La pensione di reversibilità è in guai molto grossi.

A causa della sua eccessiva fruibilità e del costo troppo elevato per le casse dello Stato italiano, potrebbe essere fatta a brandelli dall’Ocse.

Ad evidenziare gli effetti negativi della misura previdenziale, l’Economic Survey per l’Italia che rende palese la necessità di rivedere le spese e applicare nuovi tagli alla riforma pensioni, partendo proprio dall’assegno di reversibilità.

Che cosa potrebbe comportare questa decisione?

Come cambierebbe la pensione e chi potrebbe non averne più diritto?

Andiamo a scoprirlo insieme, facendo prima una panoramica sulla pensione di reversibilità e sulla sua funzione.

Pensione di reversibilità: come funziona?

La pensione di reversibilità fa parte del sistema previdenziale italiano dal 1939, anno in cui si pensò di disporla inizialmente alle donne sprovviste di pensione propria che, alla morte del coniuge, si trovassero prive di ogni tipo di reddito minimo.

Una forma di sostegno economico previdenziale, di fatto non assistenziale, in cui rientravano logiche equitative e requisiti ben precisi che anche oggi possiamo ritrovare nelle linee guida fornite dall’Inps.

Come si può notare leggendone le caratteristiche, la natura della pensione di reversibilità, non è così poi tanto cambiata nel tempo.

Si tratta ancora di un trattamento pensionistico che spetta ai familiari in caso di morte del pensionato o dell’assicurato, ma comprende una fascia di superstiti decisamente più ampia.

Tali figure vengono chiamate “superstiti” perché di fatto, sono le persone più legate al defunto.

Spiega pensionioggi.it:

“Si tratta di una protezione che l’ordinamento giuridico riconosce ai familiari più stretti del defunto quali il coniuge e i figli ed, in subordine, ai suoi genitori, ai fratelli o alle sorelle inabili che trova fondamento nell’esigenza di tutelare le esigenze di vita della famiglia cui il defunto contribuiva”

Questa misura previdenziale però, differisce dalla pensione indiretta in quanto prevede il raggiungimento dell’età pensionabile da parte del pensionato defunto.

Qualora questo non fosse possibile il defunto sia un lavoratore che vanta di 780 settimane di contributi o 260 settimane di contributi con 156 nei 5 anni precedenti la data del decesso, scatta la pensione indiretta.

Più precisamente, spiega inps.it:

“viene riconosciuta qualora l’assicurato abbia perfezionato 15 anni di anzianità assicurativa e contributiva ovvero 5 anni di anzianità assicurativa e contributiva di cui almeno 3 anni nel quinquennio precedente la data del decesso.”

Nel caso in cui nessuno di questi trattamenti trovasse il modo di venire concessa o gli stessi requisiti risultassero insufficienti, agli aventi diritto spetta l’indennità di morte ( misura elargita ad una tantum).

Pensione di reversibilità: chi ne ha diritto?

La pensione di reversibilità abbraccia una platea di beneficiari davvero molto ampia costituita dai familiari del soggetto deceduto che può essere titolare di una qualsiasi prestazione previdenziale.

Fanno parte degli aventi diritto:

  • il coniuge ( o l’unito civilmente)
  • il coniuge divorziato: titolare dell’assegno di divorzio, che non si sia risposato e la cui data di inizio del rapporto assicurativo del defunto sia precedente alla data di scioglimento del matrimonio.
  • ai figli che siano minorenni alla data del decesso del dante causa
  • ai figli inabili al lavoro e a carico del genitore nel momento in cui decede il dante causa
  • ai figli maggiorenni a carico del genitore nel momento in cui decede il dante causa e che risultano studenti frequentati di corsi di formazione nei limiti del 21esimo anno di età.
  • ai figli maggiorenni a carico del genitore nel momento in cui decede il dante causa, studenti di università ( che non lavorano) nei limiti della durata del corso di studi non oltre il 26esimo anni di età.

Nell’ipotesi in cui i figli studenti esaminati negli ultimi punti svolgano attività lavorativa che gli consenta di ricevere un piccolo reddito su base annuale e non superi l’importo previsto dal trattamento minimo di pensione Fpld, spetta la pensione di reversibilità.

Come se non bastasse le figure viste finora hanno diritto anche alla pensione supplementare di reversibilità, erogata nel caso in cui il defunto fosse titolare di una pensione supplementare diretta.

Spiega laleggepertutti.it:

“Si tratta di una prestazione che spetta in aggiunta alla pensione principale di pagamento, nel caso in cui il lavoratore abbia versato i contributi presso più gestioni previdenziali ma non abbia ottenuto il diritto ad autonoma pensione e non abbia potuto utilizzare il cumulo, la totalizzazione o la ricongiunzione dei contributi”

Ciò significa che tale misura aggiuntiva viene concessa qualora il deceduto abbia contributi accreditati presso una gestione differente e abbia compiuto nel 2018, 66 anni e 7 mesi raggiungendo l’età minima utile per conseguire la pensione di vecchiaia.

Pensione di reversibilità: quanto spetta e quando viene ridotta?

Poiché la pensione di reversibilità viene riconosciuta in una quota percentuale ai superstiti, l’importo varia molto in base  alla pensione già liquidata o che sarebbe dovuta spettare al pensionato deceduto.

Le aliquote della quota percentuale vengono così stabilite:

  • 60% al coniuge solo
  • 80% al coniuge e un figlio
  • 100% al coniuge e due o più figli

Differentemente, quando sono i figli del deceduto ad averne diritto, le percentuali cambiano:

  • 70% un figlio
  • 80% due figli
  • 100% tre figli
  • 15% un genitore
  • 30% due genitori
  • 15% un fratello o sorella
  • 30% due fratelli o sorelle

L’erogazione dell’ assegno di reversibilità decorre dal primo giorno del mese successivo in cui è avvenuto il decesso del pensionato o dell’assicurato e talvolta, può essere soggetto a riduzioni che vengono applicate anche in caso di pensione indiretta.

Poiché entrambe le misure previdenziali possono essere cumulate con il reddito del beneficiario, se:

  • il reddito supera di 3 volte il trattamento minimo annuo del Fpld la pensione viene ridotta del 25%
  • il reddito supera di 4 volte il trattamento minimo annuo del Fpld la pensione viene ridotta del 40%
  • il reddito supera di 5 volte il trattamento minimo annuo del Fpld la pensione viene ridotta del 50%

Nel video di Mondo Pensioni invece, possiamo capire come funziona in relazione alla quattordicesima e quali potrebbero essere i possibili aumenti:

Pensione di reversibilità: come richiederla?

Richiedere la pensione di reversibilità non è difficile in sé ma la procedura non è assolutamente tra le più brevi.

Per iniziare a compilare la domanda online al sito dedicato, occorre effettuare l’accesso al servizio di “Domanda di prestazioni pensionistiche” nel quale comparirà un menu a tendina.

Si dovrà entrate nella sezione “Prestazioni destinate a eredi e parenti di pensionati” e selezionare “Nuova domanda” per poter iniziare a compilare la richiesta con tutti i dati richiesti.

Una volta inseriti i dati anagrafici è necessario selezionare il tipo di prestazione previdenziale che si intende richiedere e personalizzarla.

Quando tutte le caratteristiche sono state inserite, si dovrà indicare anche i dati del pensionato (o assicurato) defunto, ovvero:

  • dati anagrafici
  • dati del decesso
  • cittadinanza e residenza
  • stato civile al momento del decesso

Soltanto dopo aver revisionato i dati inseriti, si potrà procedere salvando la pagina e dedicando un momento alla compilazione della sezione relativa ai dati del richiedente della prestazione.

In questa sezione si dovranno inserire le informazioni base ma anche il grado di parentela che lega l’avente diritto al pensionato deceduto e una volta salvato tutto, si potrà inviare domanda online all’Inps oppure rivolgersi ad un Contact Center o ad un ente intermediario accreditato.

Pensione di reversibilità a rischio, perchè?:

Fino a qui abbiamo potuto vedere la pensione di reversibilità nei suoi aspetti più importanti, dilungandoci un pò di più sulla platea di beneficiari.

Tale elemento è importantissimo perché costituisce uno dei punti critici dell’intera misura previdenziale in termini economici.

A tal proposito, è proprio l’Organizzazione di Parigi a suggerirne una revisione completa e un restringimento poiché troppo ampia e costosa per le casse dello Stato italiano. 

Infatti, spiega quifinanza.it:

“suggerisce in particolare di contenere i costi delle pensioni di reversibilità permanenti, che attualmente si muovo intorno al 2,4% in più del Pil, ben sopra la media dell’Ocse.”

Pensioni di reversibilità che vengono erogate anche per chi non raggiunge l’età pensionabile, figurandosi come un costo difficile da sostenere a lungo andare.

Per facilitare la ripresa economica dell’Italia e continuare a fornire sostegno ai cittadini maggiormente colpiti dall’emergenza pandemica, quindi, si evidenzia la necessità di fare dei tagli e intervenire sulla riforma pensioni.

A subirne le conseguenze non saranno le pensioni “primarie" bensì la pensione di reversibilità, che potrebbe subire danni ingenti.

A rincarare la dose, il contributo dell’Ocse che sembra più una provazione dal momento che predilige l’esclusione della pensione di reversibilità per tutti coloro che appartengono alle fasce sotto l’età pensionabile, mantenendone il diritto solo nel momento in cui questa venga effettivamente raggiunta.

Una mossa che non trova apprezzamento nell’esecutivo dal momento che, sebbene l’Italia sia il paese con la più alta concentrazione di pensionati ed eroghi sempre più pensioni, tale misura non pesa per la sua reversibilità quanto più per il tipo di calcolo della pensione originaria.

Inoltre, il fattore che diede alla pensione di reversibilità del 1939 non trova più necessità di indentificarsi nel 2021.

Le donne lavorano e fanno parte della realtà lavorativa in misura massiccia.

La pensione di reversibilità viene concessa entro determinati limiti reddituali e in casi particolari quindi non è così pesante come si pensa. 

Pensione di reversibilità: nuovi tagli fino al 50%!

Sebbene le considerazioni fatte alla fine dell'ultimo paragrafo siano sostenibili e non del tutto errate, la notizia dei nuovi tagli della pensione di reversibilità fino al 50% non cessano di scatenare inquietudine nel web. 

Nell'articolo di Francesco Santone si può leggere molto a proposito dell'ultima chiamata dall'Inps che ne prevede la revoca in alcuni casi e ricorda quanto sia importante la compilazione del Modello RED

Per ulteriori aggiornamenti su tutto ciò che concerne la riforma pensioni invece, lascio il tweet da seguire:



Mentre noi ci vediamo al prossimo articolo!