Pensioni INPS 2021. La tappa che porta alla pensione sembra sempre irta di ostacoli. A volte basta poco, quando al lavoratore mancano solo pochi anni tutto appare abbastanza semplice. Ma, spesso alla fin fine deve aspettare, anche se si fa più stressante la stanchezza fisica e mentale, oppure, nel peggiore dei casi si innescano quelle dinamiche che portano alla disoccupazione. Si entra nel limbo di essere troppo in là con gli anni per trovare un lavoro, ma fuori dalla portata per accedere alla pensione.

Il sistema pensionistico italiano si erge su misure di carattere strutturali e sperimentali, per quantificare l’importo dell’assegno viene applicato il sistema retributivo, contributivo e misto. Oggi più che mai, la carriera lavorativa connessa al primo giorno di accredito dei contributi, rappresentano dei tasselli importanti che determinano l’importo della pensione. Lo stipendio fondamentale durante la carriera lavorativa, diventa più che rilevante per quantificare l’importo della pensione.

In linea generale, i criteri fondamentali per richiedere la pensione sono connessi al periodo di anzianità assicurativa, riguardano l’anzianità contributiva e l’età anagrafica del richiedente.

Per poter richiedere le pensioni d'inabilità e invalidità, occorre possedere i criteri assicurativi, il requisito sanitario e laddove è richiesto anche il requisito reddituale. Quest’ultimo elemento diventa importante anche per quantificare l’assegno delle pensioni ai superstiti.

Per andare in pensione occorre aver raggiunto un numero sufficiente di anni contributivi. Ad esempio per la pensione anticipata ne servono 42 e 10 mesi per i gli uomini, per le donne 41 e 10 mesi. Per Quota 100 ne bastano 38 anni, per la pensione delle lavoratrici Opzione donna ne servono 35. Per la pensione di vecchiaia ne occorrono 20, salvo eccezioni dove bastano anche solo 15 (deroghe Amato). Per la pensione contributiva ne bastano 20 e, addirittura, diventano 5 per la vecchiaia. Ovviamente, ogni tipologia di uscita viene allacciata alla presenza di requisiti, contributi e condizioni.

Ecco, perché, in questo articolo cercheremo di capire come andare in pensione o meglio quali sono i giusti tempi per anticiparla, senza tralasciare la questione dell’incidenza dello stipendio sull’assegno pensionistico.

Pensioni: calcolo dell’assegno differenze sistema retributivo e misto

Senza nulla togliere ai lavoratori che si ritrovano nel sistema contributivo, ossia dopo l’anno 1995, gli altri devono fare due conti con il calcolo del sistema misto, il che porta a quantificare l’assegno attraverso il calcolo contributivo e retributivo.

In altre parole, una quota della pensione subisce il calcolo in virtù delle paghe percepite. Il tassello rilevante ruota sulla retribuzione pensionabile, ossia quella quota rapportata agli ultimi anni di paga necessaria per produrre la pensione o una quota di essa. È innegabile che il lavoratore percependo negli ultimi anni di carriera lavorativa uno stipendio di un valore basso, si ritrova un assegno pensionistico d'importo ridotto.

Pensioni: di quanto incide lo stipendio sull’assegno?

Il calcolo dell’assegno pensionistico attraverso il sistema contributivo produce una maggiore equità tra i lavoratori, ma nello stesso tempo, appare uno strumento abbastanza penalizzante. Andare in pensione con il calcolo dell’assegno attraverso il sistema contributivo, significa ricevere un assegno pensionistico computato sul principio dell’accumulo del montante contributivo, rivalutato e attraverso i coefficienti di trasformazione. La somma di tutti i contributi pagati dal datore di lavoro va a formare il montante contributivo.

Il datore di lavoro versa i contributi spalmando un’aliquota contributiva applicata sul reddito imponibile, che contiene tutte le retribuzioni prodotte dal lavoratore, in altre parole è il medesimo reddito imponibile su cui si applica l’IRPEF. Questo per far capire che l’aliquota contributiva non è uguale per tutti i lavoratori, ma varia in virtù del comparto di lavoro, della tipologia del contratto e così via.

In linea generale, quando parliamo di aliquota contributiva ci riferiamo a un’aliquota di circa il 30%. D’altra parte maggiore è lo stipendio percepito dal lavoratore, più alti sono i contributi pagati dal datore di lavoro. Alla fin fine questi sono gli elementi che individuano una pensione con un importo maggiore. Ecco, spiegato perché anche attraverso il sistema contributivo, la retribuzione del lavoratore incide sulla pensione, anche se in misura ridotta rispetto al sistema retributivo. Nello stesso tempo, lo stipendio percepito dal lavoratore segna profondamente anche sul diritto alla pensione.

Ad esempio, i contributivi puri, possono richiedere la pensione di vecchiaia con il raggiungimento dei 67 anni di età e 20 anni di contribuzione. Tuttavia, l’assegno pensionistico viene liquidato nella misura non al di sotto ad 1,5 volte l’ammontare dell’assegno sociale.

Un lavoratore che ha iniziato l’attività lavorativa dopo il 1° gennaio 1996 con una paga bassa, come contropartita riceve dei contributi ridotti, in questo caso, può contestare la quiescenza di vecchiaia, perché potrebbe non essere gradita la liquidazione pari a 1,5 volte l’assegno sociale. Per questi lavoratori, la pensione di vecchiaia slitta a 71 anni di età anagrafica.

Più o meno è la medesima questione che avvolge la pensione anticipata contributiva, con un ingresso a partire dai 64 anni di età anagrafica, ma con un assegno pensionistico liquidato sulla misura non al di sotto 2,8 volte l’ammontare dell’assegno sociale. Una formula pensata per i lavoratori che possiedono una carriera lavorativa continua e con uno stipendio alto. D’altra parte, basti pensare che per il 2021 l’ammontare dell’assegno sociale corrisponde al valore di 460,28 euro. Conti alla mano, il lavoratore percepirebbe un assegno pensionistico pari a circa 1.289 euro mensili.

In quali casi si può andare in pensione con soli 5 anni di contributi?

I lavoratori che possiedono un’anzianità contributiva minima di appena 5 anni possono andare in pensione nel seguente modo, quale:

  • possono accedere alla pensione di vecchiaia con un’età anagrafica pari a 71 anni i lavoratori che non hanno contributi accreditati precedenti al 1996, oppure, per i lavoratori che hanno preferito il calcolo attraverso la gestione Separata;
  • possono accedere all’assegno ordinario d'invalidità, per i lavoratori a cui viene riconosciuta un’invalidità di oltre 2/3 e con un’anzianità contributiva minima di 5 anni di cui almeno 3 anni rapportati negli ultimi 5 anni;
  • possono accedere alla pensione d'inabilità, per i lavoratori a cui viene riconosciuta un’inabilità lavorativa e con un’anzianità contributiva minima di 5 anni di cui almeno 3 rapportati negli ultimi 5 anni;
  • possono accedere alla pensione contributiva, ossia l’assegno pensionistico calcolato per intero attraverso il sistema contributivo alcune tipologie di pensioni, come ad esempio le casse professionali, ENPAP, Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Psicologi e così via;
  • possono accedere alla pensione con soli 5 anni di contributi diverse pensioni d'inabilità o invalidità riconosciute dall’INPS, oppure, ammesse dalle casse professionali.

In quali casi si può andare in pensione con 10 anni di contributi?

Possono richiedere la pensione con un’anzianità contributiva minima di 10 anni, i lavoratori non vedenti dalla nascita, oppure, nei casi in cui la cecità si sviluppi in un periodo corrispondente antecedente al primo accredito INPS. In questi casi, sono ammessi alla pensione di vecchiaia i lavoratori che hanno maturato 56 anni di età anagrafica per gli uomini e almeno 51 anni per le donne. I criteri anagrafici risultano essere maggiori in virtù dell’appartenenza alla categoria dei lavoratori non vedenti, come autonomi o comunque con condizioni diverse da quelle indicate innanzi.

Quando per andare in pensione occorrono appena 15 anni di contributi?

In presenza delle deroghe Amato i lavoratori possono richiedere la pensione di vecchiaia con un’anzianità contributiva minima di 15 anni. Ammessi a questo requisito anche i lavoratori che scelgono la facoltà di computo per gli iscritti alla gestione Separata.

Quando per andare in pensione occorrono appena 20 anni di contributi

I lavoratori che possiedono un’anzianità contributiva minima di appena 20 anni in possesso dei requisiti e condizioni previsti dalla normativa possono andare in pensione nel seguente modo, tra cui:

  • pensione di vecchiaia, trattamento pensionistico ordinaria o anticipato;
  • pensione anticipata un trattamento pensionistico contributivo accessibile a 64 anni;
  • pensione di vecchiaia (cumulo dei contributi);
  • pensione di vecchiaia, in linea generale destinata al settore Difesa, soccorso e sicurezza;
  • pensione di vecchiaia, trattamento pensionistico per i lavoratori dello spettacolo, nonché, chi esercita attività sportiva professionistica.

Quando per andare in pensione occorrono almeno 35 anni di contributi?

I lavoratori che possiedono un’anzianità contributiva minima di appena 35 anni in possesso dei requisiti e condizioni previsti dalla normativa possono andare in pensione nel seguente modo, tra cui:

  • la anticipata per i lavori usuranti, nonché, impiegati in attività lavorative a turni notturni;
  • Opzione donna;
  • diverse tipologie di trattamenti pensionistici di anzianità del settore Difesa, sicurezza e soccorso.

Quando per andare in pensione occorrono almeno 38 anni di contributi?

I lavoratori che possiedono un’anzianità contributiva minima di appena 38 anni possono andare in pensione attraverso la misura Quota 100, con almeno 62 anni di età anagrafica. Si precisa che i requisiti devono essere perfezionati entro la data del 31 dicembre 2021.

Quando per andare in pensione occorrono almeno 41 anni di contributi?

I lavoratori che possiedono un’anzianità contributiva minima di appena 41 anni in possesso dei requisiti e condizioni previsti dalla normativa, possono andare in pensione nel seguente modo, tra cui:

  • i lavoratori con una contribuzione versata in più casse, fondi o gestioni, possono richiedere la pensione di anzianità in regime di totalizzazione;
  • pensione Quota 41 lavoratori precoci.