Una delle possibili strade per la riforma delle pensioni, o meglio per consentire ai lavoratori di evitare lo scalone di 5 anni con il dopo Quota 100, è Opzione Donna che faceva beneficiare le lavoratrici che avevano maturato i requisiti nel 2020. Con l'outlook sull'economia di settembre redatto dall'Ocse, è arrivata però una doccia fredda. Opzione donna non va rinnovata, al pari di Quota 100. Quindi una  delle alternative che in questi giorni è circolata come possibile opzione per una pensione anticipata è saltata. Troppo presto l'età del pensionamento secondo l'OCSE che ritiene il sistema delle pensioni italiane non sostenibile senza i necessari correttivi. Allora cosa rimarrà, tra le opzioni, agli italiani lavoratori per assicurarsi una pensione anticipata? 

Pensione anticipata: addio Quota 100

Definitivamente Quota 100 dirà addio il 31 dicembre 2021. Lo ha stabilito alcuni mesi fa la Corte dei Conti nel rapporto del 2021 sul coordinamento della finanza pubblica, aveva sottolineato la insostenibilità di Quota 100. Secondo la magistratura contabile a contribuire alla crescita della spesa previdenziale sono state le misure previste dal decreto legge 9/2019, e in particolare Quota 100 e il blocco dell’adeguamento alla speranza di vita dell’anzianità contributiva per l’accesso alla pensione anticipata. 

Quale che sia l’evoluzione programmatica del prossimo biennio - concludeva la Corte dei conti in quella occasione - la spesa previdenziale potrà rappresentare un rilevante elemento critico per i conti pubblici.

A questa pronuncia, si è anche accodata l'OCSE, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, nel suo outlook di settembre sull'economia italiana. Quota 100 deve volgere al termine e non essere rinnovato. Il costo di Quota 100, che permette ancora per pochi mesi di andare in pensione a 62 anni di età con 38 anni di contribuzione, ha gravato sulle casse dello Stato in maniera esorbitante. Ma i suoi effetti si vedranno fino al 2035. Questa spesa toglie risorse per gli investimenti sui giovani, molti dei quali sono disoccupati e a rischio di povertà. 

Un compendio di riforme pensionistiche ad ampio spettro intraprese a partire dal 2011 - si legge nel documento - hanno contribuito a contenere l’impatto delle pressioni innescate dalla spesa legata all’invecchiamento demografico. Un tale risultato è stato reso possibile anche grazie all’innalzamento dell’età pensionabile, che è stata correlata all’innalzamento dell’età pensionabile.

Riforma pensioni: stop opzione Donna 

L'OCSE non si risparmia neanche su opzione donna, la formula che permette alle donne lavoratrici del settore privato, sia dipendenti che lavoratrici autonome, di anticipare la pensione a 58 e 59 anni, ma con 35 anni di contributi. Questa formula di pensionamento anticipato scade a fine dicembre 2021, perchè consente di poter fare domanda solo a quelle lavoratrici che maturavano i requisiti a dicembre 2020 e che potrebbero richiedere il pensionamento con Opzione Donna entro 12 o 18 mesi. Chi ha maturato i requisiti può comunque richiedere l'accesso alla pensione anticipata anche successivamente alla prima data utile. 

L'idea di un rinnovo anche per il 2021 e quindi per chi maturerebbe i requisiti entro fine anno, è svanita dalle dichiarazioni scritte dell'OCSE su opzione donna. In base all'OCSE, questa misura di anticipazione della pensione

che dà diritto al pensionamento anticipato con un trattamento calcolato su base contributiva fino a dicembre 2021 non andrebbe rinnovata, perché amplifica i rischi di povertà in età avanzata.

Ma il vero punto all'attenzione di questi enti economici, così come della Corte dei Conti, è la sostenibilità finanziaria del sistema delle pensioni. Mandare prima le persone in pensione, senza correttivi sul metodo di calcolo, significa aumentare la spesa per le pensioni e sottrarre risorse agli investimenti. 

Pensione Anticipata: APE sociale verso il rinnovo

Non c'è invece alcuna intenzione di bloccare o non rinnovare APE sociale, la pensione anticipata per alcune categorie di persone. Anzi lo stesso ministro dell'economia e finanza, Daniele Franco ha ricordato che fra la fine del 2021 e l'inizio del prossimo anno 

avremo un forte cambiamento nei requisiti di pensionamento, e quota 100 scadrà. Dobbiamo discuterne nel Governo. Sono fiducioso che l'esecutivo troverà una soluzione equilibrata nella prossima legge di bilancio.

Allo stato attuale la soluzione potrebbe essere quella di una proroga dell'Ape sociale con un bacino più ampio di lavoratori impegnati in attività gravose. 

Ne avevo parlato in questo articolo Riforma pensioni: vince l' Inps! A casa a 63 anni. Ecco come, in cui si indicano anche altre modalità di pensione anticipata a 63 anni.

Questa è l'ulteriore conferma che l'APE sociale sarà il fulcro della prossima riforma delle pensioni che dovrà trovare una soluzione allo scalone di 5 anni anni che dal 1 gennaio 2022 si dovrà tener presente per andare in pensione. Con la fine di Quota 100, l'età di pensionamento balza a 67 anni, fermo restando almeno 20 anni di contribuzione. Ma altri cinque anni di lavoro comporterebbe una forte penalizzazione per chi ha già raggiunto una considerevole quota di contributi versati, e soprattutto non favorirebbe il cambio generazionale sul posto del lavoro.

Pensione anticipata a 63 anni: chi può accedere all'APE sociale

Andare in pensione a 63 anni si potrà grazie all'APE sociale, l'indennità di accompagnamento alla pensione. All'età anagrafica si deve però aggiungere un numero minimo di contributi versati, che per l'APE sociale ammontano a 30 anni. Tuttavia, così come configurata oggi, l'APE sociale non è sfruttabile da tutti i lavoratori, ma solo da alcune categorie. Di conseguenza, una primo passo da fare è allargare la platea dei beneficiari. Fino al 31 dicembre 2021, ecco chi potrà usufruire dell'APE sociale. Dal 2022, con un rinnovo pressoché definitivo, probabilmente si aggiungeranno altre categorie. 

I lavoratori in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale che sono in possesso di un'anzianità contributiva di almeno 30 anni.

I lavoratori che assistono un famigliare (cosiddetto caregiver) cui sia stato riconosciuto il livello di disabilità più grave, come previsto dall’articolo 3, III comma, della legge 104/1990, e che abbiano almeno 30 anni di contribuzione e assistono da almeno sei mesi un parente stretto: il coniuge, la persona in unione civile o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità. Ad essi si aggiungono colo che assistono un parente o un affine di secondo grado convivente qualora i genitori o il coniuge della persona con handicap in situazione di gravità abbiano compiuto i 70 anni di età.

I lavoratori ai quali sia stata riconosciuta un'invalidità superiore o pari al 74% e che hanno versato 30 anni di contributi. 

Tuttavia, l'importo della pensione fino all'età di pensionamento non supererebbe 1.500 euro al mese. 

Pensione anticipata a 57 anni con RITA

Altra strada che può essere sfruttata, anche se a carico completo del fondo pensione cui è iscritto il lavoratore, è la rendita integrativa temporanea anticipata. Il meccanismo è molto semplice. Chi è iscritto ad un fondo pensione, di categoria o libero, da almeno 5 anni, può sfruttare la RITA. Oltre all'iscrizione al fondo, si devono soddisfare altri requisiti:

  • cessazione dell’attività lavorativa;
  • raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i cinque anni successivi alla cessazione dell’attività lavorativa;
  • almeno 20 anni di contribuzione nei regimi obbligatori di appartenenza.

Questa opzione si basa esclusivamente sul montante versato al fondo pensione, e dunque molto dipende sia dal numero di anni di versamento, sia dall'importo del versamento che è correlato alla propria retribuzione ed eventuali versamenti volontari, sia al tipo di formula di investimento prescelto. Dunque la RITA non è accessibile a tutti.

Pensione anticipata con Quota 41

Rimane invece in vigore per i lavoratori precoci, Quota 41. Ma esiste un requisito preciso per identificare effettivamente che si tratta di lavoratori precoci. Si deve avere maturato e versato almeno 12 mesi di contribuzione prima dei 19 anni. Chi ha iniziato a lavorare a 18 anni, con Quota 41 andrebbe in pensione a 59 anni di età. Ma se l'idea dell'Inps è di portare l'uscita dal mondo del lavoro a 63 anni, perchè allora si deve lavorare altri 4 anni? Non sarebbe rispettoso per chi ha iniziato a lavorare veramente da ragazzo/a e abbia versato nelle casse previdenziali 41 anni di contributi. Non sarebbe rispettoso perchè con la riforma a 63 anni si richiederebbero almeno 30 anni di contributi. La domanda sarebbe: perchè consentire a chi ha 30 anni di contributi di andare in pensione a 63 anni, è costringere chi ha maturato 41 anni di contributi a lavorare ancora degli anni, nel caso in cui l'età anagrafica non sia di 63 anni? 

Un rebus per l'autunno che troverà unasoluzione solo con la nuova legge di bilancio 2022 e che al momento vede solo tre certezze: pensione di vecchiaia a 67 anni, addio a Quota 100 e Opzione Donna.