Fino al 50% di tagli sulle prossime pensioni di reversibilità. È questa la prospettiva per tutti i coniugi o parenti superstiti italiani, che a oggi pensavano di fare affidamento su questo tipo di entrata mensile, già “tagliuzzata” a più riprese da venti anni a questa parte (Riforma Dini).  

Ebbene, il 2021 sarà un anno ancora meno generoso, da questo punto di vista, e il taglio sulle pensioni di reversibilità fino al 50% dell’importo, sembra ormai inevitabile. 

In tanti stanno già cercando qualche modo per evitarlo, chiedendo informazioni e cercando novità in rete. Ma a quanto pare c’è poco da fare. 

L'Inps provvederà a effettuare i tagli e lo farà tenendo in considerazione un fattore, primo fra tutti: il reddito di chi sopravvive al pensionato o lavoratore defunto. 

Lo scopo di questo articolo è proprio quello di fornire tutte le informazioni più importanti a questo proposito. 

Vediamo nel dettaglio in cosa consistono le pensioni di reversibilità, chi mantiene il diritto a percepirla e chi la perde e infine chi si vedrà tagliare l’importo (con qualche calcolo portato ad esempio pratico). 

Cos’è la pensione di reversibilità 

Nel momento in cui il proprio coniuge (o genitore) decede, se questi in vita era un dipendente, un lavoratore autonomo oppure un pensionato, allora la vedova o il vedovo (o i figli) hanno diritto a percepire ancora la sua pensione.  

Si tratta dunque delle cosiddette pensioni di reversibilità, che in realtà si possono elargire anche ai parenti dei defunti, non necessariamente al coniuge. 

A onor del vero va ricordato che già la legge Dini 335/1995 ha introdotto la possibilità di procedere a tagli sulle pensioni di reversibilità

E in effetti così è stato, gradualmente, negli ultimi venti anni. 

Pensioni di reversibilità: coniuge? 

Quindi se il coniuge rimasto superstite percepisce un reddito Irpef (ovvero Imposta sul reddito delle persone fisiche), al netto dei contributi previdenziali e assistenziali, questo va preso in considerazione, ai fini del calcolo del taglio che si subirà sulla pensione di reversibilità

Il reddito del coniuge dunque gioca un ruolo determinante per stabilire l’importo delle pensioni di reversibilità. Infatti in base a quanto percepito, si confronta il proprio reddito con il trattamento minimo fissato dall’Inps e si decide, di conseguenza, quanto “tagliare” sull’assegno mensile. 

Per quanto riguarda il 2021, l’ammontare del trattamento minimo Inps a livello pensionistico corrisponde a 6.702,54 euro per 13 mensilità, in base a quanto stabilisce la circolare INPS n. 148/2020.  

Quindi, nel concreto, 515,58 euro ogni mese. 

Chi ha diritto alle pensioni di reversibilità 

Ci sono delle categorie di persone che mantengono il diritto alle pensioni di reversibilità al 100%.  

È il caso ad esempio di un coniuge che ha due o più figli a carico, che quindi mantiene il diritto a percepire tutto ciò che aveva maturato il defunto marito o moglie.  

Lo stesso vale nel caso in cui si hanno pensioni di reversibilità che invece vengono riconosciute ai figli, che si tratti di minori, di studenti oppure di inabili. 

Mantengono il 100% delle pensioni di reversibilità anche tutti i coniugi superstiti che hanno un reddito Irpef inferiore a 20.107,62 euro annui. 

Inoltre hanno diritto alla pensione di reversibilità (non necessariamente al 100% ma da calcolare in base al reddito percepito, seguendo i parametri che illustriamo a breve) anche i coniugi che hanno costituito unione civile

È importante infine sottolineare che non è previsto un minimo di anni di matrimonio per poter maturare il diritto alle pensioni reversibili. Tra l’altro non esiste alcuna causa ostativa per quanto riguarda la differenza di età tra i due coniugi (quindi può verificarsi il caso in cui, una volta defunto il pensionato, la moglie trentenne sposata da un mese percepisca la pensione di reversibilità, mentre ai figli maggiorenni non spetti nulla). 

Pensioni di reversibilità come funziona 

Era già da un po’ che si parlava della possibilità di effettuare tagli di questo genere sulle pensioni di reversibilità. Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, è da circa un ventennio che in realtà si procede in questa direzione, ma man mano i tagli diventano sempre più incisivi.  

In particolare, lo ricordiamo, il taglio alle pensioni di reversibilità si effettua soltanto per quanto riguarda i redditi soggetti a Irpef, al netto dei contributi previdenziali e assistenziali. 

Ciò che resta al coniuge superstite di sicuro è un trattamento minimo (come appena analizzato), che però viene garantito soltanto se il suo reddito non lo supera di tre volte (quindi 515, 58 euro X 3= 1546,74 euro al mese, moltiplicati per 13 mensilità quindi 20.107,62 euro annui). 

In caso contrario, in base al reddito, si procederà con un taglio del 25%, del 40% e fino ad arrivare addirittura al 50% delle pensioni di reversibilità

Infatti si procede ai tagli solo nel caso in cui il reddito Irpef della persona che resta vedova (o di altro parente) eccede questa somma: in tal caso si procede a scalare in maniera progressiva l'importo, da un minimo del 25% a un massimo del 50%. 

Pensioni di reversibilità: calcolo 

Le pensioni di reversibilità hanno importi variabili, a seconda delle specifiche del nucleo familiare (fermo restando il trattamento minimo che si adegua in maniera periodica, in base all’inflazione). 

In parole semplici e chiare, per calcolare l’ammontare dell’assegno mensile delle pensioni di reversibilità a cui si ha diritto, si procede nel modo seguente: 

  • se il reddito annuo è compreso tra 20.107,62 euro e 26.810,16 euro, allora si decurta l’importo del 25%  
  • per i redditi che invece oscillano tra 26.810,16 euro e 33.512,70 euro, allora si procede con una decurtazione del 40% 
  • infine, se si supera la quota di 33.512,70 euro di reddito all’anno, ecco che si ha diritto soltanto al 50% dell’importo che invece spettava al defunto.

Pensioni di reversibilità Inps: chi subisce il 50% di tagli 

È il massimo del “danno” che è possibile subire, in stretta correlazione all’ammontare del reddito del coniuge o parente beneficiario della reversibilità.  

Se quindi il coniuge ha un reddito di 2577,90 euro mensili, per 13 mensilità, allora si vedrà dimezzare l’assegno mensile relativo alla pensione di reversibilità. 

Quando non spetta la pensione di reversibilità?

Nel momento in cui il coniuge o un figlio ricevono di diritto l’assegno mensile relativo alle pensioni di reversibilità, possono perderlo soltanto in casi specifici.  

Uno di questi riguarda l’ipotesi di un nuovo matrimonio per chi è rimasto in vita. Invece, per quanto riguarda un figlio, questi perde il diritto alla pensione di reversibilità della madre o del padre defunti, nel momento in cui diventa maggiorenne. 

Inoltre, se i due coniugi avevano avviato le pratiche per il divorzio, nel caso di morte di uno dei due, l’assegno per le pensioni di reversibilità resta valido, anche in fase di separazione, purché non sia stata già emessa sentenza di divorzio.  

Se invece si ottiene il divorzio, il diritto decade a meno che, in sede di divorzio, non si stabilisca un assegno di mantenimento in favore del coniuge che sopravvive alla morte dell’altro. 

Il video seguente, a cura dello Studio Legale dell'Avvocato Lorenzo Cirri, aggiunge delucidazioni in merito alla differenza tra pensioni di reversibilità dirette e indirette. Inoltre specifica chi beneficia di tale prestazione economica, nel momento in cui non ci sono né coniuge superstite né figli.

 

Differenza reversibilità: pensione di vecchiaia e di invalidità 

La domanda che si pongono in tanti è la seguente:

chi percepisce l’assegno relativo a pensioni di reversibilità, ha comunque diritto a percepire la pensione di vecchiaia

Ebbene sì, ha diritto anche a questo tipo di trattamento pensionistico, seppur nel rispetto di alcuni parametri specifici ed eventuali limiti alla cumulabilità che ne possono derivare (con conseguenti tagli, come stiamo illustrando in questo articolo, legati in particolare alla presenza eventuale di altri redditi Irpef). 

Ciò che non è reversibile invece è la pensione di invalidità. 

Infatti la pensione di invalidità non è di tipo contributivo. La pensione di vecchiaia invece spetta per il fatto di aver pagato, nel corso di tutta la propria vita lavorativa, dei contributi proprio in funzione dell’ottenimento di un importo mensile, di cui godere nel momento in cui non si lavora più. 

Diverso il discorso per quanto concerne la pensione di invalidità. Essendo legata a una invalidità civile del singolo interessato, l’importo spettante non può essere erogato al coniuge o altri parenti ma decade con la morte della persona invalida. 

Infine, c’è un altro caso di cui tener conto.  

Cosa succede nel caso in cui il coniuge rimasto vivo è invalido oppure era titolare di accompagnamento?  

Ebbene, in questo caso gli spetta il cosiddetto assegno di vedovanza ovvero un contributo che va ad integrare la pensione di reversibilità. 

Per concludere 

Per completezza dal punto di vista delle informazioni fornite, concludiamo evidenziando che la pensione di reversibilità, nel momento in cui assegnata di diritto, va a sommarsi ai redditi del coniuge superstite, verrà fiscalmente assoggettata al prelievo IRPEF in base all’aliquota marginale del 38, 41, 43% e all’addizionale regionale e comunale.