Il tema Pensioni si fa sempre più al centro dell’attenzione con i sindacati che chiedono a gran voce una Riforma nel più breve tempo possibile, per superare i problemi creati dalla fine di Quota 100.

L’ultima proposta si chiama Quota Mamma e viene da Luigi Sbarra, segretario generale della CISL, e prevede la possibilità di un pensionamento anticipato per le donne con figli. A sostegno di questa proposta si sono già espressi alcuni esponenti politici, fra i quali Mara Carfagna, Ministro per il Sud e la Coesione Sociale.

Accanto ovviamente a Quota Mamma i sindacati premono anche per un provvedimento più generalizzato di pensionamento anticipato, quale sarebbero Quota 41 o Quota 102, per superare la fine di Quota 100.

Ma vediamo tutti i possibili scenari e soprattutto in cosa consiste la nuova Quota Mamma.

Che cos’è Quota Mamma e come funziona?

Quota Mamma fa parte, come Opzione Donna, di quelle agevolazioni pensionistiche rivolte alle lavoratrici di sesso femminile, che permettono delle facilitazioni nel raggiungimento dei requisiti per il pensionamento.

Come si è detto, Quota Mamma è una proposta di pensionamento anticipato che viene direttamente dai sindacati e permetterebbe alle donne di aver un bonus contributivo, pari a 12 mesi per ogni figlio. La misura fa parte degli incentivi per combattere il crollo demografico e non sarebbero previste perciò decurtazioni dell’assegno.

Attualmente come agevolazione pensionistica per le lavoratrici esistono Opzione donna e la legge 335/1995.

La legge 335/1995 prevede già la possibilità, per le donne che hanno una pensione contributiva, di avere un bonus, pari a quattro mesi di contributi per ogni figlio, fino ad un massimo di tre. In questo scenario una donna con tre figli, può andare in pensione un anno prima e senza riduzione dell’importo della pensione.

Quota Mamma è un'estensione di questa legge che allungherebbe i tempi e allargherebbe la platea delle aventi diritto, poiché riguarderebbe anche le pensioni retributive.

Con Quota Mamma che fine farà Opzione Donna?

Opzione donna da il diritto alle lavoratrici di richiedere il pensionamento una volta raggiunti 35 anni contributivi e 58 anni di età anagrafica, per le ex dipendenti, 59 anni per le ex autonome. Anche questa misura è in scadenza a fine 2021, insieme a Quota 100.

Tuttavia, Quota Mamma è una misura di pensionamento anticipato rivolta ad un pubblico più ristretto di Opzione Donna, cioè solo le lavoratrici con figli. La misura infatti è pensata per integrarsi con Opzione Donna ed è evidente che non possa sostituirsi ad essa.

Tutte le opzioni di pensionamento anticipato per le donne possibili nel 2021 sono spiegate dal Rag. Luigi Melacarne nel video YouTube:

La Riforma Pensioni proposta dall’INPS 

Qualche giorno fa Pasquale Tridico, presidente dell’INPS, aveva proposto in relazione al tema Riforma Pensioni qualcosa di simile a Quota Mamma, ma inserita in un progetto più ampio, con una divisione a metà dell’assegno pensionistico.

Nel progetto dell’INPS, per quanto riguarda la parte contributiva delle pensioni, questa dovrebbe prevedere un pensionamento anticipato a 62 o 63 anni di età e al raggiungimento di 20 anni di contribuzione.

Mentre per la parte retributiva sarebbe permesso il pensionamento solo a 67 anni di età, con dei bonus pensati solo per le donne ed i lavori gravosi. 

Per le donne Tridico ha disegnato ad un’agevolazione simile a Quota Mamma, cioè un anno di bonus contributivo per ogni figlio. Mentre, per i lavori gravosi ci sarebbe un anno di bonus ogni dieci anni di lavoro.

In questo scenario andrebbe inserita anche la cosiddetta staffetta generazionale, cioè la riduzione delle ore di lavoro per i soggetti vicini al pensionamento allo scopo di aprire le porte ai giovani.

Superare Quota 100 con Quota 41 per tutti e Quota 102

La proposta di Tridico è una vera e propria Riforma Pensioni piuttosto sostanziale, i sindacati invece premono perché sia trovata una soluzione immediata e meno drastica per intervenire prima della fine di Quota 100.

Ricordiamo che Quota 100 scadrà a fine 2021, data dopo la quale non ci sarà più la possibilità di ottenere il pensionamento anticipato con 62 anni e 38 di contributi.

La fine di Quota 100 darà vita ad un fenomeno specifico chiamato lo scalone dei cinque anni, cioè un brusco salto per i lavoratori che dal possibile pensionamento a 62 anni saranno obbligati ad attendere invece i 67 anni previsti dalla legge Fornero.

Tra le proposte dei sindacati per arginare questo problema, una Quota 41 allargata, con la possibilità per tutti i lavoratori di andare in pensione al raggiungimento di 41 anni di contributi e senza particolari requisiti anagrafici.

Accanto a Quota 41 un’altra proposta che non cambierebbe di molto i vari problemi del sistema pensionistico italiano, ma che permetterebbe almeno di risolvere l’imminente problema della scadenza di Quota 100 e dello scalone dei cinque anni è Quota 102. Cioè il pensionamento anticipato al raggiungimento di 64 anni di età e 38 di contributi versati.

Il problema dei lavori gravosi tra Quota 92 e APE sociale

Se le donne allo scopo di favorire la crescita demografica godono di agevolazioni pensionistiche, un’altra questione spinosa è rappresentata dai lavori gravosi.

Graziano Delrio esponente del PD ha presentato qualche settimana fa la sua proposta di una Quota 92 per i lavori pesanti. Come nel caso di Quota Mamma, parliamo di agevolazioni rivolte ad una cerchia ristretta di lavoratori e a cui andrebbero comunque affiancati provvedimenti rivolti alla massa. 

Ad ogni modo, Quota 92 consiste nella possibilità di pensione anticipata per i lavori gravosi, con 62 anni di età e 30 anni contributivi.

Attualmente chi è impegnato nei lavori gravosi può richiedere l’APE sociale, un’indennità pensionistica anch’essa attiva in via sperimentale e in scadenza a fine 2021.

Si può richiedere l’APE sociale una volta compiuti 63 anni e ottenuti 30 o 36 anni di contributi versati, a seconda delle circostanze. Nel caso delle attività gravose, i lavoratori che hanno raggiunto questi requisiti possono richiedere un’indennita all’INPS, l’APE sociale, che sarà erogata fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia.

In parole povere, i lavoratori che hanno questi requisiti anagrafici e contributivi e che erano impegnati in lavori pesanti possono smettere di lavorare e ricevere un sussidio mensile dall’INPS, dell’importo massimo di 1.500 euro, e aspettare comodamente che arrivi il tempo della pensione ordinaria.