Draghi è davanti ad un bivio molto importante ed impegnativo: arriverà Quota 102, come si dava per scontato fino a pochi giorni fa, oppure si arriverà ad una novità come Opzione Tutti?

Ancora non lo sappiamo, ma le attenzioni dei cittadini sono tutte su queste misure, tanto impegnative quanto decisive per il futuro del sistema pensionistico del nostro paese. Un sistema tutt'altro che perfetto che vede andare in scadenza Quota 100, purtroppo con un bilancio negativo per quanto riguarda il costo rispetto ai benefici.

Non è semplice "trovare una quadra" in questo scenario in cui tanti sono gli attori coinvolti e le conseguenze possono essere molto impegnative. Al momento il principale attore con cui il Governo si sta scontrando sono i sindacati, con CGIL in prima linea nel difendere i diritti dei lavoratori e nel criticare aspramente le scelte dell'Esecutivo.

Mossa lecita, perché i dati che sono emersi da uno studio di Smileconomy per Repubblica sono veramente disastrosi: con Quota 102 e la conferma di altre misure come Opzione Donna e Ape Sociale, il bilancio sarebbe clamorosamente negativo, soprattutto se confrontato a quanti sono andati in pensione nel 2020.

Non si può pensare ad una situazione simile, in cui coloro che riusciranno ad andare in pensione sarebbero circa 32.000 lavoratori contro i 140.000 del 2020, vale a dire solo tra il 22% ed il 23%.

Un crollo assolutamente inaccettabile che infatti i sindacati stanno combattendo con tutte le loro forze.

C'è anche da considerare che, oltre ai sindacati, il Governo deve trovare un compromesso che piaccia innanzitutto alle forze che lo sostengono, cioè i partiti di maggioranza, ma anche a Corte dei Conti (che ha bocciato Quota 100 con forza), oltre che essere sostenibile per i lavoratori ed accettabile anche agli occhi dell'Unione Europea.

Una vera e propria partita a scacchi che si preannuncia complessa, soprattutto ora che è sbucata dal nulla la nuova proposta, una possibile Opzione Tutti che però rischia di essere molto impegnativa dal punto di vista economico.

Insomma, la coperta è corta e se si prova ad allargare a più beneficiari, si va incontro ad assegni pensionistici più bassi... e viceversa.

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News pensioni 2022: addio Quota 100

Partiamo innanzitutto da Quota 100, la misura in vigore fino al 31 dicembre che ha fatto a lungo parlare e litigare i partiti ed anche esperti e cittadini, tra vantaggi e svantaggi.

Il bilancio di questa misura, purtroppo, non è per nulla positivo: di fatto i benefici ci sono stati per meno cittadini rispetto alle previsioni, mentre i costi hanno confermato le previsioni, ma ciò non è comunque positivo. I costi sono stati molto elevati e continueranno a gravare sul bilancio dello Stato per anni, in teoria fino al 2028.

Soprattutto a fronte di meno cittadini che ne hanno beneficiato, non è certo una buona notizia. Ricordiamo che Quota 100 permette di andare in pensione con "solo" 62 anni e 38 anni di contributi, andando ad anticipare di ben cinque anni la misura pensionistica standard precedente, la cosiddetta Legge Fornero.

Essa permetteva di andare in pensione a 67 anni senza altri requisiti dal punto di vista contributivo, con però gli anni lavorati che vanno chiaramente ad impattare sull'assegno pensionistico.

Trovare ora un modo per non ritornare interamente alla Fornero, costituendo di fatto lo "scalone" di cinque anni nel verso opposto, è una assoluta priorità. Il grande costo di Quota 100 ha portato il Governo Draghi a non considerare praticamente per nulla una possibile proroga.

L'unica forza politica a provare a premere, senza successo, in tale direzione è stata la Lega, che di fatto ha dato il contributo decisivo per farla nascere alla fine del 2018. Il triennio sperimentale volge al termine e tutto potrebbe succedere... tranne una proroga di Quota 100, che va ufficialmente in pensione.

News pensioni 2022: Quota 102... sì o no?

Come riportato da molte agenzie di stampa e siti specializzati, il Governo sembrava aver trovato alcuni giorni fa una soluzione piuttosto certa a Quota 100, ormai certa di non essere prorogata: la soluzione si chiama(va) Quota 102.

In molti hanno speso parole su questa misura che ha sicuramente il pregio di rendere decisamente meno traumatico il passaggio da Quota 100 ad un ritorno alla Legge Fornero, ma che sembra non essere abbastanza.

I requisiti sono così diventati 64 anni di età e 38 di contributi, aumentando di due il totale richiesto tra questi due dati. Un passo che sembra ragionevole, ma che non ha assolutamente convinto i sindacati, con in particolare CGIL che ha criticato aspramente tutte le scelte del Governo, come vedremo a breve.

Una Quota 102 avrebbe senza dubbio diversi vantaggi, soprattutto dal punto di vista della gradualità e della sostenibilità economica, ma questo non basta. I sindacati così come i cittadini pretendono una soluzione che sia ragionevole dal punto di vista concreto, sostenendo economicamente i lavoratori e permettendo di andare in pensione ad una età il più possibile ragionevole.

Come citato in precedenza, lo studio di Smileconomy ha evidenziato tutti i difetti di una possibile Quota 102, supportata da Ape Sociale ed Opzione Donna. Di fatto, solo l'Ape Sociale avrebbe un impatto positivo, grazie all'aumento di categorie all'interno dei lavori gravosi.

Successivamente approfondiremo proprio Ape Sociale e Opzione Donna, ma di fatto ad oggi Quota 102 va verso quanto meno una modifica sostanziale. Così com'è, in parole povere, non basta. 

Per citare un dato dello studio molto significativo, con Quota 100 sono andati in pensione circa 117.000 persone nel 2020, mentre ne andrebbero solo 8.500 secondo le stime con Quota 102 nel 2022.

Un confronto impietoso che rende benissimo l'idea di quanto Quota 102 sia una soluzione sostenibile e burocraticamente razionale, ma assolutamente inadatta se applicata al mondo del lavoro ed alla situazione attuale in campo pensionistico.

News pensioni 2022: Opzione Tutti è una soluzione?

Come abbiamo visto, Quota 102 suscita molti dubbi e solleva le perplessità soprattutto dei sindacati, che si sono appoggiati proprio allo studio condotto da Smileconomy per sottolineare quanto già sostenevano: Quota 102 è inadatta.

Il Governo, sempre secondo i sindacati, non ha cercato sufficientemente il confronto ed ora paga la scelta di presentare una misura "zoppa". Ovviamente, come si dice in questi casi, ognuno "tira acqua al proprio mulino", ma il Governo Draghi sembra piuttosto in difficoltà sul da farsi.

Una soluzione concreta ed interessante potrebbe essere costituita dalla cosiddetta Opzione Tutti: i dettagli non sono ancora noti, anche perché si tratta più di una indiscrezione piuttosto che di una certezza, ma proviamo a vedere in cosa consisterebbe.

In sostanza, una misura che permetta molta elasticità ai lavoratori italiani nello scegliere a che età andare in pensione, ma con un taglio sull'Assegno pensionistico sulla base degli anni di anticipo rispetto all'età, contando gli anni di anticipo rispetto ai 67 previsti dalla Legge Fornero.

Una misura che, in sostanza, potrebbe mandare in pensione molto prima gli italiani (in media), ma con meno soldi mensili di pensione spettanti. In molti si interrogano sulle priorità: è più giusto andare in pensione prima o andarci con una cifra più elevata?

Un quesito veramente di difficile soluzione, anche perché dipende molto dalla consistenza del taglio e dal trend che il Governo vuole perseguire.

Al momento, sembra che l'idea sia quella di spingere verso un sistema il più possibile contributivo, tendenza che negli anni non può che portare ad assegni pensionistici più bassi, soprattutto se dovesse essere approvata una Opzione Tutti così "permissiva" nella scelta dell'anno in cui andare in pensione.

News pensioni 2022: Ape Sociale confermato

Partendo dal lato positivo, proviamo a parlare del futuro dell'Ape Sociale. Si tratta di una misura che permette di andare in pensione a partire dai 63 anni di età e prevede dei requisiti che vanno a coinvolgere anche la tipologia di lavoro.

Infatti, possono accedere a questa misura coloro che svolgono una mansione ritenuta gravosa. La buona notizia è che la misura sarà prorogata, aspetto positivo visto che la scadenza era fissata al 31 dicembre 2021.

Ma la notizia ancor più importante è che le mansioni gravose aumentano in maniera consistente: da 57 diventeranno 221. Infatti, questo aumento permetterà a molti più lavoratori di utilizzare questa pensione per andare in anticipo in pensione.

Lo studio di Smileconomy conferma questa tendenza in maniera netta, passando dai 10.000 lavoratori che ne hanno usufruito nel 2020 ai quasi 22.000 che potrebbero usufruirne nel 2022, secondo le stime.

News pensioni 2022: e Opzione Donna?

Anche Opzione Donna va incontro a novità molto positive, ma purtroppo non è tutto oro quello che luccica. Infatti, la proroga della misura è certamente una buona notizia, ma potrebbe non bastare per permettere a molte lavoratrici di accedere a questa modalità di pensione.

Se da un lato è stata prorogata, infatti, dall'altro è stata anche modificata. L'età pensionabile per le donne che ne rispettano i requisiti è infatti 58 e 59 anni di età fino al 31 dicembre 2021.

La proroga, però, apporta anche una novità: l'età pensionabile diventa 60 o 61 anni, in base al requisito di chi è lavoratrice dipendente rispetto a chi è lavoratrice autonoma.

Come evidenziato dallo studio, però, questa proroga porterebbe solo 2.000 donne ad usufruire della misura nel 2022 (contro le oltre 14.000 del 2020), a causa del fatto che chi ha 60 o 61 anni nel 2022 aveva già i requisiti nello scorso anno e quindi, se interessata, ha già usufruito di Opzione Donna.

Infatti, i sindacati manifestano disappunto per questa misura che, prorogata così, non ha alcun senso di esistere.

La battaglia per la riforma pensioni 2022 continua, vedremo quali novità ancora ci riserva.