La Riforma Pensioni si lascia attendere anche questa volta. Non è un caso se il tema delle pensioni ha da sempre rappresentato un tasto dolente per qualsiasi tipo di Governo al potere. La ragione è abbastanza semplice: vanno conciliati una molteplicità di interessi.

Da una parte è necessario dar voce ai lavorati e ai sindacati, dall’altra l’esecutivo deve indirizzare la sua scelta verso una Riforma Pensioni che incida in meno possibile sulle casse dello Stato. È così fin dalla notte dei tempi.

E anche questa volta, la pensione è diventata un argomento molto dibattuto a Montecitorio. Sul tavolo dell’ex governatore della Banca Centrale Europea (BCE), Mario Draghi, sembrerebbero esserci migliaia di proposte avanzate da sindacati, altri enti e dall’INPS.

In questo contesto di totale incertezza, il Governo Draghi ha ben chiaro un obiettivo: migliorare e rafforzare in sistema pensionistico italiano che, non è un mistero, fa acqua da tutte le parti. 

L’idea è di passare al vaglio tutte le formule di pensione anticipata attualmente in vigore, in modo da analizzarne pro e contro, tralasciare quelle che si sono rivelate un vero flop e rafforzare quelle che hanno prodotto più benefici sia in termini di minor incidenza di costi sulle casse erariali sia di rispondenza alle necessità dei lavoratori. 

Agli interessati a conoscere i possibili scenari pensionistici dal 2022 si consiglia la visione di un interessante video YouTube di "Mondo Pensioni".

In verità, questo è già stato fatto. Il premier Draghi ha ufficialmente riconfermato per il nuovo anno una serie di misure. Il 2022 sarà l’anno di Opzione Donna, una formula di pensione anticipata già in vigore che sembra aver prodotto i frutti sperati.

Questo spiega come mai il Presidente del Consiglio auspica una sua introduzione permanente nel sistema pensionistico italiano, oltre ad un suo potenziamento. 

Naturalmente occorre affrettare i tempi per definire una Riforma Pensioni il prima possibile. A spingere verso un’accelerazione della scelta è la scadenza di Quota 100. La misura chiuderà definitivamente i battenti sul finire dell’anno in corso, il 31 dicembre 2021.

Cosa accadrà dopo non è dato saperlo. L’unica cosa certa è che Opzione Donna continuerà il suo percorso anche il 2022 permettendo alle donne lavoratrici un’uscita anticipata dal mondo del lavoro prima del raggiungimento dei 67 anni di età previsti per il riconoscimento della pensione di vecchiaia.

Ricordiamo che Opzione Donna, allo stato attuale, permette alle donne di accedere alla pensione anticipata al raggiungimento di un’età anagrafica di 58 anni, avendo maturato almeno 35 anni di contributi.

Ovviamente non sono mancate le polemiche e le critiche contro tale soluzione considerata dai più eccessivamente penalizzante.

Nel corso dei paragrafi esamineremo passo dopo passo le ultime novità riguardanti il rinnovo di Opzione Donna al 2022. La misura certamente verrà rafforzata anche se non si sa bene in quale modo. C’è chi pensa che dal nuovo anno verrà innalzata la soglia anagrafica di accesso alla formula anticipata, chi invece auspica che questa non subisca variazioni.

Vediamo, dunque, quale sono i piani del Governo Draghi sull’argomento.

La Riforma Pensioni inizia da Opzione Donna: in cosa consiste?

A chi non ha dimestichezza con il tema delle pensioni ricordiamo che Opzione Donna è una formula di pensione anticipata nata per mano della Legge Maroni del 2004. Prorogata nel tempo, fino ad arrivare ai giorni più recenti, la misura potrebbe diventare parte permanente del sistema pensionistico italiano.

Ciò significa che non occorrerà più attendere in futuro il suo rinnovo per poterne usufruire, poiché sarà integrata definitivamente nel sistema.

Opzione Donna offre alle donne lavoratrici la chance di accedere alla pensione anticipata con un assegno pensionistico calcolato secondo il principio contributivo

La misura rivolta esclusivamente alle donne lavoratrici, senza alcuna distinzione tra settore pubblico e privato. È la Legge Maroni del 1994, a dare i natali alla misura riconfermata con la Legge Fornero del 2011 e integrata nel Decreto Rilancio.

Nonostante sia stata adottata in via del tutto sperimentale, assicurerebbe il vantaggio di non pesare eccessivamente sul bilancio dello Stato, anche se pare non sia vista di buon occhio dalle donne lavoratrici che potrebbero usufruirne. 

Il motivo lo analizzeremo nei prossimi paragrafi. Per il momento possiamo solo dire che, come qualsiasi altra misura, presenta dei pro e dei contro.

Spostandoci sui beneficiari, invece, Opzione Donna permette l’accesso alla pensione anticipata a tutte le donne lavoratrici regolarmente iscritte a fondi sostitutivi, esclusivi oppure alle assicurazioni obbligatorie, ma non a quelle iscritte alla Gestione Separata.

Pensione anticipata: quali vantaggi e svantaggi per Opzione Donna

In attesa che il cerchio sulla Riforma Pensioni si chiuda in un modo o in un altro, il Governo Draghi ha le idee ben chiare sul destino di Opzione Donna. La misura che si avvia alla scadenza il 31 dicembre del 2021 verrà riconfermata nel 2022.

La decisione pare sia stata presa dopo aver passato al setaccio la formula di pensione anticipata. Alla misura va riconosciuto il merito di permettere un’uscita precoce dal mondo del lavoro a tutte le lavoratrici donne. 

Si potrà andare in pensione all’età anagrafica di 58 o 59 anni in base al tipo di attività lavorativa svolta. Più nei dettagli, le lavoratrici dipendenti potranno ritirarsi dal lavoro al compimento dei 58 anni di età, avendo maturato 35 anni di contributi.

Fermo restando la soglia contributiva, per le lavoratrici autonome l’età anagrafica necessaria per accedere ad Opzione Donna è di 59 anni.

Se si pensa che tale opzione di pensione anticipata permette un’uscita precoce dal lavoro già all’età di 58 o 59 anni, quindi molti anni prima del limite anagrafico previsto per la pensione di vecchiaia a 67 anni, in base alla normativa in vigore, potrebbe essere un importante punto a favore.

Purtroppo, non è tutt’oro quello che luccica. Lo penalizzazione più grande di Opzione Donna riguarda gli importi dell’indennità. Questi sono drasticamente ridotti e rendono la misura poco conveniente sebbene renda possibile un ritiro dal lavoro precoce.

Tuttavia, sono molte le donne a optare per la pensione anticipata grazie ad Opzione Donna. In ogni caso, ogni lavoratrice valuterà la scelta più adatta alle proprie esigenze.

Pensione anticipata: come presentare domanda INPS per Opzione Donna

Accedere alla formula di pensione anticipata prevista da Opzione Donna è abbastanza semplice. Innanzitutto, va presentata domanda esclusivamente tramite il portale dedicato INPS, utilizzando le credenziali di accesso (SPID, PIN INPS, Carta d’Identità Elettronica e Carta Nazionale dei Servizi).

Chi non ha particolare dimestichezza con la tecnologia può sempre fare affidamento ad un CAF o ad un Patronato zonale. In alternativa, si può ricorrere al contact center INPS, chiamando da rete fissa il numero 803 164, oppure a pagamento da rete mobile il numero 06 164 164.

Vanno però fatte una serie di premesse. Le donne che decidono di accedere alla pensione anticipata nel 2021, quindi nell’anno in corso, devono aver maturato i requisiti necessari entro e non oltre il 31 dicembre 2021.

Inoltre, per poter accedere ad Opzione Donna le lavoratrici dipendenti devono interrompere il rapporto di lavoro rassegnando le dimissioni.

Per le lavoratrici autonome, invece, non è richiesta la cessazione dell’attività lavorativa.

Pensione anticipata: come funziona il calcolo contributivo di Opzione Donna

Come anticipato in precedenza, l’importo della pensione con Opzione Donna trova fondamento nel principio contributivo. Una pensiona anticipata formulata in questo modo non fa altro che penalizzare le donne in termini di importi.

Le stesse arriverebbero a percepire ben il 30% in meno rispetto a quanto otterrebbero dalla tradizionale pensione di vecchiaia a 67 anni. Ma per quale motivo?

A penalizzare le lavoratrici con Opzione Donna sarebbero i contributi corrisposti prima del 1995. Per essere più chiari, più ampia è la carriera e più saranno i contributi pagati prima del 1996 e dunque si avrà una maggiore riduzione degli importi.

Il taglio del 30% è giustificato dal fatto che generalmente gli stipendi sono maggiori a fine carriera. Se si procedesse ad un sistema di calcolo retributivo si prenderebbe in considerazione ciò. Ma non è così per Opzione Donna.

Si rileverebbe, dunque, una strana situazione. A parità di contributi corrisposti, una lavoratrice che attende i 67 anni per andare in pensione percepisce un’indennità maggiore rispetto a quella che, sfruttando la formula di pensione anticipata Opzione Donna, si ritira all’età di 58 o 59 anni.

Nel primo caso, infatti, si ricorre ad un sistema di calcolo misto che non tiene conto soltanto dei contributi maturati.

Riforma Pensioni: le novità di Draghi per Opzione Donna nel 2022

Mentre c’è certezza sulla proroga al 2022 di Opzione Donna, non si conoscono ancora le modiche che la cabina di regia del Governo Draghi intende apportare alla formula di pensione anticipata.

L’idea è di potenziare la misura estendendone l’accesso ad altri beneficiari e rendendola parte integrante del sistema pensionistico italiano. In attesa della Riforma Pensioni, però, iniziano a venire a galla alcune indiscrezioni.

Tra le novità ci potrebbe essere un innalzamento della soglia dell’età pensionabile di un anno. In tal caso, le lavoratrici dipendenti potrebbero accedere alla pensione al compimento dei 59 anni, mentre le autonome a 60 anni, con tutti i vantaggi che ne conseguono in termini di riduzioni delle penalizzazioni.

Al momento, però, si tratta di semplici ipotesi.

Pensione anticipata: si può ancora lavorare con Opzione Donna?

Considerate le perdite che possono raggiungere il 30%, molte lavoratrici si chiedono se possono continuare a lavorare pur ricevendo la pensione anticipata con Opzione Donna.

La risposta al quesito vi sorprenderà. È possibile farlo! Opzione Donna può essere cumulata insieme ad altri redditi da lavoro, come confermato da Altalex.

Il 2009, infatti, è spirato il divieto prima vigente di cumulare pensione percepita e redditi da lavoro.