Capitolo pensioni. Boccone amaro per una grossa fetta di italiani. Periodicamente si devono fare i conti con cambi di riforme che rendono il traguardo sempre più difficile da raggiungere.

Con l’età fissata a 67 anni per l’accesso alla pensione di anzianità, in molti che non riescono ad accumulare i contributi necessari per accedervi in anticipo, sono costretti a lavorare fino a quell’età prima di riuscire ad agguantare il meritato riposo.

Leggi ballerine sfiduciano i lavoratori. Quota 100 scadrà tra sei mesi e ancora si discute su quale sarà la riforma che andrà a sostituirla. Nel frattempo, comunque, alcuni “escamotage” vengono incontro ad alcune categorie di lavoratori. Per esempio, il contratto di espansione o l’Ape sociale. In merito a quest’ultima, è in dirittura d’arrivo la seconda tranche annuale che si chiuderà il prossimo 15 luglio.

Pensioni, Ape sociale: cos’è e come funziona

Come già anticipato, l’Ape sociale è stata pensata per accompagnare anticipatamente alla pensione lavoratori con determinati requisiti. È stata introdotta per la prima volta con la Legge di Bilancio 2017, poi modificata con quella del 2018 e infine prorogata almeno fino al 2021.

Anzi, quest’anno, visto il particolare periodo di crisi, con la Legge di Bilancio si è deciso di incrementare il limite di spesa in virtù di un possibile aumento delle domande.

La prima finestra annuale si è chiusa il 31 marzo scorso. La seconda, come già detto, si chiuderà il prossimo 15 luglio. Ce ne sarà poi una terza, la cui scadenza è prevista al 30 novembre, ma le domande pervenute all’Inps verranno valutate soltanto in caso di avanzo di fondi messi a disposizione della misura.

L’accesso all’anticipo pensionistico è riservato soltanto a coloro che riescano a raggiungere i requisiti per un accesso anticipato diverso da quello pensionistico, entro un determinato periodo di tempo. Tutto questo, a patto che siano già stati compiuti 63 anni e che non si sia già titolari di altri trattamenti pensionistici in Italia.

Pensioni, Ape sociale: i requisiti nel 2021

Per accedere all’Ape sociale 2021 sono indispensabili alcuni requisiti. In primis, l’iscrizione all’Assicurazione Generale Obbligatoria dei lavoratori dipendenti o alle sue forme sostitutive. Altrimenti, l’iscrizione alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi o alla Gestione Separata.

Non solo. Oltre a questi sono indispensabili altri requisiti. Vi accedono i lavoratori che hanno subito il licenziamento, anche collettivo, oppure sono senza lavoro in seguito a dimissioni per giusta causa o a una risoluzione consensuale del contratto

Poi, i lavoratori che siano senza lavoro dopo la scadenza di un contratto a tempo determinato. In questo caso, è necessario che nei 36 mesi precedenti alla fine del rapporto di lavoro almeno 18 siano stati lavorati. Inoltre, devono aver terminato da almeno tre mesi la ricezione dell’assegno di disoccupazione e, infine, devono dimostrare di possedere almeno 30 anni di anzianità contributiva.

Ancora: tutti i lavoratori che svolgono da almeno sei mesi funzione di caregiver verso il proprio coniuge o un parente di primo grado convivente o un parente di secondo grado convivente se questo ha genitori o coniuge che abbiano almeno 70 anni di età o 30 anni di contributi.

Tutti quei lavoratori che possiedono un’invalidità civile certificata di almeno il 74%, a patto che dimostrino di avere un’anzianità contributiva di almeno 30 anni. E, infine, i lavoratori dipendenti con almeno 36 anni di contributi di cui almeno sette degli ultimi dieci o almeno sei degli ultimi sette svolti in mansioni gravose.

Pensioni, Ape sociale: come e quando presentare domanda

Il termine ultimo per presentare domanda e rientrare nella seconda finestra del 2021 è il 15 luglio. Si può comunque posticipare e attendere fino al 30 novembre, in quel caso però l’assegno non sarà certo perché dipenderà dalle risorse ancora disponibili.

La richiesta va inoltrata all’Inps che la prende in carico. In caso di risposta positiva allora il richiedente può procedere con la seconda domanda, cioè quella di liquidazione. Per la presentazione di questa seconda istanza non c’è un termine di scadenza, ma prima la si presenza e prima si riceverà l’assegno mensile.

Le modalità di presentazione sono quelle solite di quando ci si rivolge all’Inps: in maniera telematica attraverso il proprio portale, oppure rivolgendosi a un patronato competente.

Pensioni, Ape sociale: a quanto ammonta l’assegno mensile

Come già anticipato, l’Ape sociale viene corrisposta per 12 mensilità all’anno e il suo importo è pari a quello che sarebbe spettato se si fosse presentata domanda di pensione in quel momento. In ogni caso, non può superare i 1.500 euro lordi al mese. Al raggiungimento dell’età pensionabile (67 anni), il beneficiario dovrà comunque presentare domanda di pensione.

L’Ape sociale non è compatibile con la disoccupazione involontaria e con l’indennizzo per la cessazione di un’attività commerciale. È invece compatibile con l’assegno sociale, con un limite che nel 2020 era fissato a 5.977,79 euro singolarmente e a 11.955,58 euro per i coniugi.

È pure compatibile con l’attività lavorativa, purché anche in questo caso non vengano superati determinati limiti fissati a 8mila euro all’anno se si è lavoratore dipendente e 4.800 euro se si è lavoratori autonomi.

Pensioni, le altre “scappatoie” per andarci prima se non si ha diritto all’Ape sociale: i lavoratori precoci

Se sei un lavoratore precoce hai diritto ad andare prima in pensione. Le domande per il primo sportello si sono chiuse lo scorso primo marzo, mentre c’è comunque tempo fino al 30 novembre per presentare la propria richiesta, ma in questo caso, come per l’Ape sociale, verrà accolta soltanto in caso di rimanenza di fondi per finanziare gli assegni.

Accedono alla pensione per i lavoratori precoci tutti quelli che possiedono 12 mesi di contributi prima di aver compiuto il 19esimo anno di età. In questo caso, potranno andare a riposo quando avranno raggiunto il requisito di anzianità contributiva di 41 anni. Oltre a questo, gli altri requisiti per accedervi sono tutti quelli già elencati per l’Ape sociale e di cui si è parlato nel paragrafo “Pensioni, Ape sociale: i requisiti nel 2021” di questo articolo, compresi i lavoratori che svolgono mansioni gravose.

Ape sociale e pensioni precoci: quali sono considerati lavori gravosi?

Si è parlato dello svolgimento di mansioni gravose sia per l’accesso all’Ape sociale sia per l’accesso al pensionamento per i lavoratori precoci. Questi lavori devono essere stati svolti per almeno sette degli ultimi dieci anni di contribuzioni o, in alternativa, per almeno sei degli ultimi sette.

Rientrano nella categoria di lavoratori con mansioni gravose: gli operai che conducono camion, mezzi pesanti, mezzi per il trasporto di persone, convogli ferroviari, gru e macchinari che si occupano di perforazione; i conciatori di pelli e pellicce; gli operai edili o dell’industria estrattiva; gli infermieri e il personale ostetrico che lavora su turni; gli insegnanti dell’asilo e gli educatori impiegati negli asili nido; gli operatori addetti alle pulizie, quelli ecologici e quelli addetti alla raccolta e alla separazione dei rifiuti; gli operai agricoli, quelli del settore pesca e zootecnico; i caregiver; i facchini e gli operai addetto allo spostamento merci; i marittimi e, infine, gli operai del settore siderurgico e del settore della lavorazione del vetro ad alte temperature.

Pensioni, le altre “scappatoie” per andarci prima se non si ha diritto all’Ape sociale: isopensione e Rita

Con l’isopensione, introdotta dalla Legge Fornero e in vigore fino al 2023, si può andare in pensione fino a sette anni di anticipo “a spese” dell’azienda per cui si lavora. Questa misura, in realtà, viene incontro a entrambe le parti: ai lavoratori che vogliono andare a riposo anticipatamente e alle aziende che si trovano in situazioni di difficoltà che, invece di licenziare un operaio, lo mandano in pensione.

Vi accedono le aziende che contano più di 15 dipendenti e soltanto dopo aver stretto degli accordi sindacali. Dopo di che, l’impresa stessa è tenuta a versare all’operaio un assegno di esodo per 13 mensilità e di importo pari a quello del trattamento pensionistico, calcolato sulla base degli anni di contributi fino a quel momento.

L’Inps provvederà poi a erogare l’assegno all’azienda dopo che quest’ultima ha pagato una fideiussione bancaria.

La RITA è invece un trattamento pensionistico anticipato a cui si accede a partire da 57 anni di età. In questo caso, più che di pensione parliamo di un accompagnamento all’uscita dal mondo del lavoro ed è autofinanziata dal lavoratore che alimenta un fondo pensione.

Possono accedervi tutti i soggetti he hanno almeno 57 anni di età, almeno 20 anni di contributi e sono disoccupati da almeno 24 mesi. In alternativa, è possibile accedervi anche con 62 anni di età anche se si è ancora in servizio. In quest’ultimo caso, i lavoratori che decidono di usufruire di RITA devono smettere di lavorare e avere alle spalle 20 anni di contributi e trovarsi a massimo 5 anni dal raggiungimento del requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia.