Il pensionato muore e la sua pensione di reversibilità va dritta all’ex-coniuge (o per par condicio, se è la pensionata a morire, allora la pensione spetta all’ex-marito)…

È davvero possibile? 

Oppure si tratta di casi sporadici? Assolutamente no, perché se è vero che la giurisprudenza italiana, fino a qualche tempo fa, negava la pensione di reversibilità ai superstiti, se non c’erano assegni di mantenimento già previsti per gli ex-coniugi, ora i giudici nei tribunali tendono ad andare in una differente direzione.

Nella fattispecie, si smette di collegare l’assegno alimentare con quello della pensione di reversibilità

Come leggiamo in questo articolo tratto dal sito web laleggepertutti.it, non sono da ignorare i diritti della (ex) moglie in caso di separazione e divorzio: mantenimento, tfr, casa e anche per l’appunto l’assegno di reversibilità, stante le condizioni, sono tutte prerogative che possono senza problemi spettare anche a una donna divorziata, da parte dell’ex marito. 

Specifica inoltre il sito studiocataldi.it che le cose potrebbero complicarsi nel caso in cui, oltre a una ex-moglie, ci sia anche una vedova a reclamare i propri diritti (ciò che presuppone quindi che il pensionato si fosse risposato prima di morire). Anche in questo caso, il diritto dell’ex-coniuge a percepire la pensione di reversibilità non viene comunque a decadere (seppur valutando molteplici fattori, tra cui anche la durata del matrimonio e la convivenza prematrimoniale). 

Vediamo in questa mini-guida alla pensione di reversibilità per superstiti 2021, quali sono le principali differenze di cui tener conto, in caso di separazione o divorzio

Cos’è la pensione di reversibilità 

Nel momento in cui il proprio coniuge decede e in vita era un pensionato, allora la vedova o il vedovo ha diritto a percepire ancora la sua pensione. È la cosiddetta pensione di reversibilità

Se invece, al momento del decesso, il coniuge risulta essere un lavoratore assicurato o ha maturato un certo numero di contributi a proprio favore, allora si parla di pensione indiretta

Va precisato che la pensione di reversibilità spetta anche ai figli minorenni o disabili o, in mancanza di parenti più prossimi, può essere assegnata anche ai nipoti del de cuius. 

In linea di massima, e tenuto conto di tutte le dovute eccezioni del caso, la pensione di reversibilità spetta in automatico al coniuge superstite. In presenza di un reddito di quest'ultimo, non superiore a tre volte il minimo Inps, la percentuale spettante è del 100% della pensione di reversibilità del coniuge deceduto (che si precisa corrisponde al 60% della stessa). 

Pensione di reversibilità, a chi spetta 

Come abbiamo già avuto modo di specificare, la pensione di reversibilità va al coniuge superstite (o al soggetto unito civilmente con il deceduto, come specifica fondopriamo.it).  

Nel caso di coniuge divorziato invece, spetta soltanto a determinate condizioni:  

  • il coniuge superstite deve essere titolare dell'assegno divorzile 
  • l'iscrizione all'INPS del defunto deve risultare precedente alla data della sentenza di divorzio 
  • Il coniuge superstite non deve essersi risposato dopo la morte dell’ex 

Pensione di reversibilità: separazione 

Si tratta di un ambito piuttosto controverso della nostra giurisprudenza, in quanto sono numerosi i ricorsi in tribunale da parte dei diretti interessati, dopo aver appreso dell’assegnazione della pensione di reversibilità all’ex, in caso di separazione. 

Ebbene, l’orientamento dei giudici italiani a oggi va proprio nella direzione di concedere tale assegno agli ex-coniugi. Tempo addietro, secondo il principio di solidarietà, si attribuiva l’assegno di reversibilità all’ex-coniuge, ma soltanto nel caso in cui avesse il diritto di ricevere l’assegno di mantenimento. Al contrario, se non si era visto riconoscere tale sostegno, allora gli veniva negata anche la possibilità di accedere alla pensione di reversibilità

Oggi invece le varie sentenze dei tribunali indirizzano la giurisprudenza verso una scissione dei due diritti: non aver percepito un assegno alimentare da parte dell’ex-coniuge defunto, non significa che in automatico si esclude la possibilità di poter avere diritto invece alla pensione di reversibilità.  

Questa disposizione, ricapitolando, è valevole sia per i coniugi a cui non era stato assegnato il mantenimento ma anche nei confronti di coloro che hanno ricevuto la separazione con addebito

Il principio a cui rifarsi in questi casi è la cosiddetta “vivenza a carico”. Si definisce in questi termini la condizione in cui versa un familiare che, non avendo mezzi di sostentamento propri, vive a carico del lavoratore capofamiglia. 

In caso di diatriba, dunque si procede col verificare il requisito della vivenza a carico. Si procede innanzitutto con l'accertamento di due condizioni principali:

  • la non autosufficienza economica del familiare a cui si sta assegnando la pensione di reversibilità
  • la constatazione del fatto che l'assicurato o il pensionato, prima del decesso, provvedeva al suo sostentamento in maniera continuativa. 

Pensione di reversibilità: divorzio 

Nel momento in cui, trascorso del tempo, alla separazione sopraggiunge il divorzio, ecco che allora le cose cambiano. Infatti la legge italiana prevede che la pensione di reversibilità vada dritta all’ex-coniuge soltanto nel caso in cui quest’ultimo beneficiava già di un assegno di divorzio a proprio favore

Ma non è tutto. Spetterà al coniuge divorziato con assegno divorzile, solo nel caso in cui il deceduto era pensionato già al momento della sentenza di divorzio o solo nel caso in cui il deceduto aveva già iniziato i versamenti assicurativi previdenziali presso l'Inps, da cui poi scaturisce la pensione. 

Queste sono le disposizioni valide per l’ex-coniuge superstite ma solo nel momento in cui il pensionato ormai defunto non fosse però risposato. In tal caso allora, la vedova ha diritto alla pensione di reversibilità quanto l’ex-coniuge. la parità di diritto però non implica la parità di trattamento economico. Infatti sarà il tribunale ad occuparsi della ripartizione dell'assegno, andando a calcolare le quote spettanti, sulla base di differenti fattori, quali ad esempio la durata del matrimonio. 

E se invece è il coniuge superstite a decidere di risposarsi, in seguito sopraggiungendo la morte dell’ex? In tal caso, non ha più alcun diritto da avanzare sulla pensione di reversibilità. Se invece quest’ultima viene assegnata all’ex-coniuge, che poi decide di risposarsi, allora il tribunale provvederà a revocarla. 

Come funziona pensione di reversibilità all’ex: calcolo 

Tra i casi più dibattuti in tribunale, senza dubbio troviamo quello inerente alla ripartizione della pensione di reversibilità, tra l’ex-coniuge avente diritto e quello attuale, rimasto vedovo/a. Abbiamo già avuto modo di sottolineare che, per procedere con il calcolo delle quote spettanti, è necessario tenere in considerazione diversi fattori, tra cui quello della durata del matrimonio. 

Vediamo maggiormente nel dettaglio come procedere con il calcolo della pensione di reversibilità, da ripartire tra ex-coniuge e coniuge superstite. 

Il criterio, da un punto di vista legale, prevede che la durata del matrimonio vada a equilibrarsi anche con l’indice correttivo della convivenza prematrimoniale. La sentenza di riferimento è quella della Cassazione ordinanza n. 8263/2020

Rientrano nel calcolo anche le condizioni economiche in cui versano le due persone interessate alla pensione di reversibilità, oltre all’ammontare dell'assegno divorzile a cui l’ex-coniuge aveva diritto. Ma non solo. Bisogna tener conto ad esempio anche del contributo economico che le rispettive parti (ex-coniuge o coniuge superstite) hanno avuto nei confronti di eventuali figli, del loro sostentamento, formazione e via di seguito.

Questo video realizzato dallo Studio legale Storari, illustra nel dettaglio quali sono per l’appunto i criteri che il tribunale prende in considerazione per calcolare la ripartizione dell’assegno di reversibilità tra ex-coniuge divorziato e coniuge in seconde nozze, ormai rimasto vedovo/a

Siamo dunque di fronte a una lotta tra prima e seconda moglie, senza esclusione di colpi? No, rimane tutto nell'ambito della legalità, per quanto si tratti di controversie spesso difficili da risolvere, essendo purtroppo la giurisprudenza italiana tristemente piena di processi in cui queste due figure si sono affrontate per poter far valere i rispettivi diritti e ottenere giustizia. 

Come abbiamo analizzato, la ripartizione dell'assegno di reversibiltà tiene conto di differenti fattori, ma che di volta in volta è indispensabile valutare caso per caso, in quanto correlati in maniera indissolubile alle vicissitudini di ognuno.

Si pensi ad esempio al caso in cui ild efunto abbia avuto addirittura più di due ex-mogli (nel caso appunto in cui il deceduto sia il marito, le quali quindi hanno tutte diritto a dividersi la pensione di reversibilità) oppure al caso in cui addirittura la pensione di reversibilità spetta per intero all’ex-coniuge  e non più alla vedova

Come si legge ancora sul sito web de laleggepertutti.it:

in caso di decesso o successive nozze del coniuge superstite, il coniuge divorziato titolare di una quota della pensione ai superstiti ha diritto all’intero trattamento; allo stesso modo, l’intero trattamento deve essere erogato al coniuge superstite, se il coniuge divorziato cessa dal diritto alla prestazione. 

In conclusione la ripartizione della pensione di reversibilità del divorziato va analizzata caso per caso e, proprio per tale motivo, il calcolo delle quote spettanti avviene tramite sentenza di Tribunale.

Senza contare che, anche dopo anni di divorzio, se il pensionato ormai defunto nel frattempo aveva instaurato una convivenza more uxorio anche decennale o più con un'altra persona, proprio tale convivente (rimasta ormai “vedova”, per dirla in modo improprio) non ha diritto a nulla, in quanto solo chi è legato da matrimonio può ottenere l’assegno di reversibilità. Che finirà dritta nelle mani dell’ex.