Temi che l’importo della tua pensione sarà bassissimo? Ti resta poco tempo per collocarti in quiescenza e facendo due conti hai capito che l’importo dell’assegno è povero. Cosa fare quando il peso delle aspettative previdenziali prontamente disilludono la realtà, facendo crollare l’ideale dell’assegno pensionistico. 

Troppo spesso la realtà cozza con le aspettative, un vero dramma nel campo delle prestazioni previdenziali per migliaia di lavoratori, specie se prossimi al pensionamento. A quel punto, integrare con versamenti contributivi potrebbe non giovare del tutto. 

La previdenza integrativa si muove in un piano temporale diverso, i benefici vengono registrati specie da coloro che attivano un’adesione precoce al fondo di previdenza integrativa. Basti, pensare, che se l’iscrizione avviene all’inizio della carriera lavorativa, si ricava il massimo del beneficio economico, senza dover ricorrere a uno sforzo estremo.

Ecco, perché, spesso coloro che aderiscono a un fondo integrativo molto presto, ottengono una maggiore rivalutazione, oltre a poter suddividere i costi ripartendoli in più anni. 

Pensare di spingere in rialzo con della contribuzione volontaria, potrebbe anche se in minima parte risultare utile.

Purtroppo, occorre, valutare che l’INPS ammette il versamento volontario dei contributi per i lavoratori impiegati con un contratto lavorativo part – time o, ancora, in assenza di un’attività lavorativa.

Nel merito, va considerato che la contribuzione può essere integrata, ma lo stesso discorso non è applicabile alla retribuzione media. In parole semplici, se lo stipendio non rispecchia le tue aspettative, con i versamenti aggiuntivi volontari non si può superare la base imponibile su cui vengono calcolate le imposte di un valore uguale o superiore a mille euro. 

Potrebbe risultare molto più utile ai fini pensionistici procedere con una richiesta di riscatti, se viene esercitata molto prima della pensione.

Un’operazione di riscatto tardiva non apparta benefici, specie se a un passo dalla pensione. Questo, perché, saresti spinto a versare una somma di denaro all’INPS per poi recuperarla a rate del valore più basso rispetto a quanto versato. Non perseguendo quella che è la vera finalità del riscatto, ovvero uscire prima dal lavoro per la pensione. 

Esistono delle alternative che ti portano a poter ricevere un assegno pensionistico più alto, circostanze applicabili anche in presenza di un’erogazione della prestazione in atto. Ciò significa che la pensione si può aumentare prima, ma anche dopo averla ricevuta.

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Per aumentare la pensione potrebbe essere utile riscattare un periodo temporale connesso all’attività lavorativa. In questo caso, l’INPS dovrebbe procedere al calcolo di un assegno pensionistico del valore più alto.

Come riportato da La Legge Per Tutti, il lavoratore può riscattare diversi momenti lavorativi legati ad altrettanti differenti gestioni INPS, se sussistono le condizioni e i limiti fissati dalla normativa.

Ad esempio, è possibile riscattare i contributi prescritti od omessi, i corsi di laurea o assimilati, i periodi di maternità, così come quelli riferiti alla sospensione dell’attività lavorativa e così via. 

Se il lavoratore non si trova nella posizione di poter procedere al riscatto o accredito di periodi lavorativi, né tantomeno, emerge la volontà dell’azienda d'incrementare l’imponibile contributivo procedendo ad aumentare la paga (lorda).

 Per risolvere il problema potrebbe procedere con la contribuzione volontaria. In ogni caso, è necessario la presenza di un contratto di lavoro a tempo parziale che sia part-time verticale, ciclico od orizzontale.

L’INPS autorizza la contribuzione volontaria in base a diversi elementi, tra cui:     

  • sono consentiti i versamenti contributivi per i periodi temporali seguenti alla data del 31 dicembre 1996
  • ammessa la formula del riscatto “a integrazione” regolamentato dall’articolo 8, comma 1 del decreto Legislativo n. 564/1996, riferito al periodo di lavoro con contrato part – time se non riscattato

Attenzione, però, per il rilascio dell’autorizzazione dall’INPS occorre aver perfezionato un anno di versamenti contributivi presente negli ultimi cinque anni registrato nell’apposita gestione INPS che accoglie la richiesta. 

Tuttavia, nonostante la contribuzione volontaria, se manca poco alla pensione non è possibile ottenere un incremento importante della base imponibile. 

Si può avere l’aumento della pensione grazie alla maggiorazione?

L’ordinamento previdenziale prevede l’opzione della maggiorazione, un’operazione necessaria per aumentare l’assegno pensionistico. In sostanza, si procede con l’accredito di una contribuzione aggiuntiva riconosciuta in presenza di non accredito nei periodi in cui il richiedente risulta aver prestato servizio.  

L’INPS considera come maggiorazione i periodi legati a servizi lavorativi eseguiti presso navi militari, aerei e così via, oppure, in presenza di un’invalidità nella percentuale dal 75%.  

E, ancora, l’Istituto ammette l’integrazione dell’assegno pensionistico, laddove i redditi prodotti dal pensionato o dal coniuge non superano determinate soglie, quali: 

  • ammessa l’integrazione al trattamento minimo, un’operazione che permette d'incrementare la pensione fino al valore 524,35 euro al mese (2022);
  • ammessa la maggiorazione sociale, si tratta di un incremento delle prestazioni previdenziali previsto dalla  legge n. 544/1988 a supporto dei redditi bassi o il cui titolare ha compiuto i 60 anni di età anagrafica. 
  • ammesso l’incremento al milione, in questo caso l’intervento d'incremento della pensione è stato previsto dalla legge finanziaria del 2002, un intervento previsto per i pensionati over 70, anche se sono ammessi i pensionati ancor prima dell’età di 70 anni, se sussistono i requisiti. E, ancora disposizioni diverse sono previste per gli inabili, per cui è richiesta un’età anagrafica di almeno 18 anni. In ogni caso, viene previsto un adeguamento della pensione fino a 660,27 euro al mese (2022).
  • ammessa la quattordicesima, la somma aggiuntiva può variare fino al valore massimo di 655 euro in virtù di diverse condizioni. Per approfondire l’argomento ti consiglio di leggere l’ultimo aggiornamento sulla quattordicesima disponibile qui. 

Oltre tutto va detto che, nell’ipotesi in cui il nucleo familiare si trova in particolari condizioni disagiate, è possibile richiedere l’aumento della pensione attraverso la pensione o reddito di cittadinanza. 

Si può aumentare la pensione con il supplemento?

Se il lavoratore che si trova nella condizione di essere pensionato e di proseguire il suo percorso lavorativo può richiedere l’incremento della propria pensione con il supplemento.

In questo caso, l’INPS procede al ricalcolo della contribuzione aggiuntiva prodotta dal lavoro da pensionato. L’Istituto rilascia il supplemento della pensione dopo un periodo temporale di cinque anni a partire dalla data di decorrenza del trattamento pensionistico.

Nell’ipotesi in cui il pensionato ha raggiunto i 67 anni di età (pensione di vecchiaia), il supplemento può essere chiesto almeno dopo un periodo di due anni e per un’unica occasione. 

L’INPS ammette al supplemento i pensionati a carico del Fondo pensione lavoratori dipendenti, oppure, in presenza di chiusura del rapporto lavorativo. E, ancora, rientrano coloro che hanno avviato un lavoro autonomo con relativa registrazione presso le gestioni speciali INPS. 

L’INPS calcola il supplemento seguendo i medesimi criteri fissati per il computo della pensione, ovvero considerando la base contributiva, la retribuzione e la data di decorrenza della pensione. 

Si consiglia la lettura dell'articolo: "Con 20 anni di contribuzione quanto prendo di pensione!".