Finalmente è arrivata la proposta per quanto riguarda la riforma delle pensioni che sembra  mettere d'accordo tutti.

La proposta più credibile al momento sul tavolo del governo prevede un uscita dal lavoro a 63 anni, ma con un assegno ridotto.

Questa è la proposta che il governo Draghi sta valutando per poter dar seguito ai lavoratori di poter usufruire del trattamento di pensione anticipata.

Già perchè a fine anno ( 31 dicembre 2020 ) scadrà Quota 100, provvedimento voluto fortemente dalla Lega ed attuato durante il governo Conte , che da la possibilità di andare in pensione con una età anagrafica almeno di 62 anni insieme ad una età contributiva di 38.

Quota 100 introdotta nel 2018, durata quindi tre anni e che ad oggi non ha un vero e proprio successore, la mancata approvazione di un nuovo provvedimento porterebbe a partire dal 2022, il ritorno alla famigerata Legge Fornero, ovvero si potrà andare in pensione a 67 anni di età o 42 e io mesi di contributi.

Governo e parti sociali da tempo hanno aperto un tavolo di discussione per trovare una soluzione che accontenti tutti, l'intesa probabilmente arriverà in autunno.

Tra le numerose proposte sul tavolo del governo quella che però ha trovato più consensi da parte di tutte le parti in causa è stata quella presentata di rettamente da Pasquale Tridico, presidente dell'INPS che prevede un uscita dal lavoro a 63 anni, ma con un assegno ridotto.

Nel video che segue, tratto dal canale You tube del Corriere della Sera, una interessante intervista al presidente dell'INPS Pasquale Tridico che illustra il provvedimento da lui avanzato.

Nel paragrafo successivo analizzeremo meglio ed entreremo nel dettaglio della proposta pensione avanzata da Tridico.

In pensione a 63 anni: proposta Tridico

Tridico nella sua proposta, avanza la possibilità di poter richiedere un trattamento di pensione anticipata, uscire dal lavoro una volta raggiunti i 63 anni anni di età, accettando però una decurtazione degli importi (almeno fino al raggiungimento della pensione per anzianità).

Nel tempo che intercorre dai 63 anni ai 67 (età in cui si raggiungerà la pensione di vecchiaia e verrà corrisposta anche la parte retributiva ) si avrà diritto ad un assegno previdenziale basato esclusivamente sulla base dei contributi versati (almeno 20 anni) fino a quel momento.

In sintesi il presidente dell'INPS Tridico, con la sua proposta di pensione anticipata prevede per il lavoratore che decidesse di usufruirne ciò che definirei una doppia uscita, ovvero un primo assegno calcolato sulla sola età contributiva ( più anni hai lavorato maggiore sarà l'importo dell'assegno) per un massimo di 5 anni (dai 63 ai 67 anni di età ) raggiunti i 67 anni (pensione di vecchiaia) l'importo dell'assegno verrebbe ricalcolato in base al criterio del sistema retributivo.

Tridico ci ha tenuto a precisare che per la sostenibilità dell'INPS, l'ente che eroga la pensiona, questo sarebbe un provvedimento molto vantaggioso poichè poco oneroso, costerebbe infatti circa 400 milioni nel 2022per poi arrivare ad una massima spesa di circa 2 miliardi entro il 2029.

In pensione a 63 anni: ipotesi alternative

Come già scritto in precedenza sul tavolo del governo Draghi ci sono varie proposte avanzate e da valutare, Quota 63, che prevede un'uscita dal lavoro a 63, ma con penalizzazioni sull'assegno, non è l'unica e per capire chi sarà il successore di Quota 100 è ancora presto.

Il presidente dell'INPS ha fornito altre alternative e nella fatti specie due:

  • la prima, pensione anticipata per chi raggiunge i 41 anni di età contributiva, unico parametro richiesto;
  • la seconda , pensione anticipata una vota raggiunti i 64 anni età anagrafica con 36 di contributi maturati.

Tridico ci ha tenuto nel menzionare la Corte dei Conti che ha indicato al presidente l'dea di considerare i 64 anni età nel considerare la pensione anticipata.

La proposta di pensione anticipata a 64 anni di età era stata avanzata anche dall' ex ministro del lavoro Catalfo, del governo Conte, insieme ad altri tecnici per cercare di dare soluzioni concrete verso quella che dovrebbe essere la riforma pensioni.

I sindacati e Quota 41

Al tavolo del governo partecipano attivamente anche i sindacati che hanno espresso forte dissenso verso la proposta Tridico, giudicata estremamente penalizzante.

Le sigle sindacali chiedono maggior flessibilità per chi chiede il trattamento di pensione anticipata ed a loro volta avanzano due ipotesi:

  • la prima prevede la possibilità di andare in pensione anticipata una volta raggiunti i 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica;
  • la seconda che prevede un'uscita flessibile a 62 anni senza ricalcolo contributivo.

Come si calcola la pensione contributiva

Nei paragrafi precedenti abbiamo analizzato le varie proposte sul tavolo del governo per ciò che sarà la possibilità di richiedere la pensione anticipata, tutte o quasi tutte prevedono un assegno calcolato in base all'età contributiva.

Sarà quindi molto importante capire qualcosa in più su questo aspetto.

Il calcolo della pensione in base all'età contributiva è stato introdotto per la prima volta con la riforma pensioni del 2011.

Il principio base del contributivo è molto semplice ed è basato sul "più anni hai lavorato, versando contributi, più alto sarà l'assegno".

La pensione contributiva infatti verrà determinata in base al numero dei contributi accumulati negli anni e rivalutati durante l'arco dell'intera vita lavorativa.

Successivamente la somma di tutti i contributi versati sarà trasformata in pensione utilizzando coefficienti di conversione.

I coefficienti di conversione saranno tanto più alti quanto più alta sarà l'età anagrafica del lavoratore, da ciò si evince che a parità di contributi versati maggiore sarà l'età più alta sarà la pensione.

La pensione di vecchiaia, invece, è una prestazione vitalizia di natura economica e previdenziale, elargita a chi ha raggiunto il limite massimo d’età (ad oggi 67 anni) insieme ad una determinata anzianità contributiva.

Nel caso di un mancato accordo ecco la Legge Fornero

Ricominciamo da Quota 100, provvedimento sperimentale, attuato durante il primo governo Conte, voluto fortemente dalla lega di Matteo Salvini.

Quota 100 quindi, provvedimento che ha esordito nel 2019, con l'obiettivo di aumentare la flessibilità in uscita dal lavoro a tutti quei lavoratori che desiderassero chiedere un trattamento di pensione anticipata senza dover aspettare il raggiungimento dei 67 anni di età previsti dalla pensione di vecchiaia.

Fondamentalmente Quota 100 è nata per dare una alternativa alla tanto discussa Legge Fornero entrata in vigore nel 2012 con la Riforma Monti.

Quota 100 difatti ha rappresentato una alternativa decisamente più flessibile alla Legge Fornero, tuttora in vigore, che prevede la possibilità di una uscita dal lavoro raggiungimento dei 67 anni di età anagrafica e un minimo di anzianità contributiva che porta a 20 anni di contributi versati, con una pensione calcolata attraverso il sistema retributivo o misto.

Ma non basta, la Legge Fornero infatti necessita di un terzo requisito, nel caso di pensione solo contributiva, l'importo dell'assegno non deve superare di 1,5 quello dell'assegno sociale che ad oggi (2021) ammonta a circa 460.

Nel caso in cui tale requisito non venga soddisfatto la domanda di pensione verrà respinta e l'unica soluzione per ottenerla sarà il raggiungimento di 71 anni di età con un minimo di 20 anni di contributi maturati.

La riforma pensioni passa dai fondi pensione

Nell' articolo analizzando molte delle proposte sulla riforma delle pensioni, presenti sul tavolo del governo Draghi, abbiamo constato che  prevedono si, una uscita dal lavoro anticipata, (62 anni proposti dai sindacati ai 63-64 proposti dal presidente dell'INPS ) ma è vero al contempo che per il calcolo dell'assegno peserà molto l'età contributiva, ciò porterà inevitabilmente ad assegni con importi molto bassi.

Alla luce di ciò pensare di basarsi solo sulla pensione INPS potrebbe non bastare occorrerebbe dunque cominciare ad orientarsi anche ad altre forme di pensione integrativa.

Una delle ipotesi ricorrenti è quella di rendere fiscalmente più appetibile l'accesso sui fondi pensione agendo sull'aliquota e prevendo specifiche agevolazione.

Il Governo, ma soprattutto i sindacati ne sono consapevoli, nella prossima riforma pensioni si fa strada quindi l'ipotesi di provvedimenti che vadano in questa di rezione.

I sindacati stessi avevano valutato positivamente e avanzato la possibilità di poter destinare Tfr alla previdenza integrativa.

Pensioni: il rapporto INPS

Il 12 luglio l'INPS ha presentato il rapporto in cui tra i vari punti vengono evidenziati i numerosi danni economici portati dal periodo pandemico Covid-19 nel biennio 2019-20.

Il presidente Pasquale Tridico ha inoltre posto il focus sui problemi che stanno ed hanno caratterizzato il mondo del lavoro.

Il presidente Tridico analizza i numeri e dipinge uno scenario tutt'altro che roseo a causa dell'aumento della disoccupazione e della drastica diminuzione dei redditi soprattutto per quanto riguarda categorie di lavoro come autonomi, precari e partite IVA.

Aggiunge inoltre che senza alcuni interventi messi in campo dal governo i numeri sarebbero stati ancor più catastrofici, il solo blocco dei lincenziamenti imposto dal goveno nel biennio Covid-19 ha salvato più di 300mila posti di lavoro.

Nel biennio Covid-19 l'INPS circa 14 milioni di persone hanno beneficiato degli aiuti economici messi in campo dal Governo ed erogati dall'INPS per un totale di 43 miliardi euro, fondi che a tenuto a precisare Pasquale Tridico sono stati finanziati dalla fiscalità generale, metre altri messi a bilancio a carico dell'INPS.