Dopo un giocoforza tra i Sindacati e le forze governative che dura ormai da mesi, pare inizi a delinearsi la forma della nuova Riforma Pensioni.

Se ripercorriamo le tappe, il mese passato il Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, aveva affermato senza mezzi termini ai microfoni della stampa che per il momento non era intenzione dell’esecutivo impegnarsi nell’attuazione di una Riforma Pensioni.

Facile prevedere la dura reazioni dei Sindacati, che invece hanno chiesto a gran voce l’introduzione di misure immediate che fossero attive prima della fine dell’anno, ovvero prima che termini Quota 100.

Al momento infatti il principale problema del sistema pensionistico italiano è rappresentato dalla fine di Quota 100, cioè la normativa che consente ai lavoratori italiani l’uscita anticipata dal lavoro accumulati 38 anni di contributi e compiuti i 62 anni di età. Eliminata questa il pensionamento ordinario potrà avvenire solo a 67 anni, come vuole la legge Fornero.

Quota 100 fu introdotta in via sperimentale nel 2019 con una scadenza prevista per il 31 dicembre 2021 e le intenzioni di Draghi di non prorogarla si sono mostrate chiare sin da subito. 

Oltre ad essere un personale nemico del pensionamento anticipato, va detto che Quota 100 ha comunque dei problemi strutturali, che la rendono impopolare anche tra i lavoratori, poiché comporta un taglio molto ampio all'assegno pensionistico.

In questi giorni, grazie anche al pressing dei Sindacati, il Ministro ha dichiarato che il Governo ha cambiato i suoi piani e al momento sta cercando di intervenire sul problema pensioni, studiando con i sindacati una Riforma da introdurre prima che Quota 100 finisca.

Quota 41 e pensionamento a 62 anni, tutta la verità 

La Riforma Pensioni che propongono i sindacati gode del favore, almeno in alcune delle sue parti, di molti schieramenti politici.

Sostanzialmente la proposta sindacale prevede a discrezione del lavoratore la possibilità di un’uscita a 62 anni di età oppure con 41 di contributi, cioè con Quota 41, che non tiene conto dei requisiti anagrafici, ma solo quelli contributivi.

Oltre a questo le forze sindacali, compatte, chiedono la creazione di una pensione di garanzia per i giovani e misure pensate per le lavoratrici e i lavoratori impegnati nelle attività usuranti.

In merito a Quota 41, questa è senza dubbio la misura che ha più chance di vedere il 2022, poiché trova l’appoggio di molti schieramenti politici, tra cui la Lega che spinge da molto tempo perché sia introdotta la possibilità di pensionamento basata solo su requisiti contributivi, quale appunto è Quota 41.

Di recente il sottosegretario al MEF, Il leghista Claudio Durigon, ha confermato che tra le proposte la più appetibili per il Ministero rimane Quota 41.

I Sindacati per parte loro hanno chiaramente intenzione di spingere perché sia ancora consentito il pensionamento a 62 anni, anche con modalità diverse da Quota 100, così da eliminare almeno lo scalone dei cinque anni. L’obiettivo dei sindacati è che questa uscita precoce sia comunque differenziata da Quota 100 e comporti così una riduzione minore dell'assegno pensionistico, aspetto che ha reso Quota 100 una misura davvero impopolare.

La possibilità che le due misure, Quota 41 e l’uscita a 62 anni, siano entrambe approvate almeno per il 2022 non è così lontana come si crede.

Nei fatti, viste le pressioni sindacali e visto che al momento non c’è il tempo di pensare ad una Riforma Pensioni strutturale, mantenere la possibilità di pensionamento a 62 anni darebbe al governo l’opportunità di fornire un contentino a lavoratori e sindacati, eliminando, o meglio rimandando, il problema dello scalone dei cinque anni e prendendo così tempo per una riforma più sostanziale.

I TheWam.net nel loro video YouTube dedicato a Quota 100 forniscono una spiegazione più approfondita sul funzionamento e i tempi della misura:

Anche l’INPS propone la sua Riforma Pensioni, ma è un flop

In una lunga intervista con il quotidiano la Stampa, il Presidente dell’INPS, Pasquale Tridico ha illustrato qual è invece la proposta dell’Istituto per la Riforma Pensioni.

Nel sistema immaginato da Tridico l’assegno pensionistico sarebbe dovuto essere sdoppiato, creando per tutti un tipo di pensione mista con una parte retributiva e una contributiva. Ora, le due parti dovrebbero avere requisiti pensionistici diversi e per la parte contributiva dovrebbe essere ancora possibile un uscita a 62 anni. 

Insomma, raggiunti i requisiti contributivi e compiuti i 62 anni, il lavoratore riceverebbe la prima quota pensionistica, quella relativa alla parte appunto contributiva, mentre la parte retributiva, cioè l’altra quota pensionistica, sarebbe versata in un secondo momento, con il raggiungimento dei 67 anni.

In questo sistema la riduzione delle ore di lavoro sarebbe graduale permettendo di attuare la cosiddetta staffetta generazionale, cioè assumere giovani e garantire il ricambio del personale.

La proposta non è stata accolta molto favorevolmente poiché prevede misure sostanziali, troppo perché si possano attuare prima che Quota 100 scada, cioè tra meno di sette mesi.

Inoltre, il Ministro Orlando, pur venendo incontro alle necessità mostrate dai Sindacati di intervenire sulle pensioni prima che termini Quota 100, ha anche chiarito che questa non è comunque la priorità del governo, che ora mette al primo posto Riforma Fiscale e i Ristori alle Partite iva.

Le proposte sindacali di fatto richiedono meno tempo e meno difficoltà di attuazione, poiché partono dall’ampliamento di misure esistenti come Quota 100 e Quota 41.

Proroga certa per Opzione donna, ma con l’aggiunta di Quota Mamma

Se Ancora si discute su Quota 41 e la pensione anticipata a 62 anni, due misure, Ape Sociale e Opzione Donna, saranno invece prorogate con certezza.

Le due misure coinvolgono infatti due categorie speciali cioè le lavoratrici e i lavoratori impegnati in attività usuranti, per i quali vanno pensate e attuare opzioni specifiche.

Al momento Opzione Donna concede la chance alle lavoratrici di ritirarsi dal lavoro una volta accumulati 35 anni netti di contribuzione e compiuti 58 anni, per le dipendenti, e 59 per le autonome.

Ad Opzione Donna però i sindacati vorrebbero affiancare Quota Mamma, cioè una misura pensata per le lavoratrici con figli, che consentirebbe un bonus contributivo pari ad uno sconto di un anno per figlio.

Quota Mamma, che dovrebbe essere valida sia per le pensioni retributive che per quelle contributive, trattandosi di un vero e proprio bonus offrirebbe uno sconto sugli anni di pensionamento senza però diminuire l’assegno pensionistico.

La pensione di garanzia per i giovani e l’APE sociale verso il 2022

Che fine ha fatto Quota 92? Questa è la domanda che molti si staranno chiedendo. La misura, proposta da Graziano Delrio, ex capogruppo PD alla Camera, avrebbe dovuto garantire a chi impegnato in lavori gravosi il ritiro a 62 anni di età e 30 anni contributivi.

La proposta che fece molto parlare di sé sembra essere stata dimenticata, a favore ancora una volta di cambiamenti meno sostanziali come la proroga dell’Ape Sociale.

Al momento questo sussidio pensionistico, che si può richiedere in alcune occasioni una volta compiuti 63 anni e raggiunti 30 o 36 anni di contribuzione, può essere usato dai lavoratori impegnati in attività usuranti per ritirarsi prima dal lavoro, mentre si attendo i requisiti della pensione ordinaria di vecchiaia.

Accanto a questo, i Sindacati chiedono però anche che sia pensata una pensione di garanzia per i giovani. I tempi del lavoro sono infatti cambiati e la gran parte dei giovani è impegnata in lavori discontinui, il che gli rende praticamente impossibile maturare i requisiti anche per il minimo pensionistico.

La pensione di garanzia dovrebbe pensare proprio a questo, calcolando le interruzioni involontarie dall’attività lavorativa e garantendo a tutti un minimo pensionistico.