Il Governo Draghi non ha apportato modifiche a diverse formule che permetto ai lavoratori di poter uscire dal lavoro in forma anticipata. Nel nostro sistema pensionistico, la pensione di anzianità che consentiva l’accesso a una pensione anticipata con 35 anni di contributi, è stata affossata dall’articolo 24 Co. 10 del decreto Legge n. 201/2011, più conosciuta come la legge Fornero. Con una sistemazione di quest’ultimo trattamento che oggi può essere richiesto con un una contribuzione minima di 42 anni e 10 mesi per gli uomini, mentre si sposta leggermente al ribasso per le donne attestandosi a 41 anni e 10 mesi, oltre alla presenza di una finestra mobile di 3 mesi.

Del resto, in tanti si chiedono se e come è possibile uscire dal lavoro con un’anzianità contributiva minima di 35 anni. Se ai trattamenti attuali esiste una formula pensionistica che consente ai lavoratori un’uscita anticipata con 35 anni di contributi versati.

E, soprattutto, non piace ai lavoratori la prospettiva di dover uscire dal lavoro approcciandosi alla pensione di vecchiaia accessibile a 67 anni con 20 anni di contributi. Fortunatamente, il legislatore non ha tappato la possibilità di agganciarsi a formule di pensionamento agevolato, le quali permettono l’uscita dal lavoro con un montante contributivo inferiore o uguale 35 anni.

Non una possibilità rivolta a tutti, ma diretta a tutelare specifiche categorie di lavoratori, come ad esempio lavori usuranti, notturni, opzione donna e così via.

Tra queste, c’è da dire che alle donne bastano 35 anni di contributi per andare in pensione utilizzando la formula isopensione. Quest’ultima rappresenta un’indennità di accompagno sino al raggiungimento della pensione di vecchiaia, quando mancano non oltre 7 anni per perfezionare i criteri di accesso che consentono l’adesione alla pensione di vecchiaia o anche per maturare il montante contributivo necessario per aderire alla pensione anticipata.

Peraltro, con un’anzianità di 35 anni basta attendere almeno 7 anni per perfezionare il montante contributivo che porta alla pensione anticipata con un minimo di 41 anni e 10 mesi di contributi versati, un processo che avviene attraverso i contributi pagati dal datore di lavoro nel periodo temporale dell’adesione alla formula isopensione. Per gli uomini, in questo per ottenere la pensione anticipata con una contribuzione di 42 anni e 10 mesi, utilizzando la formula isopensione tutto viene dirottato di un anno. Per cui con queste condizioni servono 36 anni di contribuzione versata.

Ancor di più, con un’anzianità inferiore ai 35 anni di contributi è possibile aderire a diversi trattamenti, come ad esempio la pensione di vecchiaia anticipata, l’Ape sociale e la pensione anticipata contributiva.

Una breve guida sulle caratteristiche principali che portano alla pensione con 35 anni di contributi. Ti spiegheremo, quali sono i criteri e condizioni di vari trattamenti pensionistici anticipati.

Con 35 anni di contributi le lavoratrici possono aderire a Opzione donna

Opzione donna è nata come misura diretta alle lavoratrici. Un circuito attraverso cui le sole lavoratrici in presenza dei requisiti e condizioni possono aderire a un trattamento pensionistico anticipato con requisiti meno stringenti.

Secondo le disposizioni presenti nella legge di Bilancio 2021, le lavoratrici che intendono aderire a questa formula pensionistica anticipata devono rientrare in diversi requisiti, tra cui:

  • per le lavoratrici dipendenti è prevista un’età di almeno 58 anni e un’anzianità contributiva minima di 35 anni maturati entro la data del 31 dicembre 2020;
  • per le lavoratrici autonome è prevista un’età di almeno 59 anni e un’anzianità contributiva minima di 35 anni maturati entro la data del 31 dicembre 2020.

Secondo quanto disposto dall’articolo 12 del decreto Legge n. 78/2010 per quanto concerne il requisito anagrafico non vengono adottati gli adeguamenti inerenti alla speranza di vita. Una disposizione che riguarda sia le lavoratrici autonome che per le dipendenti.

Le lavoratrici che intendono avvalersi della misura Opzione donna per accedere alla pensione devono considerare la presenza di differenti finestre mobili. Come accennato, la decorrenza della pensione legata alle finestre mobili rappresenta un periodo temporale, entro cui la lavoratrice perfeziona i criteri necessari per aderire al trattamento pensionistico, sino all’atto della liquidazione dell’assegno pensionistico.

In ragione di questo principio esistono due periodi differenti di finestre divise in base alla categoria della lavoratrice, tra cui:

  • per le lavoratrici dipendenti è presente una finestra mobile di 12 mesi;
  • per le lavoratrici autonome è presente una finestra mobile di 18 mesi.

D’altra parte, l’adesione a un anticipo particolarmente favorevole comporta un assegno calcolato integralmente attraverso il sistema contributivo. Quest’ultimo è un vincolo molto penalizzante.

Lavori usuranti e notturni: bastano 35 anni di contributi per la pensione?

Secondo quanto disposto dal decreto Legislativo n. 67/2011 i lavoratori con mansioni a turni notturni e usuranti possono godere di particolari privilegi in tema di anticipo pensionistico. In particolare, queste ultime categorie di lavoratori possono aderire a una formula pensionistica a 61 anni e 7 mesi di età anagrafica e con almeno 35 anni di anzianità contributiva.

I lavoratori impiegati nei turni notturni devono rientrare in condizioni molto più ferree prima di poter aderire a un piano pensionistico. Infatti, è prevista la condizione rivolta al turno notturno, per cui sono necessarie almeno 78 notti annue.

Come si legge dalla Leggepertutti, per i lavoratori autonomi sono cambiati i criteri e quote, tanto da spostarsi avanti di un anno, nel caso in cui la mansione notturna risulti essere stata svolta da almeno 72 a 77 giornate annue, mentre di 2 anni nel caso in cui la mansione notturna risulti essere stata svolta da 64 a 71 giornate annue. Peraltro, coloro che possiedono un’anzianità contributiva prodotta da lavoro autonomo viene applicata un ulteriore aumento di un anno.

Il conseguimento di tali benefici porta anche un’altra condizione riferita all’attività usuranti e turni notturni, per non perdere il privilegio è necessario che le mansioni devono risultare essere state svolte per un minimo di 7 anni, rapportato agli ultimi 10 anni o anche per la metà di tutta la durata lavorativa.

Si consiglia la visione del video YouTube di Pensioni & Aggiornamenti che spiega chi può in pensione a 57 anni. 

Basta un’anzianità inferiore ai 30 anni per l’Ape sociale?

La misura sperimentale Ape sociale non è altro che una forma di anticipo pensionistico di cui si fa carico lo Stato italiano. Si tratta di un’indennità riconosciuta al lavoratore in presenza di specifiche condizioni e requisiti che guida il lavoratore sino all’ottenimento dei requisiti necessari per la pensione di vecchiaia.

In realtà, il lavoratore può accedere alla misura Ape sociale all’età di 63 anni ricevendo un assegno come indennità sino ai 67 anni, momento in cui matura l’accesso alla pensione di vecchiaia ordinaria.

Quanto all’Ape sociale, va detto che la misura non è accessibile per tutti i lavoratori, ma occorre rientrare in criteri e condizioni molto strette. Possono aderire a questo trattamento pensionistico i disoccupati, caregiver, invadili con una percentuale dal 74% e i lavoratori addetti alle mansioni gravosi.

Rientrano nel regimo contributivo di 30 anni i caregiver, gli invalidi e i disoccupati. Mentre, per i lavoratori addetti ai lavori gravosi sono richiesti 36 anni di contribuzione. Per le lavoratrici madri, il regime contributivo viene sgravato di un anno calcolato su ogni figlio, sino a ottenere un limite di non oltre 2 anni. Una condizione che permette alle lavoratrici impiegate nei lavori gravosi di poter anticipare l’uscita un’anzianità contributiva da 35 a 34 anni.

Difesa, sicurezza e soccorso: in pensione con 35 anni di contribuzione

Ammesso l’accesso alla pensione di anzianità con un’età di 58 anni e almeno 35 anni di contribuzione per coloro che rientrano nel comparto della Difesa, sicurezza e soccorso. Prevista una finestra mobile di 12 mesi.

I professionisti del foro

Il professionista del foro impegnato ad assistere e difendere un soggetto in un giudizio, un avvocato per intenderci, può aderire alla pensione di vecchiaia con un’anzianità contributiva minima di 35 anni nella Cassa Forense senza l’applicazione dell’assegno con il sistema contributivo. Dal 2021 è scattato il requisito anagrafico che porta a 70 anni di età.

Come cambia la pensione di vecchiaia

I lavoratori possono aderire alla pensione di vecchiaia riconosciuta dall’INPS con almeno 20 anni contributivi, ma in alcuni casi è possibile aderire alla pensione di vecchiaia anche con 5 o 15 anni di anzianità contributiva.

Tuttavia, se il requisito contributivo appare molto sgravato, quello anagrafico è molto severo, infatti i lavoratori per poter aderire a questo piano pensionistico devo aver raggiungo i 67 anni di età. Quest’ultimo requisito è necessario per la pensione di vecchiaia ordinaria, introdotta dalla Legge Fornero. Mentre, con la pensione di vecchiaia contributiva sono previsti 5 anni di contributi versati e un’età di 71 anni.

Quanto alla pensione di vecchiaia contributiva, può essere richiesta dai lavoratori carenti di un’anzianità contributiva al 1996 (salvo eccezioni). Si noti che i lavoratori che aderiscono a questo trattamento ricevono un assegno a cui viene applicato il sistema contributivo in forma integrale. I beneficiari possono richiedere anche la pensione anticipata contributiva, rilasciata in presenza di determinate criteri e condizioni, tra cui:

  • un’età anagrafica pari a 64 anni;
  • un’anzianità contributiva minima di 20 anni;
  • aver maturato un assegno pensionistico il cui importo non risulti più basso a 28 dell’assegno sociale.

Collegandoci nuovamente al discorso della pensione di vecchiaia esistono delle condizioni che consentono l’anticipo dell’uscita anche a 51 anni di età, per ulteriori informazioni leggi qui.