Pensione, c’è chi prende 1.500€ mensili grazie allo scivolo, occhio alle tante opzioni

C’è uno scivolo pensione che permette di ricevere fino a 1.500 euro mensili, come esistono diversi trattamenti previdenziali da vagliare attentamente per raggiungere l’obbiettivo “pensione”.Il vero problema riguarda il continuo inasprimento di quelle condizioni che autorizzano l’adesione a un trattamento previdenziale. Non si tratta solo del ricordo della riforma “lacrime e sangue”, che ha lasciato un ricordo indelebile nella vita degli italiani.

Image

C’è uno scivolo pensione che permette di ricevere fino a 1.500 euro mensili, come esistono diversi trattamenti previdenziali da vagliare attentamente per raggiungere l’obbiettivo “pensione”.

Il vero problema riguarda il continuo inasprimento di quelle condizioni che autorizzano l’adesione a un trattamento previdenziale. Non si tratta solo del ricordo della riforma “lacrime e sangue”, che ha lasciato un ricordo indelebile nella vita degli italiani.

Ma, soprattutto, delle tante e nuove iniziative promosse per suggellare la nuova riforma pensioni 2023. Progetti intrinsechi di penalizzazioni a carico dei lavoratori, misure che prevedono un’uscita flessibile anticipata in cambio di un assegno pensione al limite della vivibilità. 

Oggi, i lavoratori che richiedono l’adesione a un piano previdenziale ordinario, vedono liquidare il primo assegno pensione non prima dei 67 anni d’età, c’è chi è costretto ad attendere i 71 anni. In quest’ultima ipotesi, pesa la carenza di un’anzianità contributiva prima del 1° gennaio 1996. L’assenza delle condizioni contributive o la presenza di un assegno che non rispecchia il trattamento minimo vitae porta a far slittare l’età per l’accesso al trattamento previdenziale. 

Discorso diverso, viene improntato sulla pensione anticipata ordinaria, dove non cade l’applicazione di limiti anagrafici. Infatti, per questa tipologia di pensione sono necessari solo 41 – 42 e 10 mesi di contribuzione. 

Le soluzioni previdenziali spesso non sono accessibili da tutti i lavoratori e conquistare il diritto alla pensione diventa maggiormente difficile, specie se manca la possibilità di godere di uno scivolo, di un’indennità di accompagno o, ancora, di un anticipo pensionistico Ape sociale e così via. 

In buona sostanza, utilizzando non delle scorciatoie, ma piuttosto delle agevolazioni si riceve un assegno mensile che permette di arrivare alla pensione senza troppe difficoltà economiche. In tutto questo, l’aspetto determinate sono i requisiti e le condizioni poste in essere nelle varie misure. 

A questo punto, non ci resta che analizzare le tante opzioni legate agli scivoli previdenziali, valutando le diverse prospettive che aiutano a perfezionare il montante contributivo necessario per la pensione. 

Pensione, c’è chi prende 1.500 mensili grazie allo scivolo, occhio alle tante opzioni

Come sottolineato in più occasioni da laleggepertutti.it, esistono diverse indennità attraverso cui il lavoratore conquista il prepensionamento. Non la vera pensione, ma quel passaggio che porta all’obbiettivo finale, ossia un trattamento previdenziale ordinario. 

Il prepensionamento può essere raggiunto attraverso diverse misure che permettono di ricevere un’indennità mensile necessaria per acquisire il diritto alla pensione, quali: 

  • Lo scivolo più famoso che permette di anticipare l’uscita anche di sette anni è sicuramente l’isopensione. Un meccanismo che garantisce un assegno mensile, oltre che aiutare il lavoratore a perfezionare i criteri necessari per il rilascio di un trattamento previdenziale ordinario (pensione anticipata o di vecchiaia);
  • La prestazione economica più richiesta è certamente l’assegno straordinario. Una prestazione che permette di ottenere un anticipo pensionistico anche di cinque anni. Il discorso viene proporzionato al fondo di riferimento;
  • diverse sono le novità introdotte nel 2022 sull’anticipo pensionistico Ape sociale. Una misura che permette l’uscita anticipata di almeno quattro anni. Oltre tutto, il montante contributivo parte da 30 – 32 e 36 anni di versamenti (variabile per tipologia di lavoro). L’INPS agli aventi diritti (disoccupati, invalidi, caregiver, lavoratori usuranti e gravosi) rilascia un assegno del valore fino a 1.500 pro rata fino alla pensione finale:
  • Attraverso la rendita RITA, molti lavoratori possono anticipare l’uscita da 57 a 62 anni. Una buona possibilità per quanti hanno aderito a un fondo complementare che permette di ricevere un assegno mensile da 4 a 10 anni prima del diritto della pensione;
  • e, infine, c’è la possibilità di anticipare l’uscita di cinque anni sfruttando le potenzialità contenute nel contratto di espansione.  Un meccanismo che permette alle aziende di attingere a nuova forza lavoro e di favorire i lavoratori con importante anzianità di servizio. In questo modo, vengono accompagnati alla pensione grazie al rilascio di un assegno mensile. Vengono ammessi al beneficio economico i lavoratori a cui mancano almeno 60 mesi dal pensionamento. 

Quanti sono i contributi utili per la pensione, quanto bisogna lavorare prima di potersi ritirare: ecco tutto l’aspetto contributivo INPS 

Chi può permettersi l’aggancio a un’uscita anticipata flessibile? A settembre raggiungo 64 anni, con quanti contributi posso andare in pensione? Le domande sull’aspetto contributivo sono davvero tante, interessa sapere il numero dei versamenti o accrediti che danno diritto alla pensione. Il sistema previdenziale è improntato su criteri anagrafici e contributivi e, laddove, viene esplicitamente indicato sono presenti anche specifiche condizioni. 

Il legislatore non ha unificato l’aspetto contributivo per tutte le misure, ma esistono diversi limiti che riguardano tanto l’anzianità anagrafica che contributiva. Dagli ultimi aggiornamenti, emerge un quadro previdenziale abbastanza chiaro, quale: 

  • i requisiti per la pensione di vecchiaia portano a un montante contributivo di 20 anni, se l’anzianità rientra prima del 1° gennaio 1996. A cui, viene associato un limite sull’assegno previdenziale di almeno 1,5 il trattamento minimo vitale, per coloro che non rientrano nelle condizioni contributive al 31 dicembre 1995;
  • sempre sulla pensione di vecchiaia, se il lavoratore rientra nelle “eccezioni” previste dalle tre deroghe Amato, ottiene l’accesso al trattamento previdenziale con almeno 15 anni di versamenti; 
  • sono sufficienti cinque anni di versamenti se manca un’anzianità prima del 1° gennaio 1996, a cui segue il requisito anagrafico di 71 anni di età;
  • per la pensione di vecchiaia contributiva non si raggiungono i 67 anni, ma ne bastano 64 con un assegno pensione di 2,8 volte il trattamento minimo vitale.

E, ancora, resta l’accesso alla pensione anticipata Quota 102, che permette un pensionamento a 64 anni con un’anzianità di 38 anni (requisiti al 31 dicembre 2022). Le lavoratrici che hanno maturato 35 anni di contribuzione al 31 dicembre 2021, possono avanzare la richiesta Opzione donna, se è presente anche il requisito anagrafico che porta a 58 – 59 anni.