L'Inps aveva comunicato con messaggio n° 2756 del 28-07-2021 che a fronte di alcune verifiche erano emerse diverse posizioni di beneficiari di prestazioni assistenziali, erogate ma collegate a vincoli reddituali, prive del supporto reddituale per poter continuare a confermare l'erogazione del trattamento assistenziale. 

A fronte di un sollecito che la stessa Inps aveva inviato per coloro che, relativamente ai redditi degli anni 2017 e 2018 non avevano comunicato l'importo, a partire da luglio l'Inps ha rinnovato l'invito alla comunicazione per coloro che erano rimasti inerti alla prima richiesta dell'Inps.

In particolare l'istituto previdenziale aveva richiesto o la comunicazione dei redditi dell'annualità 2017, con dichiarazione dei redditi 2018, oppure la compilazione dell'assunzione di responsabilità. Nessuna delle due comunicazioni era pervenuta all'Inps che così ha disposto l'invio di un sollecito con contestuale sospensione del pagamento della prestazione assistenziale, per procedere poi, in assenza di risposta entro 60 giorni alla revoca della prestazione stessa.

Ad essere interessati sono i percettori di prestazioni assistenziali di invalidità civile e l’assegno sociale, che sono chiamati ogni anno a dare conto del proprio reddito, in quanto quelle prestazioni sono collegate al reddito stesso.

Tra ottobre e novembre 2021, stando al calendario, calcolando dalla data del messaggio n° 2756 del 28-07-2021, i soggetti sollecitati devono dare riscontro pena la perdita della pensione d'invalidità.

Pensione invalidità: obbligo di comunicazione del reddito

La pensione di invalidità civile, ma anche quella legata alla condizione di sordità e cecità, è riconosciuta a fronte di due condizioni.

La prima è quella della certificazione medico-legale della commissione ASL che attesti la presenza di uno stato di invalidità non inferiore al 74%. Infatti da questa percentuale in su, l'Inps può riconoscere o l'assegno di invalidità, che tra l'altro è stata oggetto di revisione proprio da parte dell'Inps in base ad una sentenza della Corte di Cassazione, o la pensione di invalidità meglio nota come pensione di inabilità al lavoro. 

Oltre alla sussistenza dei requisiti medici, la pensione e assegno di invalidità sono riconosciuti solo se sono anche rispettati i vincoli reddituali.

La situazione reddituale di riferimento è quella personale del percettore della prestazione assistenziale e non c'è invece alcun vincolo sul reddito famigliare, che invece interviene per poter verificare la possibilità di incrementare la pensione di invalidità al vecchio milione di lire

Nel momento in cui l'Inps invia il certificato di invalidità, riconoscendo anche la possibilità di ottenere la prestazione economica, il beneficiario deve comunicare mediante modulo AP70 la propria condizione reddituale. Le nuove procedure Inps, volte alla semplificazione dell'iter, consentono di poter direttamente compilare online il modello associato al certificato di invalidità.

L'erogazione della prestazione economica, sia essa una pensione di inabilità o l'assegno sociale, continuerà fino a quando l'Inps accerterà che il vincolo reddituale venga rispettato. Ecco perchè l'Inps richiede annualmente, per chi non presenta la dichiarazione dei redditi, oppure non ci sono altre informazioni reddituali presso l'Agenzia delle Entrate, di dover comunicare il reddito prodotto, al fine di mantenere il beneficio economico. 

Pensione di invalidità: i casi di revoca da parte dell'Inps

Ci sono alcune prestazioni economiche collegate a determinate condizioni di salute che possono essere riviste in occasione di nuove visite che possono essere richieste dall'Inps stessa. In questi circostanze, l'Inps può conservare o revocare il pagamento della pensione di invalidità, in base all'esito della visita di revisione.

Ma c'è anche un'altra circostanza in cui l'Inps può revocare la pensione di invalidità. Si tratta del caso in cui il reddito personale del beneficiario della pensione di invalidità o dell'assegno d'invalidità, supera i tetti reddituali fissati. Ad esempio per le pensioni di inabilità agli invalidi civili, il requisito reddituale annuale personale del beneficiario non deve superare 16.982,49 euro; per l'indennità di frequenza il tetto reddituale del minore non deve essere superiore a 4.931,29 euro.

Ad inizio di ogni anno, e possibilmente entro marzo di ogni anno, il percettore della pensione di invalidità deve dichiarare i redditi personali posseduti nell'anno precedente. Questa dichiarazione di responsabilità deve avvenire nel caso in cui l'Inps non sia in grado in autonomia di rilevare questi dati. Ad esempio la presenza di una dichiarazione dei redditi, oppure la condizione di carico fiscale del percettore della pensione di invalidità, consente all'Inps di poter leggere il dato reddituale dalla dichiarazione dei redditi o del diretto interessato o del famigliare convivente che ha fiscalmente a carico la persona con invalidità che percepisce la pensione. 

In assenza di queste informazioni, il titolare deve comunicarli mediante il modulo RED.

Pensione invalidità: occhio agli anni 2017 e 2018

L'Inps monitora costantemente la presenza del dato reddituale di chi percepisce una prestazione assistenziale come la pensione di inabilità, l'assegno mensile di assistenza, la pensione ai ciechi civili, la pensione ai sordi o l'assegno sociale.

Da luglio 2021, l'Inps ha sotto tiro i percettori di questi trattamenti che nel 2017 e 2018 non hanno presentato alcuna dichiarazione attestante il rispetto del requisito reddituale. Si tratta della campagna RED 2019 per l'anno 2018 e la campagna RED 2018 solleciti, per l'anno 2017. Le campagne sono il modo con cui l'Inps cerca di recuperare in via bonaria l'informazione reddituale dei beneficiari delle pensioni di invalidità al fine di continuare l'erogazione. Ma come la stessa Inps ha chiarito nel messaggio n° 2756 del 28-07-2021, per oltre 60.000 percettori di prestazioni assistenziali collegati al reddito, non ci sono i dati reddituali del 2017 e 21018.

L'Inps ricorda che nonostante un primo sollecito andato a vuoto, questi percettori devono, entro 60 giorni dall'invio di un sollecito contenente la comunicazione di sospensione della pensione di invalidità, dare risposta all'Inps sul dato reddituale. Trascorso questo termine, l'Inps comunicherà sempre mediante una raccomandata con ricevuta di ritorno la decisione della revoca della pensione. 

Revoca della pensione di invalidità: la procedura Inps

Nel messaggio n° 2756 del 28-07-2021, l'Inps illustra quale sarà la procedura centralizzata con cui l'istituto arriverà alla revoca del pagamento della pensione di invalidità. Questo processo non è immediato, ma segue un iter ben preciso.

Come prima operazione, l'Inps estrae, tra coloro che percepiscono un assegno mensile di assistenza, di pensione di inabilità per invalidità civile, di pensione per cecità assoluta o parziale, di pensione per sordità, quelli che sono in età lavorativa, quindi tra 18 e 67 anni, per i quali l'Inps non ha il dato reddituale del 2017 e 2018.

A questi beneficiari l'Inps invia una raccomandata andata e ritorno con il preavviso di sospensione qualora nell'arco di 60 giorni, i cittadini interessati non comunichino i dati reddituali mediante la domanda online “Ricostituzione reddituale per sospensione art.35 comma 10 bis D.L. 207/2008”.

Se non c'è risposta, l'Inps provvede alla sospensione del pagamento della pensione, e richiederà nuovamente comunicazione della sospensione. 

Da questo momento, il cittadino interessato ha tempo 120 giorni per regolarizzare la posizione e ritornare a ricevere il pagamento della pensione di invalidità, a partire dal giorno di sospensione. Trascorso anche questo termine, l'Inps comunicherà in via ufficiale con altra raccomandata con ricevuta di ritorno la revoca definitiva della prestazione. 

Pensione invalidità e campagna RED: cosa comunicare

La richiesta di fornire i dati reddituali all'Inps al fine di continuare a ricevere il pagamento della pensione di invalidità, lo sancisce il D. L n. 78 del 2010 che al comma 6 dell’articolo 13 convertito con modificazioni dalla legge 122/2010, dispone

Ai  fini  della razionalizzazione degli adempimenti  di  cui  all'articolo 13  della legge 30 dicembre 1991, n. 412, i titolari di  prestazioni  collegate al reddito, di cui al precedente comma  8, che non  comunicano integralmente all'Amministrazione finanziaria la situazione reddituale incidente sulle prestazioni in godimento, sono tenuti ad effettuare la comunicazione dei dati reddituali agli Enti previdenziali che erogano la prestazione.

Cosa si deve comunicare con la procedura RED? I redditi da dichiarare sono:

  • reddito da lavoro dipendente e assimilati prestato in Italia e all’estero;
  • arretrati di lavoro dipendente in Italia e all’estero riferiti ad anni precedenti;
  • redditi da lavoro autonomo;
  • arretrati di integrazione salariale riferiti ad anni precedenti (Cassa integrazione guadagni);
  • importo delle trattenute di lavoro effettuate dal datore di lavoro;
  • prestazioni coordinate e continuative – lavoro a progetto.

Assegno invalidità: l'INPS lo revoca

A seguito di diverse sentenze della Corte di Cassazione, l'Inps ha comunicato che i percettori di assegno di invalidità civile che sono occupati, perdono di fatto la prestazione assistenziale. Infatti la Corte di Cassazione ha dichiarato che la condizione dell'inattività lavorativa è al pari della condizione di salute, un pre-requisito per accedere al trattamento economico. Lo svolgimento dell’attività lavorativa, a prescindere dalla misura del reddito ricavato, preclude quindi il diritto al beneficio.

L'Inps con Messaggio n° 3495 del 14-10-2021 ha comunicato che dal 14 ottobre l'assegno mensile di invalidità sarà liquidato solo a chi non lavora.