La pensione è uno degli argomenti che non passa mai di moda e ogni volta sono in tanti a ritrovarsi a parlarne. Da sempre siamo stati abituati a lavorare per poi ambire ad un fondo con cui vivere la propria vecchiaia. 
 
Ne abbiamo sentito parlare fin da piccoli, a casa in qualche cena o pranzo di famiglia, per strada o in un negozio. Ma siete sicuri di conoscere esattamente ogni dettaglio riguardo a tale argomento? 
 
Spesso voci di corridoio hanno dato luogo a dubbi e incertezze creando disguidi e mala informazione, il Governo Draghi ha attuato una riforma sulle pensioni che sta facendo molto scalpore. Non ci resta, quindi, che analizzare nel particolare questo tema e capire com'è nato il fondo, che cos'è e come si calcola. 
 

Pensione: che cos'è?

La pensione è una remunerazione post lavorativa destinata a tutti coloro che hanno lavorato nel corso della propria vita ed hanno presentato l'apposita domanda una volta concluso il periodo di lavoro. 
 
In termini giuridici si tratta di un'obbligazione tra una persona e un ente o società. In Italia solitamente è pubblica, vale a dire erogata dallo stato attraverso istituzioni come , INPS, INPDAP, ENPALS.
 
In conclusione si può definire la pensione come un versamento di denaro, una somma accomunata mese dopo mese durante la vita lavorativa. Quei famosi contributi previdenziali di cui avrete tanto sentito parlare, pagati dal lavoratore nella  percentuale dell’8,89%, visibili in busta paga, e dal datore di lavoro per il  23,81%, non visibili in busta paga.

Pensione: come si calcola

Il calcolo della pensione non è uguale per tutti, il sistema per tale operazione dipende da diversi fattori. Come si lgge su laleggepertutte.it le varianti sono:
  • anzianità contributiva
  • gestione previdenziale alla quale il diretto interessato è iscritto 
  • possibilità di avvalersi di particolari opzioni e agevolazioni.
 
Inoltre esistono tre tipi di sistema per calcolare la pensione: retributivo, contributivo e misto. 
 

Pensione: sistema retributivo

Tale modalità di calcolo riguarda quelle persone che alla data del 31.12.1995 possono far valere almeno 18 anni di servizio utile. Per questo sistema bisognerà conoscere le due quote di anzianità maturata dal diretto interessato.
 
Stiamo parlando delle cosiddette quota A e quota B. Per la prima bisogna fare riferimento agli ultimi 5 anni in cui si è percepito uno stipendio ricalcolati e alla somma di settimane di contributi inerenti a partire dal 31 dicembre 1992; la seconda si basa, invece, sugli ultimi 10 anni di stipendio, anche questi rivalutati, e sul numero di settimane possedute al 31 dicembre 2011.
 
La quota A è l’ultima retribuzione che spetta al lavoratore dal momento in cui finisce di prestare un servizio e viene moltiplicata per l'aliquota di rendimento pari al 2% annuo della media dei compensi redditi ricevuti negli ultimi anni di attività lavorativa e ricalcolati sulla base degli indici Istat che ogni anno vengono determinati e ricevuti e non possono superare il limite di Euro 42.111 annui per le pensioni con decorrenza nel 2009. 
 
La percentuale della quota diminuisce laddove la fascia di importo è superiore. Per esempio, per i dipendenti statali il valore della retribuzione è del 18%  senza far riferimento all’indennità integrativa speciale e alle voci extra che non rientrano nei requisiti per l'importo.

Per quanto riguarda la quota B, invece, essa viene calcolata basandosi sul contributo di anzianità maturato dal 1° gennaio 1993 e prendendo in considerazione come limite la data di scadenza della pensione. 
 
Inoltre bisogna far riferimento alla media delle retribuzioni o redditi percepiti negli ultimi 10 anni per i lavoratori dipendenti e degli ultimi 15 anni per gli autonomi ricalcolati secondo i dati Istat che vengono modificati ogni anno.
 
Quindi il periodo che servirà al diretto interessato per calcolare la quota B è per il tempo compreso tra il 1° gennaio 1993 e il 31 dicembre 1995 per un 50% e tra il 1° gennaio 1996 e la data di cessazione dal servizio per un 66%. La somma totale tra la quota A e la quota B è l’importo della pensione.
 

Pensione: sistema contributivo

Per tutti quei lavoratori assicurati dal 1° gennaio 1996 sarà necessario il sistema contributivo. Anche per tale modalità bisogna far riferimento a determinati fattori come Il tasso di capitalizzazione e il montante contributivo.
 
Per quanto riguarda la prima voce, si tratta del calcolo da parte dell'Istat  del dato di variazione media del PIL prendendo in considerazione i cinque anni precedenti all'anno di riferimento.
 
Invece, il montante contributivo è il dato di retribuzione, dei diretti interessati, ricalcolato considerando come data il 31 dicembre di ogni anno escludendo dal calcolo i contributi dell'anno in corso.

In questo caso la pensione sarà il prodotto tra il montante contributivo e il coefficiente di trasformazione relativo all’età del lavoratore dal momento di fine prestazione e accesso al pensionamento.
Il coefficiente di trasformazione varia a seconda dell'età, per quelli inerenti al 31 dicembre 2019 sono:
 
  • 57 - 4,70%
  • 58 -4,8%
  • 59 - 5%
  • 60- 5,1%
  • 61- 5,3%
  • 62- 5,5%
  • 63- 5,7%
  • 64- 5,9%.
  • 65- 6,1%
 
Per quelli a partire dal 1° gennaio 2010 sono:
  • 57- 4,4%
  • 58- 4,5%
  • 59- 4,6%
  • 60- 4,7%
  • 61- 4,9%
  • 62- 5,0%
  • 63- 5,2%
  • 64- 5,4%
  • 65- 5,6%.
 

Pensione: sistema misto

Per tutti i lavoratori con gli anni di retribuzioni inferiori ai 18 a partire dal 31 dicembre 1995, viene applicato il sistema misto. Secondo quanto si legge sul sito abcrisparmio.it esso è un calcolo che prevede sia il sistema retributivo che contributivo.
 
Si applica il sistema retributivo per le anzianità contributive maturate fino al 31.12.1995 e il sistema contributivo per le anzianità contributive maturate dopo questa data. La pensione viene calcolata sommando le quote A e B relative al sistema retributivo e la quota C relativa al sistema contributivo.

Pensione: le ultime novità

Con il susseguirsi di Governi, sono state messe in atto diverse riforme riguardanti la pensione. Con il Governo Conte a partire da dicembre 2019 molti hanno potuto usufruire della Quota 100, un sistema che consiste nel sommare l' età anagrafica e i contributi maturati ottenendo come risultato 100.
 
Il 2021 però sarà l'ultimo anno per accedere a tale opportunità. Potranno accedervi coloro nati nel 1959, ma è fondamentale che non abbiano maturato nel contempo almeno 38 anni di contribuzione.
 
Esiste poi Quota 41, una misura di pensionamento anticipato favorita da tutti i sindacati. Si tratta di un modo per mandare in pensione tutti coloro che avranno versato 41 anni di contributi di andare in pensione senza alcun vincolo di età.
 

Pensione: la riforma Draghi 

Un'importante novità riguarda la Riforma Draghi sulle pensioni. Si tratta di una modalità che tende a mandare in pensione chi ha 56 anni. All'interno di tale processo però c'è un'ulteriore analisi da fare.
 
Bisogna differenziare chi lavora per un'azienda privata e chi per il settore pubblico. Per la prima categoria, potranno accedervi tutti quelli che  hanno un'invalidità non inferiore all'80%.
 
Inoltre, i lavoratori devono aver maturato almeno 20 anni di contributi, a 61 anni gli uomini e a 56 anni le donne. E poi bisognerà aspettare che venga aperta la finestra mobile di 12 mesi prima di acquisire l'assegno previdenziale. Non varrà la stessa cosa per coloro che lavorano nel settore pubblico.
 
A quanto pare la Riforma Draghi non è altro che una modifica del precedente provvedimento con il fine di agevolare altre classi di lavoratori, rimasti fuori con Quota 100 e che con le altre modalità andrebbero in pensione troppo tardi.

Pensione: opzione donna

L'opzione donna è un altro trattamento agevolato per tutte le donne che presentano alcuni requisiti. Secondo quanto si legge sul sito dell'INPS:
Si tratta di trattamento pensionistico calcolato secondo le regole di calcolo del sistema contributivo ed erogato, a domanda, in favore delle lavoratrici dipendenti e autonome che hanno maturato i requisiti previsti dalla legge entro il 31 dicembre 2020.
 
Le lavoratrici potranno usufruirne solo se è passato un anno dalla data di maturazione dei requisiti, nel caso in cui si parla di dipendenti e quindi il trattamento pensionistico viene liquidato a carico delle forme di previdenza di quella categoriai.
 
Invece per le lavoratrici autonome dovranno passare 18 mesi dalla data di maturazione dei requisiti, facendo riferimento alle regole imposte a quella categoria. 
 
La decorrenza non può essere precedente alla data del 2 gennaio 2021. Inoltre coloro che hanno maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2020 potranno ricevere il trattamento pensionistico anche oltre la prima decorrenza proposta.
 
Tutte le donne interessate a questa riforma dovranno quindi rispondere a tali requisiti:
  • Dovranno aver maturato, entro il 31 dicembre 2020, un’anzianità contributiva uguale o maggiore a 35 anni
  • Dovranno avere compiuto almeno 58 anni, nel caso delle lavoratrici dipendenti. Dovranno avere un'età pari o uguale a 59 anni, nel caso del lavoro autonomo.
 
Inoltre, nel primo caso per ottenere la pensione è necessario cessare ogni tipo di rapporto lavorativo da dipendente, mentre, nel secondo caso, non è richiesto alcun termine ultimo dell'attività svolta in qualità di lavoratrice autonoma.
 
L'importo pensionistico è calcolato in base alle regole di calcolo del sistema contributivo di cui al decreto legislativo 180/1997.
 
La domanda dovrà essere presentata online attraverso il sito INPS o contattando un numero, che troverete in ogni caso sullo stesso sito o presso enti di patronato e intermediari dell'Istituto attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.