Che cosa significa pensione minima? Con pensione minima si intende quella pensione che può richiedere il contribuente quando arriva a raggiungere il requisito anagrafico ma non quello contributivo.

Come abbiamo letto sull’apposito Decreto Legge, la circolare Inps e su tuttoprevidenza.it, quando si raggiunge questo requisito, si ha diritto ad un importo che permetta al pensionato di sopravvivere e di integrare la pensione di vecchiaia che già percepisce.

In questo articolo spiegheremo nel dettaglio che cos’è la pensione minima o meglio l’integrazione al trattamento minimo, quali requisiti contributivi, anagrafici e reddituali chiede per poter essere ottenuta, chi può richiederla, come richiederla e quale sia il suo importo nel 2021.

Che cos’è la pensione minima?

Si intende con pensione minima, come possiamo leggere su pensionioggi.it, l’integrazione al trattamento minimo, la quale è attivo dal 1983 grazie all’articolo numero 6 della legge n° 638/1983 che mira a tutelare i pensionati che si trovino sotto un limite reddituale. Difatti, la pensione che andrebbe erogata a chi non ha il requisito minimo contributivo sarebbe inadatta per la sopravvivenza del pensionato, perciò con il trattamento minimo è lo Stato ad integrare la parte economica necessaria a rendere la pensione erogata al pensionato sufficiente ad uno stile di vita dignitoso.

Perciò, se calcolando i contributi versati si ottenesse una pensione con un importo sotto il minimo vitale, lo Stato – attraverso l’INPS – integrerà la parte mancante perché si arrivi all’importo minimo vitale.

Ogni anno questo importo cambia, poiché viene stabilito di anno in anno dalla legge.

Per il 2021 il minimo vitale è pari  515,58 euro, perciò chiunque abbia una pensione inferiore a questa cifra avrà diritto alla pensione minima e quindi a 515,58 euro.

A che età si raggiunge la pensione minima?

Per poter accedere alla pensione minima, come leggiamo su orizzontescuola.it, bisogna avere almeno 67 anni di età e aver maturato almeno venti anni di contributi.

Vediamo quali altri requisiti servono per ottenere la pensione minima.

Per poter ottenere la pensione minima – che altri non è se non un’integrazione per chi percepisce o dovrebbe percepire pensioni al di sotto della soglia minima vitale – bisognerà avere una pensione molto bassa, per il 2021 questo dovrà essere al di sotto dei 515 euro mensili.

Ricordiamo che l’integrazione al trattamento minimo o anche pensione minima, non verrà erogata alle pensioni liquidate interamente grazie al sistema contributivo – si tratta di coloro che abbiano versato i contributi dal 1996 o che abbiano chiesto la pensione in totalizzazione o abbiano effettuato il computo in Gestione Separata o ancora abbiano scelto l’opzione contributiva per la liquidazione della pensione.

Essendo tra l’altro un’integrazione per redditi bassi, non potrà essere elargita a chi ha redditi elevati che siano essi personali o coniugali.

Dunque, il pensionato dovrà avere un reddito singolo fino e non oltre i 6702,54 euro per un’integrazione totale e a 13405,08 euro per una integrazione parziale. Per i redditi coniugati se si vuole ottenere un'intregrazione totale non bisogna superare i 13405,08 euro di reddito annuale, mentre per quello con integrazione parziale non bisognerà superare i 26810,16 euro.

Se il contribuente non avesse raggiunto i venti anni minimi per fare richiesta alla misura di vecchiaia, potrà richiedere la pensione di vecchiaia a 71 anni purché i contributi che ha versato siano stati accreditati solo dal 1996 in poi o in computo in Gestione Separata.

Quali requisiti servono per richiedere la pensione minima 2021?

Ricordiamo che non basta avere compiuto almeno sessantasette anni di età e avere una pensione al di sotto del limite minimo vitale per poter ottenere la pensione minima.

Quindi, quali sono i requisiti per l’integrazione minima?

  • Avere un reddito personale inferiore a 6702,54 euro per l’integrazione totale e 13405.08 euro per l’integrazione parziale.

In caso il pensionato sia coniugato con una persona non legalmente ed effettivamente separata potrà ottenere l’integrazione minima purché la pensione ha avuto decorrenza nell’anno 1994 e soprattutto se come reddito personale non si superano i 13405,08 euro e come reddito coniugati non si superano i 26.810,16 euro, ovvero quattro volte il trattamento minimo nell’anno in cui si richiede. Questa cifra è, infatti, quattro volte il trattamento minimo riferito al 2021.

  • Avere almeno 67 anni
  • Aver cumulato almeno 20 anni di contributi

Pensione minima 2021 e cristallizzazione: che cos’è?

Si parla di cristallizzazione quando il reddito del pensionato che percepisce la pensione minima 2021 si modifica dal momento in cui si richiede l’integrazione e supera quindi il requisito che è stato determinato per quell’anno.

Nel caso in cui, ad esempio, nel 2022 il reddito minimo per poter accedere alla pensione minima 2021 sia inferiore ai 6702,54 euro previsti per l’anno 2021, il pensionato non perderà di diritto l’erogazione integrativa come potrebbe accadere per altre integrazioni, ma percepirà nel 2022 la stessa cifra che gli è stata corrisposta a dicembre dell’anno antecedente, quindi a dicembre 2021.

Questo processo viene definito cristallizzazione della pensione minima 2021 e permette ai contribuenti pensionati di non perdere per un singolo anno il diritto alla pensione minima 2021 – e di non dover così rifare domanda ogni volta che il requisito si modifica annualmente.

Come richiedere la pensione minima

Come leggiamo anche su fiscomania.com, per poter richiedere la pensione minima conosciuta anche come integrazione minima, bisognerà fare domanda all’Inps.

Ricordiamo che la richiesta fra pensione minima integrativa parziale e totale dipenderà dalla situazione familiare del pensionato.

Nel caso non fosse sposato e avesse un reddito annuo inferiore ai 6702,54 euro avrà diritto all’integrazione totale.

Con un reddito compreso fra 6702,54 euro e i 13405,08 euro si avrà diritto ad una pensione minima parziale.

Il trattamento integrativo cambia se il pensionato è sposato: in questo caso bisognerà avere un reddito complessivo che non superi i 20.107,62 euro per l’integrazione totale e i 26810,16 euro – ovvero quattro volte tanto – per l’integrazione parziale.

Dalla dicitura redditi si escludono i redditi che non sono soggetti all’IRPEF, come la pensione di guerra, la rendita Inail, la pensione civile per gli invalidi, il trattamento di famiglia; o ancora la pensione da integrare al minimo, il reddito della casa in cui si vive e gli arretrati che abbiano una tassazione separata.

Se dunque, fossimo sicuri che il nostro reddito rientri nei requisiti necessari per ottenere la pensione, avessimo gli altri requisiti minimi sia contributivi che anagrafici, non ci resterebbe altro che contattare l’Inps per poter richiedere la pensione minima o trattamento integrativo.

Si può fare richiesta accedendo al sito dell’Inps con un’identità digitale certificata come lo SPID, la CIE – Carta d’Identità Elettronica - o la CNS – Carta Nazionale dei Servizi – o ancora con il Pin Inps il quale smetterà di funzionare definitivamente a partire dal 30 settembre 2021.

Una volta acceduto, si potrà seguire la procedura per richiedere il trattamento integrativo.

O ancora si potrebbe decidere di recarsi in un CAF o un Patronato di fiducia e portando la documentazione che attesti l’idoneità alla richiesta e quindi la presenza dei requisiti minimi, delegare loro la domanda per la pensione minima.

Infine, si potrebbe contattare il Contact Center dell’Inps al numero 803 164 – gratuito da rete fissa – o il 06 164 164 – chiamabile da dispositivo mobile al prezzo minimo pattuito con l’operatore telefonico.

Qual è l’importo della pensione minima?

Come abbiamo detto precedentemente, la pensione minima non è altro che un’integrazione elargita da parte dall’Inps – che fa da tramite per lo Stato – e serve per integrare la pensione di vecchiaia qualora quest’ultima non rientrasse nell’importo minimo necessario alla vita. Questo importo viene deciso di anno in anno dallo Stato. Per l’anno 2021 quest’ultimo è pari a 515,58 euro al mese.

Immaginiamo, dunque, che il pensionato che riceve la pensione di vecchiaia percepisca un importo mensile pari a 480 euro – ipotesi che non veritiera e utile solo al fine dell’esempio – nel caso in cui il pensionato abbia un reddito inferiore a quello precedentemente spiegato nella sezione dei requisiti reddituali, quest’ultimo potrebbe richiedere l’integrazione minima e ottenere dallo Stato la differenza necessaria per arrivare ai 515, 58 euro al mese.

Ricordiamo che l’importo del trattamento minimo non è univoco ma variabile – di caso in caso e soprattutto di anno in anno – e per questo non è inusuale che negli anni l’integrazione diminuisca o aumenti, in funzione degli adeguamenti effettuati dall’Inps rispetto all’indice di variazione dell’ISTAT che dovrà tener conto dell’inflazione.

Quando viene erogata la pensione minima 2021?

L’erogazione del trattamento integrativo minimo o pensione minima non è automatico da parte dell’Inps, dunque – dopo essersi accertati di rientrare nei requisiti contributivi, anagrafici e reddituali necessari all’ottenimento della pensione minima – occorrerà fare domanda all’Inps attraverso gli opportuni canali telematici, che siano il sito web dell’Inps, il Contact Center dell’Inps o l’utilizzo di un tramite come un CAF o un Patronato.

Per poter sapere quando verrà erogata la pensione minima 2021 bisognerà attendere che l’Inps elabori la domanda e verifichi l’idoneità o meno dei requisiti del contribuente pensionato che la sta richiedendo.

Nel caso in cui la domanda venisse accolta con successo, bisognerà semplicemente attendere i tempi minimi burocratici dell’Inps per vedersi erogata la maggiorazione nel cedolino della pensione.

Se avete fatto domanda tramite un CAF o un Patronato potrete sempre richiedere agli stessi di contattarvi qualora ricevessero una conferma o meno da parte dell’Inps, in caso contrario consigliamo di controllare il proprio profilo personale Inps dopo aver acceduto con SPID, CIE o CNS per monitorare cambiamenti, accettazioni o altre comunicazioni.