Pensioni a 63 anni? Se ne sente parlare ormai da mesi, in ragione del fatto che, a breve, il sistema pensionistico del nostro Paese cambierà volto, in quanto verrà molto probabilmente totalmente riformato.

Sono infatti in scadenza le formule di pensionamento anticipato attualmente disponibili, ossia Ape Social, Opzione Donna e, soprattutto, la tanto discussa Quota 100: si ha tempo fino allo scadere delle Legge di Bilancio, ossia fino al 31 dicembre 2021, per cercare di usufruire di queste tre opzioni che permettono di accedere al pensionamento anticipato.

L’attuale premier in carica ed ex Presidente della Banca Centrale Europea (BCE) Mario Draghi dovrà, insieme al suo attuale Governo, farsi carico della riforma pensioni italiana, la quale dovrà vedere la luce (o meglio, l’attuazione) entro il prossimo gennaio.

Manca in effetti pochissimo, e il Governo si trova a dover intervenire in tutta fretta su un tema particolarmente difficile da affrontare, quello della riforma pensioni: tema che si somma all’attuale situazione economica vigente nel nostro Paese a causa della crisi scaturita dalla Pandemia di Covid-19, che preoccupa non solo coloro i quali sperano di riuscire ad andare in pensione a breve ma, in generale, tutti gli italiani.

Si tratta, insomma, di un nodo molto difficile da sciogliere in quanto, secondo le condizioni attuali, se la possibilità di ricorrere alle pensioni anticipate verrà totalmente abolita, si rischia di non vedere la propria pensione prima dei 67 anni.

Ma ci sono ancora buone speranze per i cittadini italiani prossimi alle pensioni: il Governo sta attualmente passando al vaglio varie opzioni, le quali potrebbero sostituire Quota 100 e consentire comunque agli italiani di accedere alle pensioni in anticipo; scopriamo quali sono i possibili scenari e perché, di fatto, molto probabilmente sarà possibile andare in pensione anche a 63 anni di età.

Pensioni: addio a Quota 100, Opzione Donna e Ape Social

Come abbiamo anticipato, per quanto riguarda la situazione pensioni nel nostro Paese, una cosa è ormai certa: a breve le attuali opzioni per poter richiedere la pensione anticipata …andranno in pensione.

Queste opzioni hanno garantito anche a coloro che non avevano ancora raggiunto l’età prevista per le pensioni (ad oggi fissata a 67 anni) di andare in pensione con qualche anno di anticipo.

Ci riferiamo, nello specifico, a:

  • Opzione Donna
  • Ape Social 
  • Quota 100

Per quanto riguarda Opzione Donna, si tratta di una opzione che permette di accedere alle pensioni in anticipo sia alle lavoratrici autonome che alle dipendenti, purché alle spalle si registrassero almeno 35 anni di contributi regolarmente versati; APE Social, invece, è l’opzione che permette ai lavoratori a rischio di accedere anticipatamente alle pensioni. Infine, la ben nota Quota 100, è accessibile sia a donne che uomini, a patto di registrare almeno 38 anni di contributi regolarmente versati ed una età di 62 anni.

Queste tre opzioni hanno già subito una proroga grazie all’allora Governo Conte, tramite la Legge di Bilancio 2021. Che queste opzioni vengano nuovamente prorogate è davvero molto improbabile. Questo perché, soprattutto Quota 100 è stata il fulcro di un aspro dibattito, in ragione dei costi elevati sulle casse di Stato che questa opzione ha fatto registrare.

Qualora il Governo Draghi non dovesse trovare una strada alternativa, purtroppo, a partire da inizio gennaio 2022 gli italiani non potranno più contare sulle pensioni anticipate: l’unico modo per andare in pensione sarebbe raggiungere i 67 anni di età.

Per fortuna, però,  il Governo sta attualmente vagliando varie ipotesi: vediamo insieme quali.

Pensioni: Tridico propone la pensione anticipata a 63 anni

Una delle proposte in merito all’argomento pensioni e, soprattutto, alla questione legata alla pensione anticipata, è quella di Pasquale Tridico,  ossia l’attuale Presidente in carica presso l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale.

Il Presidente INPS ha infatti reso nota una propria proposta, che permetterebbe ai lavoratori italiani di ottenere la tanto sospirata pensione anticipata, e risolverebbe inoltre il nodo pensioni.

Nello specifico, il Presidente Tridico ha proposto un accesso alle pensioni al raggiungimento dei 63 anni di età, ma con trattamento pensionistico ridotto: l’assegno della pensione di vecchiaia, insomma, verrebbe ricevuto anche da chi non ha ancora raggiunto i 67 anni di età, ma in forma ridotta.

Più nello specifico, il futuro pensionato avrebbe in questo modo a disposizione la possibilità di accedere alle pensioni, tramite la percezione di un trattamento pensionistico ridotto, calcolato comunque in base ai contributi che ha versato durante gli anni di lavoro. Al raggiungimento dell’età pensionistica ufficiale, ossia 67 anni di età, il contribuente avrebbe poi diritto a ricevere il proprio assegno pensioni per intero.

La proposta di Tridico, al momento, sembra quella che è riuscita a riscuotere maggior successo e, molto probabilmente, sarà una delle proposte candidate a succedere alla controversa Quota 100, nel momento in cui, alla fine del 2021, la proroga giungerà a scadenza.

Pensioni anticipate: bocciato Quota 41 dalla Corte dei Conti

Molti di noi hanno sentito parlare, durante i mesi precedenti, di Quota 41 come dell’opzione che avrebbe potuto sostituire a pieno titolo l’attuale Quota 100.

Nello specifico, con Quota 41, si potrebbe andare in pensione con una contribuzione pari a 41 anni, senza però considerare l’età anagrafica del futuro pensionato.

Quota 41 però non sembra affatto la soluzione ai problemi relativi alle pensioni anticipate, e sembrerebbe per il momento un’opzione del tutto accantonata.

Tra l’altro, la proposta di Quota 41 ha scontentato la Corte dei Conti, che ha più volte fatto notare come una misura del genere potrebbe rivelarsi molto costosa, forse anche più della controversa Quota 100.

Sul tema delle pensioni e sulla futura riforma la Corte dei Conti si era espressa a partire da inizio anno 2021, e con il Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica, datato 28 maggio 2021, ha aspramente criticato Quota 100, auspicando invece un sistema di uscita anticipata che sia uniforme per i contribuenti a livello di età anagrafica, “per lavoratori in regime retributivo e in regime contributivo puro”.

Anche la Corte dei Conti, poi, ha lanciato una propria proposta concreta in merito alla futura riforma pensioni: la possibilità cioè di richiedere la pensione anticipata con trattamento flessibile, qualora si raggiungano almeno 64 anni e almeno venti anni di regolare contribuzione.

Anche questa proposta, come quella di Tridico, è piaciuta molto: in particolare, è stata appoggiata e supportata sia dal Movimento 5 Stelle, sia dall’ex ministra del lavoro Nunzia Catalfo.

Pensioni 2022: le criticità da risolvere per consentire la pensione anticipata

Purtroppo, l’attuale Governo italiano si trova ad agire, come abbiamo visto, attraversando una sorta di campo minato, in quanto la tanto sospirata riforma pensioni prenderà le mosse da una situazione abbastanza critica, che rappresenta la diretta eredità di Quota 100; situazione, tra l’altro, esacerbata dall’emergenza Covid attualmente in atto.

Una delle questioni che il Governo dovrà risolvere in fretta sarà quella relativa alla possibilità di offrire ai contribuenti un’opzione concreta per poter andare in pensione anche prima dell’età fissata per poter accedere alla pensione di vecchiaia (che, come abbiamo già avuto modo di notare, è stata fissata a 67 anni di età).

Ma questa non è l’unica problematica che il Governo Draghi dovrà affrontare: la nuova riforma pensioni dovrà necessariamente tener conto della difficilissima situazione economica italiana, per via della quale sono davvero pochissimi i giovani che, attualmente, godono di una situazione occupazionale regolare, e questo sta sicuramente giocando a loro svantaggio. Come si può dunque proporre una riforma pensionistica che tenga conto solo degli anni di contribuzione, se la situazione lavorativa italiana è, ormai da anni, molto critica e discontinua?

Di questa situazione si sono resi conto i sindacati, che infatti premono per una riforma pensioni che tenga conto delle nuove esigenze dei giovani, ma anche delle donne.

Terza e ultima questione che l’attuale Governo dovrà tenere in considerazione quando si troverà a prendere ufficialmente una decisione sulla riforma pensioni riguarda l’aspetto economico: le pensioni anticipate, di fatto, graveranno sulle casse dello Stato, che di certo non versano in una condizione rosea.

Sarà dunque necessario che la nuova riforma pensioni non gravi eccessivamente sulle casse dello Stato, al fine di evitare una ulteriore crescita del debito pubblico.

Pensioni in Italia: ecco come funziona il sistema (e come continuerà a funzionare per tutto il 2021)

Fino ad ora ci siamo dedicati a fare delle previsioni per quanto riguarda le pensioni 2022 e  per quanto riguarda le future opzioni che permetteranno di richiedere la pensione anticipata a partire dal prossimo anno. Ma come funziona l’attuale sistema pensionistico? Come è possibile andare in pensione fino alla data del 31 dicembre 2021, dato che la Legge di Bilancio 2021 scadrà a quella data?

Nel nostro Paese, due sono le modalità che permettono il calcolo delle pensioni di vecchiaia, ossia:

  1. metodo contributivo
  2. metodo anagrafico

Il metodo contributivo, come è possibile dedurre dal nome stesso del metodo, prevede di tenere conto degli anni durante i quali sono stati versati regolarmente i contributi; il metodo anagrafico, al contrario, tiene conto dell’età effettiva del contribuente.

Il metodo contributivo, nella pratica, è stato introdotto dalla ben nota Legge Fornero e prevede che la pensione di vecchiaia possa essere richiesta in base ai contributi effettivamente versati dal cittadino. Per quanto riguarda, infine, il metodo anagrafico, lo conosciamo già in quanto ne abbiamo accennato più volte nei paragrafi precedenti: in questo caso, si tiene conto dell’età anagrafica fissata a 67 anni, senza tener conto, in questo caso, dei contributi versati durante gli anni lavorativi.