Inflazione, pandemia, lockdown... il prossimo inverno non sembra prospettare niente di diverso rispetto agli anni precedenti, quando eravamo tutti chiusi in quarantena a passare le feste.

Il Natale, infatti, è minacciato dalla nuova variante del Covid-19, per cui tutte le nazioni europee stanno correndo ai ripari, chiudendosi, obbligando il vaccino o inserendo misure più coercitive per i non-vaccinati.

Non tutto, però, è così negativo. Vi sono, infatti, anche delle buone notizie per cui buona parte degli italiani può sentirsi sollevata. 

Il governo Draghi, infatti, ha promosso tutta una serie di bonus fiscali che possono interessare praticamente tutti i cittadini, dal Bonus Bici al Bonus Terme al ben più conosciuto Superbonus 110.

Tutti i nuovi (e vecchi) bonus sono descritti nel dettaglio dalla Legge di Bilancio 2022 che organizza i fondi da spendere per l'anno prossimo e cerca di far ripartire l'economia settore per settore. Sia i bonus che la Legge di Bilancio, infatti, sono parte del ben più ampio Piano di Ripresa e Resilienza (Pnrr), la riforma proposta da Draghi per la ricrescita economica del paese dopo la terribile pandemia. 

Il Pnrr prevede una serie di riforme su quasi tutti gli ambiti della vita sociale, dal lavoro, alla giustizia, alla pubblica amministrazione, ed è finanziato quasi completamente da fondi europei. Il Pnrr si inserisce, infatti, nel piano di ripresa europeo chiamato Next Generation EU

Se volete dare un'occhiata a tutta la Legge di Bilancio 2022 e alle sue novità, vi linkiamo un video informativo di Carlo Alberto Micheli:

All'Italia, per raggiungere gli obiettivi riformistici, sono stati designati 191.5 miliardi di euro per portare avanti il Pnrr. Oltre alle riforme degli ambiti sociali, inoltre, il Pnrr prevede anche investimenti concreti su infrastrutture, lavoro e pensioni

Ed è proprio sulle pensioni che mi vorrei concentrare ora. Si perchè il programma di Draghi prevede una serie riforma sulle pensioni, che ingrosserebbe l'assegno dei nostri anziani in modo orizzontale. 

Tale misura, a quanto pare, sarebbe potuta essere introdotta anche nel 2021, ma non lo è stato fatto per il calo generale dei prezzi. Con l'inflazione rampante di questi mesi, tuttavia, i prezzi dei beni di consumo stanno salendo, richiedendo quindi che il governo riaggiusti l'assegno pensionistico in senso positivo.

A peggiorare, tuttavia, sarà l'età pensionistica: la Quota 100 sarà sostituita dalla Quota 102, di cui discuteremo meglio più avanti, ma sostanzialmente prevede un'uscita del lavoro più tardi rispetto alla misura attualmente in vigore

Meno pensionati ma più ricchi sembra dunque essere l'obiettivo di Draghi, e con l'avvicinarsi del 2022 possiamo essere certi che almeno per l'anno prossimo la situazione sarà questa

Vediamo, dunque, quali sono le novità in termini di assegno pensionistico.

Le nuove aliquote Irpef

L'assegno pensionistico dovrebbe essere più ricco a partire dal 2022 per due motivi principali:

  • L'imposizione di aliquote Irpef più basse (sostanzialmente le tasse saranno più basse);
  • La rivalutazione di tutti gli assegni pensionistici (un aumento orizzontale per tenere conto dell'impennata dei prezzi).

Le aliquote Irpef sono abbassate per tutte le fasce dai 15.000 euro annui in su. Chi, quindi, guadagna di meno annualmente non vedrà le proprie tasse abbassate

Per essere precisi, dunque, la fascia 0-15mila euro annui continuerà a pagare una quota Irpef del 23%. La seconda fascia, quella 15-28mila euro ora dovrà pagare il 25% (scendendo dal 27%), la terza, quella 28-50mila europagherà il 35% (dal 38%). A rimanere invariata sarà anche l'ultima fascia, quella dai 50mila euro in su, che continuerà a pagare il 43% di Irpef.

Una misura, insomma, che andrà a favorire principalmente il ceto medio, sia pensionistico che lavoratore. Questi tagli alle tasse, infatti, si applicheranno sia ai lavoratori che ai pensionati

Il segretario della Cisl Luigi Sbarra si è detto ben contento di questi tagli. Egli ha infatti parlato della nuova riforma dell'Irpef come:

Un confronto importante. Il governo ci ha presentato l'impianto di ripartizione dei 7 miliardi sull'Irpef: l'85% viene destinato nelle fasce di reddito al di sotto dei 50 mila euro per lavoratori dipendenti e pensionati. Abbiamo chiesto di rafforzare ulteriormente gli sgravi fiscali per le persone collocate nelle fasce medio basse, basse.

D'altro canto, però, non tutti sono contenti che le famiglie più povere siano completamente escluse. Un commento sotto l'articolo de Il Giornale, infatti, definisce una vergogna questo "insulto alle famiglie povere" che il governo Draghi starebbe perpetrando. 

Opinioni contrastanti, dunque, su chi dovrebbe ricevere i benefici del taglio fiscale, se il ceto medio più produttivo oppure il ceto povero più in difficoltà dopo la pandemia

Il taglio fiscale, tuttavia, non è la sola misura con cui l'assegno pensionistico verrà aumentato l'anno prossimo. Vediamolo insieme. 

La rivalutazione delle pensioni

Al di là, dunque, del taglio fiscale che ingrosserà le pensioni di tutti, il governo Draghi ha anche aumentato la soglia di esenzione fiscale

Al momento, la soglia dell'esenzione delle imposte è di 8.130 euro, mentre dall'anno prossimo salirà a 8.500 euro, aggiungendo dunque un discreto importo mensile per ogni fascia pensionistica. Non solo, ma questa volta sembra essere una misura che anzi favorisce chi guadagna meno.

Ad avere il 100% della rivalutazione, infatti, saranno coloro che prendono fino a 4 volte l'assegno minimo INPS. Chi incassa tra i 26800 ed i 33500 euro lordi annue (tra le 4 e 5 volte l'assegno minimo) vedrà una rivalutazione del 90%, ed infine chi incassa di più vedrà una rivalutazione del 75%.

Sostanzialmente, vi sarà un aumento netto dell'assegno pensionistico per tutti. A quanto ammonti esattamente questo aumento lo sappiamo, per cui vi riportiamo una lista elencata dal Giornale:

  • Una pensione lorda da 10mila euro nel 2022 passa a 10200, con incremento di 136 euro.
  • Una pensione lorda da 14mila euro passa a 14280, con incremento di 192 euro.
  • Una pensione lorda da 18mila euro nel 2022 passa a 18360, con incremento per rivalutazione e nuova aliquota Irpef di 318 euro.
  • Una pensione lorda da 22mila euro passa a 22440, con incremento di 456 euro.
  • Una pensione lorda da 26mila euro passa a 26520, con incremento di 593 euro.
  • Una pensione lorda da 30mila euro passa a 30594, con incremento di 687 euro.
  • Una pensione lorda da 34mila euro passa a 34664, con incremento di 850 euro.
  • Infine, l'aumento massimo lo avranno coloro che percepiscono redditi tra 50mila e 55mila euro l'anno (1400 euro).

La completa riforma delle pensioni

Maurizio Landini, presidente della Cigl, ha appellato il governo ad un confronto diretto e profondo sulle pensioni entro dicembre, anche per decidere il da farsi sul 2023. L'appello di Landini, infatti, lamenta che non vi è stata possibilità di inserire una riforma delle pensioni completa nella Legge di Bilancio 2022:

Il governo si è impegnato ad aprire un confronto entro dicembre sulla riforma delle pensioni, dopo averci detto che non si riesce ad affrontare nella legge di bilancio. Noi vogliamo che ci sia un impegno e che ci siano le sedi.

Il governo, infatti, è ancora impantanato nel decidere l'età e gli scaglioni definitivi per l'uscita dal lavoro. Come accennavamo all'inizio, la Quota 100 è diventata Quota 102. Dal 2022, quindi, si andrà in pensione a 64 anni e non più a 62. Gli anni di contributi necessari, però, restano 38

Questa misura, però, ha lasciato scontenti quasi tutti. Tutti i partiti e tutti gli opinionisti si sono lanciati nel proporre nuove e migliori opzioni per una riforma pensionistica da far entrare in vigore nel 2023.

Riforma pensioni: le opzioni sul tavolo

I partiti di Centro Destra come Forza Italia e la Fratelli d'Italia sono ancora amareggiati dalla perdita della Quota 100, che fu il loro cavallo di battaglia sin dal Governo Conte I. La loro nuova proposta, quindi, è quella di ritornare all'età pensionistica di 62 anni con 35 di contributi, il che allargherebbe la platea della Quota 102 di milioni di altri individui.

Forse più plausibile è l'opzione proposta dal presidente dell'INPS Pasquale Tridico: uscita dal lavoro a 63 o 64 anni ma solo pagamento dell'assegno contributivo fino ai 67, dopodiché anche pagamento del retributivo. L'idea di Tridico è richiedere un minimo di 20 anni di contributi e una quota contributiva di pensione pari a 1,2 volte l'assegno sociale.

Secondo Tridico questa sarebbe un'opzione finanziariamente valida, che non peserebbe troppo sulle casse dello stato. Anche Beppe Grillo si è detto d'accordo con questa misura, dicendo che:

Farebbe felici quelle persone che vogliono flessibilità, che hanno necessità o voglia di andare in pensione prima. Si combinerebbero umanità e sostenibilità finanziaria. L’anticipo pensionistico infatti non penalizza definitivamente quei lavoratori, perché avranno la parte retributiva, come previsto, a 67 anni.

La Lega, altra grande portavoce della Quota 100, ha proposto ora la cosiddetta Quota 41, che prevede l'uscita dal mondo del lavoro a 63 anni e, appunto, 41 anni di contributi.

Precedentemente, Salvini ed il suo partito avevano proposto la Quota 103, ovvero sempre 41 anni di contributi versati ma un'uscita a 62 anni invece che a 63. Venendo bocciata, la Lega ha cercato di trovare un compromesso con la Quota 41

La Quota 41 piace anche ai sindacati, ma rischia di essere un grande peso per le casse dello stato

L'importante, secondo tutti i partiti e probabilmente anche Draghi, è che non si torni alla Legge Fornero. Approvata nel 2011 durante il governo Berlusconi, prevedeva un'uscita dal mondo del lavoro a 67 anni con 20 anni di contributi puri versati. Era, inoltre, prevista un'uscita anticipata a 64 anni. 

Questa misura, forse buona per l'epoca in cui la crisi del 2008 era ancora molto forte, fu in seguito molto criticata da tutti i partiti. Come spiega questo articolo del Post, infatti, la Legge Fornero era particolarmente odiata dall'elettorato italiano, il quale era formato principalmente di anziani vicini all'età pensionistica.