L'aumento della pensione d'invalidità al famoso vecchio milione di lire, che rivalutato negli anni e trasformato in euro è diventato 651,51 euro, è stato introdotto con il DL 104/2020 quando l'allora presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, aveva recepito una sentenza della Corte Costituzionale n.152/2020 che riprendeva il principio di dignità della persona e necessità di garantire un assegno adeguato ai titolari di invalidità, sia essa civile che sordità o cecità. L'incremento al milione in realtà era già una misura attiva, prevista dall'articolo 38 della legge 448/2001 ma concessa ai titolari di pensioni di invalidità che compivano 60 anni di età. Per tutti gli altri soggetti invalidi, cui è riconosciuta una pensione di invalidità civile, con età compresa tra i 18 e 65 anni, non c'era l'incremento al milione fino al raggiungimento dell'età di 60 anni. Con la sentenza della Corte Costituzionale, anche per quei soggetti è stato disposto che in realtà l'assegno della pensione di invalidità deve essere di 651,51 euro a partire dal 20 luglio. Nell'esecuzione della sentenza in legge e poi trasformazione in decreti Inps, per strada si sono inseriti una serie di paletti che alla fine ha disatteso la decisione della Consulta che richiamava il diritto al mantenimento che la Costituzione (Art. 38) impone al legislatore di rispettare a favore degli inabili sprovvisti di qualsiasi mezzo di sussistenza. 

Da quando si è insediato il nuovo governo a guida Mario Draghi, con il Ministero della Disabilità al cui vertice c'è Erika Stefani, non si sono mossi passi nella direzione auspicata dalla Consulta. Così sono state inviate diverse lettere al Ministro ed anche al Presidente della Repubblica per intervenire su due fronti: aumentare la platea dei beneficiari dell'aumento al milione anche agli invalici cui è riconosciuta una percentuale di invalidità tra il 74 e 99% e eliminare il paletto del reddito del coniuge. Cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi?

Pensione di invalidità: a chi spetta

L'Inps eroga a favore dei cittadini cui è riconosciuta un'inabilità totale al lavoro (100%) o permanente (invalidità totale) un assegno mensile su 13 mensilità del valore di 287,09 euro, per l'anno 2021. La prestazione assistenziale da parte dell'Ente previdenziale è concessa solo se esiste una certificazione dell'Ausl, rilasciata dalla commissione medico legale attestante l'inabilità totale al lavoro o l'invalidità permanente, nella misura del 100%. 

Tutti i soggetti che rientrano in questa situazione ed anno un'età compresa tra i 18 anni e 65 anni, ricevono dall'Inps ogni mese, l'importo di quanto stabilito annualmente dal legislatore in base anche alla rivalutazione da inflazione.

Il riconoscimento del trattamento economico dipende dalla percentuale di invalidità riconosciuta dall'Ausl o per cecità e sordità. La prestazione economica è riconosciuta a partire da una percentuale di invalidità superiore o pari al 74%.

Fino al 33% Nessun riconoscimento

dal 46% Iscrizione nelle liste speciali dei Centri per l'Impiego per l'assunzione agevolata

dal 33% al 73% Assistenza sanitaria e agevolazioni fiscali

dal 66% Esenzione ticket sanitario

Dal 74% al 100% Prestazioni economiche

Pensioni di invalidità: facciamo chiarezza sulle tipologie

Accertato lo stato di invalidità, e la relativa percentuale, le prestazioni economiche che spesso si sintetizzano in pensione di invalidità, in realtà si distinguono nettamente. Facciamo il punto.

Per gli invalidi civili c'è la pensione di inabilità, indennità di frequenza (minori invalidi), assegno mensile (invalidi parziali) e indennità di accompagnamento.

Per i ciechi civili ci sono invece pensione ai ciechi assoluti, pensione ai ciechi parziali, indennità speciale e indennità di accompagnamento.

Per i sordi pensione e indennità di comunicazione. 

Per ognuno di essi l'Inps definisce requisiti differenti, anche se poi in alcuni casi i limiti di reddito o le condizioni amministrative sono le stesse. Ma vediamole una ad una.

Pensione di invalidità: quanto spetta

La pensione di inabilità spetta a chi ha una invalidità totale al 100% di età compresa tra i 18 e i 67 anni ed ha sia i requisiti medici che quelli amministrativi. Questi ultimi si riferiscono alla situazione reddituale personale che per l'anno 2021 non deve superare 16.982,49 euro. Per loro l'importo è di 287,09 euro al mese per 13 mensilità.

L'indennità di frequenza scolastica è invece rivolta ai minori che hanno ricevuto il riconoscimento dell'invalidità in quanto ipoacusici o con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie. L'erogazione è per 12 mesi  di 287,09 euro ma il limite di reddito personale da non superare è di 4.931,29 euro.

L'assegno mensile, 287,09 euro, è invece concesso agli invalidi parziali con una percentuale compresa tra 74 e 99% con età tra i 18 e 67 anni. Per loro l'importo è erogato per 13 mesi. Anche per loro si deve soddisfare il requisito reddituale che è di 4.931,29 euro.

Per i ciechi invece c'è la pensione non reversibile ed è riconosciuta a partire dal diciottesimo anno di età. Per loro è anche prevista un'indennità di accompagnamento al solo titolo della minorazione, cioè indipendentemente dalle condizioni economiche e dall’età dell’interessato. Per l’anno 2021 l’importo dell’indennità è di 938,35 euro per 12 mensilità.

Per i ciechi parziali invece (residuo visivo non superiore a 1/20 in entrambi gli occhi) è riconosciuta una pensione non reversibile di 287,09 euro al mese per 13 mesi, se il reddito personale non supera  16.982,49 euro.

Per gli affetti da sordità è invece riconosciuta una pensione non reversibile di 287,09 euro al mese per 13 mesi, se il reddito personale non supera  16.982,49 euro ed una indennità di comunicazione, di 258,82 euro mensili per 12 mesi.

Pensione di invalidità: a chi spetta l'aumento al milione

I giudici della Corte Costituzionali si sono pronunciati nel 2020 con la sentenza n. 152/2020 sulla incostituzionalità dell'art. 38 della legge 448/2001, che prevede l'erogazione della provvista economica del "vecchio" milione di lire solo agli over 60 anni. In sostanza la Consulta ha ritenuto l'importo della pensione di inabilità civile ex art. 12 della legge 118/1971 inidoneo ad assicurare al disabile quel «minimo vitale», quel diritto al mantenimento che la Costituzione (Art. 38) impone al legislatore di rispettare a favore degli inabili sprovvisti di qualsiasi mezzo di sussistenza. Ha quindi disposto che l' «incremento al milione» debba essere assicurato agli invalidi civili totali senza attendere il raggiungimento del sessantesimo anno di età, attualmente previsto dalla legge. Il legislatore con un po' di fatica ha dato esecuzione a questa sentenza e l'Inps ha definito le modalità. Da luglio 2020 le pensioni erogate dall'Inps e rientranti nel novero delle pensioni di invalidità sono salite a 651,51 euro. Ma non è stato così per tutti, perchè i paletti imposti dall'Inps, che ha mutuato quanto previsto dal comma 5 dell’articolo 38 della legge n.448 del 2001. In pratica l'aumento spetta se:

  • il beneficiario non possieda redditi propri su base annua pari o superiori a 6.713,98 euro;
  • il beneficiario non possieda, se coniugato e non effettivamente e legalmente separato, redditi propri per un importo annuo pari o superiore a 6.713,98 euro, nè redditi, cumulati con quello del coniuge, per un importo annuo pari o superiore a 6.713,98 euro incrementati dell’importo annuo dell’assegno sociale.

In pratica nel 2021 i due limiti di reddito da non superare sono:

  • 8.469,63 come redditi propri
  • 14.447,42 come redditi cumulati con quelli del coniuge.

Pensione d'invalidità: gli esclusi dall'incremento al milione

A dispetto del contenuto della sentenza della Consulta che non prevedeva alcuna limitazione nè di percentuale di invalidità nè di limiti reddituali, con l'applicazione dei chiarimenti dell'Inps disposti nella comunicazione del 13 ottobre 2020, molti titolari di trattamento economico collegato allo stato di invalidità civile si sono visti negare l'incremento al milione. Essenzialmente gli esclusi sono stati tutti coloro che superavano sia il reddito personale che coniugale, ma anche chi aveva ricevuto una invalidità tra il 74 e 99%. In questo modo si sono quindi creati invalidi di serie A e serie B, quando tra l'altro per invalidità superiore al 74% il riconoscimento economico è per tutti di 287,09 euro al mese. Quindi non è chiaro perchè, a parità di trattamento, ad alcuni è concesso l'aumento e ad altri no. E soprattutto non è accettabile il fatto che l'incremento al milione sia collegato anche alla condizione reddituale cumulata con quella del coniuge. 

Come diversi lettori ci hanno scritto non è dignitoso vivere con 287,09 euro al mese, visto che la sentenza della Consulta poggia proprio sul principio di dignità. Inoltre altri scrivono che l'invalidità è personale e non coniugale, e per questo per garantire indipendenza il limite del reddito coniugale deve essere eliminato, mentre quello personale deve essere alzato almeno a quello previsto per la concessione della pensione. 

Insomma, è evidente che alla legge sull'incremento al milione ci vuole un importante correttivo.

Pensione di invalidità: cosa succederà nel 2022?

Le lamentele espresse da tanti titolari di pensione di invalidità e le richieste avanzate al ministro per le disabilità dovrebbero far smuovere qualcosa ma non prima del 2022. Per ora la priorità è sulla riforma delle pensioni di lavoro, da cui potrebbero derivare risparmi dirottabili sulle pensioni di invalidità, almeno per poter consentire anche alla platea degli invalidi con una percentuale tra 74 e 99 di poter accedere alla procedura di aumento della pensione.

Inoltre come tutti gli anni, nel 2022, l'importo dei vari importi delle pensioni degli invalidi civili crescerà per effetto dell'inflazione. Se nel 2021, l'importo è stato pressochè lo stesso del 2020 per effetto di un'inflazione negativa, per il 2022 invece si dovrebbe avere un incremento seppur molto molto basso. L'inflazione annua a luglio era +1,8%. Se si ammettesse un tasso a fine del 2%, le pensioni cresceranno di poco più di 5 euro. Ma l'obiettivo, lo ripetiamo, è di permettere a tutti di poter aumentare l'importo fino a 651 euro.