Le pensioni degli uomini sono più sostanziose di quelle delle donne, e non di poco. Secondo gli ultimi dati INPS sulle cifre relative alle pensioni, erogate ai cittadini di sesso maschile e femminile, si rileva una differenza media di almeno 500 euro tra uomini e donne.

I dati presentano una situazione che ancora una volta va ad aumentare la disparità di genere nel paese, come spiega un articolo di Ansa.it:

“Le nuove pensioni liquidate agli uomini nei primi sei mesi del 2021 hanno avuto un importo medio di 1.429 euro, superiore di 498 euro all'importo medio delle pensioni liquidate nello stesso periodo alle donne (931 euro).”

L’importo complessivo delle pensioni è più alto per gli uomini rispetto alla fascia femminile della popolazione, secondo le ultime conferme, e inoltre sono in maggioranza uomini i cittadini che si avvalgono di meccanismi di pensione anticipata

Le pensioni, secondo un calcolo medio, delle donne, sono nettamente inferiori a quelle dei coetanei uomini, e questo dato presenta una situazione di disparità che tuttavia non riguarda solamente le pensioni stesse. Vediamo in questo articolo quali sono le cause per cui i dati portano ad un disequilibrio così marcato tra i generi.

Pensioni femminili: inferiori di 500 euro rispetto ai coetanei

Le pensioni delle donne presentano una differenza media di 500 euro nella cifra erogata rispetto agli uomini, e il calcolo, come spiega Informazionefiscale.it prende in riferimento le prime sei mensilità dell’anno attuale:

“In particolare, le donne che sono andate in pensione nei primi sei mesi di quest’anno, gennaio-giugno 2021, hanno ricevuto una pensione media di 931 euro a fronte dei 1.429 euro per gli uomini.”

Questo trend tuttavia rispecchia anche quello che è accaduto recentemente al mercato del lavoro, soprattutto rispetto alla condizione occupazionale femminile, che con l’arrivo del virus è diventata sempre più precaria. Uno dei problemi per cui le donne mediamente ricevono meno sulle pensioni rispetto agli uomini è il versamento dei contributi.

I contributi infatti risultano in molti casi non versati con regolarità, oppure versati per cifre molto inferiori rispetto a quelle versate dagli uomini. Queste differenze delle pensioni quindi sarebbero una diretta conseguenza di ciò che accade nel mercato del lavoro.

L’arrivo della pandemia poi ha spesso comportato una modifica nelle abitudini stesse delle persone, ha incentivato la fascia maschile a occuparsi maggiormente del lavoro, e quella femminile a badare di più alle persone fragili in famiglia.Pensioni femminili più numerose, ma con cifre inferiori

Secondo i dati resi noti dall’ente previdenziale INPS le pensioni femminili tuttavia sarebbero più numerose nel primo semestre 2021 rispetto a quelle maschili, anche se gli importi di fatto risultano più bassi. Sono state infatti erogate da gennaio a giugno 2021 almeno 215.124 pensioni femminili, e 174.800 maschili. 

Di fatto quindi risulterebbe che le pensioni sono di più per le donne, ma con importi più bassi. La differenza di genere a questo proposito risulta troppa, e tende ad aumentare con il passare degli anni. 

Bisogna anche valutare che dal 2020 con l’arrivo della pandemia, il mercato del lavoro è molto influenzato dalla crisi economica, che ha colpito indistintamente uomini e donne, e per cui si sono resi necessari ingenti aiuti dello stato per sopperire alle spese di base delle famiglie. 

Tuttavia, anche per il sistema di prepensionamento, si riscontra un maggiore accesso da parte della componente maschile rispetto a quella femminile. Al momento sale l’attesa anche per la riforma delle pensioni, che dovrebbe arrivare in autunno, secondo le ultime indiscrezioni, oppure essere pronta per il prossimo anno.

Riforma pensioni: prepensionamento e componente femminile

Nella riforma pensioni si affronteranno diverse tematiche relative alle diverse tipologie di pensioni al momento presenti, che in parte andranno sostituite, in parte revisionate. Una tra tutti, Quota 100, la misura di prepensionamento adottata in via sperimentale per tre anni, verrà con molta probabilità sostituita da una misura simile, come ad esempio Quota 41.

Al momento si sta discutendo molto sulla riforma pensioni, e si guarda ad una direzione più equilibrata tra tutte le misure al momento presenti. Uno dei problemi da affrontare è la situazione femminile, per cui al momento è presente la misura di Opzione Donna.

Opzione Donna è un sistema che prevede il prepensionamento per la componente femminile della popolazione, che garantisce l’accesso in anticipo alla pensione sia per le lavoratrici autonome che per quelle dipendenti. Si tratta di una misura che prevede che le donne possano interrompere il lavoro e accedere alla pensione già a 58 anni, per le lavoratrici dipendenti, e 59 per le autonome.

Opzione Donna tuttavia non è stata esente dalle critiche, perché di fatto a livello economico le donne ci rimetterebbero in termini di cifre spettanti adottando questa misura. Si attende la riforma delle pensioni anche per eventuali modifiche alla misura, e al momento non ci sono ipotesi concrete che prevedono di eliminare questa misura.

Differenza di 500 euro per le pensioni femminili: motivazioni

Le pensioni alle donne di fatto arrivano con una cifra mensile inferiore a quella degli uomini. Le motivazioni sono diverse, e alcune di queste prendono in considerazione il periodo storico particolare che l’Italia sta attraversando. Eppure alcune motivazioni sono frutto di una storia di differenze di genere piuttosto marcate. In particolare, le pensioni ridotte seguono alcuni andamenti generali:

•La fascia maschile di popolazione lavora di più rispetto alle donne, anche in relazione al tempo;

•Le donne ricevono spesso retribuzioni inferiori a quelle dei coetanei;

•La componente femminile di popolazione spesso non riesce a versare contributi a sufficienza per la pensione;

•La componente femminile tende ad occuparsi maggiormente della cura degli anziani e dei bambini a casa rispetto alla componente maschile;

•Molte donne rinunciano al lavoro.

Con l’arrivo della pandemia questi trend si sono ancora più resi marcati, e non stupisce che anche le pensioni possano in qualche modo essere influenzate dall’andamento. Questi dati in ogni caso non sono nuovi, ma confermano l’andamento degli anni scorsi, sia per il mercato del lavoro che per le stesse pensioni.

Donne e lavoro nel 2021

Nonostante negli scorsi anni si è assistito ad un trend in crescita del lavoro delle donne in ambito imprenditoriale e nel lavoro autonomo, in ogni caso i dati occupazionali della componente femminile sono inferiori rispetto a quelli della componente maschile.

La pandemia ha avuto un impatto allarmante per l’occupazione anche sui giovani, e sulle categorie più svantaggiate. Un dato rilevante riguarda i cittadini che hanno perso il lavoro con l’arrivo della pandemia: almeno il 50%, come spiega Infodata.ilsole24ore.com:

“Primo, la percentuale di donne che ha perso il lavoro nel 2020 è stata doppia rispetto a quella dei maschi che lo hanno perso. La caduta del tasso di occupazione è stata dell’1,3% fra le donne contro lo  0,7% negativo fra gli uomini.”

Il divario di genere non si è ristabilito nei mesi successivi a quelli più critici per la pandemia, e ancora ad oggi la situazione femminile nel mercato del lavoro risulta compromessa, anche per l’ipotesi di nuove assunzioni. Lo stato ha introdotto alcune misure per favorire l’assunzione delle donne nelle aziende, come ad esempio alcune agevolazioni fiscali. Eppure non sempre è avvenuto un aumento sostanziale delle nuove assunte in questo senso.

Donne e imprenditorialità

Nonostante i dati rilevano ancora una forte differenza di genere, alcuni confermano anche una nuova spinta all’imprenditorialità femminile, che risulta molto spesso collegata strettamente alla digitalizzazione. Il passaggio alla tecnologia diffusa è già in parte avvenuto, e le nuove esigenze del lavoro vanno nella direzione di una sempre maggiore applicazione del digitale nel mondo lavorativo.

Basta pensare all’applicazione massiccia dello smart working dal 2020 ad oggi, per cui moltissime aziende hanno deciso di non rinunciarci, continuando a far lavorare da casa i dipendenti. In quest’ottica il Recovery Plan aveva stabilito misure e fondi specifici per la digitalizzazione e per il sostegno all’uguaglianza di genere.

Negli ultimi anni l’imprenditorialità femminile in particolare ha fatto un balzo in avanti rispetto al passato, come spiega un articolo di Formiche.net:

“Più del 10% delle imprese femminili sono guidate da donne di meno di 35 anni di età”, sottolinea Eva Vittoria Cammerino, cofondatrice di Prime Minister, scuola di politica per giovani donne che rivendica una piena parità di genere in tutte le professioni.”

Eliminazione di Quota 100: cosa comporta?

Una delle modifiche all’attuale sistema di prepensionamento che si trova più sotto la luce dei riflettori è l’eliminazione di Quota 100. Si tratta di un sistema di prepensionamento che era stato deciso in via straordinaria con applicazione sperimentale per tre anni.

Questo sistema prevedeva che il lavoratore potesse accedere alla pensione in modo anticipato se la somma dell’età anagrafica con gli anni contributivi risultasse 100. Questo sistema tuttavia non ha avuto l’applicazione sperata, e non ha contribuito sostanzialmente a favorire il ricambio generazionale sperato. Per questi motivi si stanno valutando alternative a questo sistema di prepensionamento, come Quota 41.

Nella riforma pensioni non solamente Quota 41 è vista come la più probabile per il prepensionamento, ma si ipotizza una riconferma di alcune misure rivolte alle fasce di popolazione più fragile, come i lavoratori che si occupano di lavori pesanti, oppure le donne, con Opzione Donna, oppure le misure che sostengono i disoccupati e le persone fragili.

Tuttavia per superare il gap di genere presente al momento per le pensioni, molti sperano in una riforma profonda del sistema pensionistico, che possa anche favorire i giovani nell’accesso alla pensione nel futuro.