La pensione di reversibilità rappresenta un beneficio economico che trova la sua origine nel lontano 1939. È nata come mezzo di sostentamento pensato soprattutto per le donne vedove e prive di un reddito minimo.

Da allora ha continuato ad esistere, pur subendo di tanto in tanto tagli e aggiustamenti, e ancora oggi rappresenta un importante sostegno economico.

Negli ultimi tempi è però stata su più fronti avanzata l'ipotesi di un suo ulteriore taglio, se non addirittura della sua eliminazione. Quanto c'è di vero in questo?

Riguardo il secondo aspetto, niente paura, la pensione di reversibilità, in linea generale, continuerà ad esistere. Esistono invece maggiori probabilità di una sua riduzione e di una sua cessazione di erogazione nei confronti di alcune categorie di contribuenti.

Di seguito cercheremo di spiegare ogni dettaglio riguardo questa misura pensionistica, concentrandoci sugli aspetti legati al suo importo, alle modalità di presentazione all'Inps della relativa domanda e alle varie casistiche in cui ne è ammesso o escluso il diritto a beneficiarne.

Un occhio di riguardo verrà poi dato al futuro della pensione di reversibilità e alle previsioni sulla sua corresponsione nel 2022.

Pensione di reversibilità, diretta e indiretta

La pensione di reversibilità altro non è che una prestazione economica elargita a favore dei familiari superstiti (più spesso il coniuge o la coniuge rimasti vedovi) del caro defunto.

Va fatta però una distinzione tra quella che viene comunemente definita “pensione di reversibilità” (diretta) e la pensione indiretta.

Il primo caso si ha con riferimento alla misura pensionistica spettante qualora il defunto fosse già titolare di pensione, indipendentemente che si tratti di pensione anticipata, di anzianità, di vecchiaia, o anche di invalidità o inabilità. Nel secondo caso invece l'assegno viene elargito se il deceduto non era ancora beneficiario di alcuna forma di pensione.

Per godere però della pensione indiretta, il defunto deve avere avuto una precisa situazione contributiva, avendo maturato specifici requisiti richiesti dalla legge:

deve aver maturato alternativamente o almeno 780 contributi settimanali (o 15 anni di assicurazione e contribuzione), o almeno 260 contributi settimanali d(5 anni di assicurazione e contribuzione) i cui almeno 156 (o 3 anni) nei cinque anni antecedenti la sua morte.

Pensione di reversibilità, quanto spetta e come si calcola

L'importo della pensione di reversibilità è stabilito in una percentuale della pensione goduta dal familiare defunto. L'assegno mensile spettante non è quindi erogato in maniera integrale (tranne in rare eccezioni) rispetto a quanto percepiva il familiare quando ancora era in vita.

Quanto al calcolo, occorre tenere presente quello che era il rateo pensionistico del familiare deceduto, e la tipologia di superstiti che hanno diritto alla pensione di reversibilità. Sono queste infatti le varianti che vengono considerate per stabilire l'importo dell'assegno mensile.

La percentuale varia a seconda che si tratti del coniuge superstite, piuttosto che dei figli superstiti (in assenza del coniuge), dei genitori o dei fratelli o sorelle. I dettagli li troviamo indicati direttamente dall'inps.

A questi aspetti, ai fini del calcolo, vanno anche aggiunti gli eventuali tagli da applicare all'importo della pensione di reversibilità a seconda dei redditi di cui si è in possesso.

Come spiegato da Money.it, per il 2021 è stato rivisto il confine entro cui rimanere per godere dell'assegno pensionistico:

il limite di reddito da non superare per beneficiare dell’intera quota della pensione di reversibilità è pari a 20.107,62€ .

Oltre questa soglia, in base allo scaglione di reddito in cui si rientra, l'importo sarà soggetto ad eventuali tagli.

Pensione di reversibilità, come presentare domanda

La pensione di reversibilità non viene corrisposta in maniera automatica a chi ne dovrebbe beneficiare.

È infatti il diretto interessato a dover presentare la relativa domanda all'Inps una volta accertatosi di averne i requisiti richiesti. Senza espressa richiesta altrimenti non parte la corresponsione della pensione in oggetto.

L'Istituto di previdenza sociale ha poi fatto delle precisazioni circa le tempistiche entro cui inviare la richiesta:

la domanda per la concessione della pensione ai superstiti può essere presentata in qualsiasi momento successivo alla morte dell’iscritto o del pensionato. Trascorsi, tuttavia, dieci anni dal decesso, i ratei di pensione non riscossi cadono in prescrizione. (secondo la regola prevista dall'art.2946 c.c)

I canali da utilizzare per inviare richiesta di pensione di reversibilità sono sempre gli stessi, potendo avvalersi dell'inoltro online accedendo direttamente alla propria area riservata sul sito dell'Inps, oppure del contact center telefonicamente al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile, oppure ancora avvalendosi di un ente di patronato o di un intermediario.

È inoltre importante sapere che la pensione di reversibilità potrà essere erogata a partire dal mese successivo alla morte del familiare, indipendentemente da quando è stata presentata la domanda.

Pensione di reversibilità, chi ne ha diritto

La legge espressamente indica i soggetti che possono avere diritto alla pensione di reversibilità

A poter beneficiare di questa misura pensionistica sono innanzitutto il coniuge superstite del defunto o, in mancanza, i figli superstiti.

Se però il defunto non avesse né coniuge né figli, la pensione di reversibilità può spettare ai genitori della persona deceduta, purchè abbiano compiuto almeno 65 anni al momento della morte del percettore di pensione, e purchè non siano titolari di pensione e siano stati a carico del de cuius.

In assenza anche dei genitori, la misura pensionistica spetta ai fratelli celibi e alle sorelle nubili del deceduto, sempre con la clausola che non siano titolari di pensione e siano stati a carico del familiare defunto. Oltre ad essere risultati inabili al lavoro al momento del decesso dello stesso. 

Se il pensionato morto non avesse nessuno dei familiari indicati, nessun altro soggetto potrà richiederne la pensione di reversibilità, non avendone alcun diritto.

Pensione di reversibilità, quando si rischia di perderla

Un altro elemento da non trascurare è il rischio di vedersi revocare la pensione di reversibilità.

Il diritto a ricevere l'assegno pensionistico infatti, anche dopo l'avvio del percepimento, può rischiare di essere perso da un momento all'altro se venissero meno determinati requisiti.

Per poter quindi continuare a percepire questo beneficio occorre rispettare determinate condizioni, che troviamo anche opportunamente spiegate nel video del canale youtube Tutto e di più :

Va precisato infatti come la pensione di reversibilità non sia cumulabile al 100% con altri redditi. Per cui il beneficiario dovrà annualmente informare l'inps circa la propria situazione reddituale, presentando entro marzo di ogni anno il modello RED, comunicando eventuali variazioni di reddito. Chi non lo presenta si vedrà sospendere la misura pensionistica per 60 giorni, e allo scadere di detto termine, se non verrà aggiornata la situazione reddituale, partirà la sospensione in maniera definitiva.

Al di là di questa casistica, è possibile perdere il diritto alla pensione di reversibilità anche in altre situazioni. Per esempio, se il coniuge superstite dovesse risposarsi, perderebbe il diritto alla pensione di reversibilità. Oppure il figlio superstite beneficiario che iniziasse un'attività lavorativa ed eccedesse il limite annuo degli 8713,30€, perderebbe anch'esso il diritto alla pensione di reversibilità.

Nel caso poi dei fratelli o delle sorelle superstiti, nel momento in cui diventassero titolari di pensione si ritroverebbero revocata la pensione di reversibilità.

Un aspetto a sé è poi rappresentato dall'ex coniuge divorziato dal defunto. Questo può beneficiare della pensione di reversibilità purchè vengano rispettati detereminate clausole previste dalla legge sul divorzio, tra cui il non aver contratto altro matrimonio, percepire l'assegno divorzile dall'ex coniuge e l'antecedenza del rapporto di lavoro (da cui scaturirebbe la pensione) alla sentenza di divorzio.

È dunque importante conoscere tutti gli elencati requisiti necessari per non incorrere nella cessazione del beneficio pensionistico.

Pensione di reversibilità, verso un taglio nel 2022?

Finora abbiamo parlato di tutti gli aspetti concernenti il godimento e la conservazione del diritto alla pensione di reversibilità. Ma ciò che molti italiani temono è la possibilità che l'imminente riforma pensionistica porti con sé anche il taglio della suddetta misura pensionistica nel 2022.

Come ha riportato il sito Investireoggi, recentemente l'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), nel rapporto “Economic Survey”, ha espresso i propri suggerimenti nella relazione economica sull'Italia pubblicata pochi giorni fa. In particolare ha avanzato l'ipotesi di intervenire pesantemente sulla pensione di reversibilità, suggerendo di eliminare questo beneficio per le fasce molto al di sotto dell'età pensionabile, in quanto ancora largamente in età da lavoro. E di un provvedimento simile, a farne le spese potrebbe essere soprattutto la platea femminile, maggiore beneficiaria dell'assegno pensionistico in questione.

Si tratterebbe di una soluzione che andrebbe a ridurre quelle che, a dire dell'organizzazione, sarebbero spese troppo eccessive per l'Italia, che si sarebbe classificato come uno dei Paesi dell'area OCSE con l'importo più elevato di pensione di reversibilità.

Questo provvedimento resta al momento solo ipotetico, non essendo stata annunciata finora alcuna conferma da parte dell'esecutivo, che valuterà se seguire o meno il consiglio dell'OCSE. 

Ma non è tutto. In termini di tagli si parlerebbe anche di un taglio fino al 50% dell'importo di pensione di reversibilità, andando dunque a rivedere l'attuale sistema di calcolo. E per chi la percepisce non può che trattarsi di una cattiva notizia!