Non ci sono grosse novità in tema di Riforma pensioni, nulla di certo su come il Governo Draghi avrebbe intenzione di affrontare lo scalone quinquennale.

La verità è che Quota 100 andrà a consumo regolarmente, senza lo schiamazzo che ci si immaginava. L’Esecutivo non ha mostrato alcun particolare interesse nel sostituire la misura. Né tantomeno, sembra indirizzato ad appoggiare la misura dei sindacati che reclamano Quota 41.

Al momento, tutto sembra orientato sull’evoluzione della misura amministrativa (Green pass), che permetterà l’accesso all’attività lavorativa sia per il settore pubblico che privato. Non un cambio di passo, né tantomeno di strategia. Il problema sulle pensioni resta nella fase dormiente. 

È possibile che tutto si sblocchi a breve o, meglio, che vengano reperite nuove risorse finanziarie per far fronteggiare i costi delle pensioni. Insomma, la palla viene rimbalzata nella Legge di Bilancio 2022. Com’è probabile che di fatto nulla venga cambiato. Sappiamo che non rientra nel piano del Governo Draghi avviare una misura troppo “costosa”. 

Stando alle ultime indiscrezioni pare che non vi sia traccia di uno scostamento tale da giustificare la copertura della misura Quota 41 per tutti i lavoratori a prescindere dall’età anagrafica o, quantomeno, l’introduzione di una Quota 100 rafforzata nei parametri. Si parla di nuovi interventi volti a fortificare le forme di tutele per i lavoratori. Mentre, resta attiva come previsto la pensione di vecchiaia a 67 anni con un montante contributivo di 20 anni. 

L’intenzione del Governo Draghi sulla spesa pensionistica è limpida, vuole spendere molto meno di 3,5 miliardi. Ecco, perché, non tutti i lavoratori potranno accedere alle tutele lasciando il lavoro a 57 anni di età per andare in pensione anticipata. Né tantomeno, potranno orientarsi su un’uscita a 62 o 63 anni, senza troppe penalizzazioni. 

Qual è il piano “b” del Governo Draghi sulle pensioni?

Diverse indiscrezioni parlano dell’ingresso di novità molto rilevanti capaci di arginare lo scalone quinquennale di Quota 100. Forse più considerando che in assenza di un piano “b”, dal 1° gennaio 2022 tutto porta a una stretta della Fornero. 

In buona sostanza, Quota 100 permette al lavoratore di esercitare il diritto di scegliere di andare in pensione prima di aver maturata i requisiti necessari per la pensione di vecchiaia. Ricordiamo, in quest’ultimo caso occorre aver maturato un’età pari a 67 anni e un montante contributivo di 20 anni. 

Ecco, perché, i lavoratori al 31 dicembre 2021 non salutano Quota 100, ma l’unica opzione capace di garantire un anticipo pensionistico a 62 anni di età. Esistono altre opzioni che portano all’uscita a 57 o anche 63 anni di età. Tuttavia, queste formule pensionistiche contengono dei criteri e dalle condizioni molto stringenti. Insomma, un fardello di non poco conto che di fatto ne rende limitata l’accessibilità ai lavoratori.

C’è da dire che anche la misura Ape sociale si trova incanalata nella linea della scadenza prevista per il 30 novembre 2021, ma in questo caso, appare chiara la volontà dell’Esecutivo orientato verso una proroga anche per il 2022. 

Abbattere lo scalone quinquennale per una pensione equa 

Milioni di lavoratori temono che dal 1° gennaio 2022, dovranno fare i conti con lo scalone quinquennale e, quindi, inevitabilmente dire addio alle formule pensionistiche anticipate. 

In buona sostanza, parliamo di un fardello che ricade sui i lavoratori a cui viene applicato il sistema retributivo, contributivo o misto, che non potranno più contare sulla pensione anticipata. 

Se il Governo Draghi non interviene con l’introduzione di misure anticipate flessibili, si potrà andare in pensione attraverso la pensione di vecchiaia a 67 anni anziché 62 di Quota 100, la pensione anticipata che prevede un montante contributivo di 42 anni e 10 mesi per gli uomini, ridotto di un anno per le lavoratrici, o ancora con il contratto di espansione per i lavoratori prossimi alla pensione, riservato per le grandi e medie imprese. 

Il vero problema è che il nostro sistema pensionistico non valuta gli aspetti legati alla pandemia, né tantomeno considera gli ultimi 10 anni di disagi rilevati nel sistema previdenziale. Escludendo di fatto le carriere discontinue, i buchi nei montanti contributivi, le diverse categorie di lavoratori, come: precari, giovani e donne. 

Nel 2022 chi potrà ancora andare in pensione a 57 anni?

Resta inalterata la possibilità di aderire alla pensione anticipata per i lavoratori disabili regolamentati dalla Legge 104, per cui il Governo Draghi sembra orientato a un rinnovo delle condizioni attuali. 

Potranno accedere anche alla previdenza complementare RITA (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata), con uscita a 57 anni in presenza di diversi criteri e condizioni, tra cui:

  • prevista la conclusione dell’attività lavorativa;
  • disoccupati per un periodo temporale di oltre 24 mesi ((art. 1, co. 168 e 169 della L. n. 205/2017). 
  • previsto un montante contributivo di 20 anni;
  • prevista un minimo di 5 anni di registrazione e contribuzione nel fondo RITA.

Riepilogando, nel 2022 i lavoratori potranno utilizzare l’anticipo pensionistico RITA, a 57 anni di età, se sono presenti almeno 5 anni di contribuzione versati nella previdenza complementare. In questo caso, occorre aver perfezionato il requisito previsto per i lavoratori disoccupati. 

Se manca tale criterio, i lavoratori possono anticipare l’uscita con la Rita a 62 anni, se sono presenti almeno 20 anni di contribuzione più i 5 previsti per la complementare. 

Si consiglia la visione del video YouTube di Pensioni & Aggiornamenti sulle possibilità di andare in pensione a 57 anni. 

In pensione con il contratto di espansione o scivoli aziendali 

I lavoratori possono anticipare l’uscita dal lavoro utilizzando anche i meccanismi aziendali, più conosciuti come gli scivoli pensionistici aziendali. Un’opzione non accessibile a tutte le aziende. In sostanza, si agevola l’anticipo pensionistico a favore dei lavoratori che risultano prossimi o vicini alla pensione.

Questo per garantire anche l’ingresso di nuove assunzioni. In pratica, l’azienda sigla un accordo con l’INPS, per garantire ai lavoratori l’erogazione di una pensione anticipata. 

In ogni caso, l’adesione non è impositiva, ma è una scelta libera del lavoratore che decide di anticipare la pensione sfruttando questa possibilità. 

Mentre, per le aziende che intendono aderire all’isopensione è necessario che per l’attività lavorativa risulti un numero maggiore di 15 lavoratori, che lo scivolo pensionistico non superi i 7 anni. Ciò significa che possono aderire al meccanismo i lavoratori con almeno 60 anni di età. 

Inoltre, nel decreto legge Sostegni Bis, il Governo Draghi ha consentito l’accesso al contratto di espansione anche per le aziende con un minimo di 100 lavoratori. 

In altre parole, attraverso il meccanismo del contratto di espansione i lavoratori possono godere di uno scivolo di 5 anni, andando in pensione già a 62 anni di età. 

Opzione donna e Ape sociale: ecco cosa potrebbe cambiare nel 2022

Nel 2022 le lavoratrici potrebbero non poter più contare nella misura Opzione donna, anche perché anch’essa si ritrova in scadenza al 31 dicembre 2021, quindi dovrebbe essere differita.  Sembrerebbe che la misura sia oggetto di uno studio, al fine d'integrarla in forma permanente al sistema pensionistico. 

È possibile che la misura Opzione donna venga rafforzata e migliorata nei contenuti con l’ingresso di Quota mamma. Quest’ultima misura permetterebbe alle lavoratrici di poter ottenere un maggiore “sconto” alle lavoratrici con figli. Mentre, i criteri che rendono accessibile la misura dovrebbero restare invariati, così come le modalità di calcolo dell’assegno. 

Il Governo italiano sta anche pensando di rinnovare, nonché rafforzare l’anticipo pensionistico Ape sociale

Quest’ultima misura permette un anticipo pensionistico a 63 anni di età, in presenza di un montante contributivo di 30 o 36 anni in base all’attività lavorativa. A causa dei ferrei “paletti” Ape sociale non è aperta a tutti i lavoratori. Infatti, per accedere all’anticipo pensionistico non basta solo il requisito anagrafico e contributivo, ma occorre rientrare in diverse condizioni disposte dalla normativa.

È possibile che dal 2022 la platea degli aventi diritti venga ampliata dall’Esecutivo, concedendo una maggiore possibilità ai lavoratori gravosi, spalancando la parta anche ai lavoratori usuranti e molto altro ancora. Favorendo l’ingresso alla misura per i lavoratori che possiedono almeno 10 anni di lavoro consecutivo.