La pensione di reversibilità è nell’occhio del ciclone, per quanto riguarda tagli e tassazione. La direttiva arriva dall’alto, infatti è l’Ocse a chiedere all’Italia di intervenire per ridurre la spesa pubblica. E con la riforma delle pensioni in atto, non si assiste solo alla fine di Quota 100 ma anche a cambiamenti radicali per quanto concerne gli importi degli assegni della reversibilità. Attenzione dunque alle somme che si hanno diritto a percepire. 

Ecco quando spettano 280 euro in più.

Quel che è certo è che l’importo della pensione di reversibilità non è uguale per tutti. Né corrisponde in toto a quanto percepiva il pensionato deceduto. Le quote si calcolano in base a diversi fattori, come esporremo più avanti, tenendo conto del rapporto di parentela, della tassazione da applicare e, oggigiorno, anche dei tagli sugli assegni, legati al reddito del superstite.

Come leggiamo su laleggepertutti.it

La pensione di reversibilità, come tutte le prestazioni previdenziali, costituisce un reddito imponibile e viene dunque tassata al pari dei redditi di pensione. Fanno eccezione le sole pensioni di reversibilità percepite dai familiari delle vittime della criminalità organizzata e del terrorismo.

Quindi si tratta di un reddito a tutti gli effetti, anche se è indiretto, per questo motivo non è esente da Irpef, bensì soggetto alla tassazione vigente.

A pensare a tasse e tagli, non tutti però si concentrano sui calcoli, per verificare che siano corretti. E spesso si perdono benefici a cui invece si ha diritto. Come il caso di vedove con specifici requisiti Inps. Ecco quali.

Pensione di reversibilità: quando richiedere ratei arretrati

In questo articolo, il riferimento è alle vedove, in quanto spesso la pensione di reversibilità si assegna al coniuge che sopravvive. Ma nulla vieta anche ad altri superstiti, in assenza di queste condizioni, di poter accedere a questa tipologia di beneficio.

Nella fattispecie:

il coniuge deceduto ha ottenuto il riconoscimento della pensione di invalidità civile secondo il dettato della Legge 118/1971. Se infatti si ottiene il riconoscimento dell’invalidità dopo l’avvenuto decesso del beneficiario i familiari possono richiedere le quote pensionistiche arretrate.

Cosa significa?

Se il pensionato, quando era ancora in vita, aveva avviato le pratiche per vedersi riconoscere l’invalidità, possono crearsi le circostanze per cui i superstiti possono richiedere i ratei arretrati della pensione di invalidità.

Se quindi si riconosce l’invalidità alla persona ormai defunta, dopo che per l’appunto è avvenuto il decesso, i familiari hanno diritto a richiedere le quote pensionistiche maturate fino al giorno della morte.

Infatti, va sottolineato che la pensione di invalidità è una prestazione assistenziale e, in quanto tale, non è reversibile. Però se prima della morte del pensionato, alcuni ratei risultavano già maturati, la vedova o chi per lei, ha diritto a richiederli.

Ma c’è di più. E in molti non sanno di avere tale diritto dalla loro parte, motivo per cui non lo fanno valere.

Se il pensionato, avviando la pratica per il riconoscimento dell’invalidità, decede prima della visita medica da parte degli specialisti, allora sono i superstiti aventi diritto che possono inoltrare tutta la certificazione attestante le condizioni di salute del pensionato, prima del suo decesso.

Ecco allora che, a conti fatti, stando alla circolare INPS n. 148/2020, l’attuale importo delle pensioni di invalidità è pari a 287,09 euro mensili e questa è la somma che si ha diritto a percepire in più, sulla pensione di reversibilità.

Quanto spetta di pensione di reversibilità: gli importi

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, l’importo dell’assegno della reversibilità non corrisponde al 100% adiquanto percepiva il pensionato in vita.

Le aliquote infatti differiscono a seconda del grado di parentela e di quanti sono i componenti del nucleo familiare. Nello specifico:

  • 60% coniuge 
  • 70% figlio unico
  • 80% coniuge e un figlio o due figli orfani
  • 100% coniuge con due o più figli oppure tre o più figli orfani

Infine il 15% della pensione di reversibilità spetta a ogni altro familiare, in assenza di coniuge, figli o nipoti così come segue dal seguente prospetto

  • 15% un genitore
  • 30% due genitori
  • 15% un fratello o sorella
  • 30% due fratelli o sorelle
  • 45% tre fratelli o sorelle
  • 60% quattro fratelli o sorelle
  • 75% cinque fratelli o sorelle
  • 90% sei fratelli o sorelle
  • 100% sette fratelli o sorelle

In base all’importo stabilito dalla legge, ogni anno inoltre si procede con un adeguamento in base all’inflazione, che prende il nome di perequazione.

Pensione di reversibilità: perché mi hanno ridotto l’assegno?

Ebbene, se sull’assegno della pensione risulta una riduzione dell’importo, è molto probabile che si tratti dei nuovi tagli applicati su questa prestazione previdenziale. Infatti, oltre alle aliquote in base alle quali calcolare l’importo dell’assegno, c’è un altro fattore che entra in gioco, ai fini del calcolo delle pensioni di reversibilità

Il riferimento è al reddito del superstite beneficiario.

Cosa significa? 

Poniamo il caso di un pensionato che, al momento del decesso, ha una moglie anch’essa pensionata. Dal momento che la vedova percepisce già una reddito, è sulla base di quest’ultimo che si va a stabilire quale somma della pensione, ha diritto a percepire.

È la cosiddetta reversibilità ridotta:

Innanzitutto, si precisa che non è possibile applicare una riduzione dell'assegno, se il reddito del beneficiario non supera i 20.107,62 euro annui (importo valido per l’anno 2021). Questo valore si ottiene moltiplicando per tre il trattamento minimo Inps.

  • 25% se non si supera di quattro volte il trattamento minimo Inps
  • 40% nel caso il reddito superi di quattro volte tale limite
  • 50% se il reddito del titolare della prestazione arriva a superare di cinque volte il trattamento minimo previsto dall’Inps

La legge prevede però che, in presenza di figli minorenni, studenti oppure persone beneficiarie che risultino inabili al lavoro, non è possibile procedere con la reversibilità ridotta ma agli assegni corrisponderanno a quanto spettante senza tagli.

Quali sono le tasse della pensione di reversibilità?

Abbiamo già avuto modo di sottolineare che la pensione di reversibilità è un reddito a tutti gli effetti, pertanto soggetto a tassazione Irpef.

Si procede per aliquote:

sino a 15mila euro, l’aliquota è pari al 23%; oltre 15mila e fino a 28mila euro, è pari al 27%; oltre 28mila e fino a 55mila, ammonta al 38%; oltre 55mila e fino a 75mila, è pari al 41%; oltre 75mila è pari al 43%.

L’applicazione dell’aliquota tiene conto della fascia di reddito di appartenenza. Se ad esempio, il proprio reddito ammonta a 20 mila euro, allora, ai fini del calcolo esatto, si deve applicare l’aliquota del 23% su 15 mila euro e l’aliquota del 27% sugli altri 5 mila (quelli che mancano al raggiungimento dei 20 mila complessivi).

Ma non è tutto.

Com’è tassata dunque la reversibilità?

La tassazione della pensione di reversibilità contempla anche l'addizionale regionale e quella comunale, che ovviamente differiscono a seconda del luogo in cui si vive.

A proprio vantaggio, intervengono a questo punto le detrazioni, ma solo se non si superano i 55 mila euro all’anno di reddito.

Arrivati a questo punto, per ottenere la tassazione netta, si deve procedere con una sottrazione ovvero Irpef lorda meno le detrazioni spettanti di diritto.

Ultime novità sulla pensione di reversibilità

Come abbiamo già avuto modo di mettere in evidenza, i tagli previsti su questo trattamento previdenziale sono imposti dall’alto. Nella fattispecie è l’Ocse ad averli espressamente richiesti all’Italia, Paese in cui la spesa pubblica ammonta al 2,4% a fronte dell’1% della media Ocse.

Nell’ambito della pensione di reversibilità, che in questo articolo stiamo trattando, i tagli arrivano innanzitutto in base al reddito dei superstiti. Ma ci sono grosse novità.

La principale è quella che vorrebbe “bloccare” l’assegno a tutti gli aventi diritto, che però ancora non sono in età pensionabile. Non una perdita del diritto tout court ovviamente ma una fase di “stand by” in attesa che il coniuge o un altro superstite beneficiario possano in effetti godere di una pensione, solo quando raggiungono l’età consona per farlo.

La reazione da parte dei sindacati non si è fatta attendere, dal momento che sarebbe davvero difficile gestire situazioni in cui una vedova, ad esempio di una cinquantina di anni, rimane sola e senza assegno di reversibilità, quindi da un giorno all’altro alle prese con la ricerca attiva di un lavoro per il proprio sostentamento.

Probabilmente, una soluzione più accettabile è quella che vede una sorta di “penalizzazione” da applicare all’importo dell’assegno, se si è ancora lontani dall’età pensionabile.

In altre parole, si percepirebbe un minimo, per poi man mano aumentare l’importo dell’assegno negli anni, fino ad arrivare al 100% di quanto spettante, una volta raggiunta l’età da pensione.

Se da una parte però, si pensa a tagli e riduzioni sugli assegni, dall’altra si procede con un ampliamento della platea dei beneficiari. 

Già la legge Cirinnà del 2016 ha sancito il diritto a percepire la pensione di reversibilità anche per le unioni civili. Oggi, alla luce di una storica sentenza della Cassazione, si stabilisce che anche il coniuge convivente ha diritto all’assegno. Il requisito fondamentale è però che si tratti di una convivenza stabile, da accertare in fase di giudizio.

Questa è una sentenza innovativa nell’ambito giurisprudenziale, da questo punto di vista, in quanto può arrivare a dividere al 50% l’assegno della pensione di reversibilità tra l’ex-moglie (se già avente diritto a un assegno di mantenimento) e la convivente di lunga durata.

Infine, ricordiamo che, per continuare a percepire tale trattamento pensionistico, è indispensabile presentare la dichiarazione della propria situazione reddituale (distinta dal 730 oppure dal modello Unico) ovvero il cosiddetto modello Red, obbligatoriamente entro il 31 marzo di ogni anno. In caso contrario, L'Inps arriva a sospendere, fino a revocarlo, l'assegno di reversibilità.