Quando parliamo di pensione di reversibilità INPS bisogna tenere a mente il fatto che chi ne è titolare non ci sia più, e che, pertanto, il diritto di usufruirne sia un parente stretto. Un esempio è il coniuge, e tutti si pensa che questi sia quello che più di tutti ne dovrebbe aver diritto.

In realtà non è così. Ci sono casi in cui il coniuge non potrebbe riceverlo, ma dipende da alcuni casi specifici. Come a sua volta il fatto stesso di accedere alla reversibilità non è esente da requisiti che il coniuge deve comunque maturare, o quantomeno ottenere.

Purtroppo è una condizione infelice, specie con la pandemia da Covid che ancora domina il panorama economico e sanitario non solo del nostro paese, ma di tutto il mondo. E, malgrado le riforme promosse dall'attuale Governo Draghi, trovarsi col dover all'improvviso ottemperare a delle spese impreviste, e senza nemmeno un supporto economico come la pensione, beh, diciamo che difficilmente se ne potrebbe uscire.

Pensione di reversibilità INPS: ecco di cosa parliamo

La pensione di reversibilità INPS è un'opzione pensionistica che, come tutte, prevede che il soggetto percepisca appunto un supporto previdenziale, a patto di essere in regola con l'attuale riforma pensionistica (Riforma delle Pensioni Fornero, per citare quella fondamentale) o con altre opzioni pensionistiche. 

Si parla però di "reversibilità" perché, in caso di morte del titolare dell'indennizzo, questo non cessi all'improvviso, ma venga devoluto ad un familiare o convivente. 

Che sia l'INPS o l'ENPACL (Ente nazionale di previdenza e assistenza per i consulenti del lavoro) o la Cassa Forense a gestire l'iter procedurale o l'erogazione non ha al momento alcuna importanza, perché il nodo è sempre lo stesso: il titolare muore, e qualcuno/a eredita la sua pensione.

E lo eredita in quanto trattamento pensionistico, non c'è nulla di assistenziale o emergenziale in questo, proprio perché il defunto se l'è guadagnata grazie ai contributi che ha sempre garantito durante la sua età lavorativa.

Se invece fosse una roba di tipo assistenziale, il discorso sarebbe diverso, proprio perché non solo non puoi pagare i contributi perché ti ritrovi con pochissimi soldi, ma non puoi nemmeno provvedere a tutti coloro che hai a tuo carico.

Se sei in questa condizione, devi allora fare richiesta dei vari supporti assistenziali che ci sono oggi, come l'RDC, la NASPI e la DIS-COLL.

Ad essere più precisi, si parla appunto di assegno previdenziale, e non assistenziale, o tantomeno emergenziale.  Ma va detto che la reversibilità non è proprio il massimo, perché bisogna anche accettare un "costo".

Pensione di reversibilità INPS: a chi spetta nella famiglia del pensionato?

La pensione di reversibilità INPS prevede appunta una cessione, infatti l'INPS segnala che:

“La pensione [...] è pari ad una quota percentuale della pensione del dante causa “.

"Del dante causa", cioè "di chi ne trasmette il diritto".

Chi eredita questo trattamento deve cedere una quota all'INPS, perché è una condizione supplementare.

A livello logico la pensione dovrebbe cessare una volta morto il pensionato, essendo quest'ultimo colui che per anni ha garantito col suo lavoro i contributi INPS e le varie tasse. E infatti cesserebbe da subito la pensione, se vivesse da solo e non avesse nessuno in casa.

Ma non sempre è così, infatti se prima di morire viene segnalato che esiste nel suo nucleo familiare una di queste persone, può beneficiare della reversibilità.

Ovviamente non deve essere un tizio qualunque, e nemmeno un amico di lunga data. Qui si parla di parenti, o di congiunti, tutti nella dimora del pensionato deceduto ben prima che quest'ultimo spirasse.

Alcuni esempi possono essere:

  • il coniuge;
  • il figlio o i figli;
  • il genitore o tutti e due i genitori;
  • il fratello/sorella o tutti quanti i fratelli e le sorelle;
  • il nipote o i nipoti.

Praticamente tutti coloro che rientrano tra il primo e il secondo grado di parentela. Questi, per averla, dovranno fare richiesta sul sito dell'INPS, con tanto di SPID, CIE o CNS per poter accedere ai servizi online.

Poi dovrà compilare la sezione anagrafica e scrivere i dati anagrafici e morturari del defunto, più i suoi, con tanto di stato civile al momento della morte del pensionato.

Però l'INPS potrebbe rifiutare la richiesta. Perchè? Perché non sempre basta il solo stato civile per essere in regola.

Pensione di reversibilità INPS: non sempre spetta a figli, nipoti e fratelli!

Ad essere precisi, la pensione di reversibilità INPS spetta ai parenti di primo e secondo grado, ma a seconda di alcuni casi specifici, perché sennò sarebbe troppo facile riceverla.

Come misura è tutelata infatti nel caso generale in cui il pensionato, con questo trattamento, garantiva il supporto economico a tutti quelli che aveva a suo carico. Cioè si parla sempre di una misura previdenziale, ma anche, malgrado tutto, assistenziale.

Nel caso dei figli, questi non devono avere più di 21 anni, o al massimo 26 se sono universitari.

Il vincolo d'età viene abbandonato se, pur essendo un figlio maggiorenne, risulti inabile, quindi in condizioni di non autosufficienza.

Mentre per i figli minori, vale la regola dei nipoti: se non possono garantire una propria autosufficienza economica, gli spetta la pensione.

Ovviamente devono risultare tutti quanti abitanti del suo nucleo familiare, così come anche per i genitori del pensionato deceduto. In particolare, questi ultimi devono avere almeno 65 anni ed essere a carico suo, perché non dispongono affatto di una pensione.

Mentre per i fratelli o le sorelle, ci si rifà alla questione del figlio maggiorenne: se risultano inabili, possono avere la reversibilità. Ma non devono essere sposati, perché in quel caso sarebbero già a carico di qualcuno o qualcuna.

Se vogliamo approfondire di più, vi suggerisco il video di Progetto Prisma APS.

E in effetti è proprio questo il punto anche per il coniuge.

Pensione di reversibilità: non sempre va al coniuge!

Generalmente si pensa che il coniuge dovrebbe avere più di tutti la pensione di reversibilità INPS. In realtà dipende dalla situazione, o dal fatto se questo coniuge fosse sposato dapprima della dipartita del pensionato.

Perché la legge prevede che vada anche ai coniugi separati e divorziati, ma questi devono avere dei requisiti specifici.

Nel caso del coniuge separato, deve essere garantito il fatto che sia sempre stato a carico del pensionato. Cioè di aver percepito mentre era vivo il suo ex marito/moglie l'assegno di mantenimento o quello alimentare.

La principale differenza tra i due è che:

  • l'assegno di mantenimento è il sostegno economico riconosciuto in seguito alla separazione;
  • l'assegno alimentare è un'assistenza di solidarietà familiare per chi si trova in stato di bisogno economico, anche se per propria colpa. 

A sua volta, nel caso in cui tra i due ci fosse non un atto di separazione, ma proprio di divorzio, è sempre concessa la reversibilità, ma in questo caso si aggiunge un requisito curioso.

Se prima dell'atto di divorzio è dimostrato che l'ex marito/moglie aveva un lavoro con cui ha provveduto a pagare i contributi della pensione, allora significa che a beneficiarne era anche l'attuale coniuge divorziato. Il quale, a sua volta, deve dimostrare di essere anche percettore dell'assegno divorzile.

E' sempre lo stesso discorso: il pensionato deve aver garantito in vita di aver avuto a suo carico il coniuge, anche se divorziato, sia col proprio lavoro prima del divorzio, sia coll'assegno divorzile dopo.

Responsabilità, anzi pegno, del coniuge divorziato è quello di non essere, al momento della reversibilità, a carico di qualcun altro/a, cioè di essersi risposato/a.

Perché in questo caso il vincolo dell'essere sempre a carico del defunto verrebbe violato, e non si avrebbe più diritto al trattamento. Anche se, a conti fatti, la quota è abbastanza stretta.

Pensione di reversibilità INPS: ecco la quota per ogni familiare!

Essendo stato a suo carico, hai diritto alla pensione di reversibilità INPS, ma non di certo per intero. O meglio, solo quattro casi prevedono di avere la quota massima del 100%:

  • per il coniuge e con più di due figli;
  • per la famiglia con più di due figli;
  • per 7 o più fratelli o sorelle.

Questi sono le condizioni di quota totale, e purtroppo, a causa del Covid, è indubbio che siamo aumentati i casi del genere, almeno per i primi due casi.

Altrimenti la quota scende, sempre di più, fino al 15%; 

  • 15% se solo per un fratello o una sorella;
  • 30% se per 2 fratelli o sorelle;
  • 30% se per i genitori;
  • 45% se per fratelli o sorelle;
  • 60% se per 4 fratelli o sorelle;
  • 60% se per il solo coniuge;
  • 70% se ci abita un figlio superstite;
  • 75% se ci sono fratelli o sorelle;;
  • 80% se per coniuge con un figlio;
  • 80% se solo un nucleo con due figli;
  • 90% in caso di 6 fratelli o sorelle.

Poi ovviamente, anche se con l'Euro è abbastanza difficile data la sua stabilità, l'andamento inflazionistico può gravare sulla quota. Anche se, qualora si prenda solo il 15% della pensione, non è che cambi molto.

Cambierà molto se invece il Governo deciderà per alcuni possibili tagli.

Tagli alle pensioni: addio alla reversibilità?

L'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) non è molto entusiasta delle attuali politiche pensionistiche, in particolare quando i costi sono del 2,4% sul PIL del paese, ben 1,4% in più rispetto alla media europea.

Questo significherebbe per la pensione di reversibilità il dover affrontare un potenziale taglio, forse del 50%

Da una parte garantirebbe la sua sopravvivenza per il 2022, a dispetto di Quota 100 e Opzione Donna, ma dall'altro non sarebbe il massimo per la famiglia che lo percepisce e per cui fonda la sua stessa sopravvivenza. Famiglie che hanno anche figli minori o inabili tra fratelli e sorelle, tanto per puntualizzare.

Sennò ci sarebbe la possibilità di indirizzarla a tutti meno che:

"alle fasce molto al di sotto dell'età pensionabile".

Quindi addio ai figli e a fratelli e sorelle. Si salverebbero i genitori, se hanno almeno 65 anni. 

E il coniuge? Se si trova nella fascia molto al di sotto dell'età pensionabile, temo che potrebbe non riceverlo. Se però passa invece la proposta del taglio a metà, facendo due calcoli, al coniuge toccherà o tornare al lavoro, o trovarlo il prima possibile. O al peggio sposarsi un'altra volta.