativa;
  • l'aver maturato almeno 20 anni di contributi, requisito necessario per poter inoltrare la domanda ed ottenere la Rita;
  • Mancano meno di 5 anni per raggiungere l’età per la pensione di vecchiaia;
  • aver sottoscritto da almeno 5 anni piani di pensione integrativa.

Passiamo ora alla seconda modalità per poter richiedere la RITA, fatta di requisiti differenti che sono:

  • la cessazione dell'attività lavorativa, requisiti che quindi rimane invariato;
  • l'inoccupazione successiva alla cessazione dell'attività lavorativa per un periodo pari almeno a 24 mesi;
  • aver sottoscritto da almeno 5 anni piani di pensione integrativa;
  • meno di 10 anni, successivi al periodo dei 24 mesi di inoccupazione, al raggiungimento dell'età anagrafica richiesta per la pensione di anzianità.

Rita: i vantaggi fiscali

Richiedere ed ottenere la RITA, comporta anche una serie di vantaggi fiscali:

essendo soggetta ad una tassazione con una aliquota del 15%, aliquota che vien ridotta dello 0,3%all'anno a partire dal quindicesimo anno in poi di partecipazione a piani pensionistici integrativi fino a un massimo di 6 punti ed raggiungere un aliquota minima prevista del 9%.

Contribuiranno al calcolo e all'applicazione dell'aliquota ridotta, saranno computati, fino a un massimo di 15, anche gli anni di iscrizione alla previdenza complementare precedenti al 1 gennaio del 2007.

Rita: durata e cumulabilità

La durata della Rendita integrativa anticipata si interrompe una volta raggiunta l'età necessaria richiesta per la pensione di vecchiaia attualmente fissata a 67 anni.

La Rita è cumulabile con gli altri trattamenti pensionistici attualmente in vigore tra cui Quota 100, Ape sociale, Opzione donna, rappresentando quindi un integrazione al reddito offerto da le opzione appena elencate.

Rita: casi particolari

Il beneficiario della RITA ha comunque la possibilità di interromperne l'erogazione, se ciò dovesse accadere la liquidità rimanente rimarrà investita nel fondo pensionistico al quale il soggetto ha aderito  mantenendo le stesse condizioni sottoscritte nel momento della firma del contratto.

Nel caso in cui invece durante l'erogazione della Rita, il beneficiario decida di cambiare fondo integrativo, la Rita verrà immediatamente sospesa ed il capitale ancora non rimborsato trasferito nel nuovo fondo integrativo.

In caso di morte del beneficiario durante il periodo di erogazione della RITA, il capitale residuo verrà liquidato agli eredi o ai diversi beneficiari indicati: in ogni caso il capitale non entra nell’asse ereditario e non subisce l’imposta di successione.

In pensioni con la RITA: come si calcola

Nel momento in cui si rientri nelle due modalità sopra descritte e quindi si riescano a soddisfare i requisiti per la richiesta e l'ottenimento della RITA passiamo ora a cercare di capire come si calcola e da cosa dipende l'importo della rata mensile alla quale si avrà diritto.

La Rita vine calcolata in base alla quantità di denaro accumulato all'interno del fondo integrativo scelto che a sua volta si impegna ad investire il capitale con l'obiettivo di aumentare il montante di anno in anno, ed è proprio dall'importo totale del capitale investo che si calcola il successivo importo della Rita.

Chiaramente maggiore sarà il montante maggiore risulterà l'importo della rata mensile della quale si beneficerà.

Inoltre sarà anche possibile decidere se convertire tutto il capitale in RITA o  solo una parte, in questo caso la parte residua sarà usata per l’erogazione della pensione integrativa vera e propria.

RITA: quale è l'importo che si percepisce

Come già scritto nel paragrafo precedente l'importo della rata che si andrà a percepire con l'ottenimento della RITA dipenderà esclusivamente dalla quantità di denaro accumulato nel fondo di integrazione dal momento della sottoscrizione, è chiaro che si sarà trovato a versare capitale da molti anni potrà beneficiare di un assegno mensile di importo maggiore rispetto a chi si è avvicinato ai fondi integrativi da meno tempo.

Da ricordare inoltre i vantaggi fiscali previsti dalla richiesta della Rita e quindi dalla trasformazione di tutto o di parte del capitale accumulato nel fondo.

Essendo soggetta ad una tassazione con una aliquota del 15%, aliquota che vien ridotta dello 0,3% all'anno a partire dal quindicesimo anno in poi di partecipazione a piani pensionistici integrativi fino a un massimo di 6 punti ed raggiungere un aliquota minima prevista del 9%.

Altre modalità per andare in pensione 10 anni prima, Legge 104 

L'anno 2021 rappresenterà un anno chiave che vedrà nascere, indicativamente per l'autunno prossimo, una nuova riforma previdenziale necessaria per una serie di motivi non ultima la scadenza il 31 dicembre 2021 di Quota 100, trattamento pensionistico anticipato, che non verrà rinnovato e che rischia di complicare l'uscita anticipata dal lavoro con il ritorno certo dello scalone e quindi della Legge Fornero che prevede il diritto alla pensione una volta compiuti i  67 anni di età anagrafica.

Ci sono sul tavolo varie proposte avanzate dalle forze politiche in parlamento, dai sindacati e dall'Inps sulle quali il governo Draghi stà lavorando.

E' comunque di pochi giorni fala notizia in cui Mario Draghi si esprime favorevolmente ad una uscita dal lavoro a 57 anni per particolari categorie di lavoratori.

Si tratterebbe di un beneficio esteso alla totalità dei lavoratori prossimi alla pensione, beneficiari o meno della Legge 104.

La Legge 104/1992 riconosce diversi benefici ai lavoratori con handicap tra cui anche la possibilità di poter richiedere un trattamento di pensione anticipata.

I benefici garantiti da tale legge oltre che alle persone che presentano gravi disabilità, non inferiori all'80%, sono estesi anche ai rispettivi caregivers, ovvero a quelle persone che se ne prendono cura.

La normativa che garantisce la possibilità di richiedere un'uscita dal lavoro anticipata per disabili e caregivers è riportata nel decreto Legislativo 503/92, in cui in sintesi viene innalzata l'età pensionabile per diverse categorie tranne appunto per portatori di handicap con un’invalidità a partire dall’80%.

In pensione a 57 anni con la Legge 104: i requisiti

Decreto legge confermato dalla circolare Inps n°50 del 1993 - approvata dunque un anno dopo la la Legge 104 - che conferma la diminuzione dell’età pensionabile riferita ad alcune categorie, ma solamente per coloro che lavorano nel settore privato. 

I requisiti per poter beneficiare del trattamento pensionistico anticipato sono:

  • lavoratori portatori di handicap con almeno l'80% d’invalidità riconosciuta;
  • 61 anni di età anagrafica per gli uomini, 56 anni invece per le donne;
  • lavoratori non vedenti in possesso di almeno 10 anni di assicurazione e contribuzione dopo la comparsa della cecità, anche in questo caso l'età anagrafica necessaria sarà di 57 anni per le donne e 61 pe gli uomini;
  • sarà necessario inoltre aver maturato almeno 20 anni di contributi nell'intera vita lavorativa.

Per le persone con una invalidità di almeno il 74% e loro caregivers, è possibile andare in pensione con l'APE sociale e Quota 41.