Non solo multe e sospensioni: chi si presenta sul posto di lavoro senza Green pass rischia anche di subire dei tagli alla pensione futura. A partire dal 15 ottobre 2021, infatti, la certificazione verde diventa un requisito necessario per l’ammissione al lavoro e consente anche di maturare anzianità lavorativa e contributiva.

Si inizia a discutere anche la proposta lanciata da Codacons, ovvero introdurre l’obbligo di Green pass anche per i pensionati e togliere il reddito di cittadinanza a chi non ha il Green pass. Ma cosa c’è di vero?

Cosa può fare chi è sena Green pass? Esiste un’alternativa per evitare il taglio sull’assegno pensionistico, ma non tutti se la possono permettere. Scopriamo che cosa possono fare i lavoratori privi di Green pass per vedersi ridotta la pensione.

Pensioni, l’effetto Green pass taglia gli assegni!

L’attesa è finita: a partire da venerdì 15 ottobre tutti i lavoratori in Italia sono obbligati a presentarsi sul posto di lavoro con un Green pass valido derivante da vaccinazione, tampone negativo o certificato di guarigione dal Covid (cosa sta succedendo all’estero?).

E chi non ce l’ha? Le sanzioni e i provvedimenti sono molto severi: oltre alla sospensione dello stipendio, i dipendenti della Pubblica Amministrazione perdono anche l’anzianità lavorativa e contributiva. 

Come precisano le FAQ del Governo sul decreto che estende il green pass sul lavoro:

Oltre alla retribuzione, non sarà più versata al lavoratore senza Green pass qualsiasi altra componente della retribuzione, anche di natura previdenziale (…). I giorni di assenza ingiustificata non concorrono alla maturazione delle ferie e comportano la perdita della relativa anzianità di servizio.

Se ciò non bastasse, il lavoratore trovato sul posto di lavoro privo di Green pass rischia una multa da 600 euro fino a 1.500 euro, così come il datore di lavoro che non effettua i controlli può andare incontro a sanzioni amministrative piuttosto elevate.

Ciò significa, alla fine della fiera, che il lavoratore privo di Green pass ci rimette non solo in termini economici (per la perdita dello stipendio e per la corresponsione della multa), ma anche in termini previdenziali. 

La loro pensione potrebbe subire dei tagli a causa della mancanza del Green pass. Ma come potrebbe cambiare? Quanto si perde sull’assegno pensionistico senza la certificazione verde? Esiste una via d’uscita?

Come cambiano la pensione per chi non ha il Green pass…

Che cosa accade se un lavoratore si presenta privo di Green pass sul posto di lavoro dal 15 ottobre 2021? Non potrà essere ammesso e andrà incontro a sanzioni disciplinari e amministrative quali:

  • sospensione dello stipendio fino a quando non presenterà un Green pass valido;
  • lo stop alla maturazione delle ferie per tutti i giorni di assenza ingiustificata;
  • la perdita di anzianità lavorativa e di servizio e i relativi contributi previdenziali connessi.

Infine, il suddetto lavoratore (privo di Green pass) non sarà ammesso al lavoro e verrà allontanato dal responsabile addetto ai controlli.

La mancata corresponsione dei contributi previdenziali per i giorni lavorativi di assenza ingiustificata, a lungo termine, produrrà un taglio all’assegno pensionistico del lavoratore, oltre ad allontanare la data di accesso alla pensione. 

Per tutti coloro che non intendono effettuare né il vaccino né il tampone, quindi, la pensione arriverà più tardi rispetto ai colleghi con Green pass e l’assegno sarà di importo ridotto in base al numero di giornate lavorative perdute causa certificazione verde.

Pensioni e Green pass: come evitare il taglio?

Esiste, però, la possibilità di evitare il taglio sulle pensioni sia per quanto riguarda i lavoratori della Pubblica Amministrazione, sia per i dipendenti di aziende private. 

Qualora un lavoratore non abbia intenzione di sottoporsi al vaccino per ottenere il Green pass, è possibile effettuare una serie di tamponi fino al 31 dicembre 2021. Questa opzione, però, non è per tutti.

Facendo qualche calcolo, il tampone ha una durata pari a 48 ore: ciò significa che ne serviranno almeno tre a settimana per coprire un orario lavorativo standard. Ciascun tampone effettuato in farmacia (per gli adulti) ha un costo di 15 euro: ogni mese, considerando tre tamponi a settimana, se ne andrebbero almeno 180-200 euro di stipendio.

Alcune aziende, comunque, hanno reso disponibili tamponi gratuiti o a prezzi ancora più vantaggiosi per i propri dipendenti: in questi casi, l’alternativa potrebbe essere più conveniente. Ma rimane la difficoltà nel reperire i test e nell’analizzare i risultati di miliardi di lavoratori non vaccinati.

Green pass obbligatorio per i pensionati? Ecco la verità!

Codacons aveva persino proposto di introdurre l’obbligo di Green pass per i pensionati e per i percettori del reddito di cittadinanza. Così come si impone ai lavoratori di eseguire la vaccinazione o il tampone, perché non estendere tale obbligo anche ai pensionati e a coloro che ottengono un sussidio mensile dallo Stato?

Oltre a una questione di uguaglianza, secondo il presidente di Codacons Carlo Rienzi, la sua proposta andrebbe anche a beneficio della salute della popolazione più anziana che rifiuta il vaccino. 

Nel caso delle pensioni, ha spiegato Rienzi, “si avrebbe il vantaggio aggiuntivo di proteggere una categoria fragile, all’interno della quale si registrano ancora forti opposizioni al vaccino”.

Ricordiamo, appunto, che sono almeno 2,5 milioni i cittadini over 50 che non hanno ancora effettuato la vaccinazione contro il Covid-19.