Sentenza shock della Cassazione, ecco quando si perde la pensione di invalidità

Sentenza shock da parte della Corte di Cassazione in merito al blocco anagrafico per l'invalidità civile: ecco quando si perde la pensione di invalidità.

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Una recente sentenza della Cassazione potrebbe mettere in crisi molti titolari di pensione di invalidità.

Pur essendo tale condizione permamente per la stragrande maggioranza dei casi, la Cassazione ha stabilito in realtà un "blocco anagrafico", ovvero un limite di età oltre il quale il richiedente perde ogni diritto alla pensione di invalidità, pur avendo ancora i requisiti intatti.

Una vera e propria sentenza shock, perché andrà a colpire una categoria sociale che, proprio a causa del limite anagrafico disposto dalla Cassazione, potrebbe rischiare di non accedere anche ad altre prestazioni assistenziali o pensionistiche.

Probabilmente nei prossimi giorni diverse autorità e membri del Parlamento cominceranno a valutare ulteriori strumenti correttivi, come accaduto a ottobre 2021 in merito all'ennesima sentenza della Cassazione "a danno" delle persone aventi disabilità.

Quando si perde il diritto alla pensione di invalidità

La perdita del diritto alla pensione di invalidità sembra sia possibile una volta superati i 65 anni. Questo è quanto emerso dall'ordinanza della Corte di Cassazione n°3011/2023, a seguito di una bagarre giudiziaria tra una signora e l'INPS.

Questa signora è stata titolare di una pensione di invalidità fin dal 2015, anno in cui le è stata accertata l'invalidità civile e dato il via all'erogazione della pensione.

Sebbene sempre nel 2015 il tribunale della Corte di Assise le avesse respinto all'inizio l'accertamento, la Corte di Appello l'aveva invece accolto, mettendo come decorrenza della pensione il mese di gennaio 2015.

Senonché, nello stesso anno, l'ente previdenziale INPS non avesse impugnato la decisione d'appello, facendo ricorso a quanto stabilito dall'articolo 8 del decreto legislativo n. 509/1988. Tale decreto stabilisce, infatti, che la pensione di invalidità è riconosciuta a persone di età compresa fra 18 e 65 anni.

Avendo la donna compiuto 65 anni a gennaio 2015, non avrebbe dovuto avere diritto a quella prestazione economica. E la Corte di Cassazione ha deciso di dare ragione all'INPS, revocando così facendo la pensione alla signora.

Quanto non bisogna superare per non perdere la pensione di invalidità

Oltre al caso citato, in realtà per perdere la pensione di invalidità ci sarebbe un altro modo.

Fatto salvo il superamento dei 65 anni d'età per perdere l'invalidità civile, se si supera un limite di reddito annuo personale si andrà incorso ad un taglio dell'assegno, o addirittura alla sua sospensione.

Questo dipende ovviamente dalla tipologia di invalidità:

  • nel caso di invalidi, ciechi civili e sordomuti, il limite reddituale è di 17.920,00 euro (nel 2022 era 17.050,42 euro);

  • nel caso di invalidi parziali e minori, il limite reddituale è di 5.391,88 euro (nel 2022 era 5.025,02 euro).

Solo in questi casi i due assegni vengono sospesi. Ricordiamo che l'importo mensile per queste due tipologie di invalidità è:

  • 313,91 euro per invalidi, ciechi parziali e sordi,

  • 339,48 euro dei ciechi assoluti.

Va detto che alcune prestazioni, come l’indennità di comunicazione o accompagnamento, sono riconosciute senza alcun limite di reddito, ma solo se non associate ad alcuna pensione d’invalidità o pensione speciale.

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Chi va in pensione perde l'assegno di invalidità

Come detto prima, se si supera l'età anagrafica di 65 anni si perde il diritto all'assegno di invalidità. Va aggiunto però che, pur perdendo l'assegno, non significa che si perderà definitivamente tutti i diritti ad avere un trattamento assistenziale.

Sempre il decreto legislativo n. 509/1988 stabilisce infatti l’accesso a un beneficio alternativo: l’assegno sociale.

Per certi versi è ancora più funzionale, anche in misura sostitutiva di altri trattamenti già erogati fino all’età massima consentita. Anche perché l'assegno sociale è passato nel 2023 a quota 503 euro, quasi il 60-70% di quanto previsto per l'invalidità civile.

Di regola, però, se l'importo effettivo dell'assegno sociale risulta inferiore rispetto a quello ricevuto dal percettore della pensione, è necessaria l’erogazione di questa differenza con un’integrazione a titolo di assegno ad personam.

L'essenziale è ovviamente l'uscita, visto che oggi chi ha diritto all'assegno di invalidità passerà a beneficiare di quello sociale dopo i 67 anni d'età.

Fosse accaduto nel 2015, in sede di appello, la signora avrebbe rischiato di rimanere senza due anni di trattamenti, perché l'uscita pensionistica era già disposta a 67 anni, ma ancora non era stato disposto l'adeguamento per gli assegni sociali.

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