Pensioni minime, che fine hanno fatto gli aumenti: il governo mente o è solo ritardo?

Pensioni minime, non si vedono ancora gli aumenti previsti dalla Legge di Bilancio. Il ritardo è dovuto alla difficoltà di individuare la platea dei beneficiari.

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Pensioni minime, che fine hanno fatto gli aumenti previsti dalla Legge di Bilancio?

È quello che si chiedono molti pensionati e pensionandi che avevano accolto con piacere la notizia di un aumento dell’assegno. In particolare, si fa riferimento all’obiettivo prefissato dal governo Meloni dei 600 euro garantiti per coloro che hanno più di 75 anni.

La novità era stata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. Eppure, ormai a distanza di 5 mesi, non ci sono state svolte concrete. E se l’obiettivo era proporre una misura intermedia per arrivare ai tanto bramati 1.000 euro, ora è chiaro che anche un aumento meno consistente non è esente da problematiche che ne hanno rallentato l’avvio.

Il governo mente, dunque? No, perché gli aumenti potrebbero arrivare a breve, ma con un ritardo non indifferente e per una motivazione che lascia alcuni dubbi e perplessità.

Ma vediamo, allora, che fine hanno fatto gli aumenti per le pensioni, quali sono le ultime novità in merito e quando i pensionati potranno ricevere un assegno più ricco.

Pensioni minime, gli aumenti nella Legge di Bilancio 2023

La Legge di Bilancio aveva previsto degli aumenti per determinate categorie di pensionati.

In particolare, si fa riferimento a coloro che hanno più di 75 anni e percepiscono un assegno pensionistico uguale o inferiore al trattamento minimo dell’INPS.

Prima di tutto, l’INPS ha rivalutato del 7,3% le pensioni fino a 4 volte il minimo, questo già a partire da gennaio 2023.

Oltre a questo, però, era stato previsto anche un adeguamento straordinario per i beneficiari di pensione minima che avrebbe portato ad aumenti diversi in base all’età del pensionato e in particolare:

  • dell’1,5% per chi ha meno di 75 anni;

  • del 6,4% per i beneficiari con più di 75 anni.

È proprio quest’ultimo aumento che avrebbe permesso al governo di mantenere la promessa fatta in campagna elettorale di garantire 600 euro (anche se, comunque, la soglia rimane fissata a poco meno, cioè a 597 euro).

Pensioni minime, che fine hanno fatto gli aumenti

Ma se la Legge di Bilancio ha previsto questo aumento aggiuntivo, perché i pensionati non l’hanno ancora ricevuto?

Prima di tutto, è bene ricordare che gli aumenti in questione rappresentano una misura solo temporanea. Nel 2024, infatti, questi aumenti non saranno più previsti e si terrà conto solo di un incremento aggiuntivo e uguale per tutti i beneficiari del 2,7%. Dal 2025 in poi, inoltre, spariranno tutti gli aumenti aggiuntivi.

Ma proprio perché si tratta di aumenti temporanei, è chiaro che ci si aspettasse che l’assegno avrebbe mostrato gli incrementi già a inizio anno (considerando che la Legge di Bilancio viene pubblicata in Gazzetta Ufficiale a fine dicembre).

Ma siamo ormai a maggio e di soldi in più sull’assegno non se ne vedono. Quindi, che fine hanno fatto questi aumenti?

La buona notizia è che gli aumenti arriveranno. La cattiva è che, per motivazioni che a breve andremo a vedere, ci sarà ancora da aspettare un po’ di tempo per ricevere un assegno più ricco.

Perché i 600 euro non sono ancora arrivati: le motivazioni del ritardo

Il governo, dunque, manterrà il suo impegno nei confronti dei pensionati, ma è indubbio che il ritardo non sia cosa da poco.

Le motivazioni alla base, poi, non sono delle più confortanti. In sostanza, ciò che ha determinato l’eccessiva lentezza nel rendere disponibili questi soldi in più starebbe, da quanto si apprende dal Ministero del Lavoro, in una norma poco chiara.

In particolare, vi sarebbe una certa difficoltà nell’individuare la platea dei beneficiari della nuova misura. Platea che era stata stimata intorno ai 2 milioni di pensionati.

Un intoppo, anche questo, non da poco. Il rischio era rendersi conto troppo tardi che la misura avrebbe richiesto troppe risorse con la conseguenza di essere “ritirata” e aver lasciato a bocca asciutta quanti erano in attesa dell’aumento.

Per fortuna, in questo caso, le cose non sono andate così. E, rabbia e frustrazione a parte per il ritardo, i soldi dovrebbero arrivare a breve. Ma quando esattamente?

Pensioni minime, quando arrivano gli aumenti promessi

Dopo le comunicazioni tra INPS e il Ministero del Lavoro, pare che si sia riuscita a trovare la quadra per individuare con maggiore chiarezza la platea dei beneficiari per gli aumenti promessi.

È lecito pensare, anche se in mancanza di comunicazioni ufficiali, che gli aumenti potrebbero scattare in estate, con molte probabilità a partire dal mese di luglio (benché si parli anche di un’accelerazione per smuovere la situazione già da giugno).

È chiaro che, dato il ritardo, i pensionati dovrebbero poter ricevere anche gli arretrati da gennaio 2023, data che, come specificato dalla circolare dell’INPS del 3 aprile, avrebbe dato il via agli incrementi degli assegni.

Insomma, tutto bene quel che finisce bene (non senza intoppi e clamorosi ritardi): i pensionati potranno godere di un assegno più ricco nei prossimi mesi.

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