Quali sono le regole della pensione di vecchiaia donna? Come cambia l’età pensionabile per le donne? Insomma, l’argomento dell’ultima ora, sembra toccare le corde femminile. Stanche, soffocate dà vita in corsa spartita tra lavoro e famiglia. Nessun riconoscimento dignitoso sul fronte previdenziale, eppure le lavoratrici rappresentano il punto centrale dei rapporti sociale, economici e lavorativi. 

Ad oggi, le lavoratrici possono ancorarsi alla pensione di vecchiaia non prima dei 67 anni di età. Dopo una carriera intesa accostata alla gestione della cura familiare e della casa. Non si può nascondere che alla base di un’ottima armonia tra lavoro, famiglia e casa c’è una perfetta organizzazione.

Le lavoratrici riescono a incastrare più elementi tra loro senza pregiudicare l’andamento lavorativo, mantenendo un’alta produzione permanente, dedicandosi costantemente a un proficuo lavoro.

Per cui, non basta l’età pensionabile per andare in pensione, occorre aver perfezionato un montante contributivo di non meno 20 anni di versamenti. 

C’è da dire che per questa formula previdenziale non è presente alcuna distinzione tra uomini e donne, gli scatti progressi accresciutosi nel corso degli anni hanno eliminato quel minimo di vantaggio dedicato alle donne. 

D’altra parte, non va dimenticato che l’età pensabile è strettamente legata all’aspettativa di vita, ecco perché si regista un trend in aumento. I dati rilevati dall’indice ISTAT sulla speranza media di vita dei cittadini portano a modificare i criteri di accesso delle prestazioni previdenziali in avanti. 

Fortunatamente, sono esclusi i lavori usuranti, infatti per queste categorie di lavoro si attivano delle agevolazioni previdenziali tali da consentire un pensionamento anticipato o altre forme di scivoli. 

Ad oggi, le nuove proposte per andare in pensioni sono tante, per questo motivo, ti consigliamo di leggere quest’ultimo aggiornamento sulla "Riforma pensioni 2023", disponibile qui. 

È importante considerare che per il montante contributivo è sufficiente la contribuzione accreditata, versata e da riscatto.

Ricordiamo, inoltre che l’importo dell’assegno pensione viene influenzato da diversi elementi strettamente legati alla contribuzione versata e poco allo stipendio. A tal proposito, ti consiglio di leggere l’articolo: “Come prendere una pensione pari o più alta dello stipendio?”. 

Pensione senza contributi, quando e come spetta alle donne?

Non sono poche le lavoratrici che per motivi diversi, vuoi per rinunciare alla carriera lavorativa per la cura della famiglia o, ancora, per una carenza d'inserimento nel settore lavorativo femminile e così via, non hanno raggiunto il giusto numero di versamenti contributivi per la pensione. E, ancora, è possibile che alcune donne non abbiano alcuna anzianità contributiva.

A questo punto, la strada resta una sola e porta alla liquidazione di un trattamento previdenziale, più conosciuto come pensione sociale. Accessibile da tutte le donne che maturano i 67 anni di età, in presenza di una ristrettezza finanziaria, quindi, hanno bisogno di un sostegno previdenziale per supplire allo stato di bisogno economico.

Ecco, spiegato, in breve perché l’accesso alla pensione sociale è strettamente ancorato alla presenza di un reddito prodotto dall’indicatore ISEE che oscilla nel valore da zero entro 6.079,45 euro annui. Importi reddituali considerati come reddito personale. Viceversa, tale soglia ISEE viene incrementata fino a 12.156,90 euro annui per i coniugi. 

L’INPS eroga alla voce pensione sociale un valore di circa 467, 65 euro mensili per tredici mensilità. Le variazioni dell’importo sono condizionate dalla presenza del reddito ISEE. 

C’è chi riceve la pensione di cittadinanza, ecco perché

La pensione sociale può essere influenzata in aumento dal Reddito di cittadinanza e pensione fino al valore pari a 780 euro. Si tratta di un sussidio di Stato che ha trovato consenso nella Legge di Bilancio 2022, per cui il Governo Draghi ha provveduto a stanziare ulteriori risorse

L’accesso alla pensione di cittadinanza è subordinato dalla presenza di uno o più vincoli, meglio descritti dalla collega Sharon Zaffino in un ultimo aggiornamento sul RdC

“È possibile che insieme al Reddito di Cittadinanza l'istituto nazionale per la previdenza sociale prosegua ad erogare le integrazioni dell'assegno economico mensile”.

Pensione anticipata donna: come funziona e a chi spetta 

Nella prima parte del testo abbiamo analizzato diversi aspetti legati ai trattamenti previdenziali con e senza la presenza di una valida contribuzione utile ai fini della liquidazione dell’assegno previdenziale. 

Adesso non ci resta che analizzare le varie opzione che permettono di anticipare i 67 anni di età anagrafica. Ricordiamo che alcune misure sono accessibili a tempo e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2022. 

Opzione donna 2022: mini guida INPS

Il legislatore ha inserito una sottile differenza per la liquidazione della pensione donna. Infatti, esco a 58 anni le lavoratrici attive nel settore dipendenti. Per quelle impiegate nel comparto pubblico viene attivano un distanziamento di un anno, il che porta a restare confinate sul posto di lavoro fino a 59 anni di età. 

Fortunatamente non è stato alterato il requisito contributivo, ad oggi fissato in 35 anni di versamenti.

È importante considerare che i requisiti e l’età pensionabile devono risultare perfezionati alla data del 31 dicembre 2021.  

A un’uscita anticipata flessibile non si accompagna il piacere di un assegno pensionistico corposo, anzi il contrario. Il vero problema di Opzione donna è l’aggravante del sistema contributivo per il calcolo della liquidazione del trattamento previdenziale. L’effetto si traduce in un assegno mensile povero. 

Ecco, perché, molte lavoratrici congelano i requisiti maturati al 31 dicembre 2021, per poter accumulare un’anzianità contributiva più sostanziosa capace di risollevare anche di poco l’assegno di pensione rilasciato con Opzione donna. 

Ti consiglio di leggere questo articolo di approfondimento sulla pensione donna "Opzione donna: come funziona e a chi conviene veramente". 

Quota 102: una misura non proprio stampata per la donna

Le donne che hanno maturato 64 anni di età possono terminare il percorso lavorativo con Quota 102, se hanno raggiunto un’anzianità contributiva di non meno 38 anni. 

Ammessi alla misura sia gli uomini che le donne, se completano il quadro dei requisiti entro il 31 dicembre 2022. 

Ape Sociale 2022: c’è la possibilità di ottenere una riduzione, ecco come e quando

Le donne lavoratrici che affrontano un percorso lavorativo nelle mansioni usuranti o gravose, oppure, coloro che per problemi diversi risultano disoccupate, in possesso di un’invalidità non meno del 74% possono ancorarsi a uno scivolo di Stato richiedendo l’adesione a un piano pensionistico diverso.

In sostanza, se le lavoratrici rientrano nei profili di tutela disposti dalla normativa possono richiedere un assegno del valore di 1.500 euro mensili (pro quota) per 12 mensilità. Nel merito, ti consigli di leggere le ultime novità contenute in questo articolo: "L'INPS rilascia 1.500 euro a questi lavoratori, ecco come"

Oltre tutto va detto che, è necessario aver raggiunto un’età pari a 63 anni e, ancora è fondamentale possedere un numero ben distinto di versamenti da 30, 32 e 36 anni differenziati dalla tipologia di attività lavorativa. 

Il vantaggio per le madri lavoratrici consiste nella possibilità di applicare al numero di versamenti sopra descritti una riduzione da 1 a 2 anni, ovvero uno sconto per ogni figlio, ma fino a un massimo di due anni. 

Ammessi alla misura sia gli uomini che le donne, se completano il quadro dei requisiti entro il 31 dicembre 2022. 

Pensione anticipata ordinaria donna 2022

Anche per questa prestazione previdenziale ordinaria è stata inserita una lieve, quasi impercettibile differenza tra uomini e donne nella liquidazione dell’assegno previdenziale.

Ecco, perché le donne possono ancorarsi alla pensione anticipata ordinaria con 41 e 10 mesi di contribuzione. Viceversa, per gli uomini viene applicata una differenza di un anno in più che porta a 42 anni e 10 mesi.