Una delle riforme più importanti che devono essere affrontate dall’attuale Governo Draghi riguarda, senza dubbio, il sistema pensionistico. 

Infatti, Mario Draghi è pronto: si parte con la tanto attesa Riforma Pensioni!

Con questa riforma si gioca il tutto per tutto. Infatti, la credibilità del Governo sta proprio in mano alle riforme maggiormente importanti e scottanti, come quella delle pensioni e quella relativa al reddito di cittadinanza. 

Ma perché questa riforma è così delicata?

Te lo spiego subito. 

L’obiettivo principale della riforma pensioni è quella di mettere d’accordo tante teste, ognuna che difende degli specifici interessi. 

Infatti, gli attori coinvolti sono Governo, sindacati, lavoratori e INPS. 

Come abbiamo affermato in precedenza, ognuno di questi attori rappresenta degli specifici interessi che non collimano con quelli altrui. 

Ma perché appare questa necessità proprio ora?

Come saprai, dal 31 dicembre 2021 non andranno in pensione solo le persone, ma anche Quota 100.

Si tratta di quella misura, istituita per tre anni in via sperimentale, che consentiva di accedere alla pensione se la somma tra l’età anagrafica ed i contributi versati fosse pari a 100.

Tuttavia, questo non vuol dire che si può andare in pensione a qualsiasi età. Infatti, è in vigore l’età minima di 62 anni di età e 38 di contributi.

Ricordiamo anche che Quota 100 è stata ampiamente criticata dall’Unione Europea

Dunque, in un periodo come quello che stiamo vivendo, dove vi è l’imposizione di non aumentare il debito pubblico, si pensa che tale misura non verrà mantenuta. 

Come mai diciamo ciò?

A seguito della pandemia da Covid-19 l’Unione Europea ha garantito diversi fondi ai paesi colpiti. Uno dei paesi che ha ricevuto la somma maggiore è stata l’Italia, che sarà controllata a vista su come spenderà il denaro ricevuto

Ovviamente, le tematiche delle quali stiamo parlando risultano essere estremamente complesse. 

Tuttavia, in questo articolo cercheremo di fare ordine per arrivare a fare il punto della situazione che si prospetta. 

Riforma pensioni: l’addio a Quota 100

Innanzitutto è bene partire da dove siamo ora, quindi dalla misura che attualmente è in vigore per il sistema pensionistico italiano.

Stiamo parlando di Quota 100 che, come ormai avremo capito, tramonterà il 31 dicembre 2021. 

Come abbiamo sottolineato anche in precedenza, si tratta di una misura sperimentale introdotta nel triennio 2019-2021

Una misura sperimentale che potrebbe essere prorogata?

Non proprio. 

Infatti, nessuno ha mai preso in considerazione una proroga di tale misura. Questo perché se consideriamo i risultati di Quota 100, essi non sono stati quelli auspicati. 

Tale misura rimane strettamente legata al Movimento 5 Stelle che hanno deciso di dare una scossa alla misura che era precedentemente in atto: la famosa Legge Fornero.

La Legge Fornero garantiva la possibilità di accedere alla pensione una volta raggiunta l’età anagrafica di 67 anni, indipendentemente dagli anni di contributi che erano stati versati. 

Per risolvere tale problema il Governo Conte I ha istituito Quota 100 che, come abbiamo visto in precedenza, consente di accedere alla pensione se la somma tra l’età anagrafica ed i contributi versati fosse pari a 100.

È bene sottolineare nuovamente che questo non significa andare in pensione con qualsiasi combinazione tra età anagrafica e contributi. Infatti, è in vigore l’età minima di 62 anni di età e 38 di contributi.

Tale misura è stata considerata più volte inefficace e, soprattutto, eccessivamente onerosa

È proprio quest’ultimo il motivo per il quale nessuno parla di una possibile proroga di Quota 100. 

Tuttavia, dobbiamo considerare che un ritorno alla legge Fornero sarebbe un problema non da poco per i lavoratori

Infatti, alcuni di loro vedrebbero scalare in avanti la data del loro pensionamento di ben cinque anni!

Il Governo sa benissimo che tutto ciò sarebbe da evitare, sia per salvaguardare i cittadini sia l’immagine del Governo in sé. Proprio per questo vi sono numerose proposte sul tavolo, ma poco tempo per decidere. 

Riforma pensioni: quali sono le possibilità dal 1° gennaio 2022?

Quindi, come avremo capito, il 31 dicembre 2021 Quota 100 andrà in pensione. 

Il nuovo anno come si aprirà sotto il punto di vista delle pensioni?

Per capirlo andiamo ad analizzare tutte le proposte relative a questa riforma pensioni alla quale sta lavorando l’attuale Governi Draghi.

Diciamo che, attualmente (e si pensa che rimarrà così) non è ancora stata individuata una misura al 100% nuova.

Infatti, si parla di ampliamento delle possibilità già ad oggi esistenti. 

Perché parliamo di ampliamento?

Attualmente esistono alcune misure che potrebbero essere utilizzate, ma che riguardano solo una piccola parte dei lavoratori.

Che il Governo non voglia estendere queste misure ad una platea più ampia?

Ma perché non creare una misura originale?

Possiamo spezzare una lancia a favore del Governo. Infatti, creare una misura da zero richiede molto denaro ed una maggioranza solida. Inoltre, richiede tempo ed il Governo non ha tempo!

Ma di quali soluzioni sta parlando attualmente il Governo per agevolare i cittadini italiani che devono accedere alla pensione a partire dal 1° gennaio 2022?

Iniziamo con elencare le misure delle quali sta parlando il Governo e, successivamente, le analizzeremo una alla volta in un paragrafo dedicato.

Iniziamo col citare Quota 41. Si pensa che tale misura non verrà utilizzata per tutti i lavoratori in quanto anch’essa troppo onerosa. 

Purtroppo il problema del costo statale è molto sentito in Italia, dunque sarà necessario trovare un punto d’incontro tra le necessità dei cittadini italiani e quelle dello Stato. 

Tuttavia, sebbene Quota 41 non sarà estesa a tutti i lavoratori si pensa che possa comunque beneficiare di una platea più ampia. 

Un’altra delle possibilità per accedere alla pensione in modo anticipato è la RITA! 

Anche in questo caso estendere tale occasione a tutti i lavoratori potrebbe risultare eccessivamente oneroso. Di conseguenza, si pensa di estendere la platea di beneficiari in modo studiato. 

Così facendo si riuscirebbe a garantire la RITA a più persone, senza gravare eccessivamente sulle casse dello Stato. 

Un’altra possibilità ancora è l’Ape Sociale

Invece, se parliamo di accordi tra lavoratori e datori di lavoro non possiamo dimenticare gli scivoli aziendali.

Il premier Mario Draghi ha chiaramente affermato la sua volontà di estendere tali misure ad una platea più ampia di beneficiari. Tuttavia parliamo ancora di comunicazioni ufficiose e non ufficiali.

Dunque, un’estensione di tali misure sarà la strada più probabile da percorrere, in quanto un ritorno alla Legge Fornero sarebbe un problema non da poco per i lavoratori. 

Infatti, alcuni di loro vedrebbero scalare in avanti la data del loro pensionamento di ben cinque anni!

Tutto ciò non deve succedere e il tempo a disposizione per trovare una soluzione è molto limitato.

Analizziamo le soluzioni della Riforma Pensioni: Ape sociale e Quota 41

Le abbiamo nominate, ma non le abbiamo analizzate nello specifico, quindi la domanda vien da sé: Cosa sono Quota 41 e Ape Sociale?

Partiamo da Quota 41 che, come abbiamo detto non sarà estesa a tutti i lavoratori si pensa che possa comunque beneficiare di una platea più ampia. 

La sua universalizzazione non è concepita in quanto tale misura graverebbe in maniera eccessiva sulle casse statali. 

Si tratta di una misura che ha una data di scadenza. Infatti, anche Quota 41 ha scadenza il 31 dicembre 2021. Tuttavia, pare che Draghi voglia prorogarla almeno per tutto il 2022.

Ma cos’è Quota 41?

Ricordiamo che tale misura permette l’accesso al pensionamento a tutti i lavoratori che hanno versato almeno 41 anni di contributi, indipendentemente dalla loro età anagrafica

È bene sottolineare che tale misura è riservata ai lavoratori precoci, dunque coloro che hanno versato almeno un anno di contributi prima del compimento dei 19 anni.

Abbiamo capito che tale misura potrà essere estesa, ma passiamo alla seconda misura da analizzare: l’Ape Sociale.

Si tratta di una misura destinata ai lavoratori gravosi che riguarda principalmente i lavoratori che sono titolari di Legge 104. È bene sottolineare che tale misura non è indirizzata solamente ai lavoratori diversamente abili, ma anche ai loro caregiver. 

Infatti, la Legge 104 permette la possibilità di usufruire ad alcune agevolazioni anche ai parenti prossimi della persona diversamente abile, i quali svolgono un ruolo di caregiver del soggetto. 

Anche questa misura avrebbe la sua scadenza il 31 dicembre 2021. Tuttavia vi è quasi la certezza della sua proroga per almeno un anno ancora. 

Nella Riforma Pensioni non possiamo non menzionare la RITA!

La RITA, un nome simpatico per una misura pensionistica. Tuttavia il suo significato è Rendita Integrativa Temporanea Anticipata

Tale misura è stata approvata per tutto il 2022.

Ma in cosa consiste nello specifico la RITA?

Si tratta della possibilità per tutte le persone di 57 anni che hanno maturato almeno cinque anni di previdenza complementare di accedere alla pensione

Tuttavia, per poter accedere è necessario che si sia rimasti inoccupati da almeno 24 mesi. 

Diciamo che, in linea di massima, i lavoratori coinvolti non saranno moltissimi. 

Tuttavia, qualora un lavoratore dovesse rispettare i requisiti accederebbe alla pensione a 57 anni. Non male, vero?

Inoltre, è bene sottolineare che se, oltre ai requisiti relativi alla previdenza complementare sono stati versati anche almeno 20 anni di contributi, si può accedere alla RITA a 62 anni. 

Ricordiamo ancora una volta che la Legge Fornero stabilisce l’età pensionabile a 67 anni, quindi con la RITA si guadagnerebbero ben 5 anni.

Riforma pensioni e aziende: la possibilità degli scivoli aziendali

È bene considerare anche gli accordi che il lavoratore può trovare con il proprio datore di lavoro per avere accesso al pensionamento anticipato.

Si parla degli ormai famosi scivoli aziendali!

Tale modalità è ovviamente differente da tutte quelle elencate in precedenza e presuppone che vi sia una convenienza da ambo le parti.

Dunque, il lavoratore guadagna qualche anno in più in pensione, il datore di lavoro riceverà altri benefici. 

Le due modalità attualmente utilizzate sono:

  • Isopensione: per tutte le aziende con più di 15 dipendenti consente di accedere alla pensione a 60 anni;
  • Contratto di espansione: se l’azienda ha almeno 100 dipendenti consente di andare in pensione a 62 anni.